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Nella serata di ieri sera, poco prima delle 21, nei pressi dell’Arsenale di Venezia si è verificato un incidente nautico tra un mezzo Actv e un barchino con quattro persone a bordo. Finite in acqua, queste ultime sono state recuperate e aiutate a salire a bordo del mezzo pubblico. Tutte e quattro risultano ferite: due in maniera più lieve, trasportate all’ospedale di Venezia, e due in maniera più seria, condotte all’ospedale dell’Angelo di Mestre.

 

Sul posto sono stati inviati i Vigili del fuoco, due autopompe lagunari, una barca da marittima e i sommozzatori per il recupero del barchino.

 

Sempre ieri notte, inoltre, si è verificato un altro incidente. Un ciclista è stato investito sulla linea ferroviaria Venezia-Trieste, tra Marcon e Quarto d’Altino. Non si hanno ulteriori notizie al momento.

 

Questa mattina, verso le 4, i Vigili del fuoco sono intervenuti nel canale della Giudecca a Venezia per il rovesciamento di un barchino: in salvo le tre persone finite in acqua. L’allarme è stato dato dal personale di un vaporetto ACTV, i quali si sono accorti da un faro che il barchino era capovolto all’altezza di Sacca Fisola. I Vigili del fuoco accorsi con un’autopompa lagunare individuavano a riva le due donne e un uomo che erano riuscite a raggiungere autonomamente la riva. I tre malcapitati sono stati presi in cura dal personale sanitario del SUEM e portati in pronto soccorso per dei controlli. Sul posto personale della capitaneria di porto e i carabinieri. In mattinata si valuterà il recupero dell’imbarcazione affondata.

È accaduto in via Castellana. La 74enne si è fratturata entrambe le braccia e il setto nasale. L’automobilista si è costituito solo in un secondo tempo

 

Stava andando alla “pizzeria all’angolo”, si ritrova con due braccia e il naso rotti. A settantaquattro (quasi 75) anni. E l’automobilista che l’ha travolta sull’attraversamento pedonale non si è neppure fermato, assumendosi solo in un secondo tempo le sue responsabilità.

 

Poche ore dopo il tragico investimento costato la vita l’altro venerdì notte alla studentessa universitaria di 29 anni Pegah Naddafi, in viale Vespucci, a Mestre si è consumato un altro grave episodio ai danni di un pedone di cui si sta occupando Studio3A.

 

I fatti

È successo sabato 4 gennaio 2020, verso le 18.40, in via Castellana, all’altezza del civico 61 e dell’intersezione con via Ciardi. Una settantaquattrenne del posto, residente a due passi, si stava recando presso la pizzeria di asporto sotto casa per prendere una pizza per la cena, ha attraversato la Regionale regolarmente sulle strisce pedonali in direzione nord-sud e, quando aveva ormai quasi completato l’attraversamento, si è ritrovata improvvisamente di fronte un’autovettura, una Fiat Punto, che l’ha centrata in pieno. L’anziana ha cercato istintivamente di proteggersi proiettando in avanti le braccia, con il risultato però che a causa dell’urto se le è fratturate entrambe e in seguito ai colpi e alla successiva caduta si è rotta anche il setto nasale: un miracolo che si sia salvata, ma la prognosi è pesante, anche in ragione dell’età.

 

Ad aggravare il quadro, l’automobilista non si è fermato e ha tirato diritto. La settantaquattrenne è stata inizialmente soccorsa da alcuni passanti e negozianti della zona, che hanno allertato il 118. Dell’incidente, per fortuna, ci sono anche un paio di testimoni oculari.

 

Solo successivamente l’investitore si è costituito e ha ammesso le sue responsabilità agli agenti della polizia locale di Venezia: si tratta di G. B., 78 anni, residente nel comune di Venezia, così come la passeggera di un anno più giovane che trasportava in macchina.

 

Mesi di guarigione

All’ospedale dell’Angelo, dov’è stata subito condotta, l’anziana, che è vedova e vive da sola, è stata ingessata ad entrambe le braccia, mentre sulla frattura al setto nasale i medici interverranno in un secondo tempo. Adesso è tornata a casa ma ne avrà per dei mesi, nei quali avrà bisogno di assistenza continuativa da parte dei figli.

