CulturaLifestyleSlide-main

La bellezza dei rituali

5 minuti di lettura

È diventato virale il video in cui Umberto Galimberti racconta il declino dell’Occidente. Secondo questo filosofo, se l’Europa è approdata su questa triste spiaggia di decadimento, la ragione è morale. Il declino è morale. Un’espressione nel suo discorso trattiene la mia attenzione riti d’iniziazione. Dice che non se ne fanno più e che i giovani non ne devono più affrontare, per questo diventano deboli, e formano un popolo debole, che non ha difese contro l’invasione culturale di un altro popolo.

 

Il ragionamento di Galimberti lo porta a dire che i giovani d’oggi non sarebbero più in grado di combattere guerre come lo facevano i nostri bisnonni, suggerendo che se non se ne fanno più non è tanto perché non ne abbiamo bisogno, quanto perché non ne siamo più capaci. Che sia l’una o l’altra ragione, penso sia ridicolo rattristarsi al pensiero che non siamo più in grado di affrontarci con le armi in mano. Facciamo un passo indietro invece, concentrandoci sul decadimento morale dell’Occidente. Generalizzare sulla moralità mi sembra una mossa azzardata, quando invece si potrebbe iniziare concentrandosi su come vive un occidentale, o meglio un singolo individuo che oggigiorno faccia parte della cultura W.E.I.R.D. (acronimo per Western, Educated, Industrialized, Rich e Democratic, ossia occidentali, scolarizzati, industrializzati, ricchi e democratici).

 

Nel saggio La nuova geografia socio-religiosa in Europa: linee di ricerca e problemi di metodo di Enzo Pace si legge che “Qualche volta si ha l’impressione che le religioni si copino fra loro, oppure si passino parola su come rispondere al bisogno umano di sperare che ci sia un tempo per vivere e uno per morire e che la morte non sia la fine, ma l’inizio di un mondo di salvati”. Proprio perché il compito delle religioni è così essenziale per farci stare bene sarebbe importante comprendere che cosa stiamo affrontando e soprattutto, cosa possiamo fare per noi stesi. Bisogna innanzitutto essere consci che nel giro di soli venti anni la carta socio-religiosa dell’Italia è gradualmente mutata: trasformandosi da paese a maggioranza cattolica a società caratterizzata da una diversità religiosa molto articolata. Enzo Pace suggerisce di partire da questa domanda per leggere meglio la situazione: l’Europa è così secolarizzata come si dice e si pensa? Come elabora Pace nel suo scritto, in un recente libro curato da Peter Berger, Grace Davie e Effie Fokas tale domanda, che riecheggia sin dal titolo Religious America, Secular Europe?, si rinvia ad un’altra questione ancor più intrigante: l’Europa costituisce un’eccezione rispetto al resto del mondo e, soprattutto, rispetto agli Stati Uniti d’America, per quanto riguarda gli indicatori di religiosità? Oppure la presunta eccezione non è altro che il riflesso incondizionato di un inguaribile etnocentrismo dei sociologi di matrice europea. Berger, parla sempre più di de-secolarizzazione e ritiene ormai che anche l’Europa abbia “voltato l’angolo” e si avvii a ritornare “alle fedi”. Ma ritornare dove? Alle fedi del passato o a nuove forme di credere e di appartenere? A leggere quanto scrive Philip Jenkins, storico delle religioni, il cristianesimo, almeno nel Sud del mondo, non solo è in crescita, ma mostra un’eccezionale vitalità rispetto alla relativa stagnazione che sembra caratterizzare il Vecchio Continente. E questo Cristianesimo arriva di rimbalzo anche in Europa, grazie all’afflusso di tanti latino-americani, africani e asiatici che ne sono gli interpreti. Tra il 2025 e il 2050, infatti, fermo restando la differente crescita demografica fra l’Europa e molti Paesi del Sud del mondo, la maggior parte dei cristiani vivrà probabilmente fuori dei confini europei. Intanto metà degli europei, secondo gli ultimi risultati dell’European Values Study, dicono di pregare o meditare almeno una volta alla settimana e tre quarti affermano di sentirsi religiosi. Magari disertano le chiese, ma non rinunciano a pensare religiosamente. Detto in altri termini, frequentano poco o nulla i servizi religiosi delle loro rispettive chiese di nascita, ma continuano a sentire il bisogno di dare un senso al loro agire, un senso non riducibile né all’immediatezza del fare né alle risposte già definite da questa o quella istituzione organizzata di tipo religioso.

