VENEZIA. Il titolo della 18ª Mostra Internazionale di Architettura è “Il Laboratorio del Futuro”. Il Presidente della Biennale di Venezia, Roberto Cicutto, e la Curatrice della 18ª Mostra Internazionale di Architettura, Lesley Lokko, aprono la Biennale Architettura 2023, che si terrà dal 20 maggio al 26 novembre 2023 (pre-opening 18 e 19 maggio) ai Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi della città di Venezia.
«Le nuove tecnologie appaiono e scompaiono continuamente, offrendoci scorci non filtrati della vita in parti del mondo che probabilmente non visiteremo mai, tanto meno capiremo. Ma vedere contemporaneamente vicino e lontano è anche, per dirla con Du Bois e Fanon, una forma di “doppia coscienza”, il conflitto interno di tutti i gruppi subordinati o colonizzati, che descrive la maggioranza del mondo, non solo “laggiù”, nei cosiddetti Paesi poveri, in via di sviluppo, arabi, ma anche “qui”, nelle metropoli e nei paesaggi del Nord globalizzato. Qui in Europa parliamo di minoranze e diversità, ma la verità è che le minoranze dell’Occidente sono la maggioranza globale; la diversità è la nostra norma.
C’è un luogo in cui tutte le questioni di equità, risorse, razza, speranza e paura convergono e si fondono. L’Africa. A livello antropologico, siamo tutti africani. E ciò che accade in Africa accade a tutti noi».

Di seguito una sintesi dei padiglioni presenti ai Giardini.
AUSTRALIA
Il Padiglione Australia presenterà “Unsettling Queenstown”, un’installazione sfaccettata e multisensoriale curata dai Direttori Creativi Anthony Coupe, Julian Worrall, Emily Paech, Ali Gumillya Baker e Sarah Rhodes. L’installazione esplora i temi della decolonizzazione e della decarbonizzazione attraverso la costruzione di “Queenstown”, una città coloniale nata per l’estrazione del rame sull’isola di Lutruwita (Tasmania), che è rappresentata e reinventata attraverso il video e la voce.
La mostra mette in discussione le relazioni tra le persone e l’ambiente sotto la logica del colonialismo e dell’estrazione delle risorse, attraverso la lente di un luogo in cui queste vengono messe a fuoco. Il centro del Padiglione ospita un frammento spettrale di architettura coloniale – un modello in scala al 70% del belvedere dell’Empire Hotel della città – una cornice metallica costruita con tubi di rame, accompagnata da suoni, voci e immagini immersive. L’installazione presenta un processo di “demappatura”, rivelando storie nascoste del Paese in cui vengono costruite le colonie e offrendo strade verso futuri reinventati.
AUSTRIA
Il contributo austriaco, affidato al collettivo AKT & Hermann Czech, renderà visibile il dibattito sul rapporto tra la città di Venezia e la Biennale, tentando di riconvertire in area pubblica una sezione del Padiglione austriaco ai Giardini. Il progetto coinvolge necessariamente diversi organi di competenza e la cittadinanza stessa, attivando una riflessione sulla questione del potere di disporre dello spazio e sugli spostamenti sociali che l’architettura determina quando acquisisce
forma costruita.
BELGIO
Come ripensare l’Architettura in un mondo di risorse finite? Il Padiglione belga risponde a questo interrogativo individuando un’alternativa al sistema estrattivista nell’utilizzo di materiali edili provenienti da organismi viventi che abitano le nostre città. L’installazione – una spettacolare struttura in legno e pannelli di micelio (la parte vegetativa dei funghi) che poggia su un pavimento in terra cruda ricavato da terreno di scavo offre ai visitatori una singolare esperienza sensoriale, tattile e acustica. Il terreno, il micelio e il legno, tutti provenienti dall’area urbana di Bruxelles, sono la prova della completa sostenibilità di questo processo di sviluppo in vivo.
BRASILE
La Fundação Bienal de São Paulo, attiva nella promozione della cultura nazionale da oltre sessant’anni, ha ricevuto dall’ente governativo federale brasiliano l’onore di scegliere il team curatoriale e produrre le mostre che occupano il Padiglione del Brasile alla Biennale di Venezia dal 1964. In questo momento storico, in cui il mondo è in costante trasformazione e si cercano risposte alle questioni urgenti che riguardano la relazione tra la società e lo spazio abitativo, la partecipazione del Ministero della cultura e del Ministero degli affari esteri alla Mostra Internazionale di Architettura assume un significato particolare.
La mostra “TERRA” mette il pubblico in contatto diretto con il materiale che le dà il titolo, attingendo alle pratiche di matrice africana e indigena, oggi riconosciute come patrimonio brasiliano, per contribuire al dibattito contemporaneo e offrire un’alternativa concreta di costruzione collettiva di un futuro che trascende le frontiere, riconoscendo e valorizzando la propria eredità ancestrale sotterrata.