 

La donna e i suoi familiari, per ottenere giustizia, attraverso la consulente personale dott.ssa Alice Righi, si sono dunque affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che si è subito attivato per fare piena luce sull’incidente e sulla condotta dell’automobilista e per risarcire in modo congruo la sua assistita.

Il giudice dà ragione piena a un’anziana investita da una moto: l’assicurazione non voleva risarcirla perché aveva attraversato sulle strisce in sella alla bici

 

Il fatto che una ciclista attraversi la strada sulle strisce senza scendere dalla bici non autorizza il conducente di un veicolo a investirla a tutto gas, tanto più se l’aveva vista per tempo. Né giustifica il rifiuto a risarcirla della compagnia di assicurazione perché, se la controparte ha l’esclusiva responsabilità di un incidente, la violazione veniale è irrilevante. Con una sentenza cristallina, il giudice del Tribunale di Venezia, dott. Alessandro Cabianca, ha finalmente reso giustizia a una oggi settantottenne di Cavallino, rimasta coinvolta cinque anni fa in un grave incidente, dando ragione anche alla battaglia portata avanti da Studio3A.

 

 

I fatti

I fatti risalgono al 19 ottobre 2014, alle 14.30. L’anziana sta percorrendo in bicicletta la ciclabile lungo via Fausta nei pressi del cimitero di Cavallino e, giunta alla fine della pista, si appresta ad attraversare la strada sulle strisce: guarda a destra e sinistra e, non vedendo sopraggiungere veicoli, inizia l’attraversamento. Giunta alla linea di mezzeria, però, sente il rombo di un motore proveniente da Jesolo: neanche il tempo di rendersi conto di cosa sta accadendo che, dopo un colpo violento, si ritrova per terra. Che la responsabilità dell’investimento ricada tutta sul centauro alla guida della moto BMW che travolge la donna, un allora 38enne di San Donà di Piave, ci sono pochi dubbi. Sarà lui stesso, nelle dichiarazioni rese alla polizia locale di Cavallino Treporti, che ha effettuato i rilievi, ad ammettere di aver visto chiaramente la donna sulle strisce pedonali che iniziava ad attraversare la strada, salvo però proseguire ugualmente: “la signora non attraversava in maniera decisa e interpretavo che mi lasciasse passare”, è la balzana giustificazione resa agli agenti. I quali, infatti, lo sanzionano per la violazione dell’articolo 141, comma 2 del Codice della Strada, “per non essere stato in grado di arrestare tempestivamente il veicolo che conduceva in presenza di un ostacolo prevedibile”.

 

L’anziana viene subito trasportata in ambulanza all’ospedale civile di Venezia. Per fortuna si salva, ma la prognosi è pesante e inizia un calvario: riporta la frattura di un femore, deve sottoporsi a un intervento di osteosintesi con chiodo endomidollare e a lunghi periodi di ricovero ospedaliero. Non solo: oltre a un adeguato trattamento fisico-riabilitativo e un prolungato periodo di riposo, per la persistenza e l’aggravarsi della gonalgia sinistra deve sostenere anche un intervento di artoprotesi. A postumi stabilizzati le viene riconosciuta un’invalidità permanente del 12%.

 

 

Richiesta di risarcimento

Per essere adeguatamente risarcita, la donna si è quindi affidata a una società specializzata a livello nazionale nel risentimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha subito chiesto i danni alla compagnia della moto, Vittoria. Quest’ultima però ha incredibilmente negato qualsiasi risarcimento, rifiutandosi perfino di riconoscere un concorso di colpa del suo assicurato. Secondo l’assicurazione di controparte, la responsabilità era tutta dell’anziana, la quale, avendo problemi di deambulazione, si sentiva più sicura in sella, e non aveva attraversato tenendo la bici a mano. Poco importa che lo avesse fatto a passo d’uomo e non certo buttandosi in mezzo alla strada.

