Continua l’incredibile onda azzurra ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024. Altre 7 medaglie conquistate per l’Italia con 3 ori, un argento e 3 bronzi
PARIGI – Il tricolore continua a sventolare nei cieli e nei palazzetti francesi. La spedizione italiana ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024 continua a stupire e ad avvicinarsi a traguardi storici. Non c’è giorno infatti in cui la spedizione azzurra non porti a casa medaglie, tra vecchi leoni e nuovi campioni.
Con tre giorni di gare ancora disponibili, non è poi così distante il record raggiunto a Tokyo 2020 tre anni fa con 69 medaglie, di cui 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi. Al momento infatti il medagliere azzurro (sesto nel computo generale) è composto da 54 medaglie di cui 16 ori, 11 argenti e 27 bronzi.
L’oro di Tapia
La prima medaglia di giornata arriva già al mattino con lo stupendo oro di Oney Tapia nel lancio del disco F11. Il 48enne azzurro ha trionfato con la misura di 41.92. Argento per l’iraniano Hassan Bajoulvand (41.75), bronzo allo spagnolo Alvaro del Amo Cano (39.60). Prima medaglia d’oro, quarta paralimpica, dopo i due bronzi di Tokyo e l’argento di Rio 2016.
“Sono davvero contento, nel getto del peso abbiamo sofferto tantissimo e invece ci siamo fatti forza e oggi ci siamo presi la vittoria che ci mancava. Lo sport è questo: si cade, si piange, ci si rialza e alla fine ci si diverte. E oggi mi sono proprio divertito. Purtroppo con la pioggia faccio molta fatica, quindi a inizio gara ho faticato, ma grazie alle indicazioni del mio assistente in pedana ho trovato le misure giuste ed è arrivato l’oro paralimpico che era ciò che mancava nel mio palmarès. Ora la mia bacheca conta un oro, un argento e due bronzi e questo mi riempie di gioia.
Questa vittoria è per le mie figlie che dopo la gara nel getto del peso hanno pianto e invece oggi possono gioire con me, ma è anche per ispirare tutti i giovani, che sono fragili e si abbattono ma che da risultati come questo possono imparare che nella vita tutto è possibile e sono loro i padroni del loro destino.”
Bis Mazzone
Seconda gioia di fila per Luca Mazzone che centra il bis conquistando il bronzo nella prova su strada di ciclismo H1-2. Sul circuito di Clichy-sous-bois il 53enne pugliese riesce a chiudere in 1:27:58 alle spalle del francese Florian Jouanny, oro, e dello spagnolo Sergio Garrote Munoz, argento. Per il portabandiera azzurro si tratta della decima medaglia paralimpica in carriera e della seconda in questa edizione dopo l’argento nell’H2.
“C’è sempre una prima volta: in questa occasione è la prima volta, per me, di una medaglia di bronzo alle Paralimpiadi. Non l’avevo mai vinto in sei edizioni a cui ho partecipato. Anche oggi sono andato a medaglia ed è un piccolo record, perché tutte le volte che ho gareggiato sono salito sul podio. Sono veramente soddisfatto. La pioggia non mi ha aiutato, ma i due davanti erano troppo forti oggi e per me questo è un altro grande risultato.
Ho fatto il mio, conoscendo la caratura degli avversari non potevo andare oltre. A Parigi sono tanti i ragazzi che lottano per salire sul podio; eppure io, che sono ormai un veterano, riesco ancora a lasciarne dietro qualcuno. Oggi dovevo anche evitare di prendere rischi in previsione di un possibile impiego nel team realy. Insomma, è andata bene”.
Sempre nel ciclismo arriva un bronzo anche nella H5 femminile. È infatti Ana Maria Vitelaru a giungere terza con il tempo di 1:52:27. Oro alla statunitense Oksana Masters (1:52:14), argento alla cinese Bianbian Sun (1:52:25).
