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Quale momento migliore dell’inverno con i suoi colori freddi e l’atmosfera mistica, per riscoprire alcuni dei capolavori delle nostre belle città europee? Molte opere d’arte di inestimabile valore sono racchiuse in musei, a volte a pochi passi da dove viviamo, a volte sono la scusa perfetta per un weekend all’estero. Con un semplice scatto, si possono portare questi capolavori sempre in tasca…per mostrare la foto perfetta agli amici su Instagram, con un sacco di hashtag naturalmente!

 

Holidu, il motore di ricerca per case vacanza, ha deciso di stilare una lista dei musei più famosi su Instagram, comparando la classifica del 2018 con l’anno appena passato, e per ispirare tutti quei sognatori che amano l’arte e sono disposti a viaggiare per scattare la foto perfetta.

 

Musei Vaticani, Roma: #388.110 hashtag

Al primo posto, per il secondo anno consecutivo, i musei Vaticani si aggiudicano la medaglia d’oro, superando i 388mila hashtag. Questi musei ospitano una delle raccolte più grandi al mondo e sono il risultato di collezioni di grandi papi nel corso dei secoli. I 7 km di gallerie affrescate sono, inoltre, tra le più visitate di tutta la penisola e alcuni dei capolavori, tra questi, il Giudizio Universale affrescato da Michelangelo, nella meravigliosa Cappella Sistina. Rispetto all’anno scorso c’è stato un incremento del 29%.

 

Galleria degli Uffizi, Firenze: #367.131 hashtag

Al secondo posto non poteva non esserci uno dei musei più famosi e importanti al mondo con un totale di 367.131 hashtag: gli Uffizi. L’edificio, progettato dal Vasari, venne inaugurato nel 1581. Famosi pittori dell’epoca si occuparono di affrescare le bellissime stanze e, col passare del tempo, la collezione artistica si è arricchita notevolmente con opere provenienti dal Medioevo fino all’età moderna. Tra i capolavori più amati, le bellissime stanze del Botticelli. L’incremento di hashtag rispetto all’anno scorso è del 28%.

 

Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma: #149.825 hashtag

Al terzo posto si trova il Maxxi di Roma, che si aggiudica la medaglia di bronzo collezionando quasi 150mila hashtag. I lavori di questo enorme edificio, dedicato alla pittura e all’architettura del XXI sec., vennero affidati all’architetto Zaha Hadid. Il museo, inaugurato nel 2010, oggi ospita innumerevoli opere di arte contemporanea di artisti italiani e internazionali: tra questi, il sudafricano William Kentridge e gli italiani Maurizio Cattelan e Alighiero Boetti. In questo caso c’è stato quasi un 20% in più di foto e hashtag nel 2019.
Palazzo Pitti, Firenze: #109.601 hashtag Si torna a Firenze per il quarto posto dei musei più instagrammati, a Palazzo Pitti per l’esattezza, che si aggiudica quasi 110mila hashtag. Questo edificio pieno di storia ha ospitato ben tre dinastie e oggi dà spazio a quattro musei: il Tesoro dei Granduchi, la Galleria Palatina e gli Appartamenti Reali ed Imperiali, la Galleria d’Arte Moderna e il Museo della Moda e del Costume. Nella Galleria Palatina, è possibile ammirare capolavori di Raffaello e Tiziano. Anche qui un incremento notevole del 24%.

 

Museo Ferrari, Maranello: #59.392 hashtag

I musei racchiudono opere d’arte di inestimabile valore, sia che si tratti di dipinti, sculture o…automobili! Ebbene sì, per molti anche alcune auto possono essere considerate opere d’arte a tutti gli effetti. Il Museo Ferrari, inaugurato nel 1998 a Maranello, si aggiudica, infatti, un posto nella Top10, con quasi 60mila hashtag. I visitatori potranno scoprire i 90 anni di storia del Cavallino Rampante e fotografare non solo auto, ma anche premi e documenti d’epoca. L’incremento di hashtag anno per anno è stato del 25%, niente male vero?

 

Pinacoteca di Brera, Milano: #55.240 hashtag

Al quinto posto, vicinissima al Museo Ferrari, si trova la Pinacoteca di Brera, aperta al pubblico nel 1776, che guadagna ben due posizioni in classifica, con l’incremento più alto della Top 9: 31% di hashtag in più. Questa galleria, che raccoglie dipinti di epoche diversissime tra loro, mostra alcuni degli esempi più importanti di pittura dell’Italia settentrionale, e si aggiudica ben 55.240 hashtag. Tra i capolavori esposti: Il “Cristo morto” di Andrea Mantegna, il “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo e “Il bacio” di Francesco Hayez.

 

Galleria Borghese, Roma: #54.783 hashtag

Spodestata dal quinto posto, la lussuosa Galleria Borghese difende un dignitosissimo sesto posto con quasi 55mila hashtag. La collezione di dipinti e sculture, unica al mondo, specialmente per le opere esposte del Bernini e di Caravaggio, è stata iniziata da una ricca famiglia di Siena, diventando nel tempo vastissima e piena di pezzi unici. I visitatori potranno lasciarsi affascinare anche dalle decorazioni delle stanze e dai bellissimi giardini su cui affaccia la villa, che meritano certamente un selfie!

