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Punicum: dove la storia antica incontra il gusto del mare

4 minuti di lettura

Durante le mie frequenti gite a Santa Marinella, una graziosa cittadina della costa laziale a pochi chilometri a nord di Roma, notavo spesso l’insegna di un locale: Punicum, accompagnata dalla raffigurazione di un melograno.

Quel nome e la mia passione per l’archeologia mi spingevano a chiedermi quale storia vi si nascondesse dietro, mentre la splendida posizione sul litorale stuzzicava il desiderio di provarlo. Due elementi che si univano perfettamente: il fascino antico del luogo e la scoperta di una nuova meta gastronomica vista mare.

Spinto dalla curiosità, ho cercato il ristorante su Internet trovandone il sito web (https://www.punicum.it/). La frase della home page recita: “Il mare nel piatto” — un’espressione davvero indovinata — e prosegue: “Pesce fresco dal Mar Tirreno, servito con passione e tradizione italiana”. Gli ingredienti per stimolare la mia attenzione c’erano davvero tutti.

Così ho deciso di andarci a cena. Alla fine di via Punico, dove la strada finisce proprio sul mare, Punicum è un piccolo ristorante con pochi tavoli situato in una piazzetta in posizione sopraelevata rispetto alla spiaggia sottostante. È forse proprio questa la sua caratteristica più affascinante: un ambiente raccolto ed intimo dove si ascolta il lento e incessante frangersi delle onde sulla riva.

I tavoli sono apparecchiati con raffinatezza e spiccano i sottopiatti con il logo del melograno, realizzato a imitazione di un antico mosaico romano.

Logo Punicum

All’interno, una finestra si apre sull’orizzonte, con il mare che sembra entrare nella sala come un quadro; all’esterno, la terrazza regala una prospettiva ancora più suggestiva. Sul muricciolo che delimita il ristorante, una targa riporta una celebre frase attribuita (forse per la sua nota sensibilità, ma non certa) a Catullo: «Amami quando lo merito meno, perché è quando ne ho più bisogno». Un piccolo dettaglio, forse, ma capace di aggiungere un ulteriore tocco di raffinatezza e di poesia all’atmosfera di questo luogo affacciato sul mare.

Quella che fino a poco tempo fa era una semplice piazzetta adibita a parcheggio, con le auto che ne occupavano lo spazio e contribuivano a compromettere la bellezza del paesaggio, oggi ha cambiato volto. Punicum l’ha trasformata in un piccolo gioiellino che valorizza il luogo e contribuisce al decoro e alla bellezza di Santa Marinella.

Perché Punicum? Non è un nome scelto a caso: Punicum era infatti l’antico insediamento romano ed etrusco segnalato anche sulla Tavola Peutingeriana, la celebre mappa degli itinerari dell’Impero. Il nome rimanda anche al melograno (dal latino malum punicum, ovvero “mela punica”), un frutto giunto a noi nell’antichità attraverso i fiorenti scambi commerciali tra Etruschi, Fenici e Cartaginesi. La tradizione vuole che proprio su questa costa, antico sbocco a mare della vicina città etrusca di Caere (Cerveteri), sia arrivato il primo albero di melograno dalla Tunisia.1

Il menu è accattivante. Quella di Punicum, a mio giudizio, è una cucina di mare eccellente: raffinata, ricercata e semplice al contempo, capace di esaltare la freschezza del pescato attraverso piatti eleganti, equilibrati e ricchi di sapore. Il tutto accompagnato da un’ottima selezione di vini anche laziali.

Il servizio è curato da un personale giovane, professionale ed empatico. Ma è grazie alla lunga esperienza dello chef Stefano, capace di realizzare piatti raffinati e ricchi di carattere, che questo luogo acquista una sua particolare identità. A questa esperienza si uniscono l’intraprendenza la passione e la sensibilità di Valentina e Massimiliano, che hanno saputo dare forma a un progetto originale e ambizioso. Insieme, unendo competenza, creatività e sensibilità, rendono Punicum un luogo davvero magico.

