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Il Museo nazionale Collezione Salce (via Carlo Alberto 31 – Treviso) giovedì 15 agosto, giorno di Ferragosto, sarà regolarmente aperto dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso 17.30). Il pubblico potrà visitare la mostra “Leopoldo Metlicovitz. L’arte del desiderio” dedicata a uno dei pionieri del cartellonismo italiano.

 

Si ricorda inoltre che domani, mercoledì 14 agosto, alle ore 15, il Museo propone una visita guidata dal titolo “Una vita da collezionista. A tu per tu con Nando Salce”.

 

La visita guidata, destinata a un pubblico adulto, intende ripercorrere le tappe principali della vita del collezionista trevigiano Nando Salce, dialogando con le opere esposte nella mostra temporanea allestita all’interno del museo.

Info utili

Prenotazione obbligatoria a: [email protected]

Costo: attività gratuita + biglietto ingresso (8 euro intero, 4 euro ridotto)

Museo Nazionale Collezione Salce, via Carlo Alberto 31, Treviso
+39 0422 591936
Sito
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Nella giornata di Ferragosto, in occasione della tradizionale festività dell’Assunta, la Città metropolitana di Venezia e il Patriarcato di Venezia, in collaborazione con San Servolo srl, offrono a tutti i visitatori l’ingresso gratuito al Museo di Torcello e alla Basilica di Santa Maria Assunta.

 

Le celebrazioni della giornata

Ore 12.30 e ore 15.15 – in Museo (ritrovo all’ingresso)

Percorso guidato gratuito “Torcello…tra arte e storia“, alla scoperta del Museo di Torcello, a cura del Centro studi torcellani.

Dalle ore 16.15 – in Basilica

Presentazione del mosaico del Giudizio universale restaurato.

 

Concerto dell’Assunta

Proposta da L’Offerta Musicale di Venezia – direttore Maestro Riccardo Parravicini. L’esecuzione sarà intervallata dalla lettura di passi dedicati alla Beata Vergine Maria e di testi vocali da parte dell’attrice Claudia Koll.

Ore 18.00 – Messa pontificale dell’Assunta, in Basilica
Presiede S.Em.za il card. Mauro Piacenza. Anima il coro parrocchiale di Quarto d’Altino diretto da Michele Mazzon.

 

 

Informazioni e prenotazioni

Per i percorsi guidati in museo è gradita la prenotazione (fino a un massimo di 25 persone per visita), scrivendo a: [email protected] (eventualmente telefonando allo 041.2765001).

Arrivo e rientro dall’isola con il trasporto pubblico locale ACTV (Linea 12: partenza Venezia F.te Nove ore 9.10 e dalle 10.10 in poi sempre ai minuti 10, 30 e 50 – arrivo Torcello ore 9.51 e dalle 10.51 in poi sempre ai minuti 17, 37 e 51).

Il Museo resterà aperto gratuitamente per tutta la giornata con orario 10.30 – 17.30.

 

Per informazioni sul Museo e le attività:

http://www.museoditorcello.cittametropolitana.ve.it

https://museotorcello.servizimetropolitani.ve.it/

[email protected] o Tel. 041.2501780-3-4.

Perché di Idee, quelle con la I maiuscola si vive e si genera il futuro.

Il Museo M9 di Mestre sarà teatro a ottobre della prima edizione del “Festival delle Idee-‘900 il Grande Secolo delle Innovazioni”, promosso e organizzato da Fondazione di Venezia, M9, Associazione Il futuro delle Idee, con il sostegno della Regione del Veneto e il patrocinio del Comune di Venezia.
Kermesse che darà luce a personaggi autorevoli del mondo della scienza, della cultura, del food, dello sport e dell’imprenditoria che si confronteranno con “Idee” ed esperienze personali, con un filo conduttore che mira ad essere uno, quello che ci ha lasciato il ‘900.
I giorni della mostra saranno quattro, dal 24 al 27 ottobre con ingresso gratuito su prenotazione e chi prenota avrà libero accesso a M9-Museo del ‘900 e alla mostra Tattoo.
Le Idee per il futuro che partono dal passato, perché il futuro è adesso e lo costruiamo noi, con creatività, passione e innovazione, giorno dopo giorno, da sempre.
Festival delle Idee, Museo M9 di Mestre, dal 24 al 27 ottobre.
Mauro Lama

