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Memorial Francesca Rago

“O luna perché tu piangi”

6 minuti di lettura

Con questo racconto, vi porteremo tra i pensieri dei giovanissimi studenti dell’Istituto Comprensivo di Casier in gara al Memorial Francesca Rago. Il concorso è dedicato alla studentessa di 18 anni travolta nel febbraio del 2014 da un furgone mentre attraversava la strada nelle strisce pedonali. Esso ha visto impegnati gli studenti delle classi seconde e terze Antonio Vivaldi dell’Istituto Comprensivo Statale di Casier. Una formula vincente iniziata lo scorso anno e che è proseguita anche per questa seconda edizione: i temi dei ragazzi, infatti, in prima battuta sono stati valutati dagli stessi compagni di classe, che hanno scelto quali inviare alla giuria del premio principale per la valutazione finale. Tutti i temi hanno appassionato i giurati per la proprietà del linguaggio, l’originalità e il coraggio di mettere a nudo la propria anima di questi giovani talenti in erba.

“Nonno, potresti leggerci una favola della buona notte per favore?”
“Va bene! Però solo una, perché se no, rischio di prendere sonno anch’io.”
“Allora vediamo cosa posso leggervi; ecco qua! “O luna perché tu piangi”, l’avete mai sentita?”
“No!”
“Bene allora inizio…”
Era un bel giorno, ed Orben viaggiava in una galassia allora sconosciuta. Il buio dipingeva lo sfondo di un nero carbone con qualche puntino di luce che dava quel tocco di colore, Orben tremava, la sua pelle era piena di brividi irrefrenabili e faceva nuvolette con la bocca.
Ad un tratto rimase a bocca aperta nel vedere una grandissima palla gialla che emanava calore. Era aggirata da altre sfere variopinte, una addirittura con un anello attorno, poi guardò un po’ più vicino al globo incandescente e notò un piccolo solitario punto bianco e poco luminescente, Orben decise di avvicinarsi sempre più alla sfera, man mano che si avvicinava si presentava più irregolare, fino a lasciar scorgere una sagoma quasi umana che sembrava abitare in quella massa deformata. Orben l’aveva guardata per almeno una dozzina di minuti prima che la ragazza brillante si accorgesse di lui. Era un’incantevole fanciulla dai capelli biondi, portava degli orecchini a mezza l’una d’oro, i lineamenti delicati, gli occhi verdi quasi color giada e indossava un vestito bianco abbinato a dei pantaloni, che si allargavano man mano che si avvicinavano al tallone ed erano altrettanto bianchi ma con qualche sfumatura di grigio chiaro.
Sembrava però che qualcosa la turbasse, perché il suo candido viso era immerso in una strage di lacrime argentee, Orben a quella straziante scena si fece un po ‘di coraggio e decise di avvicinarsi e parlarle.

“Mi scusi bella fanciulla perché lei piange?”
“Sono triste perché il mio padre Sole mi ha sgridato e m’ha lasciato sola.”
“Mi spiace! Ma potrei sapere perché il tuo padre Sole ti ha sgridato?” e dopo che si asciugò con un fazzoletto il viso lacrimante disse “Io vengo da una stirpe molto antica e noi siamo l’ultima generazione rimasta, mio padre, da quando ha perso mia madre, non è più lo stesso, non mangia e non dorme, si sta indebolendo e perché non vuole farsi vedere in quello stato, vuole che ognuno di noi fratelli e sorelle uscissero da casa o si trovassero un coniuge. Siccome io sono la più piccola, non riesco a non rimanerci male per lui, non riuscendo a trovare un marito lui si è arrabbiato con me e adesso mi ritrovo qua da sola a piangere aspettando che accada qualcosa.

“Ma dimmi straniero come ti chiami?”
“Il mio illustre nome deriva da una famiglia ormai decimata in una guerra, io sono riuscito a fuggire, mi chiamo Orben, arrivo direttamente dalla dinastia degli Orbe.”
“Allora mi ritengo molto fortunata a parlare con una persona così importante, considerata un fantasma come voi, comunque io mi chiamo Luna.”
“Si, ma io vago da ormai mesi e chiederei un po’ di cibo” si inginocchiò e disse “Abbiate pietà di me”.

La donzella incantevole fu talmente generosa da portare Orben di persona da suo padre Sole.
La casa era incandescente ma spettacolare, tappezzata di diamanti forgiati da uno dei fratelli di Luna e con le colonne contornate da varie rifiniture tanto è vero che sembravano nello stile corinzio. Entrati nella reggia la ragazza chiese al padre se avesse avanzato qualche leccornia dal banchetto di famiglia per il matrimonio di Nettuno. In un primo momento il signor Sole non era entusiasta di questa notizia, ma dopo qualche insistenza di Luna, Orben riuscì a mettere sotto i denti una fetta di focaccia con un po ‘ di formaggio spalmabile dentro.
Poco dopo vidi Luna che parlava a suo padre Sole di come ci conoscemmo, accennò una alzata di sopracciglio e mi guardò male.
Lui si sentì abbastanza a disagio ma non lo dimostrò. Più tardi, quando ormai erano le otto di sera, e Orben aveva terminato la sua cena, Sole lo guardò e si rivolse a lui cordialmente.
“Vieni con me.” Il ragazzo non fece altro che seguirlo, intanto Luna lo guardò preoccupata vedendo che stava gocciolando un po’ di sudore.