 

In Tribunale

Vittoria, sorda ai solleciti e all’evidenza dei fatti, ha così costretto l’anziana ad adire le vie legali: Studio3A ha infatti deciso di andare fino in fondo per tutelare i diritti e le ragioni della sua assistita sollecitando una citazione in causa avanti il Tribunale di Venezia, che ora le ha dato ragione piena. Nella sentenza il giudice ha chiarito che la violazione legata all’attraversamento in sella alla bici rileva “solo dove non sia possibile accertare cause e grado delle colpe incidenti nella produzione dell’evento”. Ma qui “deve ritenersi accertata l’esclusiva colpa del motociclista da tutti gli elementi emersi nella vicenda: il mancato adeguamento della velocità alla concreta situazione dei luoghi, poiché l’attraversamento pedonale della strada avrebbe dovuto indurlo a una velocità prudenziale; la posizione della ciclista, che aveva già intrapreso l’attraversamento ed era agevolmente avvistabile ed, anzi, dalle dichiarazioni dello stesso (omissis) in concreto era già stata da lui vista; l’assenza di tracce di frenata, che deve fare ritenere che il motociclista non abbia neanche intrapreso alcuna manovra di emergenza”.

 

 

Donna risarcita di 52mila euro

Il giudice ha anche confutato le contraddittorie argomentazioni del legale di Vittoria secondo cui l’anziana avrebbe eseguito l’attraversamento con manovra “improvvisa e repentina”. “Tale circostanza – conclude il dott. Cabianca – non ha avuto alcun riscontro processuale, ed anzi plurimi appaiono gli elementi presuntivi che fanno ritenere che, seppure la condotta dell’attrice sia stata violativa dei disposti normativi sopra ricordati, in concreto tale violazione non abbia avuto alcun ruolo causale nella dinamica del sinistro. In tal senso, le dichiarazioni del motociclista – che ha dichiarato di aver visto la ciclista impegnare l’attraversamento e che ella non procedeva in maniera decisa – il punto dell’impatto nella parte posteriore della bicicletta e non nella parte anteriore, come ci si aspetterebbe qualora la ciclista avesse improvvisamente impegnato l’attraversamento, l’assenza di segni di frenata, la stessa età dell’attrice, che all’epoca dei fatti aveva 73 anni, sono tutti elementi che in modo convergente fanno ritenere che la signora non abbia attraversato la strada in modo repentino ed imprevedibile”. Pertanto, Vittoria è stata condannata a risarcire integralmente la danneggiata con una somma di 52mila euro tra danni biologici e moralispese medichespese di lite e interessi e rivalutazioni.

Un emblematico caso di mala assicurazione, finito anche su Striscia La Notizia

 

Dopo una dura battaglia lunga quattro anni da parte di Studio3A, la compagnia Verti ha finalmente e integralmente risarcito i familiari di Leonard Muca, il 23enne di origine albanese, ma residente da anni a Treviso con la famiglia, deceduto in seguito a un tragico incidente successo l’8 novembre 2015 sulle strade della Marca.

 

La vicenda è stata al centro di un emblematico caso di mala assicurazione denunciato a più riprese anche sui media dalla società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, al punto da essere preso a cuore anche da Moreno Morello. L’inviato di Striscia la Notizia, con tutto il tatto dovuto alla circostanza drammatica, ha realizzato un servizio per la sua rubrica di denuncia “Ti assicuro che non pago”, andato in onda nella puntata di venerdì 29 novembre della nota trasmissione di Canale 5, con un’intervista al Presidente di Studio3A-Valore S.p.A., dott. Ermes Trovò.

 

 

L’incidente

Nella fattispecie, veniva messo in discussione uno dei principi cardine del sistema risarcitorio, ossia la tutela massima sempre dovuta e garantita dalla legge al terzo trasportato. La giovane vittima, infatti, era l’incolpevole passeggero di una Ford C Max condotta dal connazionale Rigert Ismailaj, oggi 24 anni, di Trevignano, il quale, percorrendo via don Minzoni a Contea, dopo un sorpasso azzardato a velocità sostenuta ha perso il controllo della sua auto schiantandosi contro un albero proprio all’altezza della fiancata sinistra posteriore dove si trovava seduto Leonard: un impatto tremendo che non gli ha lasciato scampo, il ragazzo è morto dopo quattro giorni di agonia, il 12 novembre 2015.

 

I familiari, distrutti dal dolore, per ottenere giustizia e un equo risarcimento, tramite l’Area manager e responsabile della sede di Treviso, Diego Tiso, si sono affidati a Studio 3A, che li ha assistiti fin dal primo momento in collaborazione con l’avvocato del Foro di Treviso Andrea Piccoli. Doveva essere una prassi automatica, e invece la compagnia di assicurazione della vettura, Direct Line, oggi Verti, ha opposto un secco rifiuto, aggrappandosi a un aspetto particolare della dinamica e invocando il “caso fortuito” per non pagare.