“Quando parliamo di Marcinelle non possiamo dimenticare che i minatori in Belgio erano manodopera inviata in cambio di quintali di carbone per l’Italia: praticamente uomini barattati con materie prime, sulla base di precisi accordi. Quel giorno del 1956 il Veneto pagò quello scambio con cinque caduti. Li ricordiamo con affetto e riconoscenza perché sono il simbolo di un Veneto che, contrariamente a quello che qualcuno vuole far credere con scopi politici, ha conosciuto la povertà e il sacrificio e non è insensibile alle difficoltà altrui”.

 

Alla vigilia del 63° anniversario della tragedia mineraria di Bois du Cazier a Marcinelle, divenuto giornata dedicata al lavoro italiano nel mondo, il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ricorda i corregionali che, insieme ad altri 136 italiani, persero la vita: Giuseppe Corso da Montorio Veronese, Dino Dalla Vecchia da Sedico, Giuseppe Polese da Cimadolmo, Mario Piccin da Codognè, Guerrino Casanova da Montebelluna.

 

“Erano lavoratori seri e impegnati – aggiunge il Governatore – che affrontarono l’impossibile per garantire dignità alle loro famiglie. Come altre migliaia di Veneti, si fecero conoscere e rispettare perché nei paesi dove giunsero non andarono a bighellonare o riempire le carceri. Lavorarono duramente, portando benessere e sviluppo nel paese che li ospitava e in quello dove avevano lasciato affetti e radici”.

 

“Marcinelle è un simbolo che ci impone di tenere viva la memoria su questa tragedia – conclude il Presidente Zaia –. Un monito a non dimenticare tutta la storia della nostra emigrazione e, sulla strada di quello che è già un nostro preciso impegno, a garantire sempre maggior sicurezza nei luoghi di lavoro affinché nessuno debba più rischiare la vita nell’assicurare una vita dignitosa alla sua famiglia”.

 

 

Photo Credits: Archivio Cgil

La Regione del Veneto, dopo aver dato il via libera lo scorso febbraio al programma di attività 2019 dell’Associazione regionale per la promozione e la diffusione del teatro e della cultura nelle comunità venete, ha approvato uno schema di convenzione con la stessa Arteven per l’attuazione di iniziative culturali aggiuntive che coinvolge molti Comuni del territorio regionale, relativo prevalentemente alla musica e al circo contemporaneo. 

 

“Si tratta di un progetto di grande valenza sotto il profilo culturale e organizzativo – spiega l’assessore veneto alla cultura, Cristiano Corazzari –, in linea con gli indirizzi regionali nel settore delle attività culturali e dello spettacolo. Arteven, associazione della quale la Regione è socio, ha ampliato nel corso degli anni la propria operatività, divenendo un punto di riferimento stabile per l’offerta nel territorio regionale di manifestazioni teatrali e di danza. Recentemente ha esteso l’azione a nuove discipline come la musica e il circo contemporaneo, rafforzando così il proprio ruolo di strumento di servizio per la promozione e la crescita culturale delle comunità locali del Veneto”.

 

Le tre rassegne che arricchiscono la programmazione di quest’anno e per la cui realizzazione la Regione ha assegnato ad Arteven un contributo di 100 mila euro sono:

 

“Scale musicali – Cinquant’anni dalla luna”. Ciclo di concerti musicali all’aperto, che si terrà nei mesi estivi, in zone e centri poco frequentati dai turisti, con giovani interpreti chiamati a esibirsi sulle scalinate dei principali monumenti;

 

“Circo Vegano”. Spettacolo itinerante che nel periodo estivo effettuerà circa sessanta spettacoli con artisti del circo contemporaneo, toccando varie località della costa litoranea veneta;

 

“Natale con un sorriso 2019”. Sessanta appuntamenti serali dal vivo nel periodo natalizio in tutto il territorio regionale (danza, gospel, concerti e spettacoli per bambini all’interno di teatri, chiese, spazi civici o all’aperto) e venti brevi concerti o spettacoli di clown che si terranno presso reparti pediatrici della regione.