“Senti ragazzo, perché tu hai osato venire nel nostro regno? E perché sei proprio andato da figlia Luna?”

“Io non ho osato niente, semplicemente ho visto il vostro incantevole palazzo e quando mi sono avvicinato ho visto sua figlia in lacrime e sono andato da lei.”
“E perché piangeva?”
“Per colpa sua che l’ha cacciata di casa.”

“Baggianate! Lei sta benissimo! Semplicemente non ha trovato ancora un marito, tutto qua!” “No, me lo ha detto lei in persona!” e sempre più arrabbiato Sole intervenne “Abbassa la voce ragazzino! La chiameremo e vedremo chi ha ragione.” Dopo qualche minuto entrò Luna che era stata fatta chiamare.

“Allora figliola, è vero che tu piangi per colpa mia?”
“Sì “ rispose balbettando “A si? E perché non me l’hai detto prima?”

“Non volevo che ti rimanesse questo pensiero per la testa.”
“Allora Scusami per la mia assenza ma ero oppresso dal pensiero della mamma, ma ora non pensiamoci più”
“A proposito, tu ragazzo dove vuoi dormire?”
“Non saprei.”
“Può dormire con me. Il mio letto tiene almeno una decina di persone” rispose Luna “Sei sicura?” risposero Sole e Orben in coro.
“Sì!” rispose decisa. Così lo accompagnò nella sua stanza.

Dopo che si sdraiarono a letto Orben chiese a Luna perché si fosse fidata talmente tanto di lui da addirittura dormire insieme, ma non rispose.
Quindi lui non seppe come comportarsi e chiuse gli occhi, qualche ora dopo si svegliò di nuovo perché Luna era abbracciato su di lui come se fosse un peluche.

E quando riuscì sul serio a prendere sonno un sogno incombette su di lui: c’era Luna che gli stava parlando, lui era mezzo addormentato quindi capiva a pezzi, riuscì a sentire che aveva detto di piacerle ed era stato molto galante nel proteggerla da suo padre che voleva sapere a tutti i costi perché piangeva. E dopo questo si avvicinarono, Luna lo baciò provando amore e lui lo stesso reciprocamente.

Ma la cosa strana è che dopo il sonno, aprì di colpo gli occhi e si ritrovò davanti a Luna, lei lo guardò incantata, successivamente ripresero a dormire.
Il giorno dopo Luna spiegò che lei ha la facoltà di entrare nei sogni e modificarli. Orben rimase confuso, Luna ebbe paura che non potesse giudicarla bene.

Uscirono dalla stanza Orben le disse che anche lei gli piaceva e si scambiarono un nuovo bacio che emanò un bagliore di luce.
Quando tutti e due aprirono gli occhi e si incamminarono verso il palazzo di Sole videro che di fianco alla Luna c’era un nuovo pianeta che Orben soprannominò Terra.

Passarono per le regali vie del palazzo e dovettero aspettare che Sole si svegliasse. “Chi è che mi disturba nel sonno?”
“Siamo noi padre.”
“E che cosa vi porta di nuovo da me?”

“Vorremmo chiedere il matrimonio così padre sarai orgoglioso di me” “Sul serio! E cosa ti ha spinto a prendere questa scelta?” “L’amore!”
“Ok, allora questa sera procederemo con un banchetto e poi un galà.”

Quindi Luna si andò a cambiare mentre Sole disse a Orben di seguirlo, gli mostrò un enorme guardaroba “Puoi scegliere quello che desideri.”
“Davvero! Ma perché fa questo?”
“Perché tu sei la prima persona che l’ha fatta stare meglio dopo la morte di sua madre e quindi hai un dono ed è il minimo che ti vesti bene per questo evento importante”.

Orben fissò il guardaroba frugando cosa potesse andargli bene e rimase incantato da un vestito verde e azzurro simile al pianeta affianco alla Luna “Questo è perfetto!”
“Sicuro, ce ne sono di più eleganti” “No! Va benissimo così, sarebbe un peccato rovinare l’idea di come sono arrivato qui, cioè da povero, e direi che questo vestito non è né troppo elegante né troppo rustico.”

“Ok allora preparati per questa sera”.

Arrivata la sera iniziarono i ricevimenti degli ospiti, si sedettero tutti a tavola, Sole si alzò con il calice di vino proteso in avanti per brindare alla coppia, poi si sedette e il sacerdote, cioè uno dei fratelli di Luna, fece scambiare le fedi ai due amanti. Dopo che si baciarono, come tradizione vuole, i due, uno alla volta, lessero un discorso a testimonianza del perché si volevano così tanto bene. Finito il banchetto attaccarono la musica, Sole guardava tutte le coppie e non, che ballavano attorno a lui, tutti, compresi gli innamorati che giravano in tondo in un valzer senza fine.

Così da quel giorno la Luna gira intorno alla Terra come in un’elegante danza perpetua. “Piaciuta la favola?”
“Si moltissimo! Grazie nonno sei sempre il migliore! Ma perché hai scelto questa favola?” “Perché sapevo che a causa della copertina così semplice non vi sareste mai entusiasmati e incuriositi.”

“In effetti non l’avevamo mai letta. Notte nonno.” “Notte nipotini miei”.

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