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Il veleno dell’invidia

Il veleno dell'invidia appare come un distillato che innesca odio e vendetta, poi tutto divampa fino alla linea di mezzeria che divide la carreggiata in due diverse corsie, la vita e la morte.   Un triangolo all'apparenza

Il veleno dell’invidia appare come un distillato che innesca odio e vendetta, poi tutto divampa fino alla linea di mezzeria che divide la carreggiata in due diverse corsie, la vita e la morte.

 

Un triangolo all’apparenza realizzato e tenue, Eleonora, Daniele e Antonio, una convivenza che parte a due in versione maschile, con la fanciulla a fare da capolino ma che diventa sempre più presente, fino a che qualcosa si rompe, si sgretola e il terreno frana fino a divenire astioso, vulcanico.

 

Eleonora che decide di stabilirsi da Daniele e Antonio che rigurgita subito malessere fino a sentirsi abbandonato e tradito, e qui il copione cambia diametralmente, rancori e messaggi, desideri di vendetta e impulsi al vetriolo, chat, post che inneggiano a desideri non propriamente idilliaci.

 

La grande rabbia nel sentirsi ai margini al cospetto della felicita’ altrui che ora va annientata, distrutta, rubata.

Perché punire la felicità può liberare Antonio, anche se per pochi istanti, nella sua lucida, macabra follia, e allora la premeditazione e la preparazione del delitto maniacale diventano per il ventunenne, solitario con trascorsi da chierichetto, ragione di vita.

 

Fino allo scempio di lunedì 21 settembre, con una macabra ritualità complice anche una copia di chiavi che aveva ancora in possesso.

Poi la fuga con il cappuccio, l’arresto e l’inevitabile confessione.

 

Instacult di Mauro Lama

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