Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita
Prima di proseguire adesso nell’analisi e la presentazione degli altri personaggi voglio presentare una persona apparentemente normale, ma che col suo gesto estremo compiuto nei riguardi di un’altra persona, è diventata speciale, un vero eroe, la cui figura con merito va riposta fra i personaggi illustri di Mogliano e meritevoli di essere ricordati. E invece, purtroppo questa persona credo sia stata dimenticata e la sua memoria è caduta nel dimenticatoio da parte dei rappresentanti delle istituzioni moglianesi.
L’eroismo
Eroismo non è soltanto il valoroso gesto del soldato che in battaglia o in guerra immola la sua vita per amore della propria patria. Eroico può essere anche un gesto in apparenza molto semplice, spesso neppure eclatante, compiuto con slancio in soccorso di un proprio simile che in quel momento si trova in condizione di gravissima difficoltà o addirittura in pericolo di vita, rischiando la propria.
Il gesto compiuto da Gianni Ceolin qualche anno fa in Arabia Saudita sul posto di lavoro nei confronti di un suo collega indiano, ha tutte le caratteristiche dell’atto eroico, compiuto istintivamente e con slancio nei confronti di un proprio simile che in quel momento si trovava in seria difficoltà, senza riflettere sulle conseguenze che quel gesto di grande generosità e carico di vera carità cristiana ed di altruismo, avrebbero potuto derivare, trovando infatti la morte anche lui assieme al suo collega.
Ecco come si sono svolti i fatti.
Gianni Ceolin (ex operaio della CREA)
Nato a Mogliano dove viveva con la sua famiglia, lavorava alla CREA ed era collega oltre che amico del signor Emilio Tessarin, il quale all’epoca nell’azienda era suo caposquadra.
Per cercare di migliorare la situazione economica della sua vita ad un certo punto, il buon Gianni, volle sfruttare una opportunità che in quel momento le era stata prospettata, per una retribuzione superiore a quella che percepiva a Mogliano, decise di trasferirsi, almeno per un periodo di tempo, in Arabia Saudita alle dipendenze di una grossa holding internazionale che in quella Nazione conduceva dei grossi lavori strutturali. Praticamente il lavoro era uguale a quello che Ceolin faceva anche a Mogliano: la posa e la manutenzione delle condutture dell’acqua e delle fognature di quel paese.
Un malaugurato giorno però un Indiano, suo compagno di lavoro, purtroppo sprovvisto di mascherina antigas, dovette calarsi per ispezionarlo in un grosso tombino attraversato dalle fognature della città. Ma l’indiano diede subito segni evidenti di soffocamento. Ceolin, accortosi del disagio provato dal collega, senza pensarci due volte superando ogni tipo di pregiudizio e senza preoccuparsi purtroppo di indossare prima almeno lui la mascherina antigas, si precipitò in soccorso del collega, ma fu travolto anche lui inesorabilmente dalle forti esalazioni provenienti dai liquami che transitavano da quel punto. Fu constatata la morte istantanea di ambedue gli operatori.
La salma di Gianni Ceolin venne trasportata in Italia e tumulata nel Cimitero di Mogliano dove ancora oggi riposa. Da allora però ha taciuto il mondo intero. Era stato promesso ai familiari di Gianni in memoria del loro eroico congiunto l’intestazione di una via di Mogliano o di una piazza o una scuola. Ma pare che tutto sia caduto nel dimenticatoio ed io lo sento ancora reclamare giustizia a squarciagola dal fondo di un canyon per il torto subito!
L’appello che mi sento il dovere di rivolgere agli Amministratori non può che essere quello di tirarsi su le maniche e darsi da fare per provvedere a colmare la trascuratezza mantenuta per troppo tempo in passato. Come onoriamo i nostri caduti in guerra credo sia giusto onorare anche quel genere di eroi che per salvare la vita di una persona, liberamente hanno sacrificato la propria!
Se non sappiamo valorizzare questi comportamenti, di certo, non possiamo poi definirci assertori di valori e di sentimenti di altruismo, tanto meno di carità cristiana e di benevolenza nei riguardi del nostro prossimo. Questo genere di persone sono le vere colonne della società. Il loro insegnamento è stato supportato dai fatti, addirittura con la vita e non solo con le parole. Proprio per questo vanno elogiate e ritenute fulgidi esempi da imitare.
Personalmente prometto da queste pagine, che resteranno testimoni per la storia, di adoperarmi con tenacia presso l’Amministrazione Comunale attuale e se non bastasse anche presso la prossima, facendomi promotore della sacrosanta causa perorata certamente da Gianni ed anche dai suoi familiari. Spero di riuscire nell’intento.
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