Bronzo anche per Mirko Testa nella gara su strada di ciclismo H3. L’azzurro ha completato i 56,8 km del percorso in 1:39.38, chiudendo alle spalle dei due francesi Mathieu Bosredon, oro in 1:34.36, e Johan Quaile, argento in 1:35.57. Bravo l’azzurro a conquistare il terzo posto tenendo dietro per 1 solo secondo lo spagnolo Luis Miguel Garcia Marquina e il compagno di nazionale Martino Pini, giunti al traguardo con lo stesso tempo, 1:39.39.
Nuoto sempre d’oro
Il nuoto continua ad essere una certezza e arriva la dodicesima medaglia d’oro in questa specialità. Con il trionfo del veneto Antonio Fantin è stato anche superato il record di Tokyo 2020. Il ventitreenne di Bibione è riuscito a salire per la seconda volta consecutiva, dopo i giochi di tre anni fa, sul primo gradino del podio dei 100 stile libero S6. L’azzurro ha toccato in 1:03:12, precedendo il brasiliano Tallison Enrique Glock (1:05:27) e il francese Laurent Chardard (1:05:28).
“Sono molto contento di essermi riconfermato, non è mai semplice, soprattutto perché tra Tokyo e Parigi sono passati tre anni ed è cambiato tutto per quanto mi riguarda. Ma mi sono riconfermato e per me questo era importante. Peccato non aver fatto anche il record del mondo, sarebbe stato bello ripetere oro e record, però l’importante è far suonare l’inno per la dodicesima volta in questa piscina, e speriamo sia di buon auspicio.
Ho avuto la ‘fortuna’ di gareggiare insieme a un avversario francese, quindi il tifo era ancora più caloroso, ma c’erano la mia famiglia, i miei amici, tutte le persone a me care a vedermi, quindi quel pubblico era come se non ci fosse o fosse per me. Poi una volta in acqua non senti più nulla, quindi l’importante è mantenere la concentrazione e restare focalizzati fino al blocchetto di partenza, e poi fare la tua gara perché ci alleniamo tutti i giorni, ed è quello che in teoria sappiamo fare meglio”.
Per l’azzurro in programma altre due gare: “I 400 stile domani e dopodomani nei 100 dorso. Speriamo che nei 400 stile cambi il colore della medaglia rispetto a Tokyo. Sarà una bella gara, completamente diversa. L’importante comunque era riconfermarsi in questa, abbiamo lavorato tanto per i 400 quindi non era scontato che riuscissi ad essere così veloce nei 100, e lo sono stato! Non con il record del mondo però!”.
Arco d’oro
Elisabetta Mijno finalmente raggiunge l’agognato e sognato primo gradino del podio nell’Arco Ricurvo Open. Dopo il bronzo nell’individuale qui a Parigi e due argenti e due bronzi di una carriera ineguagliabile che conta cinque partecipazioni ai Giochi Paralimpici, da Pechino 2008 a Parigi 2024.
Il successo arriva con Stefano Travisani nel Mixed Team e porta l’Italia a 34 podi consecutivi nella specialità tra Roma 1960 e oggi. La coppia migliora così l’argento conquistato a Tokyo. Gli azzurri hanno battuto prima l’Indonesia 5-3, poi in semifinale l’India, superata 6-2.
La finale è contro la Turchia, ma il risultato non cambia. un altro secco 6-2 e primo gradino del podio conquistato.

Doppio bronzo per Bebe
Non c’è fine alla grandezza del fioretto italiano, soprattutto con una Bebe Vio Grandis in più. Dopo il bronzo di mercoledì, l’atleta di Mogliano Veneto guida le sue compagne Andreea Mogos, Loredana Trigilia e Rossana Pasquino sul terzo gradino del podio. Decisiva la vittoria con Hong Kong con un punteggio finale di 45-33.