 

Musei Capitolini, Roma: #49.421 hashtag

La struttura museale civica più importante di Roma, i Musei Capitolini, guadagna tre posizioni rispetto all’anno scorso, con un incremento del 29% e un totale di più di 49mila hashtag. Inaugurati nel 1734, i Musei Capitolini sono considerati il primo museo al mondo e sono frutto di collezioni di molti papi, nel corso dei secoli. Tra i capolavori che si possono ammirare, c’è la statua equestre di Marco Aurelio, di cui una copia si trova nella piazza del Campidoglio, e la Lupa Capitolina, risalente al V sec. a.C.

 


Museo del ‘900, Milano: #47.206 hashtag

Inaugurato nel 2010, il Museo del’900 di Milano nasce con lo scopo di “diffondere la conoscenza dell’arte del Novecento”, come si può leggere sul sito ufficiale, e si aggiudica il nono posto, perdendo qualche posizione rispetto all’anno precedente, ma portando a casa più di 47mila hashtag. All’interno delle stanze è possibile ammirare dipinti di diverse correnti artistiche, tra queste: le Avanguardie internazionali, il Futurismo e l’Arte Povera. Tra gli artisti più importanti figurano Boccioni, Modigliani e De Chirico.

 

Museo Nazionale del Cinema, Torino: #46.293 hashtag

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino, con più di 46mila hashtag, si aggiudica l’ultimo posto nella Top 9 dei musei più popolari su Instagram, perdendo una posizione rispetto all’anno scorso. Incorniciato della spettacolare Mole Antonelliana, simbolo di Torino, questo museo è unico per la sua organizzazione espositiva a spirale e il percorso magico che viene offerto a tutti gli amanti della settima arte. Inaugurato nel 2000, questo spazio espositivo unisce divulgazione scientifica in un connubio interattivo unico.

 

 

Dalla 10ma alla 20esima posizione

Poco distante dalla Top 9 figurano altri bellissimi musei, sparsi in tutta la penisola. All’undicesimo posto c’è, infatti, il Museo egizio di Torino, secondo solo a quello de Il Cairo, con 20mila hashtag, seguito dal Museo archeologico nazionale di Napoli con più di 18mila hashtag, con l’incremento più alto della Top 20 (51% rispetto all’anno scorso) e poco distanti dal Museo nazionale di Capodimonte, quasi 16mila hashtag. Segue la Galleria Sabauda di Torino, con quasi 15.400 hashtag e un incremento del 46% rispetto all’anno scorso, seguita dal secondo museo automobilistico in classifica, il Museo Lamborghini, con quasi 15mila hashtag. Al 16esimo posto ci sono le Cappelle medicee di Firenze. Chiudono la Top 20 il Museo d’arte moderna e contemporanea di Rovereto, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, il Museo delle Scienze di Trento e il Museo dell’Opera del Duomo a Firenze.

 

La champions league europea: Parigi e Londra vincono ancora su tutti Il Louvre di Parigi non ha rivali e si aggiudica nuovamente la medaglia d’oro europea con ben 4.123.988 hashtag, seguito dal Tate Modern, con 1.051.776 hashtag, e l’Hermitage di San Pietroburgo, che guadagna una posizione e si aggiudica la medaglia di bronzo con 675.282 hashtag. Al quarto posto il British Museum di Londra, seguito dal Rijksmuseum di Amsterdam e dal Musée d’Orsay di Parigi. A seguire i Musei Vaticani e la Galleria degli Uffizi a Firenze. Chiudono la Top 10 europea la Fondation Louis Vuitton e il Victoria and Albert Museum di Londra.

 


La classifica è stata creata contando gli hashtag per ogni museo sul social network Instagram, tenendo conto di massimo tre hashtag per ogni museo, tra quelli con più foto e menzioni (gennaio 2020) e comparando i risultati con i dati estratti a fine 2018.

A poco più di un mese dall’inaugurazione della mostra “Il Natale d’Arte Sperimentale”, offerta dall’artista Lorenzo Maria Monti alla città di Treviso, si tirano le prime somme. L’afflusso dei visitatori ha superato le 1000 persone, per un totale di 1000,00 euro in donazioni destinate al reparto di pediatria dell’Ospedale Ca’ Foncello.

 

Organizzata in collaborazione con Provincia, Comune e Musei Civici di Treviso al Museo Luigi Bailo, la mostra aveva lo scopo benefico di aiutare i piccoli ricoverati del nosocomio cittadino, derubati nel novembre scorso degli strumenti musicali con cui l’associazione “La Musica di Angela” dispensava serenità con attività di musicoterapia.

 

La scelta di Lorenzo Maria Monti: progetti disponibili ancora per un mese, con l’obiettivo di aumentare le donazioni al Ca’ Foncello. Le opere dei tre progetti artistici esposti da Lorenzo Maria Monti al Museo Bailo, “Chiaroveggenza”, “Vitrum Spatialis” e “Sirio B”, realizzato con una tecnica innovativa e presentato in anteprima a Treviso, resteranno a disposizione del pubblico per le vendite oltre il termine della mostra, a dimostrazione della grande sensibilità dell’artista veneto, molto colpito da quanto successo al reparto pediatria nel novembre scorso.

