Prosegue la rubrica “Arte, Cultura, Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezze, delle curiosità, del fascino dell’Italia e del mondo, di ieri e di oggi.
Testi di Maria Luisa Ronconi, Professore Ordinario di Geografia Dipartimento di Studi Umanistici Università della Calabria, Consigliere Società Geografica Italiana e del Parco del Pollino
Video di Carlo Franchini
La Società Geografica Italiana ha ospitato l’evento celebrativo dei 30 anni dall’istituzione del Parco Nazionale del Pollino, avvenuta il 15 novembre del 1993.
“Passato, presente e futuro” è stato il titolo dell’incontro sull’area protetta più estesa d’Europa, con i suoi 192.565 ettari tra Calabria e Basilicata, e più antropizzata d’Italia, con 56 comuni di cui 24 in Basilicata e 32 in Calabria.
La crono-spazialità è stata il filo conduttore nelle celebrazioni di un area protetta famosa per la sua biodiversità, anche questa a dimensione temporale nel suo simbolo: il Pino Loricato ma anche per la presenza di Italus, l’albero che con i suoi 1.230 anni è il più antico d’Europa. Un’area protetta famosa ancora per gli spettacoli geologici di gole, cime, doline e grotte; paesaggi che offre allo sguardo e all’umanità poiché dal 2015 è stata inserita dall’UNESCO nella lista dei geoparchi come “patrimonio mondiale”. Tante sono anche le testimonianze di popoli e culture in rappresentanza di due regioni diverse e con un diverso modo di vivere il Parco, delle cui testimonianze è lo scrigno.


Un mondo, quindi, di rocce, lupi, pini loricati, habitat e paesaggi ma anche di borghi e tradizioni, raccolte nel Fotolibro realizzato per ricordare il primo trentennale. Immagini che regalano emozioni e sono protagoniste della mostra fotografica itinerante tratta dalla pubblicazione e ospitata prima nell’Ecomuseo di Rotonda (sede del Parco in provincia di Potenza) e poi nella Biblioteca della Società Geografica Italiana in Roma. Quello che emerge sul Parco del Pollino sono due aspetti in sinergia tra loro: quello naturalistico, che si commenta da solo, e quello antropico, con i suoi gioielli di architettura che conservano vive nei tanti borghi storia e tradizioni, che sono anche quelle arbëresh, e creano economia con le produzioni tipiche e l’artigianato. Testimonianza della presenza dell’uomo fin dalla preistoria è la grotta del Romito, risalente a circa 11.000 anni fa, ma sono ancora opera dell’uomo il borgo presepe di Morano come le tante chiese e santuari che si animano con feste, come quella della Madonna del Pollino, e riti, quello arboreo di Rotonda o la festa della Pita ad Alessandria del Carretto e molto altro.
Sono aspetti da percorrere in itinerari geologico-ambientali e luoghi dell’anima, “territori emotivi che vengono vagheggiati, consacrati, caricati di valori spirituali quindi percepiti con una forte componente spirituale”, direbbe il geografo Persis Persi, da vivere sul Pollino, dove tutto assume un valore corale che dà forma a una realtà armoniosa, in un turismo lento tra unità di paesaggio storico-ambientali.
Questo è possibile anche grazie all’importante lavoro svolto dall’Ente nell’ottica della programmazione e della conservazione della flora, da sottolineare in questo momento di celebrazione del Parco simbolo per il controllo sugli incendi boschivi, della protezione della fauna e delle attività di monitoraggio sulla qualità di suolo e acqua. Non meno importanti sono le attività di supporto alla popolazione, in una visione condivisa tra Ente e comunità, come: il risarcimento danni provocati dai cinghiali, il supporto veterinario per attacchi ad opera di lupi alle greggi o, ancora più particolare, la concessione in comodato d’uso di “cani da guardiania” per mitigare il conflitto storico uomo-lupo.


È il compito dell’Ente Parco proteggere e gestire questo inestimabile tesoro, che va inteso come “bene culturale storico-ambientale”, testimone di eventi della natura ma anche di tradizioni culturali e religiose dell’uomo, valore aggiunto ad una già conosciuta ricchezza faunistica, botanica e paesaggistica del Parco. Esso, per tutto ciò, rappresenta e sa rappresentare un fattore di sviluppo sostenibile, integrato con le attività di gestione dell’area protetta da parte dell’Ente a livello locale interregionale. Uno sviluppo sostenibile quale indotto socio-economico e volano di conoscenza e sensibilizzazione ambientale non solo per le comunità del Parco del Pollino ma, anche attraverso la scelta della mostra itinerante, per tutto il territorio nazionale, perché i territori della Calabria come anche della Basilicata, scrive Leonilde Rèpaci, più che alla realtà appartengono alla geografia dell’anima. Una geografia da cui nascono queste parole che vogliono ricordare il trentennale del Parco del Pollino ma vogliono essere soprattutto un invito a visitarlo e trasformarlo in quel ricordo indimenticabile che merita di essere.
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