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“Dalla Luce al Buio e… ritorno” Il miracolo del Signore Di Maria Raffaella Santoro

3 minuti di lettura

Si è tenuto, nella Sala dei Certosini, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, un incontro tra spiritualità e letteratura condotto dalla giornalista Annalisa Mancini sul libro di Maria Raffaella Santoro “ Dalla luce al buio e… ritorno. Il miracolo del Signore.”

“Non si è mai soli davanti al mistero della sofferenza: si è con Cristo, che dà senso a tutta la vita.” scriveva San Giovanni Paolo II. Ben si adattano queste parole del Santo Padre ad illustrare il cammino esperienziale di Maria Raffaella Santoro, che ha saputo elaborare in questo piccolo libro, una maestosa sintesi della sua vita, riuscendo a coniugare sofferenza e gioia, elevando un inno alla vita, un inno all’amore e un inno di ringraziamento al Padre Celeste. Questo, è il racconto di una vita comune, come tante, Raffaella, docente appassionata e competente, moglie e madre premurosa, un brutto giorno cade in terra esanime. E’ un devastante aneurisma cerebrale.

Per oltre due mesi giace in coma.

Il Signore però l’ha salvata da morte certa o da gravi danni cerebrali, manifestando così, ella sostiene, quanto Egli può fare nella vita di tutti noi. Il suo, vuole essere un grido, un annuncio a tutti: “ Credete in Dio, rivolgetevi a Lui in ogni necessità, Lui non ci abbandona mai.” Questo il messaggio di cui la scrittrice si fa messaggera. Raffaella, durante i due mesi di coma, ha vissuto in uno stato di totale beatitudine, ha visto accanto a sé due persone luminose: Gesù e Maria, che la incoraggiavano e la rassicurano, guardandola con amore, sussurrandole: “Mi prendo cura di te”.

Il risveglio di Raffaella ha segnato l’inizio di un lungo itinerario di ripresa, di riabilitazione e, al tempo stesso, di riscoperta dell’amore per Gesù Cristo, il vero protagonista di tutta la storia.

Questo libro non vuole esser solo la narrazione di un evento personale condiviso con i lettori, ma l’espressione di un’emozione, di una esperienza memorabile, un racconto talmente toccante da contagiare anche le persone più laiche.

La Fede vince sul Male, vince sul “non- senso del male di vivere”, l’amore è più forte della Morte, aggrapparci alla fede è il nostro rifugio. Essere un segno di speranza, questa è la missione che Raffaella si è assunta con questo libro e con la sua stessa vita.

La sua è una storia importante, una storia coinvolgente, dopo esser stata sulla soglia della Morte è tornata alla vita per comunicarci che la cosa più bella è scoprire che Dio ti ama, proprio così come sei, il suo è un amore gratuito, senza condizioni. Devi solo lasciarti amare da lui.

“ Quando mi svegliai dal coma – ha detto Raffaella – mi sono resa conto che Dio mi aveva fatto un dono: mi aveva dato la vita una seconda volta!”

La chiave di lettura di questo libro autobiografico è nel messaggio gioioso, luminoso, pieno di Amore di Dio, di Carità verso il prossimo, di speranza, perché la vita che ci è stata data, è eterna. E’ un testo che ci spinge a riflettere sull’importanza della meditazione, anche nel nostro tempo frettoloso, l’autrice analizza i limiti della riduzione della fede a questione privata, tendenza comune nel mondo contemporaneo, ma che porta con sé rischi di impoverimento per l’intera società umana. Raffaella Santoro torna al concetto del mistero, che tocchiamo quando l’enigma dell’alterità e del dolore irrompono nel tempo del mondo e nel tempo individuale. Ogni essere umano porta in sé una nostalgia profonda: il desiderio dell’Uno, dell’Infinito, di un legame capace di restituire senso di appartenenza e pienezza. E’ una tensione originaria che attraversa tutta l’esistenza di ciascuno di noi e trova voce nel bisogno di esser riconosciuti, di esser guardati e accolti nella nostra unicità.

Raffaella ci insegna che, con la Fede, le sfide dell’esistenza non scompaiono, ma si trasformano in opportunità di crescita, in spazi di silenzio, di preghiera e di affidamento ad una realtà che trascende l’uomo, rendendolo capace di empatia e di relazioni autentiche. Da questa autobiografia impariamo che il ricordo non è nostalgia: è una forza rivolta al futuro. Attraverso la memoria impariamo dall’esperienza, diamo senso al presente e apriamo possibilità nuove per ciò che verrà in futuro.

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