Mercoledì 24 luglio la Sesta Commissione della Regione Veneto ha convocato Arteven per una audizione. Dopo che il Presidente Massimo Zuin e il Direttore Pierluca Donin hanno relazionato sulle attività di Arteven dell’ultimo triennio, comunicando i quasi seicentomila spettatori paganti nel territorio e consegnando il nuovo dossier che celebra i 40 anni di organizzazione di spettacoli di teatro e danza del Circuito nel Veneto.

 

 

I Consiglieri hanno posto alcune interessanti domande anche in riferimento ai progetti del Teatro Stabile del Veneto. Non sono mancate le risposte, che hanno illustrato come i progetti dello Stabile debbano essere supportati da un buon accordo tra i due soggetti, che permetta ai cittadini di partecipare alla cultura dello spettacolo dal vivo anche se residenti in piccole comunità.

 

 

Si è ribadito che il lavoro di Arteven si sviluppa nei piccoli Teatri, costituendo la più capillare rete di spazi, luoghi e Teatri d’Europa, grazie alla possibilità di gestire grandi palcoscenici.

 

 

Il Direttore ha poi descritto i progetti dedicati agli studenti delle Scuole Superiori, con oltre duecento Istituti organizzati per ospitare lezioni teatrali all’interno dell’orario scolastico, e annunciato il prossimo progetto che affronterà i pericoli di Internet già segnalati addirittura nella trasmissione “Le iene”.

 

 

Grande attenzione al nuovo progetto al nastro di partenza che vede gli spettatori abbonati farsi mecenati a favore degli under 30, cedendo il proprio posto quando sono impossibilitati a vedere uno spettacolo. Il progetto chiamato ironicamente “biglietto sospeso” sarà testato nella stagione 2019/2020 e sarà completamente gestito via web e social.

 

 

Dalla Sesta Commissione è partito un invito al Circuito a collaborare con un Centro Studi alla luce della sua grande esperienza territoriale, attestata da una indubbia efficienza che vanta un bilancio di sette milioni di Euro all’anno realizzato da quattordici operatori con una performance personale eccezionale. Il Direttore Donin (che è anche coordinatore degli altri Circuiti italiani) ha parlato a lungo della funzione di Arteven e anche della fragilità di un sistema che, grazie alla Regione Veneto, è osservato sul piano nazionale e come il MIBAC lo ritenga tra i più meritevoli inserendolo nel primo Cluster del finanziamento dello Stato. I Consiglieri si sono complimentati per l’esposizione e per il grande lavoro realizzato dalla rete dei teatri del Veneto, considerata un patrimonio per la diffusione delle cultura regionale.

 

 

Photo Credits: Facebook @Arteven

Ricorre quest’anno il 27° anniversario di una delle più meste giornate della storia della nostra Repubblica: la strage di via D’Amelio, avvenuta a Palermo il 19 luglio 1992.

 

Oltre a essere un esemplare magistrato, Paolo Borsellino era un fermo promotore dell’educazione alla legalità.  Sosteneva che solo una rivoluzione culturale potesse sconfiggere il male mafioso e, forse non a caso, tra le sue ultime parole v’è una missiva rivolta a una scuola come a volerle “passare il testimone” della lotta alla mafia.

 

Scriveva infatti di essere ottimista nel vedere che “verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi un’attenzione ben diversa da quella di colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta”.

 

La sua visione si fece realtà sin da subito. I funerali vennero trasmessi in tantissime scuole italiane e i quarantenni di oggi ricordano con nitidezza lo sgomento provato nel vedere le immagini della via D’Amelio in fumo, dei palazzi sventrati, le auto carbonizzate e le bare che, a distanza di meno di due mesi, tornavano alla vista di preadolescenti del tutto ignari delle amarezze di una terra tanto armoniosa e bella.

 

Fu così che quella che ai più sembrava una leggenda si fece d’improvviso materia, dolore, disgusto. 

