Un’opera frutto dell’ingegno e della creatività umana si può leggere e raccontare in molti modi. Si può contestualizzare nel periodo storico in cui è nata, oppure si possono cercare spunti nella vicenda privata e sociale del suo autore, muovendosi tra storia dell’arte e aneddotica.
Il critico esperto, da parte sua, può lasciarsi attrarre dai contenuti, descrivendo in modo analitico e simbolico ciò che è visibile a tutti. Ma la vera critica non può fermarsi alla superficie: deve indagare la forma, la struttura, il linguaggio della rappresentazione. Spesso gli aspetti formali sono persino più rivelatori dei contenuti stessi; sono essi a veicolare ciò che l’artista desidera tramandarci. Non solo la sua impronta individuale nella storia, ma il valore dirompente della novità. Senza novità, infatti, non c’è vera invenzione, ma soltanto maniera.
Guardare la realtà con lo sguardo dell’artista è un privilegio di pochi, eppure potrebbe rappresentare una chiave di comprensione obiettiva: mai neutrale, ma sempre consapevole. È qui che lo sguardo sul mondo assume un profondo significato etico. Ci mette in contatto con quello straordinario in cui ci imbattiamo ogni giorno senza rendercene conto.
Questa meraviglia, tuttavia, si realizza solo quando riusciamo a bucare lo schermo dietro cui ci difendiamo. Troppo spesso viviamo in un “corpo automatico” che sembra non appartenerci più, diretto e dominato dalle pretese e dai bisogni altrui; un ingranaggio che ci impone di occuparci, per sopravvivere, di cose che non ci riguardano né ci interessano, generandoci un acuto e costante senso di rifiuto.
Se però alleniamo lo sguardo a cogliere i diversi orizzonti che la realtà ci offre, riusciamo a recuperare quell’incanto che appartiene ai poeti. Questa dimensione poetica della realtà — capaci di farci scorgere l’arte nel quotidiano — ci dona una attitudine speciale: il distacco partecipante. Uno stato d’animo che ci permette di vivere il mondo senza lasciarci opprimere o sopraffare.
È proprio questo l’esercizio a cui l’arte ci invita: un percorso che ci riscatta dal cinismo e dall’indifferenza per condurci verso l’armonia della contemplazione e della meraviglia. Perché, in fondo, si è davvero svegli solo quando si trova il coraggio di uscire dai propri sogni.
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