 

È proprio questo la chiave di volta da illuminare. Ciò di cui abbiamo bisogno potrebbero non essere le religioni, che non riescono più a coinvolgere certe nicchie della popolazione come accadeva trent’anni fa, quanto i rituali.

 

Perdendo la fede nella religione ci siamo dimenticati dei rituali che accompagnavano la quotidianità di un individuo, almeno in Europa. Gli americani possono insegnarci qualcosa in questo campo. Gli strascichi del movimento New Age hanno lasciato nella cultura americana delle frequenze positive che ancora influenzano la spiritualità come vissuta negli Stati Uniti. Quando si discute di New Age, si intende quel vasto movimento subculturale che comprende numerose correnti psicologiche, sociali e spirituali alternative sorte alla fine del XX secolo nel mondo occidentale. Se andate in vacanza in una spiaggia messicana come quella di Mazunte troverete frotte della nuova generazione New Age americana. Sono una versione moderna, più digitalizzata, meno legate all’amore libero e alle droghe psichedeliche e più influenzata dal consumismo dei loro predecessori. Anche gli hippie si sono adattati ai tempi. Il filo comune che tiene insieme queste due generazioni è la ricerca di spiritualità.

 

“Cos’è però la spiritualità?”, starete pensando. È la fame del nostro spirito in cerca di risposte, mi sentirei di rispondere. È se si vuole mantenere una metafora culinaria, i bocconcini con cui la nutriamo sono i rituali. L’importanza dei rituali è fondamentale. Non importa nemmeno in che forma si manifestino, basta che funzionino. Negli Stati Uniti è comune avere una life coach, ossia un’insegnante di vita, o una guida che con cui confidarsi e non solo. Spesso chi si assume questo ruolo ha l’incarico di darti dei compiti per casa. I compiti, che non sono altro che rituali, sono gli attrezzi che ti permettono di lavorare su te stesso. Sei sempre nervoso? Continui a lamentarti del tuo collega o del tuo familiare? Non riesci a prendere sonno perché sei preoccupato per come pagare le bollette? Pregare e meditare aiuta moltissimo, ma non basta. È se pensate che non tagliare i legami con quel collega o pagare quella bolletta vi faccia tornare il buon umore, o vi permetta di dormire come un angelo la notte, vi state in parte illudendo. Le bollette sono da pagare e le relazioni tossiche dovrebbero essere evitate, benissimo, ma le complicazioni e le sfide sono sempre dietro l’angolo.

 

La soluzione è tornare a compiere dei piccoli rituali. Qui non vi si consiglia di sacrificare un caprone a un potere superiore, provate invece a fare un bagno caldo con del sale Kosher, o a incidere le vostre paure su una candela e poi bruciarla, o anche a scrivere delle lettere piene di rabbia e perdono ai vostri cari e poi bruciarle o ancora a camminare scalzi sull’erba e abbracciare un albero. Sembrano sciocchezze, forse lo sono, eppure funzionano. Abbiamo lasciato che la nostro nostra mente si riempia di tossine ogni giorno perché non crediamo più in quel dio dalla veste bianca e la barba lunga e la messa in latino ci sembra un adattamento medievale della fede e ora siamo spesso arrabbiati, al di là di quello che ci succede. Depuratevi è il mio consigli, e tornate a compiere un rituale di quando in quando. Presto, magari, sarete capaci di compiere miracoli.

Articoli correlati
EconomiaSlide-mainTreviso

Rincaro trasporti e materie prime per importazioni dalla Cina. ITA Agency perde parte dei ricavi di un anno da record

2 minuti di lettura
Spese per i viaggi dei container da Shanghai quasi decuplicate da inizio anno. E negli ultimi due mesi salito del 22% il…
MestreSlide-mainVenezia

Al Teatro del Parco prende vita una minirassegna musicale gratuita con due date imperdibili

1 minuti di lettura
Al Teatro del Parco prende vita una minirassegna musicale gratuita con due date imperdibili: il 12 novembre con Tamikrest e il 3…
RegioneSlide-main

Il Veneto riparte dopo il buio del Covid. Crescono il Pil, consumi e vola il vino

2 minuti di lettura
IL VENETO RIPARTE DOPO IL BUIO DEL COVID. CRESCONO PIL, CONSUMI E VOLA IL VINO. NUMERI POSITIVI ANCHE PER COMPARTO TURISTICO E…

    RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
    ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!