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Per chi vive con la distrofia di Duchenne e Becker, ogni firma vale un tesoro  

 

È iniziata l’edizione 2020 della campagna 5×1000 “Una firma che vale un tesoro” di Parent Project aps, l’associazione di pazienti e genitori di bambini e ragazzi con la distrofia muscolare di Duchenne e Becker, grave patologia genetica rara e degenerativa che non ha ancora una cura.

 

Nel 2019, l’associazione aveva lanciato uno spot a sostegno della campagna con protagonista Marco, un simpaticissimo conduttore TG di 8 anni. Quest’anno il piccolo Marco ci porta a scoprire qualcosa in più sulla sua vita di tutti i giorni in un video “dietro le quinte”: i giochi all’aperto con il fratellino, la passione per la cucina e i motori e il suo sogno di diventare Presidente della Repubblica.

 

Il video, disponibile su YouTube, ci restituisce il ritratto di un bambino allegro e profondo, sereno e proiettato verso il futuro: per contribuire a costruire questo futuro è necessario continuare a sostenere la ricerca scientifica e le attività di Parent Project rivolte a migliorare la qualità della vita dei giovani pazienti.

 

Il 5×1000 è un contributo che non costa nulla a chi lo offre e che, se donato a Parent Project, si trasformerà in sostegno alla ricerca scientifica sulla patologia e ai servizi di affiancamento dedicati alle famiglie che convivono con essa. Il claim “Una firma che vale un tesoro” che contraddistingue la campagna intende sottolineare proprio il valore di questo gesto, semplice ma di enorme importanza per migliaia di bambini e giovani in Italia e nel mondo.

 

Grazie alle migliaia di persone che hanno scelto di sostenere Parent Project, negli anni scorsi è stato possibile finanziare progetti di ricerca scientifica e l’assistenza alle famiglie su tutto il territorio nazionale. In questo momento storico, questa forma di donazione è quanto mai importante per permettere all’associazione di continuare a garantire i suoi servizi essenziali a oltre 700 famiglie e per proseguire nel sostegno alla ricerca.

 

 

Come devolvere il 5×1000

La modalità per devolvere il 5×1000 è semplice: nei modelli 730, Redditi, Certificazione Unica basta inserire la propria firma e il codice fiscale di Parent Project aps (05203531008) nel riquadro “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale nonché delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali, regionali e provinciali, e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’articolo 10, comma 1, lettera a) del D.Lgs n. 460/1997”. Una breve infografica sulle modalità per donare è disponibile sul sito istituzionale; ulteriori materiali sono disponibili sul sito dedicato alla campagna.

 

La campagna sarà animata anche sui social media, attraverso la diffusione dello spot e il coinvolgimento della rete di Parent Project in una speciale “maratona di selfie” per condividere l’invito a donare.

 

La distrofia muscolare di Duchenne colpisce 1 su 5.000 neonati maschi. È la forma più grave delle distrofie muscolari, si manifesta nella prima infanzia e causa una progressiva degenerazione dei muscoli, conducendo, nel corso dell’adolescenza, ad una condizione di disabilità sempre più severa. Al momento, non esiste una cura. I progetti di ricerca e il trattamento da parte di un’équipe multidisciplinare hanno permesso di migliorare le condizioni generali e raddoppiare l’aspettativa di vita dei ragazzi.

 

 

Cos’è Parent Project aps

È un’associazione di pazienti e genitori con figli affetti da distrofia muscolare di Duchenne e Becker. Dal 1996 lavora per migliorare il trattamento, la qualità della vita e le prospettive a lungo termine di bambini e ragazzi attraverso la ricerca, l’educazione, la formazione e la sensibilizzazione. Gli obiettivi di fondo che hanno fatto crescere l’associazione fino ad oggi sono quelli di affiancare e sostenere le famiglie dei bambini che convivono con queste patologie attraverso una rete di Centri Ascolto, promuovere e finanziare la ricerca scientifica al riguardo e sviluppare un network collaborativo in grado di condividere e diffondere informazioni chiave.

