Benvenuti nella sezione dedicata ai racconti del Concorso Letterario Nazionale “ROSSO D’INVERNO”, giunto quest’anno alla X edizione con il tema della “Leggerezza”, ispirato dalle parole evocative e intramontabili di Italo Calvino. Buona lettura!
Come ogni venerdì mattina Paolo e Andrea si trovano al bar ‘Centrale’ per gustarsi un buon caffè e chiacchierare delle loro esperienze letterarie. Infatti, entrambi ormai pensionati da qualche anno, si dedicano con passione alla scrittura e si scambiano con grande vivacità impressioni sui loro scritti. In questo venerdì di fine settembre, ancora influenzato da una temperatura quasi estiva, seduti all’aperto e sotto una gigantesca quercia, si sono immediatamente scontrati su una faccenda alquanto particolare.
“Paolo, mi è arrivata una mail che mi annuncia un concorso letterario promosso dal Comune di Casier al quale vorrei partecipare. Ti leggo il titolo: ‘La leggerezza’ che prende spunto dalle parole di Italo Calvino in ‘Lezioni americane’: “… esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca”. Cosa ne pensi?”
Paolo, solitamente guardingo nell’esprimere giudizi, in questa occasione manifesta in maniera precisa le sue idee: “Mi sembra un argomento difficoltoso, non ordinario, tutt’altro che semplice, sei sicuro di volerti cimentare?
“Sai che mi piacciono le sfide… a mio avviso l’argomento è ostico e perciò si presta a soluzioni intriganti. Tu cosa ne pensi, come tratteresti l’argomento?”
Spesso indifferente alle provocazioni, stavolta Paolo affronta con fervore la questione.
“Mi pare che la definizione di leggerezza si giochi sulle difficoltà di mettere assieme la pensosità con la frivolezza. Il primo suggerisce inquietudine, il secondo volubilità. Due situazioni opposte, due stati d’animo antitetici in cui il primo sembra voler scivolare sul secondo”.
“Non capisco, cosa intendi?”
“Pur non avendo letto ‘Lezioni americane’ da cui è tratta la frase, mi sembra che Calvino voglia mettere in guardia chi si sente ‘leggero’ nella vita: l’ottimismo del momento può generare scoramento e viceversa, ovviamente. La leggerezza che lui cita per prima la classifica pensosa proprio perché riflessiva ed intensa al contrario della superficialità che potrebbe nascondere scarsa trasparenza e pesantezza”.
“Beh, a me sembra un ragionamento macchinoso, voler mettere sull’attenti chi si sente felice: attento che poi si cade nell’insoddisfazione, nell’avvilimento. Un’altalena di sentimenti, ma sappiamo che è così, lo sappiamo da sempre”.
“Sì, hai ragione, però stai semplificando a mio avviso…”
“In che senso?”
“Abbiamo letto tanti autori, di epoche diverse e i temi sono sempre gli stessi: l’amore, i tormenti della vita, le gioie e i dolori. In questo caso si parla di un aspetto particolare, ma che rientra nei canoni dell’esistenza sofferta”.
“Sì, forse hai ragione. A me è venuto in mente un astronauta appena ho letto quella frase. Chi rappresenta meglio la leggerezza se non un cosmonauta? Fluttua nell’aria, si muove lento, leggero, in maniera a volte goffa, ma, al contempo, incapace di gestire i tempi, ogni cosa diviene incerta nell’esecuzione, qualsiasi tentativo di dettare il ritmo si annulla”.
“Mi piace questo esempio anche se non credo che Calvino pensasse a questa similitudine…”
“Perché no? L’immagine credo sia nella mente di ogni essere umano dagli anni sessanta in poi del secolo scorso…”
“Posso essere d’accordo, ma a mio avviso lui si è concentrato solo sull’aspetto emotivo, vuole lanciare un messaggio chiaro: state attenti che la leggerezza può essere inganno, può scivolare in pesantezza e, anche se non lo dice chiaramente, creare illusioni. Di sicuro la frase estrapolata si presta ad una interpretazione generica mentre Calvino magari intendeva tutt’altro”.
“Certo, a me l’immagine dell’astronauta piace un sacco, concentra su di sé l’idea concreta di cosa voglia dire restare senza gravità, l’impaccio che ci guida anche, come interpreti tu, nei sentimenti: siamo felici, contenti, ma poi basta un niente per diventare riflessivi, caricarsi di ansia e preoccupazioni. Anche l’astronauta se non presta attenzione rischia di sbattere da qualche parte nella navicella e allora la gioia di navigare svanisce e deve concentrarsi per catturare di nuovo la felicità del vuoto”.
“Oggi sei ricco di fantasia, di solito ti trinceri dietro a frasi fatte, stereotipi già visti…”
Il suono lieve della vibrazione di un cellulare mette in pausa lo scambio di idee.
“Ciao Maria, scusami, ti devo richiamare, sono in macchina senza Bluetooth…” risponde in maniera subdola Andrea strizzando l’occhio a Paolo che sorride divertito.
“Mia moglie chiama nei momenti meno opportuni… Dove eravamo rimasti?”
“Sottolineavo che sei molto fantasioso in questa occasione…”
“Ah sì, ricordo. Grazie per la sincerità. Ti dirò di più: l’origine etimologica della parola leggerezza si rifà al francese e significa lieve, e chi è vaporoso, impalpabile se non l’astronauta in quel suo ondeggiare appunto lieve? Non trarrei altre conclusioni…”
“Tu chiudi troppo facilmente la questione, in realtà Calvino con ogni probabilità voleva lanciare un messaggio più profondo a dispetto del termine usato. Ma vedo che come sempre sei arroccato sulla tua convinzione.”
“Forse stai travisando il mio pensiero. Cosa c’è di meglio che calare il concetto astratto in qualcosa di concreto? L’astronauta è la metafora perfetta”.
“Sarà, ma io amo paragoni diversi… La leggerezza potrebbe essere la fase dell’innamoramento che ci fa sembrare tutto meraviglioso, appunto lieve, delicato. Basta un niente e ogni cosa diviene pesante, sconvolgente. Insomma le solite, infinite varianti dell’amore”.
“Certo, hai ragione, ma noto un senso di pessimismo nel voler ribadire che tutto è provvisorio, direi quasi una ovvietà detta con belle parole…”
“Sei veramente incrollabile nelle tue diagnosi ferali, non lasci spazio a niente…”
“Non ci resta che leggere per intero questa conferenza che aveva preparato per gli universitari americani e probabilmente ne capiremo di più”.
“Questo è sicuro, ma intanto ci siamo presi la libertà di commentare un sostantivo apparentemente lineare, essenziale, ma che in realtà nasconde risvolti inaspettati”.
“Tutto vero quello che dici. E…”
“Ecco i vostri caffè lunghi, ragazzi!”
Il barista, con il vassoio appoggiato sul palmo della mano sinistra, riesce ad interrompere la discussione lanciando uno sguardo prima a Paolo e poi ad Andrea.
“Scusatemi, ma siccome li preferite bollenti, non ho voluto esitare nel servirli”.
“Hai fatto benissimo, d’altra parte con Andrea non c’è storia quando trattiamo certe diatribe…” “Paolo, sicuramente sei pesante con le tue conclusioni. Chissà che assunto scriverebbe Calvino conoscendoti… probabilmente parlerebbe della pesantezza… altro che leggerezza!”
“Non essere prolisso anche tu… e gustiamoci il caffè che il nostro amico ha preparato… leggero come piace a noi!”
“Sei incorreggibile, Paolo!”
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