Poi la sera il ristorante acquista una suggestione particolare. Quando il sole comincia a scendere, il cielo e l’acqua si accendono di sfumature cangianti e il tramonto diventa parte integrante della cena. Con il sopraggiungere della notte, la terrazza si trasforma in un osservatorio naturale sul mare oscuro: le stelle punteggiano il cielo e, quando la luna fa la sua apparizione, regala ogni volta uno spettacolo diverso, ora bianca e luminosa, ora velata di riflessi rossi, mentre riflette sulla superficie del mare la sua luce tremola. Qui il mare non fa semplicemente da sfondo: è protagonista dell’esperienza.

L’antica località di Punicum come dicevo è anche menzionata nella “Tabula Peutingeriana”2 e identificata con l’odierna Santa Marinella. I tanti ritrovamenti affiorati su questo litorale — dai reperti delle antiche villae maritimae, tra cui la nota Villa delle Grottacce, alle peschiere romane, fino ai preziosi reperti subacquei conservati oggi nel Museo del Mare e della Navigazione Antica nel vicino Castello di Santa Severa -che vale assolutamente la pena visitare – (https://www.castellodisantasevera.it/museo-del-mare-e-della-navigazione-antica/) e, poco a nord, Castrum Novum, fondata sembra nel 264 aC (e tutt’oggi oggetto di continue ricerche archeologiche), testimoniano quanto quest’area sia stata per secoli un vero crocevia del Mediterraneo.

Santa Marinella e la costa circostante custodiscono un patrimonio straordinario, una preziosa testimonianza di un passato che, ancora oggi, riaffiora nei resti, nei paesaggi e nelle tracce archeologiche che ne raccontano la storia. Un patrimonio di grande valore storico e archeologico, che appartiene alla memoria e alla cultura di tutti e che merita di essere conosciuto, tutelato e valorizzato. Mi auguro, quindi, che possano proseguire gli scavi, le ricerche e gli studi, affinché ciò che ancora resta da scoprire possa restituirci nuove pagine della nostra storia antica così da trasmetterlo alle generazioni future.

Ed è quando si è rapiti da questo spettacolo che la mente vola a duemila anni fa, quando questo tratto di costa brulicava di vita. Lasciando libera l’immaginazione, sembra quasi di poter udire il vociare dei pescatori e intravedere, nella penombra della sera, le fiaccole che illuminavano gli antichi approdi; e ancora, assistere al continuo viavai delle operazioni di carico e scarico delle grandi anfore colme di vino, di olio e anche del famoso garum,3 dalle navi ancorate in rada.

È notte fonda ormai eppure è difficile decidere di andare via. Punicum è davvero un luogo magico, capace di trasformare una cena eccellente in un viaggio suggestivo nel nostro antico passato.

  1. “Il nome di Genere Punica deriva dal nome romano della regione geografica costiera della Tunisia e della omonima popolazione, altrimenti chiamata cartaginese (popolazione di estrazione fenicia che colonizzò quel territorio nel VI a.C.); le piante furono così nominate perché a Roma i melograni giunsero da quella regione” –
    Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Punica_granatum ↩︎
  2. “La Tabula Peutingeriana è una copia del XII-XIII secolo di un’antica mappa romana che riporta le vie militari dell’Impero romano, in più parti annerita e difficilmente leggibile. È conservata presso la Hofbibliothek di Vienna, in Austria, e per ciò è detta anche Codex Vindobonensis. Se ne conserva una copia in bianco e nero negli archivi della cartothèque de l’IGN (Institut géographique national), a Parigi ed un’altra presso il museo sotterraneo dell’Arena di Pola in Istria. La sua datazione e la sua provenienza sono tutt’oggi dibattute.”
    Fonte: https://www.romanoimpero.com/2020/08/tavola-peutingeriana.html ↩︎
  3. Il garum è una salsa  liquida di interiora di pesce e pesce salato che gli antichi Romani aggiungevano come condimento… Nel 2025, un gruppo di archeologi e genetisti ha scoperto la vera ricetta del garum iberico grazie allo studio del DNA di resti di pesce trovati in un sito romano in Galizia e nel nord-ovest della Spagna” 
    Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Garum ↩︎

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