CANADA
MANIFESTO DELL’AAHA – PONIAMO FINE ALL’ALIENAZIONE RESIDENZIALE ORA!
Il Padiglione Canada denuncia l’inaccessibilità, il degrado, la carenza di alloggi, la precarietà e la presenza di senzatetto nell’edilizia residenziale, definendola come alienazione residenziale, ovvero la condizione di essere separati dai legami fondamentali con lo spazio domestico.
Questa situazione è causata dalla trasformazione della terra e delle case in beni che generano profitto, che ha avuto inizio con l’espropriazione coloniale della terra. Le case sono oggi progettate per essere beni scambiabili, seguendo le regole della speculazione edilizia a scapito del legame con i luoghi e generando ambienti razzisti, sessisti e classisti. L’alienazione residenziale sottrae in modo sproporzionato alla classe operaia, alle donne e alle persone appartenenti a minoranze razziali il potere di determinare i propri mezzi per la sopravvivenza e il benessere.
Gli Architetti Contro l’Alienazione Residenziale cercano di porre fine a questa situazione ricostruendo i legami con la terra, la comunità e l’autodeterminazione creativa, lavorando in modo collaborativo per creare modelli abitativi socialmente, ecologicamente e creativamente vantaggiosi per tutti.
Il progetto presenta un manifesto di 10 punti che ponga fine all’alienazione residenziale.

REPUBBLICA DI COREA
Le proiezioni demografiche suggeriscono che il 2086 sarà l’anno in cui la popolazione mondiale raggiungerà il suo picco massimo. Un videogioco partecipativo invita il pubblico a prendere decisioni attorno a tre diversi scenari eco-culturali attuali e futuri. Piuttosto che concentrarsi sui dati climatici, il Padiglione coreano incoraggia in questo modo i visitatori a comprendere quanto le questioni ambientali globali siano espressione di infelici scelte sbagliate da parte dell’umanità.
DANIMARCA
«Un laboratorio di speranza in un mondo di disillusione virale». Così la curatrice Josephine Michau definisce il progetto danese, che si svi luppa attorno ad una dicotomia tra il desiderio di voler edificare centri abitati in prossimità del mare e le sfide imposte dai cambiamenti climatici e dalla natura stessa, in relazione ai possibili, quasi inevitabili futuri scenari che andranno presto a trasformare i profili degli ambienti costieri.
Attraverso grandi diorami utilizzati come scenografie teatrali in 3D viene messa in scena l’impressionante rappresentazione di un probabile paesaggio litoraneo futuro, mentre in spazi più raccolti si sperimentano le concrete possibilità di progettare le zone umide traendo esempio dalla lezione della natura.
EGITTO
Guidati dalla Ain-Shams University del Cairo e dalla Università Mediterranea di Reggio Calabria, accademici, ricercatori e studenti di 24 università internazionali sono coinvolti in uno studio sul Nilo. Una ricerca collettiva che, concentrandosi sull’importanza vitale che il grande fiume riveste per l’Egitto, per il continente africano e per l’intero Pianeta, intende affrontare il tema globale delle risorse idriche, inserendolo nel più ampio contesto dei cambiamenti climatici.
FINLANDIA
Il Padiglione della Finlandia alla 18ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia presenta “Huussi – Imagining the future history of sanitation”, una mostra che dichiara la fine della toilette con sciacquone e sensibilizza sulla necessità di reinventare l’infrastruttura igienico-sanitaria per rispondere alle sfide del mondo di oggi. La mostra, curata da Arja Renell e dal gruppo The Dry Collective, utilizza un documentario immaginario ambientato nell’anno 2043 per evidenziare l’assurdità dell’attuale spreco di acqua e fertilizzanti, al centro di problemi globali come la sicurezza idrica e alimentare, il cambiamento climatico e il collasso dell’ecosistema. La mostra presenta anche un huussi, una toilette compostante costruita con pannelli strutturali in legno lamellare incrociato, che sarà donata all’associazione VERAS dopo la fine della Biennale per sviluppare un parco agro-ambientale sull’isola delle Vignole, vicino a Venezia. La mostra invita il pubblico a immaginare un futuro in cui le soluzioni igienico-sanitarie alternative possono contribuire a risolvere le sfide globali del nostro tempo.

