Ursula von der Leyen è stata rieletta alla guida della Commissione Ue con 401 voti a favore, eletta per la prima volta nel luglio 2019, sarà al secondo mandato
E proprio in virtù di questa scelta, arrivata dopo la conferma di Roberta Metsola quale presidente, il nuovo Parlamento europeo tanto nuovo non è, con i rapporti di forza tra i gruppi parlamentari che non appaiono affatto mutati, così come i ruoli di vertice all’interno dell’assemblea.
Ursula, che non lascia ma raddoppia, nel suo primo discorso ha trattato con sensibilità i temi cari ai partiti, quale ad esempio l’aumento della competitività, l’investimento nella difesa, e la vicinanza agli agricoltori, senza tralasciare i diritti dei lavoratori e delle donne e la crisi abitativa, dilemma atavico e di difficile presa. Come le critiche all’operato di Orban, da sempre nel mirino della von der Lyen.
Ma c’è di più, ed è quasi un coup de théâtre, nel suo discorso Ursula von der Leyen, in inglese, francese e tedesco, senza tralasciare l’italiano, pur se in una piccola sortita, ha promesso attenzione nella revisione della burocrazia, richiesta avanzata dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni e dal suo gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR).
Il tutto nello scenario di estrema distanza tra i deputati di Fratelli d’Italia che non hanno votato a favore della riconferma della von der Lyen, al pari delle altre delegazioni nazionali facenti parte di ECR e nonostante la vicinanza del nuovo Presidente della Commissione Europea sullo scottante tema della migrazione.
Ma lo spauracchio dei franchi tiratori ha indotto Ursula a chiedere il sostegno dei verdi facendo deteriorare i rapporti con Giorgia Meloni, questione di principi, questo è quello che trapela dai vertici di Fratelli d’Italia.
La partita sembra aperta, pur se alcune linee guida seppur appena abbozzate sembrano dover diventare assoluti mantra.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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