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L'editoriale del direttoreMestreSlide-mainSport

A Mestre non si passa

3 minuti di lettura

Vincere facile, perché? Quando puoi offrire ai tuoi tifosi giocate incredibili, essere a +19 e poi sul finale far venire un coccolone a tutto il Taliercio che al suono della sirena impazzisce letteralmente di gioia anche più di Cece Ciocca.

MESTRE – 79 a 76. Vedere la partita a pochi centimetri dal presidente Guglielmo Feliziani non ha prezzo. Ieri gli occhi della tigre – e la voce di un baritono – erano i suoi. Quattro quarti a incitare i suoi senza tregua, mai una nota stonata verso la squadra anche a fronte di qualche errore che, giocando, ricordiamocelo, ci sta.

Per chi voglia dissentire ho solo quattro parole: andate in campo voi.

E poi il parterre, notoriamente freddo a qualsiasi latitudine tranne che a Capo d’Orlando, Livorno o in NBA.

È per questo che, perdonatemi, non mi siedo nelle postazioni riservate ai miei colleghi. Primo perché mi lancerebbero in campo – siete dei grandi, lavorate mentre io mi godo la partita e scrivo il giorno dopo, concedendomi il lusso di togliermi l’abito professionale e tifare stile curva – in secondo luogo perché mi piacciono le persone, il contatto umano, i commenti scambiati con perfetti sconosciuti che alla prossima partita saluterò come amici.

Ecco, appunto, il parterre. La curva a bordo campo. Quanto mi siete piaciuti! Fa sempre parte dell’articolo che un giorno scriverò – giusto Giancarlo Spagnol e Alessia Dal Canal – sul tifo che vorrei.

Bello, pulito, positivo. Che s’inalbera agli errori con degli “ohhh” che sono rimbalzati in ogni parte del campo meglio di quelli presi (anche stavolta) dal buon Lenti. Oddio, ci sta. Ma pensate agli ultimi, concitatissimi, minuti della partita. E pensate di essere stati a + 19. Poi di essere lì a difendere con le unghie e con i denti quegli spiccioli di punto che ti risparmiano l’overtime.

E lì, amici miei, il tifo deve sprizzare energia vulcanica anche e soprattutto nei momenti di difficoltà. Perché in campo vi sentono. E fa la differenza.

Tant’è, oggi siamo a raccontare una vittoria strepitosa contro la capolista. E contro un Vangelis Mantzaris, nell’Olympiakos per otto stagioni, dal 2011 al 2019. Ovvero tre campionati greci, due edizioni dell’Eurolega e una Coppa Intercontinentale vinte, più due partecipazioni ai Mondiali e altrettante agli Europei con la Grecia.

Quel “famigerato” numero 17 che a ogni entrata in campo ci faceva vedere i sorci verdi. Lo stesso che, praticamente a fine partita, si agitava come un ossesso per riacciuffare il risultato. Campioni si nasce. Punto.

Ma al Taliercio non si passa.

Questa “casa” cui siamo ritornati e dove manca ancora qualcosa: il palazzetto pieno.

E non ci sono giustificazioni. Questa squadra merita la sua città.

Ma la città merita davvero questa squadra?

E siamo sempre lì. Piove, son stanco, è sabato sera, c’è la pizza, i “morosi” e qualsivoglia giustificazione non reggono.

Per l’ennesima volta, cosa vi siete persi.

Voi, che siete venuti a maggio in gran spolvero in memoria del tempo che fu, vi state lasciando sfuggire il tempo che è e che sarà.

Ieri sera vi siete persi degli schemi intelligenti, delle bombe da tre che, con buona pace di Valerio Bianchini, hanno fatto il loro dovere ed esaltato il pubblico. Vi siete persi Marco Perin, Giovanni Lenti e Edoardo Caversazio di cui i numeri a tabellino (4-4-2 i punti segnati) raccontano poco o niente del lavoro monumentale in costruzione, a rimbalzo, nei recuperi.

Perché non si vince solo andando a canestro. Si vince facendo squadra e sacrificando le velleità personali per il bene comune, cosicché Fabio Bugatti e Ivan Morgillo portino a casa 38 punti in due (21-17).

Per concludere con i 9 di Pietro Bocconcelli e Fabio Sebastianelli.

Prima di passare la parola a Capitan Andrea Mazzucchelli (13 punti) vi svelo un “segreto”. Perché da ieri sera ne ho sentite di ogni.

Quel lancio a pochi secondi dalla fine effettuato da Giovanni Lenti che ha suscitato una vera e propria sollevazione popolare è uno schema studiato in allenamento, che ha già dato i suoi frutti in altri campi. Tipo contro la Rucker Sanve. “Qui – per dirla con Paolo Lazzaro – avevano visto i filmati e ci hanno sgamato”.

Della serie… prima de parlar sensa saver, tasi.

Capitan Mazzu Mazzucchelli. La difesa della nostra casa un punto fisso per tutta la stagione

“Quarta vittoria sulle prime cinque uscite. Direi un bilancio finora molto positivo: abbiamo incontrato squadre sulla carta molto quotate che lottano per le prime posizioni e abbiamo fatto valere la nostra casa, il nostro Taliercio e questo deve essere un punto fisso per tutta la stagione. Roseto sulla carta è una squadra molto attrezzata, con giocatori esperti come il regista straniero che ha calcato palcoscenici europei. Dopo un primo tempo, direi sontuoso, sapevamo che avrebbero avuto una reazione e noi forse abbiamo fatto qualche palla persa di troppo che ha permesso ai rosetani di rientrare. Se magari tecnicamente in qualcosa abbiamo mancato, non siamo mancati dal punto di vista mentale perché nonostante la difficoltà nel vederli riavvicinare, siamo riusciti a reggere l’urto. Poter festeggiare di nuovo coi nostri tifosi in casa è stata la ciliegina sulla torta. Ora cerchiamo di imparare il più possibile dagli errori perché ci aspettano due trasferte consecutive su due campi per niente scontati come quello di Ravenna e di Padova”.

Ci vediamo al Taliercio!

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