 

Per contribuire o ricevere informazioni in merito, Monti si mette a disposizione in prima persona, basterà scrivere all’indirizzo e-mail [email protected]

 

Il mercato dell’arte è famoso per le sue top lot in cui opere d’arte riscuotono successo nelle aste per la loro storia o per l’autore delle stesse tuttavia talvolta il flusso di vendite registra cifre importanti anche in ordine a beni inediti provenienti da raccolte private. È questo il caso di Mikel Gjokai, artista di successo negli anni ’80 che ha visto, nei giorni scorsi, vendere un suo quadro e raggiungere il record di 1.103.000 euro.

 

Mikel Gjokaj è nato in Kosovo l’11 novembre 1946 a Krusheve e Madhe, un piccolo villaggio tra i più colpiti dall’esercito serbo nel 1999. Pittore e incisore si forma alla Scuola Superiore di Belle Arti di Pristina completando gli studi all’Accademia di Belle Arti di Belgrado tra il 1970 e il 1974. Romano d’adozione dal 1975 ha esposto in importanti rassegne italiane e estere (tra cui Taiwan, Parigi, Giappone, Polonia, Finlandia, Lussemburgo, Cuba).

 

L’artista, che si è avvalso nell’ultimo anno della consulenza del Dottor Daniele Radini Tedeschi, con questa vendita record è la dimostrazione che il mercato dell’arte contemporaneo può essere dominato evitando gallerie e case d’asta e arrivando direttamente, mediante un unico passaggio, ai forti investitori della classe dirigente, a importanti collezionisti. All’interno di una private sale in Lussemburgo con autorevoli collezionisti stranieri, maggior parte dei quali personalità del sistema industriale e membri dell’establishment economico e finanziario europeo, il dipinto di Gjokaj intitolato Ondeggiano le foglie, olio su tela, 60×80 cm. del 1989 è stato venduto a una cifra a sei zeri.

 

Gjokai è uno degli ultimi testimoni, secondo la critica d’arte, di un “realismo visionario” in cui la realtà sensibile da cui attinge viene poi alterata, trasfigurata lasciando spazio ad inquietudini talvolta surreali e apocalittiche.

 

Tale risultato raggiunto pone l’attenzione sulla fluidità del sistema dell’arte, composto sempre più dall’ascesa di figure, art dealer e mercanti per l’appunto, che creano possibilità di vendite generando rivalutazioni monetarie per l’artista sul mercato internazionale. Mikel Gjokai nell’esprimere la sua grande soddisfazione e sentito sull’accaduto ha affermato come “Credo che sempre più spesso l’intermediazione delle case d’asta londinesi e newyorkesi non siano attendibili per quanto riguarda gli investimenti, la domanda percepita e le scelte di prodotto; ecco quindi per noi artisti l’importanza di affidarci ad un mediatore d’arte, professione antica, che ancora oggi risulta fondamentale nell’agevolare le vendite con i collezionisti, galleristi o le istituzioni museali”.

Dopo questo importante risultato, Gjokaj è entrato a pieno titolo nel ranking mondiale, alla pari dei Fauves e degli Impressionisti.

Le mostre, come la moda, hanno le loro stagioni e quella di primavera è una delle due fondamentali.
Per le mostre, la prossima stagione di primavera si presenta davvero eccellente per la qualità ma anche per l’originalità delle proposte. Vediamone alcune, in ordine di data di apertura.

 

A fare da apripista sarà, Novecento Privato. Da de Chirico a Vedova, dal 17 gennaio al 29 febbraio, a Milano, alla Galleria Bottegantica.
Per questa mostra, alcuni dei veri Giganti del ‘900 italiano tornano nelle sale di quella che un tempo fu la Galleria del Naviglio che, nel secondo dopoguerra, li aveva accolti quali giovani protagonisti dell’arte del loro tempo.

 

Alla Villa Reale di Monza, Giappone. Terra di geisha e samurai propone un viaggio iniziatico in un paese la cui cultura e le cui arti affascinano da sempre, per varietà e raffinatezza. Dal 30 gennaio al 2 giugno, ad accogliere, idealmente, il visitatore saranno geisha e samurai, simboli di quel fantastico mondo.

 

Nel Centenario della scomparsa, Ferrara celebra il suo Previati con la mostra Gaetano Previati e il rinnovamento artistico tra Ferrara e Milano. Al Castello Estense, dall’8 febbraio al 7 giugno, riunite ben 70 opere dell’artista: olii, pastelli e disegni delle collezioni civiche ferraresi (circa 40) insieme ad opere concesse in prestito da collezioni pubbliche e private, oltre a importanti documenti inediti.

 

Dall’8 al 16 febbraio a ModenaFiere ritorna anche Modenantiquaria con una XXXIV Edizione da record. Selezionatissime le Gallerie partecipanti che esporranno opere di immenso valore, opere d’arte di nomi grandi e inimitabili: da Tintoretto a Cagnacci e Guercino, da Giovanni Boldini ad Andy Wharol e Fontana.

 

La mostra che i Musei di San Domenico, a Forlì, propongono per il 2020 è di quelle che solo i grandissimi musei internazionali sanno programmare. Ulisse. L’arte e il mito, dal 15 febbraio al 21 giugno, unisce grande archeologia, grande arte, letteratura, storia e mito universale. A comporre un racconto che attraversa i millenni, continuando a mantenere la sua attualità.