La Grande Barriera Corallina che si estende per quasi 2.300 km lungo la costa nord-orientale dell’Australia è la più grande struttura fatta di organismi viventi, patrimonio mondiale Unesco dal 1981. Proteggiamola prima di perderla per sempre!

 

In questi giorni si parla molto del nostro ritorno al mare: con la bella stagione, tutti ne sentiamo il bisogno. Il mare, infatti, è una sorta di farmaco per il nostro organismo.

 

Certo sono tante le disposizioni che dovremo osservare per tornare a godere della natura e delle sue bellezze, in sicurezza. Quando però potremo farlo, sarà più bello che mai! Purtroppo però, restrizioni da COVID-19 o no, esiste un luogo sempre più minacciato che rischia di non tornare mai più come prima: si tratta della Grande Barriera Corallina.

 

A lanciare l’allarme è un team di ricercatori dall’Australia. La causa è sempre la stessa: l’anomalo aumento delle temperature marine, dovuto ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale, a cui si aggiungono gli sversamenti nell’oceano dell’acqua impiegata nelle attività agricole. Un vasto tratto della barriera corallina ha così perso nuovamente i suoi colori ed è diventato una distesa bianca. Questo fenomeno, detto “sbiancamento”, molto spesso porta alla morte dei coralli.

I ricercatori informano che si tratta del terzo grave episodio nell’arco degli ultimi cinque anni. Siamo avvisati: se non facciamo qualcosa oggi, rischiamo di perdere per sempre chilometri di barriera corallina!

 

Sono anni che le ONG ambientaliste accusano il governo australiano di inazione nella lotta ai cambiamenti climatici. Greenpeace lancia infatti una nuova campagna a cui è possibile aderire per proteggere gli oceani da questa e dalle altre gravi problematiche che minacciano i nostri mari: inquinamento marittimo, pesca industriale, danneggiamento degli habitat, eccessiva plastica, trivellazioni petrolifere ed estrazioni minerarie.

 

Due anni fa sono iniziati i negoziati per un Accordo Globale atto a stabilire precisi strumenti per la tutela della vita e degli habitat marini al di fuori delle giurisdizioni nazionali. I negoziati dovrebbero concludersi quest’anno.

 

Fonte: Greenpeace

L’iniziativa promossa dalla Fondazione di CentroMarca Banca

 

Un euro a famiglia per aiutare le terapie intensive. Parte il Crowdfunding AIUTIAMO GLI OSPEDALI. Se ogni famiglia veneta versasse la cifra di un euro, il costo di un caffè, in poche ore potremmo raggiungere 2 milioni di euro quanto basta per l’acquisto di 100 ventilatori polmonari.

 

Un aiuto concreto ai nostri angeli in camice che da giorni senza sosta si stanno prodigando per salvare tante vite umane.

 

Con loro la nostra sanità pubblica sta dimostrando tutto il suo valore ma anche il singolo cittadino può mostrare il proprio aiutando la sanità come può.

 

La  Fondazione di CentroMarca Banca CC di TV e VE ha deciso di farsi promotrice di un Crowdfunding AIUTIAMO GLI OSPEDALI. Una forma di raccolta che è già stata adottata per altre iniziative sociali di CMB concretizzatesi nel territorio.

 

Un elemento importante è che attraverso questa piattaforma, la Fondazione che fa capo al Credito Cooperativo CentroMarca Banca (presente nel territorio da oltre 120 anni) offre la garanzia che tutto, ma proprio tutto quello che verrà raccolto andrà immediatamente all’Aulss 2 di Treviso e all’Aulss 3 di Venezia e contribuirà all’acquisto di quelli che fino a una settimana fa pochi conoscevano l’esistenza: i ventilatori polmonari.

 

Donare è molto semplice, per tutti, e per contribuire sarà sufficiente registrarsi alla piattaforma www.cmb4people.org con la possibilità di eseguire un bonifico bancario (esente da commissioni per i Clienti CMB) sul conto corrente intestato a: EMERGENZA CORONAVIRUS – codice IBAN: IT 21 P 08749 12001 014000771267.

