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“Quella dei Pfas è una tragedia di portata nazionale e chi inquina deve pagare. Ringrazio il professor Foresta perché con le sue parole, da una posizione scientifica di assoluto livello ed indiscutibile esperienza pone all’attenzione generale il dramma legato all’inquinamento delle sostanze perfluoroalchiliche.  Una tragedia ecologica che non riguarda solo le singole zone ma è di dimensione nazionale”.

 

 

Così il presidente della Regione del Veneto accoglie le dichiarazioni del professor Carlo Foresta, docente dell’Università di Padova; in quest’occasione Luca Zaia sottolinea la necessità di estendere l’emergenza sanitaria legata ai Pfas dal Veneto a tutta Italia.

 

La questione Pfas

 

“Quella dei Pfas è una vera emergenza ecologica nazionale, pari a quella legata alla diossina che colpì Seveso nel 1976, e da tempo ormai ci pone di fronte al fatto di non riguardare solo la nostra regione. Il Veneto, forse, ha un solo motivo per essere considerato l’unico protagonista di questa vicenda: quello di essersi attivato per primo, e per ora unico, creando un laboratorio che è diventato un riferimento per tutti gli altri territori colpiti dal problema; quello di aver imposto il limite zero ai Pfas, ancora in assenza di una legislazione nazionale o europea; di aver avviato presso la Procura un’azione di responsabilità nei confronti dell’azienda produttrice; ma soprattutto di aver organizzato quella che è forse la più massiccia azione di screening sanitario in Italia per un caso di inquinamento”. Queste le parole del Governatore.

 

I problemi da risolvere

 

“Di fronte a questa emergenza – conclude il Presidente – rimangono ancora dei nodi irrisolti. Oltre ai limiti posti dal Veneto non sappiamo ancora nulla di cosa accadrà a livello nazionale e internazionale. Soprattutto, rimane l’obbiettivo di perseguire i responsabili di questa vera tragedia ambientale per dare non solo una risposta sanitaria a migliaia di famiglie che temono per i loro figli ma soprattutto un risarcimento che la legge impone in capo a chi inquina”.

“La nostra vita è irrimediabilmente cambiata perché abbiamo scoperto di avere i Pfas nel sangue”. Inizia così l’appello delle mamme venete che da anni lottano per avere giustizia per aver subito un vero e proprio avvelenamento da sostanze perfluoroalchiliche che, secondo alcuni studi, causano danni irreversibili all’organismo.
“I Pfas sono acidi molto forti usati dagli anni Cinquanta nella filiera di concia delle pelli, nella produzione di carta e cartone per uso alimentare, per rivestire le padelle antiaderenti e per molto altro – spiegano nella loro pagina GoFundMe – Gli scarichi di un’azienda del nostro territorio che produceva Pfas (Miteni) hanno contaminato le falde, i fiumi e con essi la terra e gli alimenti con cui si sono nutrite, e si nutrono tuttora, migliaia di persone del Veneto”. Saranno infatti oltre 100mila le persone che parteciperanno per 10 anni al Piano di Sorveglianza Sanitaria promosso dalla Regione Veneto: “Nella zona degli scarichi alcune patologie (tumori, infertilità, malattie tiroidee) hanno una grande incidenza e sono in continuo aumento” dichiarano i genitori NoPfas.

L’azienda che ha provocato tutto questo ha dichiarato fallimento alla fine del 2018: “Ad oggi sappiamo che alcune persone sono indagate e che altre indagini sono in corso – aggiungono – ma i responsabili faranno di tutto per non rispondere dei danni arrecati”.

Il gruppo di mamme (e papà) non si è scoraggiato e ha attivato una raccolta fondi per partecipare al procedimento penale e per svolgere studi scientifici ed indagini epidemiologiche ad hoc: “È la nostra battaglia ma è anche la battaglia di tutti perché non si può più tacere di fronte ai crimini ambientali”.

La campagna è raggiungibile al link www.gofundme.com/azioni-legali-delle-mamme-nopfas

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