Attenta a tematiche di salute mentale e di benessere della società, la nostra Redazione desidera sensibilizzare i lettori su un tema importantissimo: l’alcolismo, una malattia che coinvolge la famiglia, gli amici e i colleghi di lavoro e come i Gruppi familiari Al-Anon possono aiutare a risolvere il problema.
La testimonianza di un coraggioso membro Al-Anon
Inizio col dire che sono figlia di un alcolista, e sono un membro Al-Anon molto grato. Quando ho varcato la porta della mia prima riunione, disperata e in cerca di conforto, ho trovato una famiglia che mi ha accolta e mi ha fatto sentire protetta.
In Al-Anon ho fatto i primi passi verso la libertà e la serenità. Mi ha insegnato quante cose si possono imparare stando semplicemente fermi ad ascoltare gli altri condividere. Mi ha insegnato a guardare dentro me stessa, a conoscere il mio passato, affinché capissi le motivazioni che mi hanno condotta a fare determinate scelte.
Ho sperimentato la fiducia e la ricerca di soluzioni che potevano condurmi al benessere emotivo. In gruppo condivido le soluzioni ai miei problemi, affronto con i membri i miei momenti difficili, trovo ascolto, rispetto e uguaglianza. Finalmente mi sento parte di un insieme, di una famiglia che mi accetta, dove non ho bisogno di mettermi in mostra per sentirmi parte della fratellanza.
Al-Anon mi ha dato una vita nuova, che è iniziata dopo la prima riunione. Posso scegliere, ho la libertà di sbagliare e scivolare nei miei vecchi atteggiamenti e nei miei difetti caratteriali, per poi, con i miei tempi, ritornare ad utilizzare gli strumenti che il programma mi offre e ricominciare. Finalmente posso fidarmi delle mie sensazioni, e non ho più bisogno di negare i miei sentimenti. Sono consapevole.
Il servizio in Al-Anon
Provo per Al-Anon un’immensa gratitudine per avermi regalato una vita vera, ma oggi come posso ripagarlo? Come posso restituirgli tanta generosità e amore ricevuto? Ho sentito dire dai membri più anziani che il debito di gratitudine si paga attraverso la settima tradizione e attraverso il servizio. Dapprima si inizia con un piccolo servizio all’interno del gruppo, e poi, man mano che si cresce nel programma e con gli anni di frequenza, ci si impegna in altri servizi.
Il servizio mi sta aiutando a combattere la timidezza, il senso di vergogna e l’imbarazzo, mi sta aiutando a capire come funziona l’associazione e di quanta gente lavora perché Al-Anon continui ad esistere.
Facendo servizio ho l’opportunità di mettere in pratica le tradizioni, i concetti e quindi di integrare il mio recupero in modo significativo e profondo. Mi sento una parte attiva di Al-Anon, un anello di una grande catena che ci tiene uniti e che ci sostiene. Sento la gioia di incontrarmi con persone che come me lottano per riscattarsi dagli effetti della malattia, sento di appartenere ad una famiglia, ed io, come figlia di questa famiglia sento di dover dare il mio contributo.

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