È stata ribattezzata la rivolta dei trattori.
E sta diventando sempre più vasta e popolare attraversando ora anche l’Italia intera, con presidi ed azioni ben articolate.
Ma siamo solo agli albori, i leader di questa fiammata che parte dalla Germania, autentica culla della protesta, hanno assicurato costanza e perseveranza fino a quando non otterranno i risultati dovuti, e la sensazione è quella di un movimento già dall’apparenza tosto e crudo. Come il mondo che rappresenta.
Ora veniamo ai motivi per cui questa protesta è stata messa in atto nella fattispecie in Italia, aumento di tassazione, taglio dei sussidi agricoli, eliminazione tout court di alcune leve fiscali, in primis l’agevolazione sul gasolio. Ossigeno per le aziende più piccole del settore, ma oltre a questa epidermide giace un malcontento che bussa alle porte dei motivi legati ad una politica piú sostenibile a livello ambientale con l’UE che prevede implementazioni nel settore agricolo e Green Deal, con il famoso obiettivo di raggiungere le net zero emissioni entro il 2050.

Da Torino a Viterbo fino ad Orte, solo per citare alcuni presidi, ma mercoledì 31 gennaio a Verona in occasione della Fieragricola la rivolta avrà una vetrina dove far valere le proprie motivazioni. Per poi andare a Roma.
Germania, Francia, Belgio. Polonia, Italia, la platea dei “No pasarán“ si fa sempre più ampia e i prossimi giorni potrebbero anche essere decisivi, anche se da piú parti si vocifera di un qualcosa che potrebbe rivelarsi annoso e duraturo, ostile.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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