FRANCIA
Quale futuro dovremmo desiderare per gli esseri viventi e per il nostro Pianeta? II Padiglione Francese tenta di rispondere a questa domanda con Ball Theater, un progetto che i curatori de finiscono originale e aperto, Originale in quanti rivitalizza la nostra visione e comprensione dell’Architettura presentando uno spazio immersivo sferico che unisce teatro e suono.
Aperto perché nella pluralità e diversità dei corpi e delle voci che la attraversano, la sfera funziona come un luogo d’ascolto e, forse, di mediazione, oltre che come laboratorio di identità.

GERMANIA
Le questioni sociali rappresentano un capitolo imprescindibile ed ineludibile auando si intende affrontare il tema della sostenibilità. Basti pensare al movimento degli squatter nella Berlino degli anni 70 e ’80, che favori un approccio più cauto al rinnovamento urbano, conservando le comunità cittadine e gli ambienti costruiti. Il focus del progetto ruota attorno allo sviluppo ecologicamente compatibile e socialmente equo degli spazi urbani e alle opportunità di riciclabilità, manutenzione e rivitalizzazione che contribuiscono in modo evidente alla protezione e alla valorizzazione delle risorse. In concreto, questa azione di tutela si sostanzia anche nell’allestimento della mostra stessa, per il quale sono stati utilizzati materiali di riciclo provenienti dalla precedente esposizione.
GIAPPONE
L’ambiente costruito è visto nel Padiglione giapponese come una creatura viva, che respira e che deve essere nutrita per svilupparsi in armonia con le comunità del mondo. L’architettura è qualcosa di più di un semplice insieme di edifici: è il modo in cui le persone si connettono e si relazionano con lo spazio e l’ambiente circostante.
Mantenendo in se traccia dell’amore che l’ha attraversata, l’archteitura espande ulteriormente i modio in cui gli ambienti costruiti possono ao-prendere ed essere informati dai nostri ricordi e dalle nostre storie.

GRAN BRETAGNA
L’obiettivo della Commissione del British Council per la Biennale Architettura 2023 è dar vita a un dibattito in grado di stimolare e influenzare il futuro dell’architettura britannica. La richiesta nel bando di gara del British Council per la commissione quest’anno era inequivocabile: la mostra doveva non solo affrontare in maniera radicale le modalità di concezione, produzione e occupazione degli spazi nell’architettura e nell’ambiente, ma anche identificare i protagonisti.
“DANCING BEFORE THE MOON” [Danza di fronte alla luna] si è rivelata all’altezza del compito e ha superato ogni aspettativa.
Collocando al proprio centro i riti della comunità della diaspora come forma di pratica spaziale per affrontare le idee tradizionali sulle modalità di utilizzo dello spazio e degli spazi, la rassegna apre nuovi orizzonti, alimentando un dibattito più ampio e vario sugli ambienti costruiti del passato, del presente e del futuro. Il filmato e le opere d’arte riuniti nella rassegna ci consentono di immaginare e abitare un ambiente ricco di creatività, diversità e materialità multiple, invitandoci a riflettere sui nostri riti individuali, familiari, culturali, sociali e ancestrali e il loro modo di intrecciarsi ed evolversi nel tempo e nello spazio.
Evidenziando i riti delle comunità della diaspora, Dancing Before the Moon trasforma il Padiglione britannico in una tribuna di conversazioni aperte a tutti con l’obiettivo di instaurare collegamenti, comprensione e fiducia fra le persone del Regno Unito e altri Paesi del mondo.