 

Da parte sua CentroMarca Banca ha stanziato la donazione di 50mila euro che serviranno per l’acquisto immediato di due apparecchi che andranno alle rispettive AULSS.

Preziose azioni, portate avanti insieme, per brindare alle donne e alla vita!

 

Pinot Grigio Rosé e Rosé Spumante Brut Bosco del Merlo inaugurano il nuovo impegno dell’azienda verso il sociale, sostenendo i progetti promossi e portati avanti da LILT Treviso.

 

Si chiama “4V Project” l’approccio al vino di Casa Paladin, sintesi di quella passione che anima la nostra famiglia fin dal 1962. Le 4 “V” (Vino, Vite, Verde e Vita) riflettono la filosofia di sostenibilità in tutte le sue tenute, Paladin in Veneto, Bosco del Merlo in Friuli, Castello Bonomi in Franciacorta e Castelvecchi nel Chianti Classico. Si esprime in un percorso che comprende innovazioni profonde portate dentro il sistema complessivo “vigneto-cantina”: perché la qualità di ogni vino non può prescindere da una tensione più ampia verso l’eccellenza, intesa anche come rispetto per la terra madre e responsabilità verso il futuro.

 

La quarta “V” del progetto 4V sta per Vita e in essa è racchiusa l’intera filosofia di Casa Paladin e di Bosco del Merlo, espressa e veicolata da prodotti a cui si è pensato non semplicemente come prodotti di qualità elevata, ma perché siano comunicatori attenti e rispettosi dei valori della persona legati al suo benessere fisico e psicologico. Questo ci fa muovere verso una sempre maggiore attenzione per il sociale. Ed è ciò che ci ha portati alla decisione di sostenere le attività di LILT Treviso devolvendo parte del ricavato delle vendite di Pinot Grigio Rosé e Rosé Brut Bosco del Merlo all’impegno di questa Associazione nella lotta contro i tumori, in particolare per la prevenzione del tumore al seno, per il potenziamento dell’attività di educazione alla salute e di sensibilizzazione alla diagnosi precoce.

 

Vi invitiamo a seguire il sito per maggiori informazioni sull’iniziativa.

Continua la campagna di distribuzione gratuita del prodotto antilarvale contro le zanzare, promossa dall’amministrazione comunale di Casale sul Sile in collaborazione con la ditta SGD Group.

 

A seguito della serata informativa sul tema e la prima distribuzione di inizio giugno, sabato 22 giugno dalle ore 8.30 in piazza all’Arma dei Carabinieri verranno nuovamente distribuiti blister di compresse.

 

Appositamente formulate per il controllo degli stadi larvali delle zanzare, sono idonee al trattamento di tombini, bocche di lupo e ristagni in genere. 

Negli allevamenti europei, centinaia di milioni di animali sono tenuti in gabbia per la maggior parte della loro vita. La loro sofferenza è enorme. Per questo, LAV si appella alla Commissione europea, chiedendo che ponga fine a questo trattamento crudele degli animali negli allevamenti.

 

TENERE GLI ANIMALI IN GABBIA È CRUDELE

Gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare sensazioni e sentimenti, come dolore e gioia. Le gabbie sono causa di immense sofferenze per gli animali. Le gabbie fanno soffrire enormemente milioni di animali negli allevamenti ogni anno. Sono crudeli e anche ingiustificate, dato che sistemi alternativi alle gabbie esistono già.

PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO BISOGNA RACCOGLIERE 1 MILIONE DI FIRME IN TUTTA EUROPA

Per sostenere LAV, è possibile firmare online oppure scaricare il modulo della petizione, firmarlo e farlo firmare anche ad amici e famiglia. Tutto quello che c’è da sapere per aiutare LAV a raggiungere 1 milione di firme è su www.endthecageage.eu.

 

L’ALLEVAMENTO IN GABBIA È UN INCUBO A CUI È POSSIBILE METTERE FINE

LAV fa parte di una grande campagna internazionale con l’obiettivo di vietare l’uso delle gabbie per gli animali negli allevamenti di tutta Europa. Attraverso una petizione apposita, rivolta alla Commissione UE e chiamata Iniziativa dei cittadini europei, vuole unire tutto il continente contro la crudeltà sugli animali e mandare alla Commissione un messaggio forte e chiaro: i cittadini europei vogliono suini, galline, conigli e tutti quanti gli animali negli allevamenti liberi dalle gabbie!

