Home / Posts Tagged "Mogliano"

A cura di Michele Rovoletto

 

Con l’arrivo del 2020 è giunto il momento di festeggiare il tricentenario della nascita del concittadino più famoso al mondo: Giambattista Piranesi. Egli è ritenuto dagli studiosi un artista che ha segnato la storia dell’arte. In cinque episodi andremo a (ri)scoprire un patrimonio culturale moglianese, cercando di conoscere la sua vita e la sua arte.

 

Arte e vita di Giambattista Piranesi
Intervista al Professor Alessandro Martoni

Alessandro Martoni, storico dell’arte, è responsabile scientifico delle collezioni d’arte presso la Fondazione Giorgio Cini onlus di Venezia. Attivo sul fronte della formazione come docente di storia dell’Arte presso l’Università Internazionale dell’Arte di Venezia e su quello della divulgazione culturale, collabora con amministrazioni pubbliche, associazioni culturali, enti di formazione, diocesi.

 

 

• Carissimo Professore, converrà con noi che di Piranesi conosciamo molto della sua arte, ma che la sua vita sia ancora oggi, a trecento anni di distanza dalla sua nascita, foriera di molti interrogativi. Ci aiuti a districarci: intanto, Giambattista o Giovanni Battista Piranesi? Già il nome è declinato nei vari testi e nelle sedi museali in duplice modo.

Mi lasci iniziare con una citazione letteraria: “E non sa di nomi la vita”, sentenzia Pirandello nella strepitosa chiusura dell’Uno, nessuno, centomila. Citazioni a parte, si tratta delle tipiche varianti che si riscontrano sempre nei documenti, nella letteratura artistica, nella storiografia: sono corretti entrambi. Se vogliamo essere aderenti ai documenti settecenteschi, diremmo Giovanni Battista, o ancora meglio, alla veneziana, Zuanne Battista, come appare nell’atto di battesimo dell’8 novembre 1720: “Zuanne Battista fio di Anzolo Piranesi tagliapietra”.

 

• Grazie, stabilito il nome ufficiale, passiamo al grande dibattito degli ultimi decenni intorno a Piranesi: dov’ è nato?

Questione dibattuta. Risponderò semplicemente citando le considerazioni e i documenti trovati dal compianto studioso Lino Moretti, che ci ha lasciato purtroppo qualche anno fa, grande amico e frequentatore della Fondazione Cini. Primo: Piranesi viene battezzato l’8 novembre 1720 nella parrocchia di San Moisè a Venezia; l’atto di battesimo reca la data di nascita, il 4 ottobre, e non dice che sia nato altrove. Secondo elemento; nel medesimo atto si fa riferimento alla levatrice Maddalena Facchinetti, abitante a Santa Maria Zobenigo, confinante con la parrocchia di San Moisè; la donna è la stessa levatrice di tutti gli altri figli di Anzolo Piranesi e Laura Lucchese, tranne Mattio Zuanne. La famiglia Piranesi in quel momento aveva casa in calle o corte Ca’ Barozzi. Per farla breve, lo studioso si chiede: o Anzolo si poteva permettere di far soggiornare a Mogliano la levatrice insieme alla consorte, in attesa del parto; oppure entrambe, gestante e levatrice veneziana, si trovano per fortunata sorte a Mogliano. Tutto può essere; ma le confesso che mi paiono questioni di lana caprina. Cosa più interessante da rilevare è che rispetto a tutti gli altri fratelli, Zuanne Battista è l’unico ad avere un padrino d’alto rango: Zuanne di Ludovico Widmann.

 

• Lei quindi propende, come molti storici del resto, per una nascita veneziana, ma come si spiega l’epigrafe sul suo busto conservato ai Musei Capitolini? Che scopo avrebbero avuto il figlio Francesco e Antonio Canova di professarlo “da Mojano nel territorio di Mestre” come scritto sulla base della sua effige marmorea?

Certo, dice bene. Il busto fatto scolpire nel 1816 da Antonio Canova, “de pecunia sua”, all’allievo, collaboratore e amico, lo scultore veneziano Antonio D’Este, reca sul basamento l’inequivocabile nascita a “Mojano nel territorio di Mestre”. Si è detto che Canova, giunto a Roma nel 1779, a un anno dalla morte di Piranesi, doveva avere informazioni precise e di prima mano sul celebre artista veneziano, avendo frequentato il figlio Francesco, con il quale visitò e misurò numerosi monumenti antichi. Antonio D’Este giunse a Roma nel 1777, dunque doveva avere per forza conosciuto il celebratissimo conterraneo. Ma il busto è del 1816, trent’anni dopo. E il dato si basa in primo luogo sulla vulgata di Legrand, il primo biografo di Piranesi. Moretti a questo punto si chiese: corruzione e cattiva interpretazione di una scrittura che poteva suonare “natus in par. S. Moy. Año 1720”? Pierluigi Panza aggiunge che in nessun scritto di Giovanni Battista si rintraccia una citazione della nascita moglianese; e che Mogliano non è citata in alcun documento legato alla morte. Come la gran parte degli studiosi, propenderei per la nascita veneziana. E l’atto di battesimo è elemento dirimente.

 

• Altra questione poco chiara, la sua famiglia viene descritta come modesta, in alcuni testi addirittura povera. Il padre è talvolta citato quale probabile architetto o comunque direttore di cantiere, altre volte umile tagliapietre. La madre era di buona famiglia, il fratello di lei fu un funzionario della Serenissima. Insomma, abbiamo dati storici che ci diano un’idea più precisa della condizione famigliare di Piranesi?