La strada verso la finale ha visto le azzurre dominare gli Stati Uniti ai quarti imponendosi 45-16. Nella gara successiva lotta punto a punto con la Cina con le italiane che si devono arrendere 45-41. Con il tifo del Grand Palais tutto per loro, le azzurre si rifanno senza mai mettere in discussione il loro predominio per il terzo podio di fila dopo Rio e Tokyo.
Scatenate a fine gara nella Mixed zone:
“È stato un match impegnativo, questo per il bronzo, bellissimo. Hong Kong ci aveva studiato e ha provato a sorprenderci cambiando formazione, ma noi eravamo pronte e siamo state bravissime ad andare in vantaggio e poi a gestire il risultato”, ha detto la capitana Loredana Trigilia.
“Siamo riuscite a fare quello che volevamo, sia in fase d’attacco che di difesa, ed è andata alla grande”, ha sorriso Andreea Mogos che ha blindato il successo nella penultima frazione, frenando il tentativo di rimonta delle asiatiche.
“Siamo davvero felici del risultato e di tutto il nostro staff che ha voluto fortemente questa squadra nel lontano 2014. Ci hanno creato, ci hanno unito e siamo ancora qui, dopo dieci anni, con un’altra medaglia alle Paralimpiadi”, le parole di una raggiante Bebe Vio. Che ha poi dedicato un pensiero speciale a Loredana Trigilia: “Abbiamo un grande capitano, perché è la mamma di tutte noi, vuole il nostro bene prim’ancora che il risultato. E qualunque cosa tu faccia, sai che hai sempre le spalle coperte da mamma Lory”.
A differenza delle due edizioni dei giochi precedenti, in pedana con loro a Parigi c’è anche Rossana Pasquino: “È stata una palestra di vita stare in questa squadra, le ragazze mi hanno insegnato tantissimo. Cosa? Che non si molla mai, che non si recrimina niente e che bisogna sempre lottare per vincere. Sempre. Così come abbiamo fatto. E spero di mettere in campo questi insegnamenti nella gara individuale di spada domani”.

Tris Caironi
L’ultima medaglia di giornata arriva dall’eterna Martina Caironi che conquista l’argento nel salto in lungo T63. Per l’azzurra è la terza volta consecutiva sul podio paralimpico.
“È stata una gara un po’ complicata perché non sono riuscita a spingere ed entrare bene in gara fin dal primo salto. È successo un po’ quello che non volevo succedesse, però ho saputo reagire quasi guidata da una forza della disperazione. Ho cercato di raccogliere le energie e di tenere perché in queste gare non puoi permetterti di lasciarti andare: ho già vissuto tante volte questa situazione e so che non puoi riprenderti tardi, devi essere lì in quel momento e trovare la performance.
Quindi ho tirato fuori la grinta che ho e mi sono presa questa medaglia d’argento, anche se in realtà valgo molto più di 5 metri. Vedendo le difficoltà dei primi salti, si sono insinuati pensieri sul fatto che fosse destino che finisse così, ma poi la seconda parte di me, quella piena di carattere, ha detto che non era questo il modo di uscire di scena.
Ad ogni modo i risultati mostrano che non sono l’unica ad avere avuto delle difficoltà, quindi non escludo che questa pista bagnata potesse essere buona per chi aveva due protesi visto il risultato di Vanessa Low ma meno per chi aveva una protesi sola. Per quanto riguarda me, è come se fossi entrata in gara al quarto salto, non c’è una spiegazione, è successo e basta. In ogni caso questa è una medaglia d’argento super importante perché ho sofferto tanto per gli infortuni di quest’anno, sono qui per un pelo e quindi la Paralimpiade me la voglio giocare molto bene. La difficoltà dell’anno c’è stata, ma ognuno ha le sue, questa è stata la mia e i tanti anni di carriera alle spalle mi stanno aiutando a tenere botta fino alla fine anche se non è facile, ma non mi sbilancio ancora perché mi mancano le prove sui 100m.”
Photo Credits: Bizzi/comitatoparalimpico.it
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