GRECIA
La mostra “Bodies of Water” presenta le dighe e i serbatoi che trasformano il paese. Su un terreno già ampiamente modificato, ma generalmente arido, a partire dagli anni ’30, un esteso e collettivo programma di ritenzione idrica prevede l’irrigazione e la fornitura di acqua, nonché l’energia. Un sostanziale numero di laghi artificiali costituisce un vasto arcipelago rovesciato disperso sul terreno accidentato. Essi trasformano la terra in yopa, che significa paese, inteso sia nel senso di territorio, sia con la sua origine etimologica dal verbo yope, che significa contenere, ovvero un luogo che contiene le vite, le azioni, i ricordi e le aspettative dei suoi abitanti.
“Bodies of Water” e tutte le relative strutture, come le dighe e le opere di terra, costituiscono architettura pubblica nel senso romano o vitruviano. Si tratta di un progetto pubblico di emancipazione collettiva, letteralmente, poiché fornisce mezzi essenziali di sostentamento, e simbolicamente, come orgogliose distillazioni di fatica collettiva e di preoccupazione per il progresso.U
ISRAELE
Il Padiglione di Israele “CLOUD-TO-GROUND”, presenta “cloud-to-ground”, una mostra immersiva che esplora l’hardware della quarta rivoluzione industriale, incorporando il padiglione stesso come elemento in mostra. L’installazione illustra la natura fisica delle moderne reti di comunicazione e del Cloud, esaminando i processi economici e geopolitici attualmente in corso in Israele e nella regione circostante. Il progetto riflette sulle dinamiche delle infrastrutture informatiche, sottolineando l’importanza di queste infrastrutture che spesso passano inosservate. La mostra è una riflessione sui cambiamenti rapidi che queste infrastrutture informatiche hanno subito nel corso degli anni e sulla loro evoluzione dal suono alla luce, esaminando la transizione da analogico a digitale della comunicazione. La mostra esplora anche la posizione strategica di Israele come via di transito tra i continenti e la sua trasformazione in una Cloud Region, in concorrenza con iniziative simili in Egitto e Arabia Saudita.


PAESI BASSI
In linea con la proposta della curatrice Lesley Lokko, il Padiglione olandese si trasforma in un vero e proprio laboratorio, un ‘banco di prova’ per un design orientato al futuro, rigenerativo e circolare. L’apparato espositivo consiste in una serie di disegni dell’architetto Carlijn Kingma (The Waterworks of Money) che traducono in un ambiente spaziale un sistema economico complesso usando l’acqua come metafora. L’acqua diventa però anche l’elemento sperimentale centrale del progetto attraverso l’attivazione di un innovativo sistema di raccolta piovana all’interno del Padiglione.


PAESI NORDICI (FINLANDIA. NORVEGIA, SVEZIA)
Il Padiglione dei Paesi Nordici presenta il progetto “Girjegampi: The Sámi Architecture Library” di Joar Nango. Il progetto consiste in un archivio di libri incentrati sull’architettura Indigena e offre uno spazio di dialogo e di ricerca sulla cultura Sámi. Il Girjegampi è un progetto nomade che ha continuato a svilupparsi attraverso il territorio Sápmi e la più vasta area nordica, coinvolgendo numerosi artisti e artigiani. L’archivio contiene oltre 500 volumi che trattano questioni relative all’architettura e al design Sámi, ai metodi costruttivi tradizionali e ancestrali, all’attivismo e alla decolonizzazione. Come luogo di raduno, esso ospita gruppi di molte persone, come spazio di lettura, offre un ambiente adatto alla riflessione e allo studio individuale e come progetto critico, crea spazi destinati all’immaginario Indigeno. Il Padiglione dei Paesi Nordici rappresenta ufficialmente Finlandia, Norvegia e Svezia e il progetto Girjegampi si apre a un pubblico che trascende i confini internazionali con l’intento di creare un insieme di conoscenze, di sinergie e solidarietà.