Ancora una volta ci sostengono i dati d’archivio, che si aggiungono alle notizie ricavate dal Temanza. E non direi che non siano sufficienti ad avere un quadro chiaro. Anzolo Piranesi, figlio del barcaiolo Giovanni, è veneziano e soprannominato “orbo celega”, cieco passerotto; è tagliapietra, come ci dice anche l’atto di battesimo, e come tale segnalato nell’Arte all’anno 1705. Anche la madre Laura Lucchese è figlia di tagliapietra (Valentino), sorella dell’architetto Matteo Lucchese, che introdusse il piccolo Zuanne Battista ai principi del disegno e che svolse il ruolo di architetto e magistrato idraulico presso il Magistrato alle acque; fu lo zio materno ad introdurlo nel mestiere dell’architettura e nella pratica del cantiere, non il padre, che alla morte risultava possedere poche sostanze. Alla famiglia della madre si deve invece forse una maggior agiatezza, se porta in dote, nel 1711, anno delle nozze tra Anzolo e Laura, 500 ducati. Va ricordato che tra i pochi fratelli di Piranesi che scamparono a morte precoce, vi è Valentino Domenico, che divenne monaco certosino e al quale si deve con tutta probabilità qualche rudimento di latino trasmesso al fratello.

 

• Passando dalle vicende umane a quelle artistiche: quali sono le doti che hanno reso celebre Piranesi?

In primo luogo direi la geniale, fervida capacità inventiva, ipernutrita di curiosità e sollecitazioni culturali ed elevata al cubo grazie a caratteristiche umane come la determinazione, l’ambizione, la curiosità, l’intelligenza; e anche grazie agli stimolanti ambienti intellettuali frequentati nel corso di tutta la carriera, già a partire dagli anni giovanili a Venezia –  si pensi al fatto che il giovane Piranesi  si reca per la prima volta a Roma in qualità di ‘disegnatore’ al seguito dell’ambasciatore Francesco Venier, in compagnia dello scultore atestino Francesco Corradini o alle sue frequentazioni con i pensionnaires dell’Académie de France nel periodo di formazione romana. Ambienti che saranno determinanti per la piena affermazione dell’artista Piranesi entro la cerchia antiquaria d’Europa, come protagonista di primo piano del dibattito erudito grazie alle opere sulle antichità e a quelle polemiche; nel 1957 è aggregato, per esempio, alla Society of Antiquaries di Londra. Uno degli aspetti più sorprendenti è che il ‘mancato’ architetto Piranesi – che si firma con orgoglio “Architectus Venetus”, “Architetto Veneziano”, ma che vede realizzato soltanto il progetto di Santa Maria del Priorato sull’Aventino – trasferisce ambizioni, visioni, progetti di una mente che pensa in grande, nella produzione incisoria: architetto ‘con l’acido e con la carta’ è stato detto; e in questo, la magnificenza e la grandezza ingegneristica della Roma antica, di cui egli si sente erede, cantore, latore, gli offrono il bacino privilegiato entro cui saggiare i suoi ‘progetti’ visionari e la sua concezione estetica. Egli ‘ricrea’ sulla carta – con le infinite modulazioni chiaroscurali capaci di catturare ogni palpito della luce sulla pietra, ogni frasca che germina e levita, ogni riverbero del pulviscolo e della polvere del tempo – le antichità di Roma, Tivoli, Pestum in modalità assolutamente inedite e rivoluzionarie; le restituisce certamente attraverso il filtro illuministico della scienza, dello studio dal vero, della topografia, ma allo stesso tempo le ‘rinnova’ profondamente sotto la lente ustoria della ‘riprogettazione totale’, entro una visionarietà immaginifica che resta la sua eredità più grande; così come ‘ricrea e riprogetta’ le tante stratificazioni dell’Urbe, miscelando erudizione e archeologia con la fantasia capricciosa, liquida, mobile, tipica della genia lagunare. L’immagine di Roma non potrà più prescindere dalle restituzioni e dalle visioni del Piranesi. E da questo punto di vista si pensi a come innovi radicalmente il genere della veduta, superando la tradizione seicentesca della veduta didascalica, di formato piccolo, da inserire in guide e compendi per “forestieri”, che gli trasmette il maestro Giuseppe Vasi, giungendo ad una veduta di dimensioni pari a quelle di un quadro; veduta che privilegia topografie e punti di vista inediti dell’Urbe, immerse in una nuova atmosfera luministica, liquida, mobile, viva, che ha già il sapore preromantico della natura naturans. E fa tutto questo con una sistematicità e ampiezza d’interessi e prospettive, sostenuto da una formazione multidisciplinare – scenografia, veduta, cartografia, pratica di cantiere, archeologia – che davvero sorprende; e soprattutto grazie a doti di finissimo disegnatore sollecitate dalle esperienze veneziane a contatto con le opere di Canaletto, Tiepolo, Marco Ricci  (“altro partito non veggo restare a me, e a qualsivoglia Architetto moderno, che spiegare con disegni le proprie idee”, scrive nel 1743). Perché in primo luogo Piranesi è uno straordinario disegnatore e incisore sulla carta e sulla lastra, acquafortista di una raffinatezza e qualità senza pari, che ha saputo restituire senso e misura del tempo su monumenti, rovine, vestigia antiche grazie ai chiari e agli scuri sulla lastra di rame e al controllo perfetto e minuzioso delle morsure in successione. “Rembrandt delle rovine” lo definisce il medico e antiquario bolognese Ludovico Bianconi nell’elogio del 1779.

