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Due simpatiche macchiette

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

In ogni paese piccolo o grande che sia, ci sono sempre almeno un paio di persone che per le loro caratteristiche o vezzi, diventano le macchiette del paese, alla totale mercé dei loro concittadini, che li canzonano, li sfottono divertendosi alle loro spalle. In compenso tutti li conoscono e si interessano di loro. Sono persone che nella loro vita sono state considerate sempre “ultimi”, nella massa e nella lunga fila dei “boriosi” cosi detti normali e sono sicuro che anche adesso che sono passati a miglior vita stanno in “coda” alla schiera degli angeli.

 

Pensando a loro ho capito il vero significato e la saggezza che esprimevano, le parole sagge, che inevitabilmente mi tornano alla mente, che di tanto in tanto soleva pronunciare il mio insegnante di sociologia quando diceva: “Abbiate sempre rispetto degli ultimi, perché spesso gli ultimi sono i migliori!”.

 

Per quanto riguarda Mogliano ne citerò solo due, quelli che ho conosciuto e di tanto in tanto frequentato anch’io.

Li voglio citare per risarcirli in qualche maniera del trattamento, che hanno ricevuto, certamente non sempre gradevole quando erano in vita, forse perché con i loro comportamenti suscitavano un po’ di ilarità.

 

Il primo perché privato dalla natura di alcune facoltà mentali per cui si comportava goffamente e spesso si rendeva un po’ ridicolo. Il secondo invece beveva un po’ troppo e quindi non sempre era in se e padrone dei suoi gesti e parole che pronunciava. Devo ammettere che a distanza di tempo dalla loro dipartita, a me manca la loro ingenuità!

 

 

Grollo

Poverino, nessuno conosceva il suo vero cognome e forse neanche lui. Grollo, così lo chiamavano tutti, era un ospite dell’Istituto Gris. Era stato ricoverato ed immediatamente abbandonato, perché diversamente abile abbastanza impedito nella postura e nell’insieme dei movimenti del corpo oltre che nel parlare. Era vistosamente strabico ed aveva diversi problemi anche a livello cerebrale che non gli consentivano chiaramente di potere essere considerato una persona “normale”. I suoi ragionamenti erano tipici dei bambini. L’unico segno evidente di crescita a livello fisiologico stava nel fatto che gli piaceva toccare (palpare) le ragazze che gli stavano davanti.

 

Si esprimeva con molta fatica, deambulava in maniera goffa ed impacciata e tutti i suoi movimenti erano assai anomali e suscitavano una certa ilarità. Però era dotato di un’indole buona. Parlava poco e non palesava mai gesti o reazioni violente a qualsiasi manifestazione di malagrazia o battute maliziose e nemmeno agli insulti che a volte riceveva dagli altri, così detti “normali!”.

 

Dai Dirigenti e dagli operatori dell’Istituto “Gris” era considerato affidabile per essere lasciato libero di uscire dall’istituto per poi rientrare autonomamente. Purtroppo ha fatto una brutta morte. Una sera, tornando in Istituto, forse leggermente ubriaco, proprio nei pressi della casa dove era ricoverato, probabilmente a causa del buio, è scivolato in un fossato, pieno d’acqua ed è affogato. L’hanno trovato la mattina dopo, già morto.

 

 

Naci

Di cognome faceva Romano. Era rimasto orfano di ambedue i genitori quando era appena un ragazzo. Evidentemente essendogli venuta a mancare la guida dei genitori non aveva saputo dare una direttiva corretta alla sua vita e si era messo a bere. Con il passare del tempo divenne alcolizzato cronico. Non lavorava perché non era nemmeno in grado di farlo e trascorreva le intere giornate passando da un bar all’altro sperando che qualcuno gli offrisse un’ombretta.

 

La sua sbornia non era né cattiva né violenta, anzi, più beveva e sempre più innocuo diventava. Spesso e volentieri qualcuno che lo conosceva si doveva prestare ad accompagnarlo a casa in macchina perché lui da solo non si reggeva neppure in piedi.

 

Nei momenti in cui era sobrio dall’alcool dimostrava di essere dotato di uno spiccato senso dell’umorismo ed aveva l’ardire di prendere in giro chi si dimostrava, a suo parere, leggermente strano o bizzarro nel comportamento. Pensa, da che pulpito!

 

Rappresentava il classico esempio di una persona che faceva di tutto per buttar via e sprecare la propria vita. Ma negli ultimi anni aveva deciso di smettere di bere e frequentava un centro di alcolisti. Aveva anche trovato qualcosa da fare in maniera da tenersi impegnato e…controllato!  Andava tutte le mattine nella bottega di frutta e verdura dei fratelli Maguolo dove cercava di rendersi utile a mettere a posto tutte le casse vuote della verdura e della frutta man mano che si svuotavano. Insomma, per chi lo ha conosciuto, può sembrare impossibile che sia riuscito ad un certo punto della sua vita a superare l’irresistibile necessità di bere alcolici. Complimenti Naci! Dovunque adesso tu sia, meriti un applauso!

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