A nostra immagine. Scultura in terracotta del Rinascimento. Da Donatello a Riccio riunisce un nucleo di preziose sculture in terracotta rinascimentali del territorio della Diocesi di Padova. Sono l’orgogliosa testimonianza delle migliaia che un tempo popolavano chiese, sacelli, capitelli, conventi e abbazie di queste terre. Opere meravigliose, presentate a conclusione di una intensa campagna di restauri, create dalla bottega di Donatello e dalle altre presenti a Padova al tempo.

 

Per aprire la sua ricca programmazione 2020, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia ha la straordinaria opportunità di esporre i capolavori della Collezione Bertero, raccolta unica in Italia per originalità dell’impostazione e la qualità delle fotografie presenti. In mostra 200 tra le 2 mila immagini patrimonio della Collezione, a documentare il mito internazionale della fotografia.

 

È molto di più che una sola mostra il progetto “La Quercia di Dante” (Rovigo e Delta Veneto del Po, dal 28 febbraio al 28 giugno). In Palazzo Roncale, Rovigo anticipa le celebrazioni del Centenario Dantesco con la mostra Visioni dell’inferno. Dorè – Rauschenberg – Brand. Tre grandi artisti, dall’800 ad oggi, a raccontare l’Inferno secondo loro. In mostra anche una “reliquia” della Quercia di Dante, in memoria del Patriarca Verde del Delta del Po.

 

A Cremona, in Pinacoteca Ala Ponzone, dal primo marzo si potrà ammirare Orazio Gentileschi. La fuga in Egitto e altre storie. Qui, due tele di Orazio Gentileschi praticamente eguali, dedicate al racconto del “Riposo durante la fuga in Egitto”. Due versioni che Cremona, per la prima volta, riesce a porre a confronto. E, intorno ad esse, una altissima selezione di altri dipinti e sculture di diversi grandi Maestri, impegnati a “raccontare” la popolare “Fuga” da Erode.

 

È un classico mondiale l’appuntamento con TEFAF Maastricht (7 – 15 marzo), la mostra mercato dell’arte e dell’antiquariato in assoluto più importante al mondo. In mostra capolavori che ci si immagina di poter ammirare solo nei grandi musei, dall’archeologia al contemporaneo, con attenzione anche alle culture e proposte provenienti da altri continenti.

 

Affascinante già dal titolo, la mostra che la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo dedica al suo fondatore, Luigi Magnani, citato come L’ultimo romantico, oltre che come Signore della Villa dei Capolavori (dal 14 marzo al 12 luglio). Storie di frequentazioni e relazioni che hanno via via creato quella che è oggi una delle più importanti Collezioni private europee e fatto della Villa dei Capolavori il riferimento per grandissimi intellettuali, musicisti, artisti non solo italiani.

 

Rovigo, accanto alla grande mostra dantesca, punta su una esposizione originale e veramente fondamentale su Marc Chagall. Con il sottotitolo anche la mia Russia mi amerà, in Palazzo Roverella, dal 4 aprile al 4 luglio s potranno ammirare oltre 100 opere dell’artista: circa 70 i dipinti su tela e su carta oltre alle due straordinarie serie di incisioni e acqueforti pubblicate nei primi anni di lontananza dalla Russia, per documentare l’impatto della cultura popolare russa in Chagall.

 

Giambattista Piranesi. Visioni di un architetto senza tempo è la mostra proposta da Palazzo Sturm, a Bassano de Grappa, dal 4 aprile al 27 luglio. Giambattista Piranesi è più che un gradissimo incisore. È un mito. Marguerite Yourcenar gli dedicò una biografia dove definì le Carceri – l’opera forse più famosa di Piranesi – come «una delle opere più segrete che ci abbia lasciato in eredità un uomo del XVIII secolo». Un’eredità che contagiò Escher e i Surrealisti non meno che Peter Greenaway. Visioni e virtuosismo che contageranno sicuramente anche il pubblico.

La mostra dell’artista israeliana Patricia Shira Mano Tolentino Niñez rubata, s’ispira ai ritratti dei bambini presenti nel Museo della Memoria di Gerusalemme Yad Vashem e sarà allestita presso lo spazio Magazzino Gallery a piano terra di Palazzo Contarini Polignac ai piedi del Ponte dell’Accademia a Venezia che è stato messo a disposizione per gentile concessione della proprietà.

L’iniziativa si inserisce fra quelle ufficiali promosse dal Coordinamento per la Giornata della Memoria, l’opening sarà martedì 21 gennaio alle ore 17.30, dopodiché la mostra resterà aperta al pubblico fino al 4 febbraio 2020.

 

 

L’idea

“L’idea del progetto Niñez Rubata è nata quasi un anno fa mentre guardavo le foto delle vittime della Shoah, nello specifico quelle del Ghetto di Varsavia – dice la Tolentino – Mi ha colpito vedere un bambino nella foto intitolata “Un bambino vestito di stracci seduto in una strada del ghetto” e ho deciso di dipingere un piccolo ritratto del solo volto, della sua espressione impaurita. Successivamente ho iniziato a cercare altri bambini da ritrarre e mi è venuta l’idea di creare un muro composto di ritratti ad olio sul Ghetto di Varsavia, ispirato all’opera dell’artista francese Christian Boltansky. Questo progetto riguarda la memoria, e si propone di combattere la caduta nell’oblio, nell’antisemitismo e nel negazionismo della Shoah”.