 

• Nelle sue celeberrime “Carceri”, a suo giudizio, Piranesi esprime il suo virtuosismo barocco, oppure una denuncia in chiave illuministica?

Domanda molto intelligente, che richiederebbe uno spazio esplicativo più ampio di quello concesso dai comprensibili limiti della brevità giornalistica, tali e tante sono le interpretazioni e le letture della serie delle Carceri piranesiane. Opera ‘al nero’, capolavoro ‘notturno’, di sperimentalismo sovraeccitato e di inesauribile polisemia, come hanno genialmente definito Marguerite Yourcenar e Mario Praz i “capricci’ piranesiani, la serie delle Carceri è di tale suggestione e forza evocativa da consacrare la fama del geniale artista veneziano presso i posteri dentro quella lettura ‘romantica’ che ancora oggi è la più diffusa insieme alle analisi psicoanalitiche. Forse grazie al Legrand, primo biografo che ci tramanda della malaria che colpì Piranesi nel 1742 e degli effetti sul suo cervello e sulla sua psiche narcisistica; e grazie soprattutto alle Confessions of an English Opium Eater (1818) di Thomas de Quincey, che riportano le impressioni dell’amico Coleridge innanzi ai “sogni” di Piranesi, visioni realizzate sotto il “delirio della febbre”; poi arrivano Nodier, Musset, Balzac, Baudelaire, Gautier, Hugo, che definisce le Carceri «effrayantes Babels», parto allucinato di un «noir cervau», Walpole e Beckford; sino ad arrivare alla fondamentale analisi di Giuliano Briganti, che riserva alle Carceri un ruolo centrale nella fenomenologia visionaria dello Sturm und Drang e nella ‘rivoluzione psicologica’ preromantica, nell’intuizione informe dell’abisso interiore (l’Unbewusstsein della psicanalisi), collocando Piranesi nella schiera dei ‘pittori dell’immaginario’, accanto a Füssli e Blake e in parallelo con il Sublime di Burke. Gran parte della critica però, va detto, colloca il ‘sublime’ piranesiano nella cultura nella quale egli affonda le radici, cioè nella spazialità barocca della perdita del centro, della moltiplicazione ‘copernicana’ dei mondi e degli spazi, nella destrutturazione della prospettiva monoculare, che trovano nel teatro e nella scenografia l’universo e il genere di massima manifestazione; insomma in quel virtuosismo barocco da lei giustamente richiamato, che intende lo spazio inventato come ‘macchina’ ad altissimo potenziale illusivo ed effimero. Come sottolineano Focillon, Hind, Wilton Ely, Mariani e Praz, le Carceri vanno lette in relazione alla cultura coeva all’artista, alla sua formazione scenografico-prospettica presso gli scenografi romani Giuseppe e Domenico Valeriani, alle sue frequentazioni con i bolognesi Bibiena;  e ovviamente nel rapporto stretto con il tema del capriccio a Venezia; e dunque nel rapporto  con Marco Ricci, Canaletto, Tiepolo (si pensi alla serie dei Grotteschi, che vanno letti insieme alle Carceri, e allo stringente rapporto con gli Scherzi di Fantasia). Il legame imprescindibile delle Carceri con la scenografia barocca e tardobarocca è del resto confermato non solo dalle tante imitazioni delle tavole piranesiane nella scenografia del secondo Settecento (un vero e proprio genere è quello della rappresentazione della prigione), ma anche dalla naturale e persistente ‘vocazione’ teatrale delle Carceri, spesso usate come fonti per la messinscena, nei secoli successivi.

 

Quanto alla seconda letture da lei evocata, ‘denuncia in chiave illuminista’, è evidente che sta facendo riferimento all’acuta analisi di Maurizio Calvesi, che per quanto contestata ha ancora tutta la sua forza e il suo pregio.  Nella seconda edizione delle Carceri, quella con le lastre radicalmente rilavorate pubblicata nel 1761 e quella che potete vedere in mostra a Bassano, Piranesi moltiplica le fughe prospettiche e i piani spaziali, potenzia l’effetto labirintico e ossessivo delle camere, arricchisce gli ambienti di ingranaggi, ruote, catene, funi, patiboli, animando l’inferno carcerario con un accresciuto numero di figure, come se volesse rendere maggiormente esplicita la dimensione di una topografia sotterranea connessa al tema della pena e dell’espiazione. Questo aspetto potrebbe proprio dare ragione a Calvesi, che interpreta i luoghi piranesiani come libera ricostruzione, zeppa di riferimenti alla simbologia della Libera Muratoria, del Carcere Mamertino e degli edifici capitolini, intendendo la serie da un lato come poetica trasfigurazione della grandezza e superiorità della civiltà e dell’architettura romana, dall’altro riconnettendola alle teorie settecentesche sulla lex romana e al pensiero di Gravina, Guarnacci, Montesquieu, Vico, Filangieri. Più che denuncia diremmo così una ‘rappresentazione in figura’ del dibattito illuminista sull’auctoritas civile del diritto e dell’architettura romana pensata pro publica utilitate, con le sue opere ingegneristiche grandiose, con i suoi acquedotti, le sua fogne, le sue mura, le sue carceri; ed ecco che Calvesi ci ricorda nelle incisioni piranesiane le iscrizioni tratte da Tito Livio e i riferimenti alla figura di Anco Marzio, il re che fece edificare il Carcere Mamertino.

 

• Pensando a Maurits Cornelis Escher, qual è il rapporto dell’arte di Piranesi con l’arte moderna e contemporanea?

