Italian flag
Memorial Francesca Rago

Giosuè e la Luna

4 minuti di lettura

Con questo racconto, vi porteremo tra i pensieri dei giovanissimi studenti dell’Istituto Comprensivo di Casier in gara al Memorial Francesca Rago. Il concorso è dedicato alla studentessa di 18 anni travolta nel febbraio del 2014 da un furgone mentre attraversava la strada nelle strisce pedonali. Esso ha visto impegnati gli studenti delle classi seconde e terze Antonio Vivaldi dell’Istituto Comprensivo Statale di Casier. Una formula vincente iniziata lo scorso anno e che è proseguita anche per questa seconda edizione: i temi dei ragazzi, infatti, in prima battuta sono stati valutati dagli stessi compagni di classe, che hanno scelto quali inviare alla giuria del premio principale per la valutazione finale. Tutti i temi hanno appassionato i giurati per la proprietà del linguaggio, l’originalità e il coraggio di mettere a nudo la propria anima di questi giovani talenti in erba.

Giosuè era un bambino di quasi 9 anni in quell’aprile del 1983. Di origine ebraica, era rimasto orfano di madre da quando aveva 6 anni e da quel momento il padre, un povero pescatore che lavorava sulle sponde a sud della Turchia, dove vivevano, cercava di soffocare il dolore nell’alcol.

Quanti giorni Giosuè lo vedeva in cucina, mezzo ubriaco con una bottiglia in mano che imprecava e tirava pugni sul tavolo.
Da quando aveva iniziato a frequentare, anche se raramente, la scuola, tre anni prima, le cose andavano anche peggio: i suoi compagni lo deridevano e lo emarginavano per la sua povertà e per le sue origini.

Ormai lui stava quasi tutto il giorno in camera, rannicchiato sul letto malconcio assieme al suo orsacchiotto, che gli avevano regalato la mamma e il papà da piccolo.
Una sera il padre si era arrabbiato con Giosuè e urlava più del solito. Egli e suo figlio non andavano molto d’accordo, lui era sempre scorbutico e non prestava molte attenzioni a Giosuè, che stanco di sentire le urla del padre, quella sera decise di scappare di casa; si abbandonò alle sue gambe e al suo fiato finché non raggiunse una collina appena fuori del piccolo paesino. Si arrampicò su un albero e si mise a piangere, sentiva le urla del padre che chiamava invano il suo nome.

Dopo un po’ aprì gli occhi, lucidi come due piatti d’argento appena lavati. Davanti a lui fluttuava nel cielo una grande palla argentata: la Luna.
Giosuè non l’aveva mai vista. La fissò per un po’ di tempo: dieci minuti, circa, impassibile. Quei grandi buchi che lo osservavano avevano come un effetto ipnotico su di lui. Se ne innamorò subito, non riusciva più a piangere, anzi quasi sorrideva a quella sfera grigia che risplendeva nel cielo.

“Perché non posso avere una vita normale come tutti gli altri?” chiese all’unica cosa che lo ascoltava in quel momento, forse.
Stanco, affamato e un po’ più sereno tornò a casa. Aprì piano piano la porta, cercando di fare più silenzio possibile, ma di suo padre neanche l’ombra. Quindi andò in camera sua e si infilò a letto.

Passò la notte a pensare a quello strano, ma spettacolare incontro e a suo padre.
Il mattino seguente l’uomo era tornato a casa. Aveva gli occhi rossi, segno che aveva pianto, e forse per la prima volta aveva pianto per lui.
Giosuè trascorse il giorno ad aspettare la Luna e lei la sera era sempre lì, come ad aspettarlo.
Le parlò e la osservò come il giorno prima, non riusciva più a piangere. Notò però una cosa: non era più una sfera perfetta, ma le mancava un pezzetto, come le avessero tagliato una parte del corpo. Voleva forse qualcuno rubare la sua Luna?
Tornato a casa non riusciva a prendere sonno, pensava e ripensava a ciò a cui aveva assistito, incapace di darsi spiegazioni.
Da quella sera vide ogni giorno sempre di più la sua luna scomparire, non voleva che se ne andasse, era l’unica cosa con cui parlava, giocava… e qualcuno gliela stava rubando! Ormai non parlava quasi più con la Luna, la stava ad osservare mentre sempre di più scompariva, nel silenzio. Ogni tanto, da lontano, il padre lo vedeva, ma non faceva niente. Un giovedì, 4 giorni prima della Pasqua, Giosuè si ammalò gravemente. Stava tutto il giorno a letto, quasi paralizzato, con dolori in tutto il corpo. Ripensava ai momenti più belli della sua vita stretto al suo orsacchiotto. Pensò molto alla Luna, a quanto lei lo aveva ascoltato, paziente, e quanto lui fosse stato sempre più diffidente.
Venerdì si sentì ancora peggio rispetto al giorno precedete, respirava a fatica e gli veniva da vomitare. Chiese al papà di portarlo a vedere la Luna. Egli acconsentì; non aveva abbastanza soldi per permettersi le cure mediche necessarie al figlio, perciò voleva rendere i suoi ultimi giorni di vita speciali.

Arrivato sulla collina posò Giosuè sull’erba e si allontanò con le lacrime agli occhi. Forse anche sua mamma lo stava guardando da lassù. La Luna ormai era ridotta ad un piccolo spicchio; faceva freddo e Giosuè si rannicchiò sull’erba.
Dopo un po’ di tempo chiuse gli occhi. Li riaprì solo la notte di un giorno, non sapeva che giorno fosse. Vide sua madre, in un luogo sconosciuto. Sua madre? Incredulo e con le lacrime agli occhi corse da lei e si strinsero in un caloroso abbraccio. Ella le sussurrò all’orecchio: “Buona Pasqua, figliolo”.

Ancora stretto nell’abbraccio, alzò gli occhi al cielo. Un’enorme Luna piena era sopra le loro teste e a Giosuè sembrava di poterla toccare con le dita.
Dopo un po’ di tempo, stretto a sua madre con le lacrime agli occhi, finalmente capì.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
Memorial Francesca RagoSlide-main

Memorial Rago: il tema di Margherita Cernaz (2ª B)

3 minuti di lettura
Oggi vi portiamo tra i pensieri dei giovanissimi studenti dell’Istituto Comprensivo di Casier. Fin da quando nasciamo, tutti noi veniamo messi a…
Memorial Francesca Rago

Memorial Rago: il tema di Angelo Sotiri (3ª A)

3 minuti di lettura
Oggi vi portiamo tra i pensieri dei giovanissimi studenti dell’Istituto Comprensivo di Casier. Solitamente la vita ci pone davanti diversi episodi, facili…
Memorial Francesca Rago

"O luna perché tu piangi"

6 minuti di lettura
Con questo racconto, vi porteremo tra i pensieri dei giovanissimi studenti dell’Istituto Comprensivo di Casier in gara al Memorial Francesca Rago. Il concorso…