POLONIA
In linea con la proposta della curatrice Lesley Lokko, il Padiglione olandese si trasforma in un vero e proprio laboratorio, un ‘banco di prova’ per un design orientato al futuro, rigenerativo e circolare. L’apparato espositivo consiste in una serie di disegni dell’architetto Carlijn Kingma (The Waterworks of Money) che traducono in un ambiente spaziale un sistema economico complesso usando l’acqua come metafora. L’acqua diventa però anche l’elemento sperimentale centrale del progetto attraverso l’attivazione di un innovativo sistema di raccolta piovana all’interno del Padiglione.
ROMANIA
La prima sezione della mostra, “Lost Innovation” consiste in una selezione di manufatti origina ideati da innovatori rumeni, fra cui un’auto elettrica originale costruita nel 1904, ancora funzionante, e un dispositivo per lavorare in campo radioattivo. I visitatori sono cosi invitata riflettere sul modo in cui le idee vengono coni pone all’interno di un laboratorio, non a partire da tabula rasa’, ma sostenute da precedenti innovazioni scientifiche e dai dilemmi e dalle contraddizioni che ne hanno accompagnato la nascita.
SERBIA
100 casi-studio relativi a progetti interdisciplinari che restituiscono l’impatto che architetti e designer possono produrre a livello sociale, politico ed economico, nel nostro quotidiano.
Negli anni ’60 del secolo scorso tra i protagonisti della “politica di non allineamento” vi fu la Jugoslavia, che attraverso le sue imprese e i suoi architetti contribuì allo sviluppo di molte nazioni del sud del mondo. Esempio emblematico è la sede della Fiera Internazionale di Lagos, opera realizzata tra il 1974 e il 1976 dall’architetto Zoran Bojovic, un tempo simbolo di una nuova identità nazionale e di un futuro autonomo per la Nigeria.
La mostra intende esplorare l’edificio identificandolo come un progetto urbano, sociale, architettonico ed ecologico che riflette le aspirazioni e le contraddizioni di un’epoca storica di grandi trasformazioni sociali per il Paese africano.
SPAGNA
FOODSCAPES – Mangiando, digeriamo territori.
I visitatori del Padiglione della Spagna hanno l’opportunità di intraprendere un viaggio di esplorazione attraverso le architetture che alimentano il mondo, dai laboratori domestici delle nostre cucine ai vasti paesaggi operativi che nutrono le nostre città.
Curato da Eduardo Castillo-Vinuesa e Manuel Ocaña, FOODSCAPES esplora il contesto agro-architettonico spagnolo – motore alimentare d’Europa – per affrontare questioni globali, presentando un progetto audiovisivo di cinque cortometraggi, un archivio nella forma di ricettario e un programma pubblico di conversazioni, dibattiti, eventi e ricerche collettive.
In un momento storico in cui i dibattiti sull’energia sono più che mai attuali, il cibo rimane in secondo piano. Eppure, il modo in cui lo produciamo, distribuiamo e consumiamo mobilita le nostre società, modella le nostre metropoli e trasforma le nostre geografie più radicalmente di qualsiasi altra fonte di energia. Dopo aver analizzato i nostri sistemi alimentari e le architetture che li costituiscono, FOODSCAPES guarda al futuro per esplorare altri possibili modelli in grado di nutrire il mondo senza divorare il pianeta.


STATI UNITI D’AMERICA
L’estetica e la materialità della forma sono caratteristiche inerenti sia all’arte che all’architettura.
Attraverso un’installazione che si conforma agi spazi del Padiglione cinque artisti e designer americani riflettono sul tema della plastica intesa come un unico, duraturo materiale dalle infinite forme, invitando a una discussione sulle diverse modalità in cui questo polimero sintetico che ha cambiato il mondo, profondamente radicato in modo particolare nella cultura e nell’economia degli Stati Uniti, modella ed erode le ecologie contemporanee e l’ambiente costruito.


SVIZZERA
Il Padiglione svizzero alla Biennale di Venezia presenta “Neighbours: Un Manifesto”, un dialogo sul confine condiviso con il Padiglione del Venezuela. I due padiglioni confinano direttamente fra loro, ma sono separati da un muro di mattoni e una cancellata di ferro. “Neighbours” cerca di rimuovere questi ostacoli e concepisce i due padiglioni come una continuità spaziale, aprendo un varco nel muro di mattoni e rimuovendo la cancellata di ferro.
L’installazione mostra come le piante dei due edifici siano in comunicazione attraverso un tappeto srotolato nell’ingresso principale. La mostra vuole enfatizzare l’importanza delle relazioni tra le persone e gli edifici, superando la competizione tra i padiglioni nazionali e aprendo gli orizzonti della comprensione reciproca. “Neighbours” invita i padiglioni, così come tutti noi, a prendersi più cura gli uni degli altri e a imparare attraverso la relazione con gli altri.