Possiamo dire un rapporto fecondo e ininterrotto, senza soluzioni di continuità. Con le Carceri a fare da opera trainante, come abbiamo appena detto, nel suo ruolo di fonte di ispirazione inesauribile nell’arte e soprattutto nell’architettura contemporanea; in primo luogo per quella forza generatrice e moltiplicatoria di spazi senza fine che le costruzioni piranesiane propongono, per quelle strutture potenti, ipertrofiche, oniriche –spazi della mente visionaria – che trovano nel verticalismo e nel rapporto di spinte e controspinte modulabili all’infinito del gotico il quid sostanziale della loro stabilità. Non c’è solo Escher, ovviamente il referente contemporaneo più citato e manifesto nel rapporto con la serie piranesiana: i labirinti percettivi surrealisti, gli spazi ipnotici e paradossali dell’incisore olandese, con la loro ossessione per i poliedri, le distorsioni prospettiche e la mistica dell’infinito possibile e rappresentabile, devono molto agli ambienti ‘impossibili’ di Piranesi. Ma in realtà l’influenza delle Carceri sulla destrutturazione e ipertrofia come della surrealtà e della visionarietà nel tema dell’antico, della rovina e del tempo distruttore e modellatore è davvero enorme. Il tempo è tiranno, ma invito a leggere il delizioso libretto di Franco Purini, che a lungo a riflettuto su Piranesi e sulla sua eredità nei secoli a venire, soprattutto nel ’900. Limitandosi a qualche citazione in architettura non si possono non citare “la città nuova” ipermeccanizzata ed esponenziale del futurista comasco Sant’Elia; le esperienze sovietiche degli anni Venti di    Mel’nikov, Trockij, Cˇernichov, indagate dall’amica Federica Rossi; e ancora, per citare solo alcuni nomi, gli edifici e i progetti più ‘piranesiani’, o dove sembra  ravvisarsi più di una suggestione, di Paolo Soleri, John Portman, Franck O. Gehry, Norman Foster, Rafael Viñoly Beceiro, Rem Koolhaas, Daniel Libeskind, Francesco Cellini, Aldo Rossi, Vittorio Gregotti, Renzo Piano, dello stesso Purini. E poi c’è il cinema, campo molto prolifico e straordinariamente ricettivo, come quello dei videogames, degli spazi piranesiani: basti pensare alla città stratificata e gerarchica, con quella alta attraversata dalla babele delle passerelle aeree e quella bassa, infernale, del Moloch che divora gli operai, di Metropolis di Fritz Lang; alla Gotham City di Batman; alla Los Angeles visionaria e notturna di Blade Runner di Scott; e persino, omaggio dichiarato, alla grande hall dalle scale semoventi della scuola di Hogwarts nella saga di Harry Potter.

 

• A Bassano del Grappa e Venezia sono in corso due mostre commemorative in onore di Piranesi, entrambe vedono coinvolta la Fondazione Giorgio Cini: quali propositi si pongono queste due distinte manifestazioni? Malgrado la pandemia covid-19, come risponde il pubblico?

Entrambe, pur nate con presupposti e sollecitazioni differenti, hanno in comune un obbiettivo di fondo importante: quello della valorizzazione delle collezioni e del patrimonio grafico che entrambe le istituzioni hanno l’onore di conservare. Nel caso specifico della Fondazione Giorgio Cini stiamo parlando dell’opera incisoria completa di Piranesi, grazie all’acquisto, effettuato tra il 1961 e il 1962 dall’Istituto di Storia dell’Arte e sostenuto da Vittorio Cini, di 24 volumi in folio della prima edizione francese dell’opera piranesiana, edita dalla Piranesi Fréres, fondata dai figli Francesco e Pietro a Parigi. Tiratura di grande pregio e acquisizione di prim’ordine che ha di fatto consegnato alla Fondazione Cini lo scettro di luogo ‘piranesiano’ per eccellenza a Venezia. Fama ribadita dalle importanti mostre che sono state organizzate nei decenni scorsi dall’Istituto di Storia dell’Arte, a partire da quella del 1978 di Alessandro Bettagno per arrivare a quella di Giuseppe Pavanello nel 2010. Ora si aggiunge questa raffinata mostra curata dal direttore Luca Massimo Barbero presso la Galleria di Palazzo Cini, in collaborazione con Giovanna Calvenzi e l’Archivio Gabriele Basilico. La mostra è integralmente dedicata a Piranesi vedutista e alla restituzione fotografica dei luoghi e delle vedute di Piranesi compiuta nel 2010, su commissione della Fondazione Cini stessa, da parte di Gabriele Basilico, maestro indiscusso del paesaggio fotografico contemporaneo, qui lucido, malinconico, disincantato interprete, attraverso la macchina fotografica, della visione e dello sguardo del grande artista veneziano su Roma. Sfogliatevi lo splendido volume edito per l’occasione dalla casa editrice romana Contrasto e capirete immediatamente come non si poteva fare scelta più lungimirante e convincente del coinvolgimento di Gabriele Basilico per questo ‘progetto di restituzione e confronto’; sul filo di affinità elettive che valicano le generazioni e i secoli.

Nuove lezioni al via da oggi, martedì 15 settembre. Le iscrizioni sono aperte

 

L’emergenza Covid ha mutato le nostre vite e ha stravolto gran parte del mondo artistico, ma non ha intaccato la nostra passione. Tema Cultura è pronta per la nuova stagione di corsi di teatro dedicati a bambini, ragazzi e adulti. Un’opportunità aggregativa, soprattutto per i più giovani, che dopo mesi di isolamento e lezioni a distanza potranno tornare finalmente a stare insieme imparando e divertendosi.

