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La siccità colpisce anche l’Oasi di Gaggio

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L’estate del 2022 ha caratterizzato un’estremizzazione degli eventi siccitosi ricorrenti nelle estati degli ultimi decenni. Anche la provincia di Venezia è stata interessata da questo fenomeno, con particolari riflessi negli habitat costieri e interni, caratterizzati da corsi d’acqua a portata ridotta, fossati, rogge, lanche, cave, prati umidi, bassure, stagni di acqua dolce e salmastra.

Le ripercussioni maggiori le abbiamo nella fauna acquatica che non ha modo di spostarsi, nel caso del completo essiccamento del sito.

Altre specie, come rane o bisce d’acqua si trovano in forte difficoltà, e nel caso non riescano a raggiungere una pozza d’acqua vicina, sono condannate a morte certa. Anche le alte temperature delle acque influiscono nella fauna ittica, portando al decesso specie di pesci amanti dell’acqua poco profonda, o corsi d’acqua minori e soggetti all’essicamento, tra cui lo Scazzone (Cottus gobio) o la Lampreda zanandreai (Lethenteron zanandreai) specie endemica del distretto Padano – Veneto e in stato di rarefazione.

A rischio per la siccità animali inseriti nell’allegato IV della Direttiva del Consiglio Europeo denominata Habitat del 21.05.1992, 92/43/CEE e s.m.i. “Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa”: Rana dalmatina (Rana dalmatina) e Rana di lataste (Rana latastei), Rospo smeraldino (Bufotes viridiflavus) Tartaruga d’acqua (Emys orbicularis), Natrice dal collare (Natrix natrix) e Biacco (Hierophis viridiflavus).

Ad aggravare la situazione assai precaria, si somma la cattiva applicazione nelle gestioni delle misure dei Piani PSR – Piani Sviluppo Rurali – che ne hanno amplificato le conseguenze.

I PSR sono dei programmi di sviluppo promossi dalla Unione Europea con fondi strutturali cui ricorrono gli Stati UE, finanziati dai fondi PAC Piano Agricolo Comunitario attraverso il bilancio del FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale).

Un airone rosso con il piccolo all’Oasi di Gaggio – Marcon

In questi fondi sono previste delle misure di sostegno e promozione alla biodiversità come la preservazione di siepi, boschetti, prati incolti, che nella Regione Veneto – spiega il Dr. Gianpaolo Pamio, delegato LIPU Venezia – rimangono in larga parte disattese andando deserti i bandi per l’assegnazione dei suddetti fondi. Ne emerge che il territorio rimane impoverito e banalizzato, in quanto privato dei seguenti elementi fondamentali per la preservazione della biodiversità, soprattutto in periodi di estrema siccità”.

“Pensiamo alle funzioni di regolazione del microclima, di rifugio, di trattenimento delle acque e dell’umidità notturna prodotta da un vecchio filare di siepe o di un boschetto in aperta campagna. Le siepi e i prati incolti poi, sovente, sono intervallati da terreni marginali, a bassi cespugli, con macchie di rovo, di vegetazione spontanea anche alloctona, talvolta hanno caratteristiche di impenetrabilità e resilienza creando così degli importanti microhabitat per la fauna e flora”.

Sempre maggiori sono le specie inserite nella red list dell’International Union for Conservation of Nature, a testimoniare la grave crisi che la Biodiversità sta vivendo.

!I cambiamenti climatici in atto, la sottrazione degli habitat, l’attività venatoria, la compromissione dei siti di nidificazione, le estese attività belliche, rendono sempre più difficile la sopravvivenza di molte specie di uccelli – continua Pamio. – L’Italia rappresenta un’importante rotta migratoria degli uccelli dal Centro – Nord Europa verso il Nord Africa e il continente Sub-Sahariano e viceversa. Tutelare un sito, significa, molto spesso, garantire il buon fine di un processo migratorio. A livello locale gli effetti deleteri sulla fauna in seguito alla siccità si avranno con i censimenti della fauna ornitica nei prossimi anni. Sussistono delle forme di adattamento per certe specie di uccelli qualora l’habitat – pur se in via di modificazione – ne fornisca l’opportunità, con una buona quantità di cibo a disposizione e una corretta conduzione del sito, in primis, il contenimento del disturbo dall’attività umana. L’Oasi di Gaggio di Marcon, per esempio, pur con un cambiamento significativo di habitat non ha avuto cali nelle nidificazioni delle varie specie già regolarmente censite ogni anno”.

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