Sabato 14 e domenica 15 ottobre sono tornate per la dodicesima edizione le Giornate FAI d’Autunno e noi abbiamo visitato 2 luoghi desueti e forieri di bellezza e storia, come del resto il FAI in tutti questi anni ci ha abituato.
Antica Abbazia Benedettina di Santa Bona.
La prima tappa è fissata in quel di Vidor, comune tra Valdobbiadene e Farra di Soligo, con l’Antica Abbazia Benedettina di Santa Bona, che si inerpica come data di costruzione intorno al 1106. Tantissima gente in coda stretta in piumini e giacche a vento visto il primo freddo previsto puntualmente arrivato, desiderosa di entrare per incontrare bellezza e cultura.
L’Abbazia ci accoglie austera e severa, mitigata dal servizio d’ordine dei volontari Fai che, come da par loro, dimostrando la consueta organizzazione e gentilezza ci dispongono in gruppi a disposizione dei narratori, ineccepibili e preparatissimi, ma questo è un marchio di fabbrica del FAI.
L’Abbazia Benedettina di Santa Bona, oggi di proprietà dei Conti Da Sacco diventa subito immersIva con la visita alla chiesa di stile romanico e due altari laterali dedicati a S. Benedetto e a S. Girolamo, con un affresco che rappresenta San Cristoforo patrono dei traghettatori, che ci rimanda immediatamente alla posizione strategica del luogo, meta di continui pellegrinaggi. Il chiostro, che si svela in tutta la sua bellezza si presenta a pianta quadra con sei colonne per lato e ben tre d’angolo. All’interno il refettorio è austero quanto basta se si pensa che i religiosi dell’epoca erano soliti consumare pasti frugali in assoluto silenzio, ascoltando i testi sacri che solo uno di loro recitava a gran voce.
Lo splendido giardino, la storia e la suggestione ci congedano piacevolmente mentre noi siamo pronti per la seconda escursione con il sole che finalmente, seppur tiepido è tornato a risplendere.

Ca’ Spinè
Il tempo di risalire in auto e la prossima destinazione appare già“mappata“, si va verso Oderzo a visitare un’altra splendida chicca. Ca’Spinè, villa costruita fra la metà e la fine del 500 dai Loredan-Gritti, ramo della storica famiglia veneziana.
Sono quasi le cinque di sera e in piena zona Cesarini entriamo piacevolmente accolti come di consueto dai volontari Fai, i quali dopo averci illuminato gradevolmente illustrandoci la storia del Fondo Ambiente Italiano ci “consegnano“ ai narratori di turno che con la consueta maestria ci avvicinano al sito, alla genesi della Villa.
Che oggi si presenta di ridotte proporzioni, se si pensa facesse parte di un complesso molto più esteso, con una lunga barchessa, oggi scomparsa, abbarbicata verso ovest. L’architettura evidenzia immediatamente un modulo quattro-cinquecentesco che si ispira alla tradizione veneziana e alla tecnica di Sebastiano Serlio.
Di grande rilievo gli affreschi delle stanze, restaurati nel 1971 e tornati in auge tanto da essere segnalati nei Cataloghi delle Ville Venete. L’origine degli affreschi, rivelata da Matteo Biffis andrebbe attribuita a tre noti artisti fiamminghi. Questa importante scoperta ha successivamente permesso di “leggere in tutta lo loro interezza“ le allegorie dei dipinti.

L’imbrunire incipiente arriva con i saluti al FAI e a tutti i volontari che ci hanno permesso di fruire di cotanta bellezza.
É ora di tornare, negli occhi ancora lo stupore dei luoghi e nel cuore la voglia del prossimo appuntamento con il FAI, in primavera questa volta. Anche se è giusto godere del presente, che oggi è delizia e conforto.
Piacevole respiro.
Instacult di Mauro Lama
Credits Photo by -. FAI
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