Le lezioni saranno inaugurate oggi e si svolgeranno nella sede “Spazio 11” a Campocroce di Mogliano Veneto (in via Zero Branco, 16) e presso “La Stanza Spazio Eventi” a Treviso (in via Pescatori, 23).

 

Corsi per bambini e ragazzi

Per quel che riguarda le lezioni rivolte ai bambini e ai ragazzi, i corsi introdurranno alle nozioni fondamentali di tecnica teatrale. Dalla fiducia reciproca al rispetto dell’altro, dalla comprensione di un testo al controllo della voce, dall’espressione corporea alla coscienza dello spazio scenico. Dall’Abc del teatro, dunque, fino alle componenti più affascinanti: le costruzioni di un personaggio e di un vero e proprio spettacolo. E poi sessioni di pittura emozionale e di scenografia.

Tema Cultura è anche abilitata a concedere certificazione al fine del riconoscimento dei crediti scolastici.

 

Corsi per adulti

Lo scopo del progetto per gli adulti, invece, è riassunto nel motto “Conosci l’attore che è in te”. Il programma proporrà tecniche di rilassamento e riscaldamento, improvvisazione, nozioni primarie di dizione e di lettura espressiva. Ci sarà spazio anche per un “viaggio” nella storia del teatro.

Alla fine del corso sarà rilasciato certificato di frequenza.
Tutti i corsi si concluderanno con la messa in scena di uno spettacolo.

 

Info utili

Tema Cultura consegnerà tutto il materiale necessario. Saranno forniti costumi, oggetti scenici, basi musicali e quanto utile alla realizzazione dello spettacolo di fine corso.

Adottato, naturalmente, un protocollo di regolamentazione legato alla normativa anti-Covid, che dovrà essere condiviso e accettato in ogni sua parte dall’utenza.

Tutti i corsi sono a numero chiuso, massimo 12 persone per corso.

L’iscrizione si riterrà confermata dopo una prova gratuita.

Orari, costi e ulteriori dettagli sui corsi nel sito www.temacultura.it.

Per informazioni e iscrizioni: [email protected] – 346.2201356

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

La primavera solitamente porta il bel tempo e con esso anche l’ottimismo e il sorriso nelle persone. I moglianesi approfittano del periodo propizio e delle ricorrenze per far festa. Sono delle feste ormai codificate nel calendario moglianese, delle quali la popolazione sono sicuro non potrebbe più fare a meno. Alcune sono istituzionali, commemorative di avvenimenti importanti avvenuti nella storia italiana, altre invece sono frutto di esigenze commerciali o avvenimento locali che non si vogliono dimenticare.

 

La Festa dei Fiori

Inizia la saga delle feste di primavera che poi prosegue anche durante tutta l’estate, la Festa dei Fiori. Si svolge solitamente verso fine Maggio nel piazzale adibito a parcheggio dello stadio Comunale “Arles Panisi” a ridosso del Quartiere dei Fiori lungo la Via Ronzinella. Questa manifestazione è un evidente omaggio alla Primavera moglianese che spalanca le porte alle belle giornate di sole e decreta la fine delle noiose nebbie che rattristano d’inverno tutta la Valle Padana.

 

 

 La Festa della Liberazione

Viene rispettata rigorosamente ogni anno a Mogliano anche la data del 25 aprile, data che ricorda la liberazione dell’Italia dal Fascismo e dalla Dittatura di Mussolini.

Viene organizzata direttamente dal Comune con una manifestazione pubblica e la commemorazione storica dell’evento a turno ogni anno in un Quartiere della città sempre diverso, in modo da sensibilizzare – qualora ce ne fosse bisogno – tutti i cittadini sull’importante fatto storico che ha segnato di sdegno e di condanna intere generazioni di persone. Il desiderio di ogni persona civile che intende vivere in questo mondo in maniera pacifica e soprattutto libera è quello che fenomeni simili non se ne ripetano più nella storia della nostra prestigiosa e democratica Nazione.

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

Anche le piscine sono di una utilità unica a disposizione di un agglomerato cittadino. Hanno la doppia unzione di occupazione del tempo libero ma anche per chi ne ha bisogno possono servire da vera e propria palestra di allenamento oltre che terapeutico per chi ha problemi di deambulazione.

 

Purtroppo la situazione delle piscine a Mogliano non è tra le miglior Dopo la scadenza del contratto di comodato tra la società che la gestiva ed Dopo la scadenza del contratto di comodato tra la società che la gestiva ed il Comune, la Rari Nantes è stata lasciata in uno stato di abbandono totale ed è diventata preda di vandali.