 

Il 22 gennaio alle ore 17.00, è previsto l’incontro: “Niñez rubata” per ricordare i bambini vittime della Shoah e contro le ingiustizie di ieri e di oggi presso il Museo ebraico di Venezia (in Campo di Ghetto Nuovo), durante il quale sarà presentato il piccolo catalogo della mostra. Interverranno Michela Zanon, codirettrice del Museo ebraico di Venezia, e Roberta Semeraro, curatrice della mostra; Iris Peynado, organizzatrice del progetto, Patricia Shira Mano Tolentino che, in dialogo con la lettura delle poesie da parte di Rosalia Ramirez, racconterà la sua esperienza/presa di coscienza e la necessità e di esprimersi sul tema della Shoah.

 

Un contributo speciale all’incontro sarà dato inoltre da Lia Finzi Federici testimone e autrice del libro “Dal buio alla luce”.
“Niñez rubata” a cura del critico d’arte Roberta Semeraro, è presentata e sostenuta da Iris Peynado, Vicepresidente dell’associazione culturale Ro.Sa.M. che da diversi anni si dedica a progetti di sostenibilità. “Rubare di per sé è un reato, e diventa ancora più grave quando il corpo del reato è il bene più prezioso che ciascuno di noi possiede: la vita – scrive Roberta Semeraro nella sua presentazione – Ma rubare la vita a dei bambini innocenti, va oltre qualsiasi reato immaginabile e si può considerare una vera e propria follia umana. Alcuni di questi volti sono completamente sfigurati dalla sofferenza tanto da aver perso la loro freschezza. Altri sono velati di tristezza. Le poesie seguono l’andamento di questo coro di personaggi, diventando più acute in alcuni versi e melanconiche in altri. La pittrice Tolentino da una parte e la poetessa Ramirez dall’altra (considerando anche che le due autrici vivono in due parti diverse del mondo, l’una in Israele e l’altra nella Repubblica Dominicana!), in dialogo tra loro, sembrano rispondersi ad un ritmo andante nel ricordo. Le loro voci echeggiano nel Giorno della Memoria, evocando il ricordo. Il coraggio di ricordare e rivivere la Shoah, rinvigorisce la forza necessaria ad invocare nel mondo: comprensione, responsabilità, sensibilità e saggezza perché l’infanzia non sia mai più rubata a nessun bambino”.

 

La mostra s’inserisce in un ciclo di mostre spirituali promosse dallo spazio espositivo Magazzino Gallery di Palazzo Contarini Polignac nella persona di Bikem de Montebello che afferma:
“Alcuni artisti creano per nessun altro motivo che sia la loro arte. Ma consciamente o inconsciamente sono ispirati da qualcosa di più grande di loro e della loro arte: il fondamento spirituale della vita…Tutti hanno in comune il fatto di cercare le fonti della loro arte, la loro visione della vita e il loro modo di rappresentarla… Il nostro ciclo di mostre si propone di mostrare questi pensieri diversi tra loro che mescolano insieme spiritualità e arte”.

 

Coinvolgimento delle scuole

Durante il periodo espositivo saranno organizzati alcuni incontri con classi delle Scuole veneziane dedicati al tema della memoria della Shoha e saranno mostrati al pubblico, materiali d’archivio provenienti dal Centro Mondiale per la Memoria della Shoah Yad Vashem di Gerusalemme. Sarà pubblicato un catalogo/libro dedicato a “Niñez rubata”, edizione a cura di Marianne Tolentino.

 

 

Photo Credits: Pedro J Bonilla Fotocasual

Una grande mostra, un tripudio di colori, un omaggio alla Natura. La qualità dei nostri giorni passa anche da qui

 

Una bella opportunità per i cittadini di Preganziol che, grazie alla collaborazione con la Città di Treviso e Civita Tre Venezie, potranno accedere alla mostra “Natura in posa” ospitata al Museo di Santa Caterina a Treviso, con un biglietto d’ingresso ridotto fino al 6 gennaio 2020: € 6,00 anziché € 12,00.

I vantaggi non finiscono qui: dal 7 gennaio al 31 maggio 2020 l’ingresso sarà di € 8 anziché € 12,00.

Per l’ingresso ridotto è necessario esibire un documento di identità.

 

Presepi monumentali e opere darte tutti da scoprire dal 27 dicembre al 6 gennaio

 

Un percorso dedicato alla scoperta dei Presepi monumentali e delle opere darte ospitate nelle chiese cittadine. Dal 27 dicembre al 6 gennaio il Comune di Treviso, in collaborazione con Cattedrale Treviso Eventi Arte e Cultura e UNPLI Treviso, offrirà lopportunità a cittadini e appassionati di visitare magnifiche rappresentazioni monumentali e artistiche della Natività in una Via dei Presepi” che andrà a coinvolgere ben sette luoghi sacri della Città.

