L’azienda che ha provocato tutto questo ha dichiarato fallimento alla fine del 2018: “Ad oggi sappiamo che alcune persone sono indagate e che altre indagini sono in corso – aggiungono – ma i responsabili faranno di tutto per non rispondere dei danni arrecati”.
Il gruppo di mamme (e papà) non si è scoraggiato e ha attivato una raccolta fondi per partecipare al procedimento penale e per svolgere studi scientifici ed indagini epidemiologiche ad hoc: “È la nostra battaglia ma è anche la battaglia di tutti perché non si può più tacere di fronte ai crimini ambientali”.
La campagna è raggiungibile al link www.gofundme.com/azioni-
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