 

 

La ricostruzione dei fatti

Secondo la ricostruzione del consulente tecnico incaricato dal Pubblico Ministero della Procura trevigiana titolare del fascicolo per omicidio colposo, la dott.ssa Barbara Sabattini, sulla perdita di controllo della macchina poteva aver influito anche l’intervento sul freno a mano che sarebbe stato azionato da Gentian Muca, oggi 24 anni, pure lui di nazionalità albanese residente a Montebelluna, il passeggero trasportato anteriormente. Gesto che però non è mai stato chiaro e provato fino in fondo se e quando sia avvenuto (l’autore sostiene di averlo effettuato ad auto già ferma, il conducente nelle sue dichiarazioni più recenti afferma addirittura di non ricordare più se sia stato compiuto o meno), ma che comunque, anche se fosse accaduto durante il sorpasso, sarebbe chiaramente “istintivo, in conseguenza del pericolo imminente percepito”, come riconosce lo stesso magistrato. Tutti infatti, perito compreso, hanno concordato che le responsabilità della tragedia fossero da ascrivere essenzialmente al sorpasso azzardato compiuto dal guidatore e dal repentino rientro nella sua carreggiata per evitare un veicolo che sopraggiungeva in senso opposto. Tant’è che Ismailaj, con sentenza del 28 febbraio 2018, è stato condannato in primo grado dal giudice del Tribunale di Treviso, dott. Angelo Mascolo, a un anno e sei mesi, con la condizionale, e a 4 anni di sospensione della patente.

 

Ma neanche questo è bastato a Verti per cambiare atteggiamento, e stavolta il pretesto è stato che nel frattempo il Pm, a fronte di un possibile concorso di responsabilità per questo presunto azionamento del freno di stazionamento nella perdita di controllo dell’auto, ha ritenuto di chiedere e ha ottenuto il rinvio a giudizio anche per l’altro passeggero, Gentian Muca. Nonostante l’evidenza e i tentativi di Studio3A di arrivare a una soluzione stragiudiziale, facendo presenti i diritti dei familiari della vittima e la pretestuosità di tale posizione, la compagnia ha continuato a denegare ogni risarcimento, costringendo così i congiunti di Leonard ad avviare anche una dolorosa azione civile, citando in causa la compagnia davanti al tribunale civile di Treviso.

 

 

Il risarcimento

La posizione di Verti è leggermente mutata solo dopo che la rinnovata perizia cinematica realizzata nell’ambito del procedimento civile ha di fatto confermato quanto già emerso in sede penale, e che cioè sì, era plausibile che il freno a mano fosse stato tirato, ma che comunque le cause e le responsabilità di gran lunga prevalenti del sinistro erano da attribuirsi alla scriteriata condotta di guida del conducente. Il pressing di Studio3A, e anche quello di Moreno Morello, hanno fatto il resto. Prima la compagnia ha tentato di proporre un risarcimento nella misura del 50 per cento, sulla base di un improponibile concorso di colpa, e poi, cosa degli ultimi giorni, ha finalmente convenuto di fare la cosa giusta con una proposta integrale al 100 per cento, per una cifra nell’ordine del milione di euro sulla base delle tabelle milanesi. Sono così stati pienamente ed equamente risarciti i genitori, i fratelli anche i nonni del giovane. Non basterà per restituire loro Leonard, ma almeno è stata fatta giustizia anche sul fronte civile.

Dalle 7.45, i Vigili del fuoco stanno operando lungo la statale Romea 309 in località Isola Verde nel comune di Chioggia, per un incidente stradale tra un piccolo furgoncino e un camion: deceduto l’autista del mezzo più leggero. I pompieri, arrivati dal locale distaccamento e da Mestre, con l’autogru ha messo in sicurezza i mezzi finiti fuori strada a ridosso del canale ed estratto l’autista dal Fiat Doblo rovesciato.

Purtroppo, nonostante i soccorsi, il personale medico del Suem 118 ha dovuto dichiarare la morte dell’uomo.