Il coordinamento nazionale dei docenti dei diritti umani da anni prosegue nella “staffetta” e mantiene vive le parole di Borsellino nelle aule di tutta Italia, raccontando di un impavido servitore dello Stato che, assieme ad un gruppo di amici come gli  piaceva definirli, ci ha insegnato che lo Stato siamo noi, che la mafia esiste anche se non si sente e non è un fenomeno territoriale, che per debellarla occorre una sinergia tra tutte le istituzioni dello Stato e la società civile e che la legalità non è solo rispetto della legge ma ligio rigore morale.

 

L’educazione alla legalità non prescinde dall’insegnamento del diritto o dell’educazione civica in tutte le scuole, quest’ultima purché affidata ai docenti delle discipline giuridiche ed economiche (classe di concorso A046 – discipline giuridiche ed economiche).  Sono questi, infatti, i docenti da tenere in massima considerazione per l’attuazione della rivoluzione culturale e morale promossa da Paolo Borsellino e gli unici idonei ad assicurare un approccio approfondito alla tematica, anche attraverso l’interpretazione dei codici e delle leggi.

 

Tuttavia, in controtendenza all’aumento degli indici di criminalità diffusa, non si registra ancora alcun incremento della didattica in tal senso e la classe di concorso A046 continua ad essere in esubero nazionale, con un sostanziale stallo delle mobilità e delle immissioni in ruolo.

 

Nell’ottica di potenziare l’effettiva educazione alla legalità, il CNDDU rinnova la proposta di introdurre l’insegnamento del diritto e/o dell’educazione educazione civica in tutte le scuole secondarie del primo e secondo ciclo affidandone l’insegnamento ai docenti delle discipline giuridiche ed economiche, accompagnata da una più appropriata regolamentazione della classe di concorso e la valorizzazione delle migliaia di docenti italiani che si sono formati, o si stanno formando, per accedere al ruolo della classe di concorso A046.

 

Ci teniamo inoltre a ricordare che quel pomeriggio di luglio, assieme a Paolo Borsellino, entrarono nell’eterna memoria degli italiani anche i componenti della sua scorta: gli agenti Catalano, Cosina, Loi, Traina e Li Muli. Tra di loro una donna, Emanuela Loi, la prima poliziotta a prendere parte ad una scorta e la prima a morire in servizio. Fu una ragazza esemplare per coraggio e dedizione al lavoro che, nonostante la sua giovane età, divenne ispiratrice di una nuova coscienza di genere per un ruolo attivo delle donne nella pubblica sicurezza e nella lotta alla mafia.

 

Il CNDDU propone l’ingresso delle associazioni impegnate nella lotta alla mafia e delle forze dell’ordine nella “Rete di Polo” affinché nelle scuole si possa approfondire la conoscenza della vita degli agenti della scorta che, al pari del magistrato protetto, si sono impegnati in prima linea nella concreta lotta alla criminalità.                     

È Alessio Forgione, con Napoli mon amour (NN Editore), il vincitore della XXVII edizione del Premio letterario per esordienti Giuseppe Berto.

 

È stato proclamato a Mogliano Veneto dal Presidente della Giuria Ernesto Ferrero. Il romanzo di Forgione ha prevalso sugli altri finalisti, Jonathan Bazzi, con Febbre (Fandango Libri), Alice Cappagli, con Niente caffè per Spinoza (Einaudi), Francesca Maccani, con Fiori senza destino (SEM), Lorenzo Moretto, con Una volta ladro, sempre ladro (Minimum Fax).

 

Alessio Forgione è nato a Napoli nel 1986 e ora vive a Londra e lavora in un pub. Scrive perché ama leggere e ama leggere perché crede che una sola vita non sia abbastanza.