 

Ogni giorno, dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 18.30 (la Cattedrale sarà aperta con orario continuato dalle 8 alle 18.30), sarà possibile intraprendere un viaggio nella tradizione natalizia servendosi di una vera e propria mappa, con partenza dalla Chiesa di S. Francesco, che ospita il Presepe realizzato dal Gruppo Francescano Presepisti, fino ad arrivare alla tappa finale di San Nicolò, impreziosita dal Presepe di tradizione napoletana. Lungo la Via dei Presepi, si potranno visitare inoltre la chiesa di Santa Maria Maddalena e la chiesa Cattedrale che ospiteranno le Natività, Via Giulia”, Via Lungaretta” e Via della Luce, opere di Christian Apreda – artista romano conosciuto per la sua straordinaria abilità nel ricostruire rigorosamente a mano suggestivi set di una Roma  ispirata dagli acquerelli di Ettore Roesler Franz, esponente del Realismo del tardo 800 -, Santa Maria Maggiore, con la mostra dei Presepi ospitata nel chiostro, il Presepe tradizionale del Museo diocesano (che con Ridotto a 3 euro ospita anche la straordinaria mostra 60 Paesi, 300 Presepi) e, infine, il Presepe tradizionale di SantAgnese.

 

La sede dei Vigili del Fuoco di via Santa Barbara ospiterà invece, per il 6° anno consecutivo, un Presepe ispirato alloperatività dei Pompieri e che questanno sarà dedicato agli incendi che hanno colpito la foresta Amazzonica, polmone verde della terra, simbolo di un ecosistema e di una biodiversità che i pompieri, con il loro lavoro, contribuiscono a salvare ogni giorno. Eventuali offerte saranno devolute allAssociazione Onlus Per mio figlio per il progetto Oasi di Pediatria. Il Presepe sarà visitabile tutti i giorni dal 3 dicembre 2019 al 31 gennaio 2020.

 

Al Portello Sile Spazio Culturale degli Alpini in via Tasso, piazza Garibaldi, dal 14 dicembre al 6 gennaio, si potrà visitare una suggestiva esposizione di Presepi realizzati da artigiani veneti, che rappresentano in modo tradizionale la nascita di Gesù utilizzando materiali recuperati in natura e piccoli Presepi da collezione.

 

Inoltre, lassessorato allIstruzione ha lanciato liniziativa La cesta del cuore: gli studenti delle scuole elementari e medie prepareranno un addobbo natalizio o un biglietto con un pensiero personale come augurio di Buon Natale” che saranno collocati in apposite ceste di fronte ai Presepi in omaggio ai visitatori.

 

Nellambito della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale cittadino, la Via dei Presepi inaugura con la possibilità di prenotare (solo su prenotazione), sabato 28 dicembre, alle 15.30 una visita guidata gratuita alle chiese oggetto delliniziativa: San Nicolò, SantAgnese, Cattedrale di San Pietro, Chiesa di San Francesco, Chiesa di Santa Maria Maggiore, Chiesa di Santa Maria Maddalena (durata 2 ore circa, partecipazione gratuita, prenotazioni: IAT Treviso Centro, tel. 0422.595780). La partenza sarà dall’ufficio IAT Treviso centro, in Piazza Borsa.

 

La Via dei Presepi si concluderà venerdì 3 gennaio alle 21 nella chiesa di Santa Maria Maddalena con il concerto One World, one voice, one song a cura del Coro Gioventù In Cantata di Marostica dellAssociazione Contarini di Jacopo Cacco (entrata libera fino ad esaurimento posti).

L’opera dello scultore Mario Irraràzabal, realizzata per la Biennale del 95, parcheggiata tra le auto, ritorna a vivere grazie a un gruppo di cittadini anonimi

 

Se ne stava lì, alla fine del Vega, quasi a salutare stancamente le persone che, ogni giorno, escono dal polo scientifico e tecnologico di Marghera dalla parte di via delle Industrie. Un flash mob notturno, fatto di figure silenziose, ha riportato “in vita” la grande Mano, opera dello scultore Mario Irraràzabal, realizzata a Venezia in occasione della Biennale del ’95, donata dall’artista alla città e ospitata, o per meglio dire “parcheggiata” tra le auto, dal lontano 1996.

 

L’intervento notturno ha lo scopo di portare all’attenzione le precarie condizioni di conservazione in cui versa l’opera.

Durante il fine settimana, un gruppo anonimo di cittadini e lavoratori del complesso ha deciso di cogliere l’opportunità lanciata dalla pagina Angoli di Vega, comunità nata su Instagram per fotografare la quotidianità dei lavoratori del Vega e immortalare con tono ironico ma propositivo, le situazioni di disagio degli spazi. Attraverso la call FridaysForVega, il profilo social invita a compiere piccole azioni per riqualificare il Parco Tecnologico, come la pulizia di ambiti o zone interessate dalla presenza di rifiuti.

 

Questa volta è toccato alla grande Mano, di cui probabilmente pochi in città sono a conoscenza, ma che rappresenta comunque parte del patrimonio culturale del territorio. L’azione flash si è focalizzata sulla rimozione dei rifiuti intorno alla base della scultura, alla potatura delle fronde circostanti, per chiudersi con l’installazione di un delimitatore per musei, con tanto di targhetta che riporta le informazioni sull’opera.