Illeso l’autista del mezzo pesante. Sono ora in corso le operazioni di recupero dei mezzi e del carico del camion: grandi bobine di carta perse durante il sinistro. Sul posto anche le Forze dell’ordine per i rilievi del sinistro.

Le operazioni di soccorso sono tuttora in corso.

Luciano Trevisan, 63 anni, alle 12 di ieri è stato travolto e ucciso da un’auto a Campalto, Mestre.
L’uomo stava attraversando la strada sulle strisce pedonali per gettare la spazzatura quando un veicolo noleggio con conducente lo ha scaraventato a terra violentemente.
Non c’è stato nulla da fare purtroppo, nonostante le cure prodigate dal personale Suem, subito accorso.
Via Orlanda purtroppo è spesso teatro di incidenti, nonostante i limiti di velocità imposti.

 

Fonte: Venezia Today

Stanotte verso l’una è arrivata alla sala operativa di Venezia la segnalazione della presenza al pronto soccorso dell’Ospedale San Giovanni e Paolo di due giovani straniere con sospetto trauma cranico, vittime di un incidente nautico. Dalla testimonianza del personale medico, gli operatori di volante hanno appurato che verso mezza notte e mezza un ragazzo veneziano di circa 30 anni si è presentato al pronto soccorso riferendo di avere a bordo della propria barca due feriti vittime di un incidente navale.

 

Mentre le due ragazze venivano soccorse dai sanitari, l’uomo, secondo quanto raccontato, fuggiva. Le giovani ferite, due canadesi di 30 e 21 anni, in vacanza a Venezia, ai poliziotti intervenuti hanno raccontato che il giorno prima avevano conosciuto tre gondolieri e avevano deciso di passare la serata con loro.

La ricostruzione dei fatti

Dopo cena uno dei tre le ha portate a fare un giro. Mentre andavano a forte velocità la barca è andata a sbattere contro una briccola.

 

La ragazza più grande ha riscontrato una frattura della mascella e, a seguito del trauma cranico, le è stata riscontrata anche un’emorragia cerebrale per la quale è stata trasferita d’urgenza nel reparto rianimazione dell’Ospedale all’Angelo di Mestre. La sorella più giovane risultava avere un braccio fratturato.

 

Identificato il gondoliere

Le indagini subito avviate dal personale delle Volanti, unitamente a quello del Commissariato di San Marco, hanno permesso di identificare il gondoliere, che nel frattempo si è ripresentato al pronto soccorso. A seguito del sinistro, infatti, il giovane aveva riportato la rottura delle costole, una delle quali gli ha perforato un polmone.

 

Il giovane in lacrime ha ammesso di fronte agli agenti le sue responsabilità, riferendo di aver lasciato la barca presso l’Isola di Sant’Erasmo.

 

È stato quindi denunciato per lesioni colpose gravi. L’imbarcazione, recuperata e sequestrata, è stata sottoposta ai rilievi della Polizia Scientifica per il proseguo delle indagini.

Ci sono volute una richiesta danni presentata da Studio3A per conto dei familiari e una petizione popolare. Ora finalmente gli enti preposti (il Comune di Venezia su autorizzazione di Veneto Strade) si sono decisi a mettere in sicurezza l’intersezione tra via Padana e via dell’Avena, a Marghera. Proprio qui, l’11 novembre scorso ha perso la vita, a soli 26 anni, Alvise Donà.

 

In questi primi giorni di agosto sono stati posizionati un semaforo a chiamata per l’attraversamento dei pedoni e il relativo segnale stradale. Seguiranno a breve l’attivazione del dispositivo e il “disegno” delle strisce sull’asfalto.

I fatti

Alvise, perito informatico, che abitava in centro storico a Venezia, quella sera stava appunto attraversando la strada per raggiungere la fermata dell’autobus e andare in centro a Mestre per incontrare la sua fidanzata, quand’è stato falciato da una Mercedes che procedeva a velocità sostenuta, condotta da A. D. A., un oggi 53enne di Chioggia. Un impatto terribile che non gli ha lasciato scampo. In quel tratto il limite vigente è di 90 km/h.

