L’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM) ha presentato le sue osservazioni alla bozza italiana del Piano Nazionale di Ripristino della Natura (PNR), che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) dovrà formalizzare a Bruxelles entro una settimana. Il documento sottolinea la necessità di un approccio mirato e differenziato per la tutela e il ripristino degli ecosistemi, distinguendo chiaramente tra le esigenze delle aree urbane e quelle montane.
ROMA. La posizione di UNCEM è netta: mentre nelle città è imperativo bloccare il consumo di suolo, nelle aree montane la salvezza non risiede nella “rinaturalizzazione” indiscriminata, ma in una gestione e pianificazione forestale attiva e nell’organizzazione dei versanti, elementi cruciali per prevenire abbandono, dissesto idrogeologico, fragilità e frane.
ROMA. Il dibattito sul futuro del territorio italiano si intensifica con le proposte di UNCEM al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) in vista della formalizzazione del Piano Nazionale di Ripristino della Natura (PNR) a Bruxelles. L’organizzazione, che rappresenta i comuni e gli enti montani, ha elaborato un documento dettagliato che delinea una strategia a due velocità, pensata per rispondere in modo specifico alle sfide ambientali delle aree urbane e di quelle montane.
Per quanto riguarda le città, UNCEM è categorica: Il consumo di suolo va bloccato. La richiesta è di porre fine alla proliferazione di nuovi capannoni in aree già sature di strutture spesso inutilizzate e di procedere all’eliminazione di superfici pavimentate. Si chiede uno stop ai piani regolatori che prevedono nuove aree edificabili di grandi estensioni, promuovendo invece misure intelligenti per costruire nuove case green, con materiali riutilizzabili. Questa visione urbana mira a una maggiore permeabilità del suolo, all’incremento della copertura arborea e all’adozione di soluzioni basate sulla natura, come tetti e pareti verdi. UNCEM propone inoltre una pianificazione urbanistica sovracomunale e una gestione più qualificata del verde pubblico, elementi essenziali per città più resilienti e vivibili.
La prospettiva cambia radicalmente per le aree montane. Qui, UNCEM avverte che non è la ‘rinaturalizzazione’ che ci salva. Al contrario, l’accento è posto sulla gestione e pianificazione forestale, insieme con organizzazione dei versanti come strumenti indispensabili per contrastare l’abbandono, il dissesto idrogeologico, la fragilità del territorio e il rischio di frane. Il Piano, secondo UNCEM, deve puntare alla tutela e al ripristino degli ecosistemi attraverso una pianificazione rigorosa, una gestione attiva del territorio e un coinvolgimento profondo delle comunità locali. È fondamentale evitare di associare automaticamente ripristino della natura e “rinaturalizzazione” senza un’attenta valutazione, soprattutto considerando che le aree montane italiane contano già 11 milioni di ettari di foreste, un dato in costante crescita.
Uncem chiede che il PNR faccia esplicito riferimento alla Strategia delle Green Communities un modello già previsto dalla legge 221/2015. Questa strategia è vista come uno strumento concreto e innovativo per creare un ponte tra capitale naturale, capitale umano, investimenti e le comunità locali, promuovendo uno sviluppo sostenibile e integrato.
Marco Bussone, Presidente di UNCEM, chiarisce ulteriormente la posizione dell’organizzazione: Evitiamo di dire che ripristino della natura in montagna significhi più bosco. Bussone sottolinea che nelle aree montane italiane la superficie forestale è già fortemente aumentata, anche a scapito di prati, pascoli e terreni agricoli. Questo aumento, spesso dovuto all’abbandono delle attività tradizionali, non porta necessariamente a un miglioramento della biodiversità. Anzi, può aumentare fragilità dei versanti, rischio di frane e perdita di attività agricole e pastorali, compromettendo l’equilibrio ecologico e socio-economico delle aree montane.
Il punto fermo per UNCEM è il decreto 34/2018, il Testo Unico Forestale. L’organizzazione insiste sulla necessità di partire dalla pianificazione e certificazione delle foreste italiane e di collegare la gestione forestale alle strategie nazionali su foreste e biodiversità. Questo approccio garantisce una gestione sostenibile e multifunzionale del patrimonio forestale, valorizzandone il ruolo ecologico, economico e sociale.
Uncem valuta positivamente le proposte del PNR dedicate alle città, che includono la riduzione del consumo di suolo, l’aumento della permeabilità, la copertura arborea, le soluzioni basate sulla natura e l’implementazione di tetti e pareti verdi. Queste misure sono considerate essenziali per migliorare la qualità della vita urbana e la resilienza delle città ai cambiamenti climatici.
Un tema cruciale per UNCEM è la “frammentazione della proprietà” che l’organizzazione considera uno dei problemi principali delle aree montane. Bussone evidenzia come il piano attuale non offra soluzioni a questa problematica. Per questo, UNCEM propone di inserire nel Piano la ricomposizione fondiaria e l’associazionismo fondiario, strumenti che possono superare la parcellizzazione e facilitare una gestione più efficace dei boschi, dei pascoli e delle attività agricole. La frammentazione, infatti, ostacola interventi su larga scala e la valorizzazione delle risorse territoriali.
UNCEM esprime disaccordo con l’impostazione di MASE e Ispra, che tende a considerare negativamente la pioppicoltura, le foreste artificiali o le superfici forestali realizzate nel Novecento. L’organizzazione sostiene che una corretta pianificazione e gestione può migliorarne le funzioni senza dover necessariamente procedere alla rinaturalizzazione. Questo approccio pragmatico riconosce il valore di queste tipologie forestali, se gestite in modo sostenibile.
La pianificazione e la certificazione sono considerate irrinunciabili per tutte le superfici forestali, comprese quelle nelle aree protette. I piani forestali, inoltre, dovrebbero dialogare con quelli dei pascoli, con la pianificazione comunale e con i piani di protezione civile garantendo un approccio integrato alla gestione del territorio. Tra gli indicatori del PNR, UNCEM suggerisce di prevedere gestione forestale, pianificazione e superfici certificate secondo standard FSC e PEFC, sottolineando che non è il legno morto in piedi da intendersi indicatore positivo ma piuttosto una gestione attiva e responsabile.
Bussone ribadisce il sostegno alla pioppicoltura, chiedendone l’incentivazione, anche come strumento per contrastare l’abbandono delle superfici. Tuttavia, UNCEM non condivide alcune misure volte ad aumentare habitat per la fauna selvatica, sostenendo che nelle aree montane la fauna selvatica debba essere ridotta e non incentivata. Questa posizione riflette la preoccupazione per l’equilibrio tra fauna selvatica e attività umane nelle aree montane.
Infine, UNCEM considera importanti il recupero di muretti a secco, terrazzamenti e sistemazioni idraulico-agrarie tradizionali. Questi elementi, oltre al loro valore storico e culturale, svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella conservazione del paesaggio. La pianificazione forestale è ritenuta fondamentale, soprattutto per tutte le superfici pubbliche e nelle aree protette. La conclusione è chiara: “Non basta parlare di rinaturalizzazione o di aumento dei boschi, ma occorre un piano di gestione attiva e integrata del territorio, soprattutto montano. Di boschi ne abbiamo abbastanza” afferma Bussone, evidenziando la necessità di un approccio proattivo e non passivo alla conservazione della natura.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