 

Dove firmare?

• on-line nel sito: www.endthecageage.eu

• presso la libreria Ubik di Castelfranco fino al 7 maggio su modulo cartaceo (chiedendo di accedere all’area della mostra LAV)

• a Treviso, domenica 5 maggio, dalle 15 alle 19, in Piazza Carducci, al tavolo LAV di raccolta firme per la campagna europea #ENDTHECAGEAGE

 

 

ATTENZIONE: in ogni caso vanno indicati gli estremi del documento d’identità

LAV Onlus – LAV Lega Anti Vivisezione Sede di Treviso (TV)

Tel. 346.7465558
E-mail: [email protected]

Per seguire LAV:
Mailing list: [email protected]
Pagina web
Pagina Facebook: LAV Treviso
Twitter: LAV Treviso

 

Contributi e iscrizioni:
C/C bancario: IBAN IT07 L033 5901 6001 0000 0073 873 su Banca Prossima – specificare causale

“La nostra vita è irrimediabilmente cambiata perché abbiamo scoperto di avere i Pfas nel sangue”. Inizia così l’appello delle mamme venete che da anni lottano per avere giustizia per aver subito un vero e proprio avvelenamento da sostanze perfluoroalchiliche che, secondo alcuni studi, causano danni irreversibili all’organismo.
“I Pfas sono acidi molto forti usati dagli anni Cinquanta nella filiera di concia delle pelli, nella produzione di carta e cartone per uso alimentare, per rivestire le padelle antiaderenti e per molto altro – spiegano nella loro pagina GoFundMe – Gli scarichi di un’azienda del nostro territorio che produceva Pfas (Miteni) hanno contaminato le falde, i fiumi e con essi la terra e gli alimenti con cui si sono nutrite, e si nutrono tuttora, migliaia di persone del Veneto”. Saranno infatti oltre 100mila le persone che parteciperanno per 10 anni al Piano di Sorveglianza Sanitaria promosso dalla Regione Veneto: “Nella zona degli scarichi alcune patologie (tumori, infertilità, malattie tiroidee) hanno una grande incidenza e sono in continuo aumento” dichiarano i genitori NoPfas.

L’azienda che ha provocato tutto questo ha dichiarato fallimento alla fine del 2018: “Ad oggi sappiamo che alcune persone sono indagate e che altre indagini sono in corso – aggiungono – ma i responsabili faranno di tutto per non rispondere dei danni arrecati”.

Il gruppo di mamme (e papà) non si è scoraggiato e ha attivato una raccolta fondi per partecipare al procedimento penale e per svolgere studi scientifici ed indagini epidemiologiche ad hoc: “È la nostra battaglia ma è anche la battaglia di tutti perché non si può più tacere di fronte ai crimini ambientali”.

La campagna è raggiungibile al link www.gofundme.com/azioni-legali-delle-mamme-nopfas

“L’indagine congiunturale di Unioncamere relativa al quarto trimestre 2018 non lascia spazio all’ottimismo: la produzione e l’export, in Veneto, hanno registrato un rallentamento. I dati Istat, che indicano una caduta di oltre il 7% del fatturato industriale italiano su base annua, fanno presagire un 2019 oggettivamente complicato per l’economia. Il dicembre nero per il fatturato e gli ordinativi nel settore degli autoveicoli avrà forti ripercussioni, anche nella Marca trevigiana, sul comparto del vetro, della gommaplastica e della chimica. Una industria, quella chimico-plastica, che in provincia di Treviso occupa 15mila addetti e che, negli anni della grande crisi, è riuscita a reggere laddove ha saputo affrontare la sfida dei mercati globali investendo in innovazione, ricerca, tecnologia e capitale umano.

