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La forza sta nella vulnerabilità

4 minuti di lettura

Consegnati a Roma i premi del concorso internazionale “Economia e Società” promosso dalla Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice

ROMA. È nel riconoscere la propria debolezza che si trova la vera forza e si scopre la capacità di saper accogliere l’altro come un fratello. Questo in sintesi il cuore del messaggio emerso dalla cerimonia di premiazione del concorso internazionale “Economia e Società” promosso dalla Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice.

L’evento si è tenuto a Roma lo scorso martedì 27 febbraio ed ha visto premiata per la sezione pubblicazioni l’opera dal titolo Vulnerability. Towards a more humane ethics (Vulnerabilità. Verso un’Etica più Umana) di Carolina Montero Orphanopoulos. Mentre per la sezione borse di studio, rivolta a giovani ricercatori i riconoscimenti sono andati a Sebastian Panreck per lo studio dal titolo The Effect of Market Integration on Fairness Behaviour (L’effetto dell’integrazione del mercato sulla correttezza dei comportamenti) e ad Andrea Roncella, per l’analisi di ricerca After Shareholder Capitalism: the Purpose-Commitment Organization (Dopo il capitalismo degli azionisti: l’organizzazione di scopo-impegno nell’impresa).

«Il premio internazionale Economia e Società, istituito nel 2013 per celebrare il 20° anniversario della Fondazione giunto alla settima edizione, e le borse di studio, istituite nel 2021, sono parte integrante della nostra azione», ha spiegato in apertura della cerimonia Anna Maria Tarantola presidente della Fondazione Centesimus Annus. Si tratta di un’iniziativa importante. Infatti, ha proseguito la Tarantola dicendo che: «Con questo premio vogliamo riconoscere da un lato il valore scientifico e divulgativo di libri che con stile chiaro e comprensibile trattano, alla luce e in applicazione dei principi della Dottrina sociale della Chiesa (DSC), temi di grande rilevanza e impatto per la società tutta e dall’altro sostenere le ricerche di giovani che vogliono approfondire problematiche attuali applicando i principi della Dottrina sociale». 

È in sostanza un modo concreto per diffondere la DSC. «Dalla sua costituzione sono stati premiati libri scritti in varie lingue: Spagnolo, Italiano, Francese, Tedesco e Inglese che trattano tematiche di grande interesse ed impatto: l’economia del bene comune, lo sguardo cristiano sulla finanza, le migrazioni, il significato della DSC e il suo rapporto con le politiche globali, il percorso verso un’economia umana». Ha ricordato la Presidente della Fondazione.

La Laudatio dell’opera premiata è stata pronunciata dal Cardinale Reinhard Marx, Arcivescovo di Monaco e Frisinga, nonché presidente della giuria del premio. «Il lavoro di Carolina Montero Orphanopoulos (docente e ricercatrice universitaria presso Universidad Católica Silva Henríquez di Santiago) per fondare il suo approccio innovativo è davvero considerevole e condotto in maniera interdisciplinare. Essa considera l’uso dell’idea di vulnerabilità nella psicologia, sociologia, filosofia, bioetica, negli studi biblici e anche nel Magistero della Chiesa postconciliare», ha sottolineato il Cardinale. «Nel suo libro la professoressa parte dall’osservazione che nella teologia morale e nella dottrina sociale si ha spesso la tendenza a considerare la persona come pura essenza, senza tener conto del suo sviluppo e della sua vita concreta.

Così facendo si considera però solo l’agire di una persona matura ed equilibrata. Prendendo invece in esame anche le scoperte della psicologia e della sociologia, la prospettiva cambia. La cifra della vulnerabilità ha in tal senso anzitutto la funzione di volgere il nostro sguardo sulla persona concreta. Nessun uomo è infatti autosufficiente, ciascuno ha bisogno della vicinanza del suo prossimo», ha aggiunto il Marx.

Il presidente della giuria ha messo anche in evidenza il fatto che: «Nella nostra epoca di globalizzazione e di individualizzazione sembra però venir meno questa capacità di amare. Si fa fatica a realizzare che proprio la debolezza della vulnerabilità, della capacità di amare, è la condizione per la crescita della persona».

L’arcivescovo di Monaco e Frisinga ha lodato i due vincitori delle borse di studio. In questa edizione le candidature sono arrivate dall’Italia, dall’India, dal Messico e dalla Germania. Sebastian Panreck ha scritto una tesi di dottorato all’Università di Münster dove è anche assistente alla Facoltà di Economia. La sua ricerca dal titolo The Effect of Market Integration on Fairness Behaviour verte sulla situazione in Bolivia ed indaga su quale sia l’effetto sul comportamento di correttezza dei poveri che provengono da situazioni rurali e si integrano nelle megalopoli boliviane. Mentre Andrea Roncella, dopo gli studi alla LUISS di Roma, ha perseguito con un dottorato presso l’Università di Navarra ed oggi lavora all’Università Cattolica di Milano.

Nel suo progetto di ricerca dal titolo After Shareholder Capitalism: the Purpose-Commitment Organization intende elaborare una nuova impostazione per l’economia di libero mercato. Al posto del tradizionale capitalismo che promuove anzitutto il bene degli azionisti propone una visione più globale e olistica che concepisce l’impresa come comunità tra azionisti e lavoratori basata sulla condivisione degli obiettivi d’impresa.

A seguire la tavola rotonda sul tema Impatto della Vulnerabilità per Paesi, Aziende e Società, moderata da Fabio Bolzetta, giornalista e presidente di WECA (Associazione Web cattolici italiani) ed animata da Suor Helen Alford, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze; Gregorio De Felice, Chief Economist and Head Research, Intesa Sanpaolo; Flavio Felice, professore ordinario di Storia delle Dottrine Politiche, Università degli Studi del Molise ed Elena Marta, professore ordinario di Psicologia Sociale e di Comunità, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano-Brescia.

Le conclusioni sono state affidate al cardinale Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin. Nel suo intervento ha ricordato che: «Nel mistero dell’Incarnazione la vulnerabilità umana, intesa comunemente come debolezza e capacità di essere esposti a pericoli di varia natura, diventa l’apertura costitutiva dell’essere umano, che è in relazione con Dio e con il prossimo».

L’amore è perciò un vulnus «una ferita che apre il nostro egoismo, che ci indica una persona che non ci lascia indifferenti, rendendoci capaci di relazionarci con gli altri e di costruire una comunità». Inoltre, la vulnerabilità ci rende «sensibili verso gli altri e ci consente di entrare in empatia con il dolore e le realtà emotive del prossimo». Parolin ha poi volto lo sguardo verso la dimensione economica sottolineando che «occorre avere il coraggio di superare la logica dello sfruttamento e creare nuovi modelli di sviluppo, nei quali i poveri siano parte integrante del tessuto sociale».

Ed ha concluso dicendo che «la coscienza della nostra vulnerabilità ci apre all’esperienza dell’alterità, che ci dispone al dono della fraternità e dell’incontro con Dio».

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