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L'editoriale del direttoreMestreSport

Cosa vi siete persi

2 minuti di lettura

94 a 66. Classifica a punteggio pieno dopo le prime due giornate di campionato. Una squadra che gioca davvero senza affidarsi solamente ai tiri da tre che tanto annoiano Valerio Bianchini. E non solo lui. Perché, se l’effetto della “bomba” è sempre roboante, manca la magia del gioco sotto canestro. Per l’unico coach a vincere tre scudetti con tre squadre diverse, più importanti sono la sperimentazione, il rinnovamento e l’evoluzione. Ecco cosa vi siete persi. Ieri sera Valerio Bianchini, come noi al Taliercio, si sarebbe proprio divertito.

MESTRE – Quattro gatti e una palla a spicchi. Un pochino (eufemismo) mi sono vergognata. Per un palazzetto che tiene migliaia di persone, circa 800 sono quattro gatti. Certo più di quelle, mi dicono, presenti nella scorsa stagione al PalaVega.

Meno, molto meno di quelle viste a maggio per il ritorno del basket mestrino nella sua casa “natale”.

Ma si sa, Mestre è quella degli “eventi”, dov’è importante esserci più per costume che per convinzione. E allora non ci siamo.

Qualcuno ieri sera mi ha fatto notare che mancavano tantissimi giovani. Ha ragione. C’eravamo noi, i “vecchietti” del basket che fu. Qualche ragazzino, qualche famiglia. La curva che non manca mai, e che è uno spettacolo per gli occhi e le orecchie. Perché quello è amore vero.

E vedere alla fine coach Cesare Ciocca e tutta la squadra ritmare con le mani il coro della curva, dopo quintali di sudore spalmati sul parquet, quattro quarti con capitan Mazzucchelli & Co. a sputare l’anima, fa capire di che pasta è fatta questa società.

Dove le persone sono al primo posto.  

Dove “si gioca” tutti insieme. In campo e fuori. Ognuno col proprio ruolo.

Ne ho viste di partite belle come quella di ieri sera. E ho visto anche l’applauso dei giocatori ai propri tifosi e poi via in doccia. E invece no. Tutti lì con il loro pubblico.

Ecco cosa vi siete persi e cosa continuerete a perdere se non comprenderete che, un sabato sì e uno no, c’è un cuore che pulsa all’unisono. Cose che succedevano, fino a ieri, solo in quel di Livorno dove sono letteralmente malati di basket.

Poi vi siete persi anche genialate cestistiche.

Giocatori che sembrano stare insieme da dieci stagioni. Grazie, coach. Gran bel lavoro.

Vi siete persi il capitano in doppia cifra: 19.

Vi siete persi bombe da tre – comunque è un bel vedere e fa bene all’economia dei punti – morbide e fluide che il pallone sembrava accompagnato invisibilmente dentro il canestro dalla mano di Elastic Man.

Vi siete persi i “nuovi” che sembrano vecchi e sono proprio bravi.

Vi siete persi i vecchi che sembrano nuovi da tanto si sono evoluti.

Ma soprattutto vi siete persi, come dice il buon Velasco, “gli occhi della tigre”. Con Perin che mette fretta a Pellicano in una delle ultime azioni quando anche chi stava già dormendo beatamente nel suo letto aveva capito che la vittoria era dietro l’angolo.

Insomma, avete perso l’occasione di dire che a Mestre – dove tutti lamentano ci sia “poco” per i giovani – ieri sera c’era la festa dei valori dello sport. Quello che fa bene, previene le risse, lo spaccio, il degrado.

Quello che dovreste augurarvi ogni giorno per i vostri figli. E per voi.

Facciamo che alla prossima in casa andiamo anche noi del pubblico almeno in tripla cifra, con tre zeri dopo il numero iniziale?

Anche solo per dire io c’ero, e ho visto la magia del Basket Mestre.

Foto Walter Dabalà.

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