Un bau come prologo alla zampa dal passo sicuro, che movimentava da molto tempo i confini dei campi facendosi sentire e vedere, con la grinta da vendere e la personalità. Da bull terrier.
Hulla il suo nome, che del bull terrier aveva tutto, tratto e impeto, corsa e coraggio, con quel muso tutto suo e gli occhi a mandorla, che poi ti conquistavano al primo vacillar di pupille.

Niente pelo folto ma solo raso bianco e nero, come se fosse sempre uscito dal barbiere, ispirato da quel collare rosso con le borchie che a volte arrivava prima di lui, sospingendolo nelle corse in mezzo ai campi, libero e anarchico, senza omologazioni. Con la splendida certezza della fedeltà e l’amore dei suoi padroni. Che lui amava sentire.
Bullo e sfrontato ma anche immediatamente capace di conquistare il tuo volto con quello sguardo ammaliante dai tratti orientali, dove l’enigma lascia lo spazio al tipico fascino che solo alcuni cani sanno regalare. Frutto di un’empatia che sgretola pregiudizi e clichè d’antan.
Hulla, come se fosse sempre una giornata speciale, una scazzottata tra amici dopo tante birre, una notte che non finisce mai, anzi che non finisce qui.
Ma parte da quel cuore che ti ha tradito, forse per darti altre occasioni di frastuono chissà dove, sempre con la grinta necessaria e il profilo impavido. Da bull.
Bye Bau Hulla, sincero e ancor giovane, fiero della tua seppur breve esistenza amata e rispettata.
Buon ponte.
Photo credit by Giorgio Leoni
Zero Biscuit di Mauro Lama
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