Arte, Cultura, Storia e ArcheologiaDiari di ViaggioSlide-mainVideo

“A Muntagna” e… un’amicizia

6 minuti di lettura

A “Muntagna o Muncibeddu”. È così che i siciliani chiamano l’Etna, uno fra i vulcani più affascinanti del nostro paese e non solo.[1] Originatosi migliaia di anni fa[2], il vulcano ha subito numerose modifiche e tutt’oggi, dopo ogni significativa eruzione, anche l’occhio meno esperto riesce a vedere nettamente le trasformazioni.

Guarda il video su YouTube.

L’Etna è un vulcano attivo che regala meravigliosi spettacoli pirotecnici e suscita grande curiosità e mistero. Attività che nei secoli diede origine a leggende e racconti mitologici della cultura greco-romana…” «… l’Etna nevoso, colonna del cielo / d’acuto gelo perenne nutrice / lo comprime. / Sgorgano da segrete caverne / fonti purissime d’orrido fuoco, / fiumi nel giorno riversano / corrente di livido fumo / e nella notte rotola / con bagliori di sangue / rocce portando alla discesa / profonda del mare, con fragore.» [3] Ma al di là di questo, credo che l’Etna abbia un importante ruolo educativo per l’uomo. Mette a nudo la nostra estrema fragilità rispetto alla forza e maestosità della natura che molto frequentemente perdiamo di vista… per poi restare attoniti di fronte alle prorompenti e talvolta tragiche manifestazioni che di tanto in tanto la natura genera! Ed è anche per questo che un’escursione sulla vetta del vulcano è un qualcosa che non si dimentica più. E per me è stato così, una delle più significative esperienze della mia vita sia sotto il profilo naturalistico ma molto anche sotto il profilo umano.
Era estate e mi trovavo a Bologna per i miei studi universitari, la passione per i vulcani mi aveva conquistato qualche anno prima, quando ero riuscito a raggiungere fra i primi europei il cratere perennemente attivo del vulcano Erta Ale, in Etiopia, di cui racconterò prossimamente.

In quel periodo l’Etna entrò in attività, così decisi di andare. Prima a Catania in treno, poi in corriera fino al Rifugio Sapienza, poi su, a piedi. Vedevo il cratere di nord-est fumare e di tanto in tanto emettere qualche spruzzo di lava incandescente. Non stavo nella pelle. Pensando che fosse un percorso più “turistico” e che avrei trovato un chiosco o qualcosa di simile lungo il cammino, ben presto mi ritrovai nel mezzo di un deserto di pietre laviche e sabbia che rendevano difficoltoso il cammino. Continuai a salire, cavalletto in spalla, macchina fotografica a tracolla e un piccolo zaino. Volevo avvicinarmi un po’ di più alla bocca del vulcano per assistere al meraviglioso spettacolo pirotecnico quando, poco lontano, vidi un piccolo riparo costruito con pietre laviche. Sentivo delle voci lontane provenire dal riparo. A quell’altitudine, anche se era estate, faceva freddo, complice il forte vento che aveva cominciato a soffiare. Mi sedetti su un masso per riprendere fiato. Poi, quasi all’improvviso vidi una persona avvicinarsi…

”Ciao, sono Orazio Consoli, una guida dell’Etna!”
La cosa mi fece tirare un sospiro di sollievo…
“Ciao sono Carlo”, risposi. ”Volevo vedere l’eruzione più da vicino per fare qualche bella fotografia…”
Mi invitò a seguirlo ed entrammo nel rifugio.
L’ho visto seduto su un masso di lava… con la sua macchina fotografica al collo, il cavalletto…” esordì entrando Orazio “con un giaccone blu della marina e solo una bottiglietta d’acqua… gli ho chiesto se aveva fame e mi ha detto sì… così gli ho dato del formaggio e del pane ormai duro ma che ha letteralmente divorato… vieni, prendi un buon bicchiere di vino! Carlo!” …

Un gruppo di guide sedute intorno ad un rudimentale tavolo imbandito con formaggio e vino rosso mi guardarono incuriositi e mi invitarono ad unirmi a loro. E lì… la sorpresa fu grande… fra le guide ce ne era una che conoscevo… l’avevo accompagnata l’anno prima sull’Erta Ale! Incredulità, abbracci, racconti della lontana Etiopia. Le guide ci osservavano e ci ascoltavano in silenzio ma poi cominciarono a farci mille domande. Un’atmosfera che ricorderò per sempre. Erano bastati pochi minuti per creare in quel contesto un rapporto amicale forte, come fosse una fratellanza suggellata dal tempo. E poco dopo avrei scoperto che Orazio Consoli lavorava all’Istituto di Vulcanologia ed era anche, ed è, una guida storica e fra le più autorevoli dell’Etna, una guida che conosce a fondo “la sua montagna” che ama e rispetta profondamente! Poi un grande boato! “Ricomincia” gridò Orazio. Uscimmo dal riparo e la bocca di nord-est in piena attività ci offriva uno spettacolo incredibile. Le guide presero i loro zaini e mi invitarono a seguirli fino a raggiungere un punto in cui si poteva osservare l’eruzione in tutta la sua maestosità.  Sono passati gli anni, sono tornato spesso dall’amico Orazio quasi ogni volta che c’era un fenomeno eruttivo. Negli anni mi ha portato prima da solo ad osservare da vicino la maestosità del cratere centrale con i bordi tinti di giallo per la presenza di zolfo, dove si apre un baratro che non consente di vedere il fondo anche per i fumi che costantemente fuoriescono accompagnati da qualche forte esplosione che si sente lontana, nelle viscere della terra. Poi non appena mio figlio fu in grado di affrontare tanta fatica, tornammo anche con lui e mia moglie.

