Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita
Era nata prima della Grande Guerra assumendo fin da subito la caratteristica di piccolo bàcaro, dove si mescevano assieme a tanti cicchetti “ombre” e “quartini” di vino, qualche bicerin di graspa o prugna e poco altro.
Si trovava nella vecchia casa dei Bonotto, nella omonima via, che a quel tempo era un semplice stradone di campagna, un careson. Durante i mesi invernali, infatti, raggiungere quel posto a causa della quantità di fango che vi si ammucchiava non era un’impresa facile.
Appena possibile fu costruito un nuovo fabbricato dove si poté allestire una vera osteria, in via Bianchi, che invece era transitabile. Pietro Bonotto, fondatore dell’esercizio che aveva sposato una certa Pasqua Berton, morì senza lasciare eredi. Allora Pasquetta si portò in casa come aiutante la nipote Gemma, chiamata Delia, la quale ereditò l’osteria alla sua morte.
Nel periodo che va dal secondo Dopoguerra fino a poco dopo gli anni ‘60 del secolo scorso, l’osteria “Bonotto” ha rappresentato un punto d’incontro e di aggregazione non solo per gli abitanti di quella zona denominata Baron Bianchi, ma anche per buona parte dei Moglianesi che intendevano trascorrere qualche ora in allegria e soprattutto in compagnia, per giocare a carte o quando c’era da brusar a vecia, oppure nel periodo del Carnevale per ballare e divertirsi al suono della fisarmonica di Angelo Faggian e Gelmo Marcato e più tardi per vedere “Lascia o Raddoppia”, il famoso programma di Mike Bongiorno.
In queste circostanze la Delia, poverina, aveva un gran da fare per servire tutta la gente che si riversava nell’osteria!
Sul retro dell’osteria a favorire tali incontri in quel determinato periodo c’era anche un campo di borèa e ben tre campi da bocce, tutti all’aperto, che durante la bella stagione si riempivano non solo di Moglianesi ma anche di “omeni” delle zone e dei paesi limitrofi, che passavano il loro tempo libero a giocare.
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