 

“L’operazione di ripulitura – riferisce Angoli di Vega – è stata possibile grazie all’opera di un gruppo di persone comuni, che ritengono che la riqualificazione degli spazi del Vega debba muovere dal basso e dalla buona volontà di coloro che di questi spazi usufruiscono”.

Il 15 dicembre 2019 è stata inaugurata la mostra “Il Natale d’Arte Sperimentale”, che l’artista Lorenzo Maria Monti ha offerto alla città di Treviso, organizzata in collaborazione con la Provincia, il Comune e i Musei Civici di Treviso nella splendida sede del Museo Luigi Bailo.

 

Il Museo Luigi Bailo è la più antica e attuale delle sedi museali civiche di Treviso ed è anche il giusto omaggio a quella straordinaria passione per il collezionismo dell’abate Luigi Bailo, che ha dato origine al prezioso patrimonio artistico, culturale e museale della città.

 

Come il Museo di Santa Caterina, anche il Museo Bailo conserva luci e atmosfere dell’antico convento di origine medievale, che ospita nella splendida Galleria del Novecento, circa 340 opere dal secondo Ottocento fino alla prima metà del Novecento, oltre ai capolavori del grande artista trevigiano Arturo Martini (Treviso 1889 – Milano 1947).

 

Tutto ciò sarà ulteriormente impreziosito fino al 12 gennaio 2020 dalla mostra dell’artista contemporaneo Lorenzo Maria Monti. Un’esibizione a sfondo benefico che intende anche devolvere parte dei ricavati dell’evento all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso. 

Nello specifico, i ricavati delle sfere visibili all’interno del bookshop e i ricavati delle collezioni presenti verranno impegnati per l’acquisto di strumenti musicali per i bambini dell’Ospedali, recentemente spariti dal reparto di pediatria.

 

 

All’apertura ha partecipato il Sindaco Mario Conte che ha dichiarato: “La volontà dell’amministrazione è quella dare ai Musei della città degli spazi per vivere la comunità”. Il Sindaco ci ha dato anche qualche anticipazione sui prossimi lavori di ristrutturazione del Museo dove verranno impiegati 3 mln di euro di investimenti. Un segno importante che farà di Treviso, grazie alla cura del suo patrimonio artistico e culturale una città che aprirà le porte nei prossimi anni al turismo e all’internazionalizzazione. Presente anche l’Assessore Lavinia Colonna Preti.

 

La mostra presenta gli ultimi due progetti artistici “Chiaroveggenza” e “Vitrum Spatialis” più l’ultimo progetto “Sirio B” presentato in anteprima realizzato con una tecnica innovativa.

 

Il progetto “Chiaroveggenza” è stato esposto alla prestigiosa mostra PARATISSIMA di Milano “Through the Black Mirror” nel 2018 e presenta gli scatti realizzati a Jökulsárlón, una laguna glaciale nel sud-est dell’Islanda.

Il fine vuole essere inteso come responsabilità politica sociale per sensibilizzare i visitatori sul tema dello scioglimento dei ghiacci. 

 

“Vitrum Spatialis” presenta gli scatti realizzati attraverso dei crogioli di vetro di Murano dove l’artista immagina un universo più vicino a noi. Lorenzo Maria Monti ha tradotto questa idea ispirandosi alle immagini della NASA, per rappresentare un’altra visione dello spazio, un paesaggio immaginario ove vi è il desiderio di scoprire elementi nascosti e di interagire con cristalli di vetro e fonti luminose trasformandoli in qualcosa di estetico.

 

Per dare vita all’ultimo progetto “Sirio B” è stata strettamente fondamentale la necessità di una snodabilità delle dita delle mani che è solita, e notevolmente sviluppata, nei prestigiatori e nei pianisti.

Questa dote naturale, unita alla grande pazienza e all’amore per il dettaglio, consente di poter donare all’opera finita delle linee curve perfette che sarebbero possibili esclusivamente attraverso l’utilizzo di una macchina industriale.

 

Il connubio delle skills sopra citate mixate alla creatività e alle alte temperature dei forni, sono il risultato della serie che l’artista presenta, in una esibizione di forme e opere sempre diverse e sempre originali.

La peculiarità inoltre di quest’opera è che alcune delle sfere sono state sensibilizzate ai raggi ultravioletti, ossia ottengono una reazione quando vengono esposte alla luce di colore blu o viola. Di fronte a questa situazione infatti l’opera mostra forme e sfumature in esse presenti, facendo risaltare determinati aspetti e mantenendoli illuminati per una frazione di tempo grazie l’effetto “glow-in-the-dark”.

 

Lorenzo Maria Monti utilizza questa tecnica per ricreare e simulare, una possibile passeggiata su un pianeta sconosciuto.

 

I tre progetti sono legati insieme da un filo conduttore concettuale, partendo dai problemi ambientali quali lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento dei mari e il surriscaldamento globale l’artista va oltre portandoci ad immaginare come sarebbe esplorare dei nuovi mondi.

Il percorso delle tre sale ambientate al Museo porterà il visitatore a interloquirsi su diverse questioni, portandolo a vivere un’esperienza immersiva e sensoriale.