 

Napoli mon amour

Napoli mon amour è il suo romanzo d’esordio e narra di un trentenne che vive a Napoli e non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Le sue giornate passano lente, tra la vita con i genitori, le partite del Napoli, le serate con l’amico Russo e la ricerca di un lavoro. Dopo l’ennesimo, grottesco colloquio, decide di dare fondo ai suoi risparmi e di farla finita. Un giorno, però, incontra una bellissima ragazza e se ne innamora. Questo incontro riaccende i suoi desideri e le sue speranze: vivere, essere felice, scrivere. E incontrare Raffaele La Capria, il suo mito letterario. Ma l’amore disperde ancora più velocemente energie e risorse, facendo scivolare via, un centesimo dopo l’altro, i desideri ritrovati e le speranze di una vita diversa. Alessio Forgione racconta una Napoli afosa e livida di pioggia, cinerea come la Hiroshima del film. E con una lingua incalzante, sonora, intessuta di tenerezza, firma il suo esordio, un romanzo di formazione lucido e a tratti febbrile, che ha il ritmo di una corsa tra le leggi agrodolci della vita e i chiaroscuri dell’innocenza.

 

“È stato proprio lo stesso La Capria, lucidissimo 94enne, cui l’autore è andato a rendere visita a Roma, avendolo tra i propri miti, a darci la miglior definizione della scrittura di Forgione, particolarmente felice nei dialoghi, quando gli ha detto: “Lei ha stile e, cosa ancora più rara, lei possiede una voce. Un buon narratore, cos’altro è se non una voce che ti sussurra all’orecchio? E lei quella voce ce l’ha”. Una voce che ci diventa subito amica per la malinconia, la dignità, la ruvida tenerezza,  lo humour accorato, l’amara autoironia, il mix tra realistico e visionario, ma anche l’economicità che sovrintende il suo accorto minimalismo. È con sincera convinzione che diamo ad Alessio Forgione il benvenuto  nella categoria dei veri scrittori”, ha commentato il Presidente della Giuria Ernesto Ferrero motivando la scelta.

 

Qualche info sul Premio letterario per esordienti Giuseppe Berto

Sono state una cinquantina le opere prime presentate dalle case editrici italiane e selezionate dalla Giuria. Sono tutte di narrativa, com’è peculiarità del Premio Berto che, in nome dello scrittore “veneto-calabrese”, ha mantenuto invariata la propria formula di premio riservato esclusivamente a scrittori esordienti, conservando quel ruolo di scopritore di talent scout iniziato nel 1988. Questa edizione ha confermato la presenza tra i partecipanti, di numerosi piccoli editori indipendenti, molti del Sud, che competono con i loro esordienti al fianco di tutte le grandi case editrici nazionali. Torna a crescere la presenza femminile quasi al 50 per cento del totale.

 

La Giuria che ha valutato le opere in concorso è presieduta da Ernesto Ferrero, scrittore, critico, consulente editoriale e direttore del Salone del libro di Torino dal 1998 al 2016, ed è composta da Cristina Benussi, Università di Trieste, Giuseppe Lupo, Università Cattolica del Sacro Cuore Milano e scrittore, Laura Pariani, scrittrice, e Stefano Salis, critico e giornalista del Sole 24 Ore.

 

“La giuria del Premio 2019  ha selezionato, in una produzione particolarmente folta e ricca di fermenti, cinque romanzi che nella diversità dei loro linguaggi rappresentano altrettante prospettive della nuova narrativa italiana. Cinque autori che ci forniscono una mappa aggiornata delle tensioni, dei drammi e delle aperture che scuotono la  società contemporanea, attraverso scritture che cercano di restituire la parola alla sua necessità e integrità”, ha ancora commentato il Presidente Ferrero.

 

Nel corso della cerimonia finale è stato proprio Ernesto Ferrero a commemorare la figura di Cesare De Michelis, prematuramente scomparso l’estate scorsa, che del Premio Berto e dell’omonima Associazione culturale che l’ha rilanciato quattro anni fa, era stato tra i fondatori e ispiratori, da esperto ed appassionato della produzione letteraria di Giuseppe Berto da lui considerato il massimo esponente della letteratura italiana del Novecento.

