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Frammenti di futuri possibili. La guerra

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La guerra esiste dall’inizio della storia dell’uomo. La guerra c’è sempre stata. Quasi una malattia endemica e cronica. Insanabile. Alcuni sostenevano e sostengono che sia utile e necessaria per il progresso dell’umanità sia scientifico sia artistico sia culturale. Alcuni asseriscono che abbia anche la funzione di regolare la popolazione sulla terra. Affermazione attualmente non comprovate da nessuna ricerca. La base iniziale probabilmente è stata il dominio di territorio per la sopravvivenza e poi la proprietà della donna o contestualmente. La guerra è dunque sopraffazione supportata dall’invenzione e dalla creatività degli strumenti di violenza e di morte.

Camille Doucet, Jules Claretie, Charles Jean, Melchior de Vogüé, Emile Edouard Charles, Antoine Zola, Joseph Marie affermano che la guerra è giusta perché migliora la razza umana, perché è inevitabile, perché è prodromo all’evoluzione della specie. Orson Welles ironizza ne “Il terzo uomo”: «In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassini, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, 500 anni di pace e democrazia, e cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù». Dunque è nel male, nel dolore, nella lotta che si genera il nuovo e il diverso. Ci sarà sempre pane, denaro, donne, terreno, proprietà privata a dividere gli uomini e a farli lottare gli uni contro gli altri per il predominio.

Il male ha preso il sopravvento. Non alcun limite al sopruso sulla madre terra: tra gli uomini, sugli animali, sulle piante e su tutto il creato. Anche il cielo è stato usurpato dai satelliti artificiali. L’uomo sta invadendo il suo universo con i prodotti della sua follia: la plastica, le armi, la tecnologia, i rifiuti, le superstizioni, gli avanzi, la sua ferocia e la sua stupidità.

Qualcuno si è reso conto e ha cercato di avvisare che la violenza chiama violenza e la creatività è violenza uni sugli altri.

Poche voci sempre fatte zittire, ignorate, messe al bando. “Non è del tuo avere, afferma sant’Ambrogio, che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Poiché è quel che è dato in comune per l’uso di tutti, ciò che tu ti annetti. La terra è data a tutti, e non solamente ai ricchi”. La “non-resistenza al male per mezzo del male” dichiara con determinazione Lev Nikolayevich Tolstoj.

Mahatma Gandhi lo capisce e diviene, per tutta la sua vita, fermo credente nell’ahimsā. “La proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario”.

Giovanni Paolo I° due giorni prima di morire ripete quanto affermato da Papa Paolo VI, nella Populorum Progressio. Voci nel deserto. L’umanità-potere invece usa la guerra per il possesso o la difesa del proprio bene, a volte, anche solo per imporre le proprie credenze. La guerra è onnipresente: in tutte le razze, in tutte le religioni, in tutti gli uomini. Anche quelli più buoni hanno un punto insuperabile che chiamiamo autodifesa. Sopravvivenza. Limite insuperabile. Diritto alla vita. La violenza ci può portare via tutto ma l’ingiustizia vuole la ribellione. Ben lontani dalla “non-resistenza al male per mezzo del male”.

Mario Guadalupi

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