A sette giorni dal ritrovamento di Giulia, in un momento di dolore collettivo, non si placano le strumentalizzazioni.
A una settimana scarsa del triste epilogo per Giulia Cecchettin, non si placano pareri, dichiarazioni, urla di piazza, imperative accuse di genere, come tantomeno si placano scuse non dovute, prese di coscienza che ben oltre vanno alla ricerca di cause e verità sull’oramai assodato tema del femminicidio.
Ci apprestiamo a celebrare, sabato 25 novembre, la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle Donne”. Ci arriviamo con numeri più alti dello scorso anno e ancora sconvolti dall’efferato delitto compiuto da Filippo Turetta che, ironia della sorte, rientrerà in Patria proprio quel giorno.
I fatti, gli audio, le poche immagini disponibili sono già stati visti e rivisti e abbiamo proferito verbo in ogni modo ci sia stato reso possibile. Abbiamo sdoganato l’odio di genere, generalizzato, verso i maschi patriarcali o, tanto più, verso i maschi, in generale. Tutti colpevoli. Di cosa?
Nessuno, nessuno e nessuno, però, ha mai chiamato in causa uno dei più grossi mali della nostra società, oramai da decenni. Nel 1986, Sir Bob Geldof pubblicò il singolo “The Great Song of the Indifference” (la Grande Canzone dell’Indifferenza), una ballata dai toni scozzesi, nella quale si denunciava l’indifferenza dei più nei confronti delle piaghe più scabrose che affliggono i Continenti.
Trentasette anni dopo non è ancora stata capita, l’importanza peculiare è incolpare qualcuno, qualche “genere”, qualche etnia, qualche categoria. Generalizzando.
Mai che ci si sia fatto un esame di coscienza, come acclamato in questi giorni, per chiedersi “Ma io, cosa potrei fare per evitare queste situazioni o queste tragedie?”
No, l’importante è urlare la colpa a qualcuno, quando ben sappiamo che il colpevole, per questo efferato delitto, è esclusivamente uno.
Dissentirete, starete pensando che la società è marcia, che i valori non vengono trasmessi ai figli, che qualcosa si poteva fare.
Bene, facciamolo. Facciamolo, perché posso dirvi che molte volte, le urla domestiche non vengono ascoltate, vengono ignorate perché “mamma mia senti che roba” e poi il nulla, posso dirvi che “ma no, dai non credo proprio sia stata trattata così, starà esagerando nei racconti, povera donna depressa”.
Posso dirvi “Ma signora, vada via di casa” senza avere un posto dove andare.
Posso dirvi che gli amici spariscono quando ti trovano tumefatta e con 12 costole rotte, senza fiato, perché prendersi carico delle situazioni degli altri è difficile.
Posso dirvi che “Eh figlio, cosa vuoi farci, tieni duro, chissà si sistemino”.
Posso ancora dirvi che il rumore della testa di una mamma schiantata sul muro è sordo e cupo, che le parole di una suocera “Non gridare, che ti sentono” fanno male e che il rumore di una costola che si rompe per togliere un marito dal collo della moglie è un dolore intenso, non rumore.
E potrei continuare, sino a dirvi che entrare in casa e trovar una mamma esanime in bagno, con la testa contro il termosifone, seguendo una scia di capelli strappati, per i quali ci era stata trascinata è qualcosa che segna ed insegna. Insegna qualcosa anche sentire uno che sbuca dal buio e dice “Si è inciampata”.
Insegna che non è possibile che, in una zona residenziale, alle sei di sera, nessuno possa aver sentito nulla. Insegna che tu, uomo che sei, puoi incazzarti, puoi discutere, puoi imprecare ma non puoi essere violento. Insegna soprattutto che devi aiutare. Anche fuori dal tuo giardinetto. Anche fuori dalla tua famiglia. Insegna che tu non sei solo uomo, ma essere umano, che hai una coscienza e che ogni persona che potresti aiutare, la devi aiutare. E questo vale per tutti, siate voi la vicina di casa, la confidente, la conoscente di chi subisce violenze o vessazioni psicologiche.
Perché l’indifferenza fa male. L’indifferenza uccide, il giudizio postumo conta ben poco, come stiamo ben imparando omicidio dopo omicidio, femminicidio dopo femminicidio.
E mi spiace, la quasi totalità di noi non se la sente di chiedere scusa a nessuno.
Di mio, preferisco portare testimonianze vissute e preferisco soltanto ribadire che è troppo facile giudicare e sentenziare quando le tragedie capitano agli altri. Fidatevi di chi ha avuto la fortuna di salvarsi e salvare almeno una Donna: non siate mai e mai indifferenti. Non siate mai Dio nei giudizi, non siate mai giudici, nelle sentenze, se state fuori dal tribunale e non indossate la toga.
Non abbiate poi fretta e fame di vendetta. Il karma esiste e agisce. La rabbia fa male porta a nulla.
Alcuni amici in cui confidavi, scoprono che la loro indifferenza può farli vergognare.
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