Tratto da una storia vera, il film narra della vita di un uomo che finge di essere un sicario, fino a quando si innamora di una donna che vuole il marito morto
Si chiama Gary (Glen Powell) e insegna psicologia all’Università di New Orleans, Louisiana. Una vita garbata e dal profilo mansueto, vive da solo con la passione dei gatti e nel tempo libero collabora con la polizia quando un giorno gli viene proposto di sostituire un poliziotto (Austin Amelio), sospeso dal suo incarico. Gary da ora è Ron, un killer di professione con il compito speciale di arrestare potenziale assassini preventivamente, prima che commettano azioni criminali.
La regia di Richard Linklater, che si porta a spasso la vera storia di Gary Johnson, professore e collaboratore di polizia, nonché reduce del Vietnam, si muove abilmente tra morte e storia d’amore, fuori da un normale cliché, assumendo fin dagli albori connotati eccentrici e godibilissimi, pur se, ed è il caso di ribadirlo, il contraltare drammatico amoroso regna sovrano nella storia, quasi a volerci far salire su su di un’amaca dolce ma al contempo pericolosa.
La bellissima Madison (Adria Arjona), perfetta dark lady che scompagina ogni cosa, divide in due il film e lo trasforma immediatamente sin dal primissimo frame, quasi a volersi impossessare d’ufficio del destino della pellicola, in ogni caso ben avvinghiata alla narrativa spicciola che contiene emozioni e colpi di scena, azioni e divertimento, percorrendo una line up ad alto tasso di imprevedibilità.
Acclamato alla Mostra del cinema di Venezia del 2023, pur se fuori concorso, Hit Man si rivela un film curioso, composto da una linearità narrativa efficace e dinamica che rovista in una tavolozza che arride al noir e alla commedia romantica, senza eccedere mai in nessun genere, scegliendo alla fine l’equidistanza come tratto distintivo.
Photo Credit by GQ
Intravisti per voi di Muro Lama
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