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Non è un Paese per ciclisti

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Sull’asfalto rimangono le pesche noci e il casco

Le pesche noci. Dell’ultimo ciclista che ha perso la vita sulle nostre strade rimane negli occhi questo particolare straziante: una persona che tornava a casa dopo essere stata a comprare delle pesche noci in un’azienda agricola. 

Sia che utilizzasse la bicicletta elettrica per scelta o perché non avesse alternative, di sicuro era un perfetto esempio di sostenibilità nelle scelte di acquisto e di mobilità, e delle grandi potenzialità delle biciclette elettriche per garantire autonomia anche alle persone anziane. Quel casco che tanti, come chi vorrebbe renderlo obbligatorio, invocano come misura di sicurezza per chi si sposta in bici e in monopattino. 

Questo ennesimo scontro mortale, in cui ad avere la peggio è stata una persona in bicicletta, colpevole solo di muoversi in modo sostenibile, ci dimostra una scomoda verità, nelle parole di Susanna Maggioni della FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta ETS con personalità giuridica: “il casco, omologato per un impatto a 25km/h, difficilmente ci salva la vita se veniamo investiti ad una velocità superiore. Il problema della sicurezza stradale non si risolve addossandone l’onere su chi ne è invece la vittima”. 

Altro particolare che colpisce è che questo signore in bicicletta non stava utilizzando la ciclabile in quanto era invasa dal fango. 

Se la ciclabile di Busco è invasa dal fango, chi percorre in bici il ponte sul Piave a Ponte della Priula, sempre che sia sopravvissuto se lo imbocca provenendo da Treviso e che sia riuscito ad imboccare la ciclabile se lo percorre in senso contrario, deve distogliere lo sguardo allibito dai cumuli di detriti, in gran parte mozziconi di sigaretta e bottiglie gettati dai finestrini delle auto in corsa.

Di certo non un bel biglietto da visita per chi porta ricchezza per il territorio (è stimata in 70-100 euro al giorno la spesa media di un cicloturista) senza causare inquinamento, traffico e usura delle infrastrutture.

“Ecco – continua la Maggioni – agli automobilisti che spesso ci apostrofano ANDATE SULLE CICLABILI, oltre a ricordare che non siamo obbligati ad utilizzare un percorso ciclopedonale, vorrei far notare come le ciclabili, spesso purtroppo per incuria di chi dovrebbe fare la manutenzione e per ovvia mancanza di considerazione per chi si sposta in bici, ci pongono un vero dilemma: vado in strada e rischio di essere investito, oppure vado sulla ciclabile e rischio di scivolare sul fango, di cadere per rami e radici, di scontrarmi con archetti e panettoni rompendomi un braccio, di forare su chiodi e vetri rotti?”

Chi utilizza la bicicletta, o per turismo o per la mobilità quotidiana, merita invece il plauso e il rispetto di tutti, dei cittadini nel condividere la strada, e delle amministrazioni con adeguate scelte infrastrutturali e di moderazione del traffico, nonché interventi regolari e straordinari di manutenzione.

Questo lo hanno capito le amministrazioni di Paesi come Belgio, Francia, Spagna, Slovenia, oltre ai “soliti noti”: Olanda e Danimarca. Chi va in bici fa un favore a tutti, oltre che a se stesso, migliorando la propria salute e la qualità dell’ambiente per tutti. 

“Beppino, Dino, Giulia sono degli eroi, caduti sul campo di una guerra per città più vivibili e più sane. È auspicabile che il Tavolo Provinciale della Sicurezza Stradale, pur encomiabile nel suo lavoro di educazione e informazione, inizi a lavorare fattivamente per diffondere un diverso paradigma della mobilità, anche accogliendo le proposte e le buone pratiche presentate da noi al Convegno di marzo in Provincia. Una fra tutte, l’estensione del limite a 30km all’ora nei centri urbani”, incalza la Maggioni.

Proprio in questi giorni sono state pubblicate le cifre per i primi 6 mesi di applicazione della misura nella città di Bologna: si è registrato un -33% di persone morte sulle strade e un -38% di incidenti gravi.

Non fare nulla significa voltare le spalle alle tante persone che affrontano la strada ogni giorno a piedi o in bici, così come in auto. Con il rischio, come in questo caso, di vedere sull’asfalto delle pesche noci e il casco.

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