Presente all’evento anche l’amministrazione comunale

“Giuseppe Berto è un patrimonio culturale della nostra città, ed è con autentico piacere che diamo il benvenuto al ritorno del Premio Letterario omonimo a Mogliano Veneto, dopo l’edizione 2018 tenutasi a Ricadi, città con la quale proprio nel nome di Berto siamo gemellati. L’amministrazione comunale sarà sempre di sostegno a questa e a tutte quelle iniziative condotte e realizzate nel nome di Giuseppe Berto. Ringraziamo l’Associazione Culturale Giuseppe Berto, i licei Berto di Mogliano Veneto e Vibo Valentia, la Regione del Veneto e gli sponsor, che tutti insieme consentono la realizzazione di questa prestigiosa  iniziativa. Non nascondiamo inoltre l’idea di promuovere, a breve, attività che a livello locale possano coinvolgere la nostra cittadinanza al fine di promuovere ulteriormente la diffusione e la conoscenza del nostro illustre concittadino”, così hanno commentato il sindaco di Mogliano Veneto, Davide Bortolato, e il vice sindaco, assessore alla Cultura, Giorgio Copparoni.

 

Al vincitore, è andato un premio in denaro di 5.000 euro, e a tutti i finalisti un gettone di presenza di 500 euro ciascuno.

“Amministrare una comunità significa rispondere ai bisogni anche più elementari della vita quotidiana, ma anche dare ai concittadini la possibilità di crescere culturalmente e socialmente. La nostra amministrazione per questo è così convinta sostenitrice del Premio Berto, che ci dà la possibilità di valorizzare anno dopo anno il profondo significato delle scelte dello scrittore veneto, ma calabrese di adozione visto che in Calabria decise di restare e di battersi per uno sviluppo sostenibile, libero da retaggi del passato. Il suo impegno e insegnamento è ancora vivo e grazie al Premio lo sarà ancora per molto”, ha commentato il sindaco di Ricadi, Giulia Russo.

 

 

San Marco Group main sponsor dell’evento

Main sponsor del Premio Letterario Giuseppe Berto è stato anche quest’anno San Marco Group Spa.

“Siamo felici di sostenere come main sponsor questo importante progetto letterario a cui siamo legati fin dal suo debutto. Il San Marco Group ha sempre dedicato grande attenzione al territorio, promuovendo e valorizzando il patrimonio artistico e culturale; inoltre, la storia dell’azienda San Marco Group è cominciata proprio qui a Mogliano Veneto ed è per noi naturale continuare a supportare questo evento letterario diventato punto di riferimento a livello nazionale e trampolino di lancio per giovani talenti”, ha commentato Pietro Geremia, Vice Presidente San Marco Group.

 

Il vincitore dell’edizione 2018 e altri talenti

Il Premio, vinto nell’edizione 2018 da Francesco Targhetta con Le vite potenziali (Mondadori), è stato trampolino di lancio per alcuni dei maggiori talenti della letteratura contemporanea, tra cui Paola Capriolo con La grande Eulalia (1988), Michele Mari con Di bestia in bestia (1989), Luca Doninelli con I due fratelli (1990), Paolo Maurensig con La variante di Lüneburg (1993), Francesco Piccolo con Storie di primogeniti e figli unici(1997), Elena Stancanelli con Benzina (1999), Giuseppe Lupo con L’americano di Celenne (2001), Antonia Arslan con La masseria delle allodole (2004), Francesco Pecoraro con Dove credi di andare (2007).

“Come può un manuale di storia per gli studenti del quinto anno di scuola superiore collocare il Ponte di Bassano sul fiume Piave definendolo “simbolo della resistenza sul Piave dopo Caporetto”? Chiedo alla casa editrice Mondadori di procedere immediatamente al ritiro del manuale e al ministero dell’Istruzione e della Ricerca di vigilare meglio nel selezionare i testi che propone/impone ai docenti e alle scuole”.

 

L’assessore all’Istruzione della Regione Veneto, Elena Donazzan, è letteralmente insorta alla segnalazione ricevuta in merito al testo di Vittoria Calvani Storia e Progetto, edito da Mondadori e proposto dal ministero dell’Istruzione tra i libri di testo adottabili per l’insegnamento della storia nel secondo ciclo delle scuole secondarie. La didascalia alla foto del “ponte degli Alpini” colloca il manufatto sul Piave (anziché sul Brenta) e così argomenta: “Dopo Caporetto, divenne il simbolo della resistenza sul Piave, un evento militare eroico che ispirò numerose canzoni”.

