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La teoria del gioco

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Pensiamo ai poster pubblicitari della Marlboro usati lo scorso secolo: le sigarette sono tranquillamente associate ai volti dei bambini. Oggigiorno questo pensiero ci lascia inorriditi, se non fosse che allora non si era a conoscenza della nocività del fumo, ragione per cui una tale pubblicità era tranquillamente accettata. Proprio come probabilmente accettiamo oggigiorno che i bambini utilizzino gli strumenti tecnologici fin dalla tenera età. Lasciando da parte conseguenze deleterie da un punto di vista fisiologico, come quelle sulla capacità cognitiva o sulla vista che sono già state dimostrate da ricerche scientifiche, ragioniamo su come può influire nella sfera emozionale.

 

Pensiamo al gioco. Prendiamo ad esempio un vitello, un mammifero come noi: per fare in modo che un vitello sopravviva e si riproduca una vitella non ha più bisogno né dei legami con la madre, né della presenza di compagni e compagne di gioco. Se non fosse che da un punto di vista soggettivo la vitella non può fare a meno di sentire un impulso molto forte di stare a contatto con la madre e di giocare con i suoi simili. E se queste pulsioni originali non vengono soddisfatte, l’animale può soffrirne enormemente. Questo accade per la lezione fondamentale della psicologia evoluzionista:
“un bisogno formatosi allo stato naturale continua ad alimentarsi soggettivamente anche quando non è più indispensabile per la sopravvivenza e la riproduzione”. Per la vitella il gioco è fondamentale per relazionarsi con gli animali e creare le basi per gestire la sfera sociale. In sostanza, senza la capacità di esprimere questo impulso, egli diviene estranea a se stessa.

 

Non solo non ci curiamo degli altri animali nell’industria alimentare, ma ci dimentichiamo anche delle necessità dei bambini. Una specie come la nostra, oltre ad essere cognitivamente evoluta, ha anche una dimensione emozionale molto complessa e necessita di imparare a gestire le relazioni sociali con altri simili. Un bambino ha bisogno di giocare con altri bambini proprio come la vitella con gli altri vitelli per imparare a comportarsi e a gestire le proprie emozioni. Come farlo, se invece di giocare con altri bambini, tiene tra le mani uno schermo senza emozioni?

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