L’artista Lorenzo Maria Monti offre alla città la mostra “Il Natale d’Arte Sperimentale”, organizzata in collaborazione con la Provincia, il Comune e i Musei Civici di Treviso, che si terrà al Museo Bailo dal 14 dicembre 2019 al 12 gennaio 2020.

L’esibizione è a sfondo benefico e verranno devoluti parte dei ricavati a favore dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso.

 

La mostra presenta gli ultimi due progetti artistici “Chiaroveggenza” e “Vitrum Spatialis” più l’ultimo progetto “Sirio B”, presentato in anteprima realizzato con una tecnica innovativa.

 

L’assessore alla Cultura al Turismo di Treviso Lavinia Colonna Preti ha dichiarato: “La mostra di Lorenzo Maria Monti, artista di grandissimo talento che ha esposto all’European Cultural Centre in occasione della Biennale di Venezia, impreziosisce ulteriormente l’agenda del Natale Incantato condividendone peraltro l’obiettivo di sensibilizzare la collettività sulle tematiche ambientali. I progetti che Lorenzo Maria Monti porterà a Treviso seguono la via dell’esclusività, della qualità e dell’innovazione, che rappresentano proprio la strada che la città di Treviso vuole intraprendere con esposizioni caratterizzate da un plus sotto il profilo artistico, in grado di stupire, far riflettere e arricchire il visitatore”.

 

Il progetto “Chiaroveggenza” è stato esposto alla prestigiosa mostra Paratissima di Milano “Through the Black Mirror” nel 2018 e presenta gli scatti realizzati a Jökulsárlón, una laguna glaciale nel sud-est dell’Islanda.

Il fine vuole essere inteso come responsabilità politica sociale per sensibilizzare i visitatori sul tema dello scioglimento dei ghiacci.

 

“Vitrum Spatialis” presenta gli scatti realizzati attraverso dei crogioli di vetro di Murano dove l’artista immagina un universo più vicino a noi. Lorenzo Maria Monti ha tradotto questa idea ispirandosi alle immagini della NASA, per rappresentare un’altra visione dello spazio, un paesaggio immaginario ove vi è il desiderio di scoprire elementi nascosti e di interagire con cristalli di vetro e fonti luminose trasformandoli in qualcosa di estetico.

 

Per dare vita all’ultimo progetto “Sirio B” è stata strettamente fondamentale la necessità di una snodabilità delle dita delle mani che è solita, e notevolmente sviluppata, nei prestigiatori e nei pianisti.

Questa dote naturale, unita alla grande pazienza e all’amore per il dettaglio, consente di poter donare all’opera finita delle linee curve perfette che sarebbero possibili esclusivamente attraverso l’utilizzo di una macchina industriale.

 

Il connubio delle skill sopra citate mixate alla creatività e alle alte temperature dei forni, sono il risultato della serie che l’artista presenta, in una esibizione di forme e opere sempre diverse e sempre originali.

 

La peculiarità inoltre di quest’opera è che alcune delle sfere sono state sensibilizzate ai raggi ultravioletti, ossia ottengono una reazione quando vengono esposte alla luce di colore blu o viola. Di fronte a questa situazione infatti l’opera mostra forme e sfumature in esse presenti, facendo risaltare determinati aspetti e mantenendoli illuminati per una frazione di tempo grazie l’effetto “glow-in-the-dark”.

Lorenzo Maria Monti utilizza questa tecnica per ricreare e simulare, una possibile passeggiata su un pianeta sconosciuto.

 

Ambiente filo conduttore

I tre progetti sono legati insieme da un filo conduttore concettuale, partendo dai problemi ambientali quali lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento dei mari e il surriscaldamento globale, l’artista va oltre portandoci a immaginare come sarebbe esplorare dei nuovi mondi.

 

Il percorso delle tre sale ambientate al Museo porterà il visitatore a interloquirsi su diverse questioni portandolo a vivere un’esperienza immersiva e sensoriale.

 

Si ringraziano gli sponsor che hanno reso possibile l’iniziativa: Colognese 1882, Clinica Favero, Crud, Gruppo Farmacie Tre, Fineco Bank, Fortuna Vini, Postural Project, Microstudio, Oxygenio, Ottica Treviso, OnOff, We Exhibit e i media partner WTN Digital Partner e G Open.

 

 

L’artista

Lorenzo Maria Monti si appassiona alla fotografia già in tenera affinando, nel tempo, la sua naturale predisposizione alla cura del dettaglio, alla lettura dell’immagine e all’interpretazione dell’elemento visivo sviluppando un approccio scientifico con cui vedere il mondo.

Nei suoi lavori universi esistenziali, storie infinite, vengono catturate nell’inquadratura e congelate in quell’istante in cui, come nella pausa di un respiro, si trattiene l’eternità dell’esistere. L’osservatore viene proiettato all’interno del mondo dell’artista, in un’istantanea condivisione

Lorenzo Maria Monti ha soggiornato, vissuto e lavorato in città molto diverse tra loro: Venezia, Barcellona, Ibiza, Miami, Las Vegas, Londra.

Ha partecipato, a giugno 2018, alla prestigiosa mostra Paratissima di Milano, “Through the Black Mirror” e alla mostra “Personal Structures – Identities” promossa dall’European Cultural Centre durante la Biennale Arte 2019.

 

 

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