 

 

L’ex piscina comunale “Rari Nantes”

di via Barbiero

 

È proprio il caso di dire… c’era una volta una meravigliosa piscina a Mogliano, ove durante i suoi quarant’anni di attività migliaia di ragazzi di tutte le età hanno imparato a nuotare e dove per intero la popolazione di Mogliano, chi più e chi meno, ha trascorso ore di confortevole relax nelle sue acque. Tralasciando poi di considerare la folta schiera di giovani nuotatori di professione che hanno mosso le prime bracciate nelle acque della Piscina Rari Nantes di Mogliano. Oggi purtroppo è totalmente devastata dall’abbandono ed atti di vandalismo.
La struttura risale agli anni ’80 del secolo scorso ed era stata realizzata dal Cav. Ceolin su un terreno avuto in concessione dal Comune di Mogliano Veneto e dopo quasi quarant’anni di indefessa attività frenetica e i danni subiti dal guasto delle tubature, avrebbe necessitato di onerose opere di ristrutturazione. Ma nel frattempo è scaduto il termine della concessione da parte della Società proprietaria nei riguardi dell’Amministrazione Comunale di Mogliano, la quale di conseguenza si è rifiutata di affrontare le spese per riparare la struttura e renderla funzionante per poi restituirla. Quindi purtroppo oggi tutto l’impianto sta soffrendo dell’abbandono e dell’incuria totale ed è in balia del degrado assoluto e soprattutto di azioni di vandalismo da parte di gentaglia che dimostrano di non avere rispetto per le cose non proprie.
Un vero peccato perché l’utilità sociale della piscina era notevole per i cittadini di Mogliano.

 

 

La piscina My Energy

di Via Torni

 

Dopo un lungo periodo, durato ben due anni, di sosta per lavori di sistemazione al tetto e ristrutturazione generale, ha ripreso la sua attività la piscina di via Torni, in fianco all’Istituto Gris. La lieta notizia ha risollevato i cittadini di Mogliano appassionati di nuoto, colmando la delusione avvertita per la cessata attività della Piscina Rari Nantes di via Barbiero. La nuova piscina, rimasto ormai l’unico impianto natatorio di Mogliano, completa l’offerta della palestra Teen Eleven Fitness Club che se ne è aggiudicata la gestione. Il nuovo programma prevede parecchi nuovi corsi, anche riabilitativi con una particolarissima attenzione ai bambini.

Si rinnova come ogni anno l’appuntamento con gli Open Day del Mogliano Rugby 1969, occasione per trascorrere insieme alcune ore di pieno divertimento. Ci fa piacere vedere i ragazzi riprendere a giocare il nostro bellissimo sport, dargli la possibilità di poter invitare i loro amici, e tutti coloro che non conoscono bene il rugby, a provarlo, scendendo in campo per 4 giorni e assaporando tutte le emozioni che il rugby regala.

 

Gli Open Day si svolgeranno da lunedì 7 a giovedì 10 settembre, dalle ore 9.00 alle ore 12.00, presso lo stadio Quaggia di via Colelli 2 a Mogliano Veneto. Se avete tra i 4 (nati nel 2016) e 13 anni, vi aspettiamo qui. Ricordatevi di vestirvi comodi, con abbigliamento sportivo e scarpe da ginnastica e portate con voi uno zainetto con la borraccia per l’acqua e la merenda.

 

Come immaginabile, è attivo un protocollo restrittivo per limitare il contagio da COVID-19 e quindi, per maggiori informazioni, vi chiediamo di scrivere a [email protected].

 

Per semplificare l’accoglienza presentatevi con il Modulo Autorizzazione Allenamenti e l’autocertificazione Protocollo anticontagio COVID-19 già compilati e firmati da un genitore.

 

Il programma giornaliero previsto è il seguente:
8.30-9.00 accoglienza
9.00 inizio attività
10.30-11.00 pausa (merenda al sacco)
12.00 i bimbi tornano a casa.

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

Il bocciodromo comunale, costituito nel 2007 è situato all’interno dell’ACRA in via Generale C.A. dalla Chiesa 1/C, ne è Presidente il signor Luigi Scandolin ed ospita la Società Bocciofila Moglianese Concordia Falcon e il settore Juniores per le categorie giovanili Under 12 – 15 e 18. Vi si svolgono anche gare giovanili riservate alle ragazze. La struttura misura in totale 1.800 metri e usufruisce di un ampio e comodo parcheggio.

 

L’impianto è stato omologato dalla Federbocce come impianto di tipo B. La struttura per il settore Raffa conta 4 corsie in manto sintetico della lunghezza di 27 metri e delòla larghezza di 4. È dotato di 2 spogliatoi per atleti e di 1 per arbitri con relativi servizi igienici e docce. L’intera struttura è un punto di aggregazione aperta a tutti, per attività sia amatoriali che agonistiche. Nell’impianto vi si disputano anche gare femminili sia Seniores che Juniores.

Silvia Moscati può finalmente stringere fra le mani il suo ultimo libro di racconti fresco di stampa, intitolato “La zolla nella scarpa”

 

Sarà presentata nel Teatro all’aperto di Mogliano Veneto, giovedì 27 agosto alle ore 18.30, l’ultima pubblicazione di Silvia Moscati dal titolo “La zolla nella scarpa” (Alcione Editore).

 

Questo traguardo, il quarto per Silvia, ha significato poter dare finalmente voce alle storie dimenticate nel computer, divenute stranamente attuali, e diari d’esistenza in divenire che ancora una volta ha voluto fissare su carta. In quest’ultima pubblicazione si narrano naufragi di sentimenti e speranza di rivalse, fantasie di cambiamenti e dolorose certezze della quotidianità.

 

Recentemente Silvia Moscati ha spaziato anche nell’arte contemporanea, inventando, riproducendo, fotografando; da una decina d’anni conserva scontrini fiscali con i quali ha creato diverse opere e progettato installazioni.

 

 

“Come mai questo passaggio dalla scrittura alla pittura?”, le chiedo curiosa.

“Forse non è un passaggio ma un prolungamento in quanto ogni storia, ogni racconto, ogni creazione, altro non è che un pezzo della tua vita che prende forma diversa, si stacca da te e non è più tuo, come un figlio che parte per la sua strada, ma continua a essere parte della tua esistenza. Non c’è il possesso ma rimane la rappresentazione”.