Un tratto di strada pericoloso

La tragedia ha riaperto le polemiche sull’estrema pericolosità e anche la contraddittorietà di quel tratto di viabilità. Via Padana infatti, sino ad un centinaio di metri a monte del punto d’urto, ha carattere di strada urbana ed è gravata dal limite di velocità di 50 km/h.

 

Oltrepassato il cartello di “fine centro abitato” di Marghera, diviene una strada extraurbana a tutti gli effetti, gestita da Veneto Strade, e soggetta, mancando una diversa segnalazione, a limite generico di categoria (90 km/h per le auto, appunto), nonostante l’ambito urbano in cui è inserita non muti; quantomeno sino ad oltre l’intersezione con via dell’Avena, in corrispondenza della quale è accaduto l’incidente e dove si trovano le fermate degli autobus extraurbani di servizio alla zona industriale/artigianale di via Colombara/via dell’Avena.

 

Non si contano gli incidenti, anche gravi e mortali come quello occorso al giovane veneziano, di cui è stata teatro quella intersezione, che è un passaggio obbligato per centinaia di pendolari dato che dalla parte opposta si trova la fermata Actv. Una situazione resa ancora più insidiosa dalla mancanza sul tratto stradale in questione, per ben più di centro metri, di attraversamenti pedonali segnalati, con la conseguenza che per i pedoni l’unica possibilità per raggiungere il margine opposto è quella di attraversare la carreggiata di corsa. Una “impresa” che purtroppo, quella sera, non è riuscita ad Alvise.

 

Una petizione per Alvise

Dopo la sua morte, che ha profondamente scosso tutta la città, dalla community Facebook Buongiorno Marghera è così partita una petizione, #IoFirmo #AlviseDonà #ViaPadanaSicura, cui hanno aderito centinaia di cittadini e attività commerciali del luogo. Le firme raccolte sono state inviate alle autorità competenti in attesa di riscontri. A dare la “scossa” è stata senz’altro anche la richiesta danni che Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, ha presentato pochi giorni fa, il 17 luglio, sia a Veneto Strade, come Ente gestore della strada, sia al Comune di Venezia, dove ricade, chiedendo contestualmente le rispettive coperture assicurative.

 

I familiari della giovane vittima, infatti, attraverso la responsabile dell’area consulenti personali sinistri gravi, Daniela Vivian, si sono affidati a Studio3A per essere assistiti e, oltre alla compagnia di assicurazione della vettura che l’ha investito e il cui conducente è stato indagato per omicidio stradale, si è ritenuto di chiamare in causa anche gli Enti pubblici interessati, proprio in virtù delle annose carenze di sicurezza di quell’arteria, tanto più in presenza di una fermata dell’autobus. Prima di procedere, peraltro, Studio 3A ha affidato una perizia ad hoc a un esperto ingegnere cinematico che ha concluso inequivocabilmente come “in quel tratto, nonostante la oggettiva pericolosità e la presenza di fermate di autobus, sono totalmente assenti attraversamenti pedonali segnalati e/o un limite di velocità compatibile con un arresto tempestivo dei veicoli in presenza di pedoni in carreggiata. Ciò non è conseguenza di oggettive difficoltà operative, ma semplicemente di una inaccettabile inerzia da parte degli enti preposti alla gestione della strada”.

 

La sorella ringrazia tutti ma commenta: “Troppo tardi”

Sta di fatto che ora sono finalmente apparsi il semaforo a chiamata e il cartello di attraversamento pedonale, implicita ammissione che quell’intersezione necessitava di interventi urgenti di messa in sicurezza. “Ringrazio tutti voi, a nome mio e dei miei genitori, per la solidarietà avuta nei nostri confronti e per non aver lasciato cadere la cosa nel vuoto – ha commentato sulla pagina di Buongiorno Marghera la sorella del giovane, Annalisa Donà, a cui non resta che la consolazione che la morte del fratello non sia stata del tutto vana. Grazie alla mobilitazione che ne è seguita, potranno essere evitati altri drammi. Ma con un immenso rammarico: “Se quel semaforo fosse stato messo a tempo debito, viste tutte le segnalazioni fatte per la pericolosità di quella maledetta strada, – conclude Annalisa – mio fratello sarebbe ancora vivo”. Come spesso capita, infatti, la risposta della pubblica amministrazione è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo per il ragazzo, e di questo fatale ritardo i familiari di Alvise e Studio3A chiederanno conto.

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