 

Non si può purtroppo dire lo stesso delle grandi aziende della moda: marchi che hanno fatto grande il “made in Treviso”, ma che fanno ancora fatica a ritrovare una loro adeguata collocazione nello scacchiere del mercato italiano. Sono i brand che hanno fatto la storia del nostro territorio, quelli che in questi ultimi dieci anni hanno registrato il segno meno nei bilanci di fine anno, ma che non si sono arresi di fronte alle difficoltà: il Gruppo Benetton si sta giocando il tutto per tutto, il distretto del calzaturiero a Montebelluna è ancora in sofferenza ma è presente in tutto il mondo, quello dello sport-system invernale, dopo un decennio complicato e diverse ristrutturazioni, negli ultimi 24 mesi è riuscito a ricollocarsi solidamente nel mercato mondiale con prodotti di alta qualità.

 

Se difendere l’industria deve rappresentare oggi il vero interesse nazionale, tutelare e promuovere il “made in Treviso” dev’essere in questa fase il primo obiettivo territoriale. Dobbiamo essere orgogliosi delle nostre aziende e dei nostri lavoratori che hanno reso grandi le imprese. I brand di Marca vanno sostenuti, sia con politiche industriali adeguate e una maggiore condivisione degli obiettivi, che con una nuova forma di solidarietà diffusa che coinvolga in primo luogo i cittadini trevigiani, chiamati a sostenere con gli acquisti delle nuove collezioni la grande moda trevigiana.

 

In famiglia, di fronte a un problema, tutti i componenti si mobilitano per dare una mano. Allo stesso modo, oggi, siamo tutti chiamati a valorizzare ciò che viene prodotto nel nostro territorio, contribuendo a dare una spinta propulsiva al mercato interno. I trevigiani sono da sempre protagonisti di grandi gesti di solidarietà e non si sono mai tirati indietro di fronte alle emergenze: basti pensare al contributo di aiuti dati per far fronte ai danni provocati dal maltempo nel bellunese lo scorso novembre.

 

Quella della caduta dell’economia, nel corso di quest’anno, rischia di tornare ad essere la vera emergenza del 2019. L’appello è di far emergere e prevalere il senso di appartenenza per chi ci ha reso importanti nel mondo, per tutti quei lavoratori che ancora oggi si impegnano ogni giorno con grande senso di responsabilità affinché si rispettino i tempi di consegna, si possano creare nuovi modelli e si cerchino nuove strade per il rilancio dei marchi.

 

Oggi forse la fatica è maggiore di ieri. Ma è importante un gesto di solidarietà da parte di tutti, cittadini e consumatori, per garantire un futuro brillante a Treviso e far tornare queste aziende attrattive agli occhi dei giovani trevigiani, sia come brand da indossare che come luoghi di lavoro a cui ambire. Lavorare per queste imprese significa infatti far parte di un universo professionale che dialoga col mondo intero, ma anche sostenere attivamente la tenuta e lo sviluppo socio-economico del nostro territorio”.

Ricorre domani venerdì 30 novembre la Giornata Internazionale contro la Pena di Morte.

 

Su proposta della Comunità di Sant’Egidio, fondatrice della rete di Municipalità “Città per la Vita / Città contro la pena di morte” – “Cities for life / Cities against the Death Penalty”, la città di Mogliano Veneto rinnova, anche per il 2018, la propria adesione a questa campagna internazionale e dichiara il 30 novembre Giornata cittadina “Città per la Vita /Città contro la pena di morte” – “Cities for life / Cities against the Death Penalty”.

 

Le Municipalità aderenti sono unite in Europa e nel mondo dalla comune volontà di accelerare la definitiva scomparsa della pena capitale dal panorama giuridico e penale degli Stati. Fortemente attesa è la votazione sulla Risoluzione delle Nazioni Unite per una Moratoria universale delle esecuzioni capitali, che si terrà nel mese di dicembre 2018 in seno all’Assemblea Generale dell’O.N.U.

Mogliano Veneto è inserita nella lista delle Città per la Vita, Città contro la pena di morte, senza alcun onere, se non l’impegno morale a condividere i contenuti e l’intento dell’iniziativa.