 

“Ritornando al tuo ultimo libro, La zolla nella scarpa, c’è un leitmotiv che lega i racconti?”

“Le storie sono molto diverse tra loro ma tutte hanno un punto di riferimento comune che è Venezia, intesa come tutto il suo territorio dalla città storica, alla sua laguna, a Mestre, città che porterò sempre nel mio cuore”.

 

“E come mai questa… zolla nella scarpa?”

“Avevo l’urgenza di scrivere, in un periodo nel quale ogni certezza è stata spazzata via da quello che tutti sappiamo. C’era una grande zolla da togliere dalla scarpa e così una telefonata al mio editore e una full immersion nella scrittura ha risolto il problema! Colgo anzi l’occasione per ringraziare Alessandro Cuk, Alcione Editore, che da ormai quasi 8 anni dimostra di credere in me”.

 


L’autrice

Nata a Trieste, Silvia è vissuta sin dall’età di sette anni a Mestre e solo da due risiede a Mogliano Veneto. Questo è il suo quarto libro dopo “Camera & Colazione a Casamia”, con il quale ha vinto il Premio Settembrini Giuria dei Giovani nel 2004, “Dammi un bacino” del 2010 e “Le cinque giornate di Fiume” dove racconta di D’Annunzio e dell’impresa di Fiume.

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

Sito in via Carlo Alberto Dalla chiesa n° 2/b, il Centro ricreativo Anziani A.C.R.A. è un punto di ritrovo veramente prezioso per gli Anziani moglianesi.
Senza di esso parecchi delle persone che oggi lo frequentano sicuramente non saprebbero come occupare le interminabili ore sia del mattino che del pomeriggio durante la giornata. Diventano lunghissime da trascorrere e per chi non ha un hobby da coltivare addirittura interminabili.

 

È il luogo adatto ed accogliente per trascorrervi alcune ore in totale relax ed in compagnia di persone coetanee con le quali si possono condividere o almeno disquisire problematiche comuni e preoccupazioni di vario genere.

 

Vi si praticano alcuni giochi che si possono fare in gruppo oppure in coppia, alcuni dei quali si possono anche imparare se non si conoscono, perché vi si trovano le persone disponibili a spiegarli ed insegnarli.

 

All’interno del Centro poi vengono organizzate vere e proprie scuole, del gioco del burraco, degli scacchi, di lingua spagnola, corso di computer, corso di ballo liscio, del tango argentino e del country, corso di teatro con scuola di recitazione, prove di canto col coro del centro e a una certa ora viene anche organizzata quasi tutti i giorni il giuoco della tombola alla quale possono partecipare tutti i presenti se vogliono.

 

La Direzione del Centro in particolari ricorrenze e nelle Feste durante l’anno sono in grado e si presta ad organizzare anche degli eventi con buffet ed organizzazione di intrattenimento.

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

 

Fu fondato nel 1962 dal professor Giancarlo Zaramella, che fissò la prima sede in un appartamento in via Alcide De Gasperi, ma ben presto l’appartamento risultò insufficiente a ospitare le opere degli iscritti e degli allievi che volevano lasciare al Centro le loro opere esposte a disposizione dei visitatori allo scopo di farsi conoscere. Allora il suo presidente fu costretto a trasferire la sede del Centro in altra sede più consona, e soprattutto più ampia, per soddisfare le esigenze del numero sempre crescente dei suoi soci.

 

L’anno successivo alla fondazione del Centro infatti, cioè nel 1963, il professor Zaramella, essendosi reso conto della necessità di corredare il talento naturale di un artista con una approfondita disciplina intellettuale e condurlo attraverso ad una costante identificazione etica e, per favorirne l’aggregante crescita socio culturale, aggiunse una perla al suo progetto lungimirante accorpando al Centro l’Accademia Artis Domus. Subito dopo istituì la sezione “il Torchio Piranesi” dando inizio all’organizzazione dei vari corsi di incisione, di pittura su tela, acquarello e parallelamente a quelli di composizione, di interpretazione, di figure, di estetica e di
tecnica. Probabilmente nelle intenzioni del fondatore all’inizio il Centro non doveva essere altro che un punto di incontro tra amanti di arte e cultura per scambiarsi notizie, opinioni ed esperienze. Col tempo invece, seppur lentamente ma decisamente ed in maniera costante, ha accresciuto la sua polivalenza abbracciando un po’ alla volta praticamente tutte le branche dell’arte in ogni sua espressione.

 

 

È diventata una istituzione unica nel suo genere in Italia dove l’arte è per tutti respiro esistenziale generato dalla indipendenza intellettuale dei singoli e da una congenita dissociazione critica dagli iniqui percorsi mediatici.

 

Vi si tengono periodicamente dei:
– Corsi di pittura e di tecniche pittoriche
– Corsi di incisione e di scultura
– Corsi di modellazione dei materiali
– Corsi di acquarello e di disegno.

 

Tutti i lavori realizzati da tutti gli allievi delle varie forme d’arte indicate, vengono esposti per un lungo periodo di tempo all’interno della sede del Centro per essere giudicate ed ammirate dai numerosi visitatori che si avvicendano durante l’arco dell’anno.

 

Il Centro possiede anche una biblioteca lasciata in donazione da Duno Burresi. Una biblioteca d’arte ben fornita con opere di un certo valore sia formativo che didattico sempre a disposizione di tutti.