 

 

“Chiedo alla casa editrice Mondadori di ritirare subito questo libro – prosegue l’assessore, in procinto di formare la lettera per la casa editrice di Segrate – È bastata una semplice occhiata da parte di alcuni genitori e docenti per rilevare questo ‘svarione’ madornale, oltre alla povertà concettuale e alla confusa sintassi delle informazioni fornite.

 

Sorge immediato il dubbio: quanti altri errori ci sono in un testo destinato a supportare la conoscenza storica del Novecento e a formare la coscienza storica dei nostri ragazzi e lo spirito di consapevolezza di una nazione?

Una casa editrice di rilievo nazionale come Mondadori dovrebbe vigilare meglio sul contenuto dei propri testi scolastici”.

 

 

 

La titolare delle Politiche scolastiche della Regione Veneto invia le proprie rimostranze critica anche al Ministero, che ha inserito il testo in questione nella rosa dei libri consigliati ai collegi dei docenti del quinto anno di scuola superiore, raccomandandone l’adozione per l’intero ciclo quinquennale. “Sinceramente mi fido più della capacità di valutazione e di scelta dei docenti piuttosto che dei libri imposti per obbligo da burocrati ministeriali – commenta Donazzan – Se poi questi testi selezionati dal Ministero sono anche pieni di errori, mi interrogo sul grado di cultura dei funzionari ministeriali. Al ministro dell’Istruzione dico apertamente che forse è meglio ripensare l’intero sistema di selezione e adozione dei testi scolastici e valorizzare il senso di responsabilità dei nostri insegnanti, lasciando a loro il compito di scegliere i manuali o le dispense che ritengono più adeguati”.

Il tema della luce illuminerà la notte bianca

 

Si terrà venerdì prossimo, 7 giugno, la quarta edizione de “La Lunga Notte delle Chiese”, una ‘notte bianca’ che si svolge all’interno dei luoghi di culto e che tra riflessione e spiritualità propone momenti di cultura, arte, musica e teatro.

 

L’iniziativa avrà per la prima volta un tema ufficiale: la luce.

 

“È un’indicazione che offriamo per arricchire il progetto di nuove proposte – ha spiegato Casagrande –, su un aspetto che potrà essere sviluppato nelle sue molteplici sfumature e declinazioni: luce come speranza e presenza di Dio, ma anche luce nell’architettura dei luoghi di culto e non ultimo un progetto di cooperazione con l’Africa, che prevede la raccolta di fondi per portare pannelli fotovoltaici in uno o più luoghi di culto privi di luce. Lasciamo ampia libertà interpretativa e autonomia nell’ideazione degli eventi. La speranza è quella di rendere questo evento ancora più significativo e profondo”.

 

“Patrociniamo questo progetto – ha detto l’assessore alla Cultura – perché rappresenta un’occasione speciale per tutti, religiosi e non, di visitare e di scoprire in modo originale e suggestivo, luoghi di fede importanti anche dal punto di vista storico, architettonico e culturale”.

 

Nata nel 2016 nella Diocesi di Belluno-Feltre per volontà dell’associazione di promozione sociale “BellunoLaNotte”, su ispirazione dell’omonimo format austriaco “Lange Nacht der Kirchen”, l’iniziativa ha registrato una costante crescita di partecipazione e all’edizione di quest’anno hanno aderito oltre 80 diocesi italiane, a cui si aggiungono parrocchie di Brasile, Argentina e Romania. Più di 150 tra  cattedrali, chiese piccole e grandi, cappelle, santuari, monasteri, musei diocesani, apriranno le proprie porte a tante proposte diverse.

 

L’ingresso è gratuito. Maggiori informazioni sono disponibili nella pagina Facebook ufficiale “Lunga Notte delle Chiese” e nel sito, costantemente aggiornato con i programmi che si terranno nei diversi luoghi di culto.

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