A mano a mano che si sale verso il cratere centrale il paesaggio somiglia sempre di più a quello di un pianeta lontano, immaginario, cambia repentinamente. Distese di sabbie laviche sono “adornate” da giganteschi massi scagliati con forza incredibile dal vulcano.

Dal cratere siamo anche scesi per vie diverse ed anche lungo la mitica “Valle del Bove” dove da secoli e secoli il vulcano riversa milioni di tonnellate di lava. Dopo i primi ripidi muri di sabbia dove si scende come se si stesse sciando, il percorso diventa meno ripido e ricco di antiche formazioni laviche che sembrano grandi sculture sparse qua e là, regalando uno spettacolo surreale che stimola la fantasia! Orazio sempre con occhio particolarmente attento alla sicurezza, mi ha fatto conoscere a fondo il vulcano raccontandomi la sua storia antica, le eruzioni che hanno lasciato un segno indelebile nel tempo, spiegandomi i meccanismi e la potenza delle eruzioni, portandomi a ridosso dei nuovi crateri, e di quelli più antichi, non perdendo mai occasione di illustrarmi i prodigi della sua continua attività come le “bombe vulcaniche”. Dalle forme bizzarre che talvolta sembrano opera di un artista, le bombe vulcaniche sono scagliate dal vulcano a grande altezza, anche a distanza di chilometri dalla bocca eruttiva raffreddandosi prima di toccare il suolo. Con lui ho camminato seguendo da vicino i fiumi di lava incandescente che scendeva a valle per poi scomparire facendosi strada sotto la superficie e ricomparire poco più avanti regalandoci immagini straordinarie. Si chiama “ingrottamento lavico”. La lava si raffredda a contatto con l’aria e prosegue la sua corsa poco più in profondità senza perdere calore[4].

Durante la stagione invernale il contrasto della neve con la lava incandescente è di una bellezza difficile da descrivere.

D’estate, a quote più basse, di tanto in tanto sulle nere sabbie laviche si alternano macchie di vegetazione ornate da splendidi fiori, le saponarie dell’Etna.

Tutto è avvolto dal silenzio interrotto solo dal soffiare del vento e dal rumore dei faticosi passi sulla sabbia di lava. Il paesaggio che somiglia a quello di un pianeta lontano, immaginario, cambia di continuo.

Alla fine della discesa, grandi ginestre e coltivazioni di rigogliosa vite testimoniano quanto la lava renda i terreni a valle fertili.

Ci si innamora dell’Etna, “a Muntagna”, dei suoi spettacoli, pirotecnici, della sua natura primordiale e incontaminata, della sua indescrivibile potenza e una volta conosciuto il vulcano da vicino, la voglia di tornare non ti abbandona più!

Ah… dimenticavo… un giorno mentre osservavo un’eruzione, una scheggia di lava proveniente dalle viscere della terra scagliata dal vulcano a chissà quanti metri d’altezza e ricaduta pesantemente a terra con una forma particolare, da molti anni, è diventata la preziosa capanna del nostro tradizionale presepe di famiglia.

Buona visione!

Carlo Franchini


[1] “Il più alto vulcano attivo d’Europa, detto anche Mongibello, che sorge a metà della costa orientale della Sicilia. La regione etnea, delimitata dal corso dell’Alcantara e da quello del Simeto, ha un perimetro di 212 km e una superficie di 1570 km2. L’edificio etneo presenta un diametro basale di circa 40 km con altezza superiore ai 3300 m. Il profilo del vulcano si presenta sostanzialmente concavo, con pendenze che aumentano bruscamente di 20° al di sopra dei 1800 m. La parte sommitale, costituita dal cratere centrale (con tre bocche: la Voragine, la Bocca del 1964 e la Bocca Nuova) e dai crateri di NE e SE, è stata in passato soggetta a imponenti collassi, con formazione di caldere riempite successivamente di lava. Sul versante orientale del vulcano sono presenti l’ampia Valle del Bove, la Valle del Leone e la Val Calanna. Nel 2013, l’Etna è stato annoverato dall’UNESCO nel patrimonio mondiale dell’umanità. “Fonte: https://www.treccani.it/enciclopedia/etna”

[2] “L’Etna si è formato nel corso delle ere con un processo di costruzione e distruzione incominciato intorno a 570.000 anni fa, nel periodo quaternario durante il Pleistocene medio. “Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Etna#Storia”

[3] Pindaro (poeta greco, 518 aC. -438 a.C.), Pitica I 470 a.C. “Fonte https://www.etnapeople.com/it/leggende-delletna-tra-mito-e-tradizione”

[4] “La lava ha una temperatura che va dagli 800 ai 1200 °C. Sebbene sia abbastanza viscosa, fino a 100.000 volte la viscosità dell’acqua a seconda della composizione, può scorrere per grandi distanze prima di raffreddarsi e solidificarsi.” Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Lava”

Articoli correlati
CulturaItalia MondoSlide-main

A Roma la mummia di Ramses. Il faraone immortale

2 minuti di lettura
Giovedì 9 febbraio, presso la Sala Piacentiniana del Palazzo del Rettorato dell’Università La Sapienza di Roma, si terrà l’inaugurazione della mostra La mummia di…
AmbienteSlide-mainSostenibilità

Paper Week 2023: Comieco cerca i prossimi protagonisti

1 minuti di lettura
Tutti sono protagonisti del ciclo del riciclo di carta e cartone. Parola di Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a…
AmbienteItalia MondoSlide-main

Commissione Europea, nuovi rigorosi limiti di residui di pesticidi per proteggere gli impollinatori

1 minuti di lettura
la Commissione Europea ha adottato nuove norme che, una volta applicabili, ridurranno i limiti massimi di residui di due pesticidi negli alimenti….

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Newletter Il Nuovo Terraglio