 

“Oggi sono ancora 58 i paesi nel mondo dove la pena di morte viene eseguita. È preoccupante il
permanere in molti Stati della pratica disumana della pena capitale. Nel paese di Cesare Beccaria, nel
paese che ha approvato nel 1786 l’abolizione della pena di morte nel Granducato di Toscana, ci sembra
utile che in Italia ci si faccia promotori di questa iniziativa. Quella della nostra Amministrazione non è solo
una adesione morale e formale. Si tratta anche di uno stimolo e di una volontà di sensibilizzare la
cittadinanza ma anche, e soprattutto, le scuole” – commentano il Sindaco di Mogliano Veneto, Carola Arena e
l’Assessore alle politiche educative, alla promozione dei diritti umani e all’integrazione, Daniele Ceschin.

 

È il diciassettesimo anno che la comunità di Sant’Egidio promuove quest’iniziativa. L’Amministrazione vi ha
preso parte fin dal 2016 ma quest’anno l’adesione ha un valore ancora più importante, da un lato perché a
dicembre ci sarà l’importante assemblea delle Nazioni Unite in cui dopo 11 anni verrà riproposta una nuova
risoluzione di moratoria contro la pena di morte, un passo significativo. Dall’altro, si è scelto di intraprendere
un percorso specifico anche con le scuole.

 

“Siamo persuasi che il nostro tempo sia percorso da un’urgenza educativa. L’attuale panorama plurale pone domande sui modelli educativi da adottare. A confronto vi sono la cultura del diritto, dell’ascolto e la cultura della forza, dell’eliminazione del problema. Come cittadini vorremmo contribuire al perseguimento di una società dove chi sbaglia non sia percepito come un problema da eliminare ma una persona. Una società che viva una reale ecologia sociale dove il ‘rifiuto’ possa divenire risorsa”.

 

Questo il messaggio del Liceo Statale G. Berto che costituisce la cornice entro la quale si colloca l’incontro che si svolgerà venerdì 30 novembre in occasione della Giornata Mondiale contro la Pena di Morte. La classe 4^B del Liceo G. Berto di Mogliano Veneto terrà una lezione/dibattito ai rappresentanti degli studenti i quali poi saranno tenuti a realizzare un momento di discussione e approfondimento nelle rispettive classi.

Il 25 novembre sarà la giornata dell’Organizzazione delle Nazioni Unite contro le violenze fisiche e psicologiche sulle donne. L’Umana Reyer conferma la sensibilità nei confronti della tematica dando il proprio sostegno alla campagna di sensibilizzazione dei “sacchetti del pane”. L’iniziativa, nata da un’idea della Commissione Pari Opportunità dei Chimici e Fisici del Veneto, con il supporto del Comune di Venezia, avrà luogo per due settimane a partire da lunedì 19 novembre su tutto il territorio del Comune di Venezia.

 

Il pane sarà venduto in sacchetti su cui sono stampati i recapiti del Centro antiviolenza (telefono: 041.5349215, email: [email protected]), così da consentire a tutte le cittadine e ai cittadini di contattare, in caso di necessità, le operatrici del Centro per avere informazioni ed eventuale aiuto concreto. I dati riportano che ogni anno circa 200 donne si rivolgono al centro antiviolenza del Comune di Venezia.

 

 

Nella conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, tenutasi al Palasport Taliercio di Mestre, la team manager dell’Umana Reyer femminile, Roberta Meneghel, ha così dichiarato: “La nostra società, è anni che è impegnata sul territorio in queste iniziative contro la violenza sulle donne: un tema che tocca molto da vicino soprattutto noi donne che facciamo uno sport considerato maschile. Ci teniamo molto dunque a sensibilizzare gli uomini, i bambini e le donne stesse. Dico infatti a tutte le donne di tirar fuori la loro forza e contattare il Centro antiviolenza, se ne hanno bisogno, senza paura di ammettere di avere un problema, perché è questo il primo step per superarlo”.

 

L’iniziativa è stata presentata al pubblico in occasione del super match casalingo di ieri sera, che ha visto la squadra maschile dell’Umana Reyer sfidare la formazione AX Armani Exchange di Milano.

 

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