UNGHERIA
L’iconico Museo Etnografico di Budapest, realizzato nel 2022 da Marcel Ferencz nell’ambito del Liget Budapest Project, è al centro del progetto presentato nello spazio ungherese. L’architetto e compositore Péter Mátrai ha ideato un cilindro sonoro che rende ‘udibile’ il rapporto tra il Museo e la musica, evocando l’idea del cerchio che l’edificio richiama con il suo design. All’interno del modello in scala del Museo i visitatori potranno scoprire le collezioni attraverso un cortometraggio animato. Scaricando l’App Motivumakoto sarà inoltre possibile creare un disegno personalizzato attingendo ad un database di oltre mille decorazioni che richiamano la collezione di manufatti del Museo
URUGUAY
IN OPERA: SCENARI FUTUR IDI UNA GIOVANE LEGGE FORESTALE
Fin dalla nascita della sua Legge Forestale, l’Uruguay “un paese con quattro mucche pro capite” ha vissuto cambiamenti senza precedenti. Per la prima volta le sue esportazioni dell’industria forestale superano quelle della carne, mentre i suoi paesaggi vengono trasformati.“In Opera” è una storia raccontata da questa giovane legge attraverso un’opera peculiare multi-autoriale, allestita nel Padiglione Uruguay alla 18ªEsposizioneInternazionale dellaBiennale di Venezia. La legge si guarda allo specchio e si rivolge a noi nel tentativo di comprendere cosa le sta accadendo attorno e perché non riesce ad ottenere la stessa attenzione di altre norme.
In questo lavoro, essa condivide la scena con altri spazi, territori e corpi attorno alla foresta dell’Uruguay, assieme a installazioni musicali di una nuova generazione di artisti Afro-Uruguaiani che ne interrompono la narrazione lirica.La Legge Forestale si rivela, così, come un testo attivo che si inserisce in un assemblaggio trans-scalare-giuridico, spaziale, ambientale e sociale-che può compiersi nella costruzione, simbolica e letterale, di altri molteplici futuri.
Quando la maggior parte delle nuove e abbondanti foreste dell’Uruguay finiscono per essere esportate all’estero, per esempio la polpa di cellulosa, come possiamo immaginare l’Uruguay come un laboratorio per un futuro del legno più equo e inclusivo? Per cercare collettivamente risposte, l’opera è completata da una pubblicazione che esplora le molteplici scale interessate dalla legge sulla base di un’ampia serie di interviste con gli stakeholder dell’ambito forestale; una panoramica sul presente delle costruzioni in legno nel Paese; e una serie di programmazioni parallele inUruguay che amplieranno la visione proiettandola nel futuro


REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA
La mostra del Venezuela alla Biennale Architettura 2023, intitolata “Università Centrale del Venezuela: Patrimonio mondiale in Restauro. Città Universitaria di Caracas”, presenta l’opera dell’architetto venezuelano Carlos Raul Villanueva. La Città Universitaria di Caracas, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, è considerata il capolavoro di Villanueva e rappresenta l’applicazione dei principi dell’architettura moderna alle esigenze di sviluppo del Venezuela degli anni ’50.
La mostra esplorerà come l’architettura di Villanueva si adatti al clima, alla vegetazione e alle esigenze sociali del Venezuela dell’epoca, evidenziando l’articolazione perfetta tra aree verdi, interni, passaggi coperti ed edifici di alta qualità. L’Università Centrale del Venezuela ospita 108 opere di grandi maestri nazionali e internazionali, integrando l’architettura con l’arte e consentendo una geniale interpretazione dei concetti di architettura moderna adattati ai tropici. La mostra vuole ispirare il pubblico a rileggere e ripensare l’architettura sulla base dell’approccio di Villanueva.
PADIGLIONE DI VENEZIA
Il futuro di Venezia e i suoi cambiamenti raccontati, sia su scala urbana che su ace, architettonica, attraverso oltre 80 interventi pubblici e privati avviati dal 2015, per comporre in mostra un unico progetto complessivo. Lo scopo è costruire l’immagine attuale e in divenire della città, una visione ampia in cui l’Università assume un ruolo strategico nella definizione di nuovi orizzonti e nuove traiettorie per la trasformazione urbana. Il Padiglione è diviso in tre parti: la prima, curata da H-FARM, immagina un futuro in cui tecnologia e trasformazione digitale siano messi a servizio dell’essere umano e della sua evoluzione; la seconda, quella centrale, documenta visivamente e scenograficamente le trasformazioni di Venezia, a partire da una riproposizione di Venezia MD, la veduta a volo d’uccello di Jacopo De Barbari del 1500. La terza parte, conclusiva, presenta le opere realizzale dai primi classificali del concorso per giovani artisti Artefici del Nostro Tempo.


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