 

Attualmente ne è Presidente e degno successore del compianto professor Zaramella, il pittore Angelo Zennaro, il quale, già affermato artista del restauro e dell’affresco e conosciuto nel veneziano, è approdato con pieno merito alla pittura producendo delle vere opere d’arte.

 

Il Centro organizza periodicamente delle mostre personali e collettive in Italia ed anche all’estero promuovendo l’arte in tutte le sue accezioni soprattutto fra i giovani talenti e favorisce collaborazioni con scuole ed enti pubblici che hanno come scopo di promuovere la cultura e l’arte.

 

Il Centro si presta anche come sede per conferenze, incontri culturali e seminari a sfondo culturale di vario genere privilegiando ovviamente le forme grafiche dell’arte.

(TERZA PARTE) LE DUE MOSTRE DEDICATE A PIRANESI

Due mostre, due città, due splendide occasioni per una gita tra arte e luoghi unici.

A cura di Michele Rovoletto

 

Nel tricentenario della nascita di Piranesi, Bassano del Grappa e Venezia ospitano due mostre dedicate al rinomato incisore. Visto il periodo e questi due eventi, l’occasione è propizia per passeggiare nei luoghi unici di queste due perle del Veneto nonché di avvicinarci e approfondire la conoscenza del grande artista di origine veneta. Soprattutto il visitatore è coinvolto con installazioni moderne alla scoperta di autori contemporanei che “dialogano” col sommo incisore.

 

Giambattista Piranesi. Architetto senza tempo

Palazzo Sturm a Bassano del Grappa apre le sue sale a Giambattista Piranesi con un’eccellente mostra — a cura di Chiara Casarin e Pierluigi Panza — che espone i capolavori grafici di Giambattista Piranesi provenienti dalle locali collezioni museali. L’occasione è storica ed imperdibile per curiosi e amanti dell’arte, in quanto per la prima volta i Musei Civici di Bassano del Grappa espongono la loro intera collezione formata da oltre cinquecento incisioni. Inoltre, grazie al prestito delle sedici incisioni Carceri d’Invenzione, provenienti dalle collezioni della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, la mostra permette al visitatore di conoscere l’intera produzione piranesiana.

 

Proveniente da una precedente mostra, inoltre, c’è la spettacolare la possibilità di camminare nei visionari e angusti luoghi delle carceri, grazie al video d’animazione tridimensionale realizzato da Grégorie Dupont (https://www.youtube.com/watch?v=FlcbxAr11Pc), anche in questo caso ottenuto grazie alla Fondazione Cini.

 

Luca Pignatelli “Icons Unplugged. Castello dell’Acqua Felice”

 

Infine, raffinato e coinvolgente è l’accostamento tra le opere di Piranesi e l’artista contemporaneo Luca Pignatelli (Milano 1962), il quale, trova nella storia e nelle immagini antiche la linfa generatrice della sua arte, una sorta di flusso di coscienza che lo mette di fronte all’enigma del tempo “senza tempo”.  Icons Unplugged. Veduta del Castello dell’Acqua Felice è il lavoro realizzato da Pignatelli appositamente per la mostra. In quest’opera l’artista milanese rappresenta il tempo che si incontra tra passato e presente nel punto nevralgico che l’opera rappresenta: un’antica immagine che propone un antico luogo (il passato) e il presente che si determina nel nostro tempo di fruizione dell’opera. Passato e presente sono correlati agli orologi che scandiscono il tempo (fluire del tempo), ognuno inevitabilmente il suo tempo (impossibilità di determinare un tempo univoco), esplicitando l’assurdo tentativo dell’uomo di misurarlo e  definirlo, in qualche modo, in un perimetro razionale.

 

 

 

Giambattista Piranesi e Gabriele Basilico, tra Venezia e Roma

Curata da Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte, presso Palazzo Cini, a Venezia, è in svolgimento un’esposizione dedicata a Piranesi e realizzata in collaborazione dell’Archivio Gabriele Basilico. Sono presentate 25 vedute romane dell’incisore veneto poste in dialogo con altrettante fotografie di Gabriele Basilico che ha fotoriprodotto la Città Eterna partendo dalla stessa posizione delle incisioni.  La mostra è stata, genialmente, proposta in anteprima, in piena pandemia Covid, con un progetto di affissioni pubbliche. L’iniziativa ha coinvolto i muri di calli e campi di Venezia per poi prender forma, da giugno a novembre, in Galleria Cini. Il confronto mette in luce, le variazioni più o meno evidenti nonché scontate, che l’urbanistica dell’Urbe ha subito, altresì esemplifica la capacità di Piranesi di espandere la realtà e renderla monumentale ed eroica cioè la sua innata capacità di esaltare il vero superandolo senza stravolgerlo.

 

 

Incisione (parte) “Veduta di Piazza del Popolo” di G.Piranesi
Foto di Piazza del Popolo di Gabriele Basilico

 

L’accostamento di queste due opere mette in confronto due immagini di Piazza del popolo colte circa a trecento anni di distanza. A parte qualche variazione architettonica si nota come Piranesi “allunghi” la mole della chiesa di Santa Maria dei Miracoli e della sua cupola e contemporaneamente tendi a ridimensionare l’impianto urbanistico che la circonda. Ne risulta un’immagine imponente e “sacrale” nel senso che egli erge gli edifici principali della sua veduta a forme esaltate col fine di innalzare la bellezza monumentale, storica, architettonica della Città Santa, resa nella gloria del suo splendore.

 

Mogliano Veneto, ritratto di G. Piranesi presente nella facciata del Biblioteca Comunale

 

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni