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Mostra a cura di Valeria Arena, Daniele Ferrara, Mariachiara Mazzariol, Roberta Rizzato
dal 16 maggio al 13 ottobre 2019 | mercoledì > domenica: 10-18

 

Da 5 a 10 lire. Questo è quanto Giovanni Ricordi offriva al ragionier Nando Salce, suo attento collezionista, nel febbraio 1904 per cedergli le ultime novità create da Leopoldo Metlicovitz. E nonostante un prezzo non così trascurabile, al termine di una trattativa epistolare, Salce aderiva alle richieste dell’editore milanese, proprio perché sapeva apprezzare l’opera dell’incisore triestino, ben valutando la capacità di fascinazione e la forza grafica delle sue creazioni per Casa Ricordi. Il collezionista trevigiano era perfettamente consapevole di essere di fronte ad uno dei maestri assoluti del cartellonismo italiano.

 

Ed è proprio da queste lettere manoscritte e da altri preziosi documenti sino ad oggi mai esposti che prende idealmente avvio la retrospettiva che il Museo Nazionale Collezione Salce dedica, dal 16 maggio al 13 ottobre, a Leopoldo Metlicovitz.

 

La mostra trevigiana fa seguito a quella che Trieste, città natale dell’artista, gli ha dedicato nel centocinquantenario della sua nascita al Museo Revoltella e al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”. Riprendendone naturalmente tutti i capolavori fondamentali, ma scegliendo di indagare Metlicovitz sotto nuovi punti di vista. Soffermandosi appunto sul suo rapporto con la Ricordi, ma esplorando anche aspetti diversi e poco noti della sua amplissima produzione grafica, dai calendari alle piccole locandine. “Creazioni” che nella loro specificità mostrano il “marchio Metlicovitz”, inconfondibile e potente.

 

Un ulteriore approfondimento è riservato al tema del paesaggio, per nulla scontato in un artista che era maestro della figura e della teatralizzazione e di cui, invece, si mostra attentissimo lettore. Sono manifesti turistici e dedicati a prodotti per l’agricoltura che mettono in piena evidenza il paesaggio e manifesti che promuovono l’uso dell’automobile, per i quali l’ambiente funge da sfondo. Di Leopoldo Metlicovitz saranno in mostra molti dei suoi lavori più rappresentativi dedicati a prodotti commerciali e industriali, ma anche a grandi eventi come l’Esposizione internazionale di Milano del 1906, a famose opere liriche, da Madama Butterfly a Turandot.

 

Nella ricca “Linea del tempo” che accompagna la mostra, si ricorda che Metlicovitz, dopo un apprendistato tra Trieste ed Udine, nel 1888 approdò a Milano. E lì fu proprio grazie all’intuito di Giulio Ricordi che Metlicovitz poté esplicare tutte le proprie potenzialità espressive, non solo come grande esperto dell’arte cromolitografica, ma pure come disegnatore e inventore di quegli “avvisi figurati” (così chiamati allora) che segnarono anche in Italia la nascita dell’arte del cartellonismo in sitonia con quanto il “modernismo” internazionale andava proponendo nelle arti applicate sotto i vari nomi di Jugendstil, Modern Style, Art Nouveau, Liberty.

 

“L’esigenza – sottolinea il Direttore del Polo Museale del Veneto Daniele Ferrara – di attrarre l’attenzione del pubblico su questo o su quel prodotto ha sollecitato gli artisti impegnati nella grafica pubblicitaria a progettare immagini che, tramite l’eleganza del disegno, l’impatto del colore, l’espressione dei sentimenti, la forza iconografica, risultassero penetranti e persuasive nell’immaginario collettivo. Le venature più intime e individuali di un artista vengono a scoprirsi nel confronto a viso aperto con lo spettatore ed è questo uno degli elementi più interessanti dell’arte della pubblicità. Metlicovitz fu un maestro in questo ambito della produzione artistica. A distanza di oltre un secolo alcune sue opere costituiscono ancora delle vere e proprie “icone”: penso ai manifesti per la Turandot e per Madama Butterfly realizzati per le Officine d’Arti Grafiche Ricordi, la storica casa editrice musicale con cui Metlicovitz lavorò. Il “riuso” di quelle immagini, anche al solo scopo di ornamento – di una stanza, di una scatola, di un segnalibro – testimonia la loro incisività, in altra epoca e in altro modo. Così leggiadre e al tempo stesso così dense di significato e capaci sempre di commuovere”.

È stata inaugurata giovedì 9 maggio, con grande successo di pubblico, la mostra TE VEO, ME VEO dell’artista Lidia León; questa sarà visitabile fino al prossimo 30 settembre. La mostra è stata allestita nella Chiesa palladiana delle Zitelle, situata di fronte a Piazza San Marco nell’Isola della Giudecca.

 

L’opera

Te veo, Me veo”, l’opera centrale della mostra di “Lileón”; da spazio e forma nel suo mondo creativo a concetti che sono alla base dei diritti umani; lo fa mettendo in correlazione due principi fondamentali dell’etica che sono: la libertà e l’uguaglianza.

 

I visitatori vengono coinvolti attivamente entrando in una sorta di dirigibile dalla tipica struttura aerodinamica. Esso è composto da lamiere in alluminio specchiante; al suo interno, un abitacolo con una semplice altalena basculante e seminascosta da una quinta di tessuto nero, che la divide a metà.

 

Al centro di questa quinta si apre una finestra ovale realizzata in fibre sintetiche e plastiche che, attraverso un abile marchingegno, consente ai fruitori di essere trasportati dal gioco; altalenando vedranno ora il volto dell’altro (Teveo) e un attimo dopo il proprio volto (Me veo).

 

Lìleon

L’artista dominicana espone per la prima volta in Europa; in età giovanile ha seguito un percorso formativo attraverso la fotografia, le arti applicate e in seguito l’architettura ed è cresciuta in una famiglia cattolica, che da più generazioni con E.

 

León Jimenes Cultural Center valorizza l’arte e la cultura nel proprio Paese. Lidia León si è confrontata con grande disponibilità e apertura con visitatori e stampa durante gli affollati giorni degli Opening della Biennale sui molteplici stimoli che la sua opera suscita. Anche questa sua particolare sensibilità e capacità empatica sono certamente fra gli elementi di successo di una Mostra coinvolgente.

 

Te veo, Me veo

“Te veo Me veo arriva direttamente dalla cosmogonia in quanto richiama l’uovo cosmico, che nelle chiese cristiane-ortodosse veniva appeso nel catino absidale. Se vediamo poi l’arte come un linguaggio inconscio, che porta alla gratificazione dell’autore nel manufatto artistico, con la conseguente sublimazione dei contenuti nella forma e nella struttura dell’opera d’arte”. Dice la curatrice, Roberta Semeraro.

 

“Te veo, me veo” è collegabile anche alla nascita e ri-nascita della personalità di Lidia Léon che ritrova la propria integrità di donna e artista nell’atto creativo. Come l’uovo con il suo involucro custodisce il mistero della vita; la corazza di alluminio dell’opera “Te veo, me veo”, nasconde nel suo interno, il meccanismo attraverso il quale si sviluppa la vita stessa, che è appunto la compenetrazione del soggetto con l’oggetto della conoscenza”. Conclude Semeraro.

A diffondere la notizia è stata l’autorevole rivista Artribune. Il murales, comparso proprio nei primi giorni di apertura della Biennale di Venezia, sembra attribuibile proprio al famoso street-artist inglese, Banksy. Ad oggi il condizionale è d’obbligo in quanto l’Artista non ha ancora rivendicato l’azione.

 

L’opera, realizzata con ogni probabilità tra giovedì notte e venerdì mattina, è stata creata con la tecnica dello stencil da muro a spray. Rappresenta un bambino con i piedi nell’acqua che indossa un giubbetto di salvataggio e tiene in mano un bengala di segnalazione che emette un fumo fluorescente rosa.

 

Il tema è sicuramente quello dell’immigrazione che, proposto proprio in concomitanza con l’apertura della Biennale di Venezia può svilupparsi in molteplici significati.

 

L’opera è stata realizzata su una parete di un palazzo abbandonato a Dorsoduro, nella zona di Campo Santa Margherita. Per poterla ammirare al meglio, è sufficiente dirigersi verso la farmacia Santa Margherita e una volta giunti sulla parte più alta del ponte si avrà la migliore prospettiva.

 

Sarebbe la seconda volta che Bansky lascia traccia della sua arte in Italia, dopo la “Madonna con la pistola” realizzata a Napoli.

Sei “ponti” di mani a indicare i valori universali che caratterizzano la vita di un essere umano: amicizia, saggezza, aiuto reciproco, fede, speranza e amore. Giovedì pomeriggio è stata inaugurata nel Bacino piccolo dell’Arsenale “Building Bridges”, la nuova opera monumentale di Lorenzo Quinn che, dopo l’eco mondiale di “Support”, le due mani che nel 2017 sono “spuntate” dal Canal Grande, torna in laguna per esporre il suo nuovo lavoro che farà bella mostra di sé anche durante il prossimo Salone nautico, previsto dal 18 al 23 giugno.

 

Il sindaco di Venezia: “Un atto d’amore per Venezia e per i veneziani”

Alla cerimonia di inaugurazione dell’opera, alta 15 metri e larga 20, era presente, oltre allo stesso Lorenzo Quinn, anche il sindaco di Venezia: “Voglio ringraziare Lorenzo Quinn perché in tempi non sospetti abbiamo avuto il coraggio di mostrare a tutti un’opera che ci sembrava bellissima – ha dichiarato prima di ricevere un premio speciale – Lorenzo ha regalato una scultura che abbiamo a Forte Marghera che invito tutti ad andare a vedere, ama Venezia. Questo tipo di attività culturali, così come il Salone nautico che si svilupperà proprio qui, sono stati concepiti per regalare un futuro ai nostri bambini, dobbiamo pensare in primis a loro. Ringrazio anche Halcyon Gallery che ha finanziato Building Bridges. Ha dimostrato con i fatti di amare Venezia e speriamo di poter continuare ad avere un buon rapporto reciproco”.

 

Parole condivise da Lorenzo Quinn, oramai di casa in città dopo aver donato le grandi mani di “Support” ai veneziani e aver ceduto gratuitamente un’altra sua opera, “Stop Playing”, all’Amministrazione comunale. Questa scultura, con il suo messaggio ambientalista e di tutela del capoluogo lagunare, si trova ora esposta a Forte Marghera. “Sono orgoglioso di poter esporre ancora una volta in questa Città – ha spiegato Quinn – Perché Venezia ha creato ponti da 1.600 anni e non smette nemmeno ora di farlo. Dobbiamo andare avanti insieme, perché l’umanità quando ha lavorato senza divisioni ha sempre fatto delle grandissime cose. Ci sono più di 350 persone che hanno lavorato in questo progetto – ha concluso – siamo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi nonostante le difficoltà e di questo sono orgoglioso. Anni fa – ha concluso l’artista – una grande persona ha detto ‘non chiedere quello che l’umanità può fare per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per l’umanità. Ora dobbiamo andare oltre creano ponti tra di noi”.

 

A impreziosire l’inaugurazione anche l’emozionante l’esibizione di Andrea Bocelli, che ha cantato attorniato da 195 bambini con in mano le bandiere di tutti gli Stati del mondo. Ovazione per il Nessun dorma di Puccini, così come per Con te partirò. All’Arsenale anche la vicesindaco e diversi assessori della Giunta comunale.

 

Oggi, sabato 4 maggio, sarà inaugurato il cantiere di restauro della scalinata di Villa Emo. A restaurare una parte della scalinata saranno gli artigiani e i professionisti che CNA ha formato da gennaio ad oggi tramite il corso pratico-teorico di “Avviamento al restauro degli edifici di interesse storico artistico e monumentale”, iniziato il 12 gennaio scorso. L’intervento è stato approvato dalla Sovrintendenza. Il cantiere si chiuderà entro la seconda settimana di giugno (meteo permettendo).

 

CNA, con questo progetto che vede la partnership di Edilcassa Veneto e Cosvem, e la collaborazione del Credito Trevigiano e della Fondazione Villa Emo onlus, ha offerto a una quarantina di imprese e professionisti che hanno aderito l’opportunità di acquisire competenze specifiche per intervenire su edifici del valore di Villa Emo, sottoposti a vincolo della Sovrintendenza.
Gli artigiani da domani saranno impegnati nell’intervento di restauro degli intonaci delle spallette laterali e degli elementi lapidei della scalinata di Villa Emo. La scalinata era stata fino a qualche tempo fa ricoperta da un glicine che aveva rovinato gli intonaci. Su richiesta della Sovrintendenza il glicine è stato rimosso lasciando molto visibili i danni creati dalla pianta.

 

Per poter procedere a intervenire su un monumento tutelato, è stato effettuato uno studio scientifico sui materiali che ha permesso di ricostruire le ricette degli impasti e degli intonaci che il Palladio utilizzò nel ’500 su Villa Emo. Le 40 ore del cantiere consentiranno di eliminare i materiali che non sono compatibili, come il cemento utilizzato in uno degli ultimi restauri, e di sostituirli con materiali compatibili. Verrà fatta quindi una pulitura delle copertine di pietra che ricoprono il muro con l’eliminazione dei biodeteriogeni (alghe, muschi e licheni) utilizzando materiali di pulitura e protezione idonei ai lapidei presenti, il rosso di Verona e la scaglia rossa.

 

La direzione scientifica del progetto è stata affidata al dott. Pietro Rosanò, chimico. Tra i docenti del corso anche l’arch. Giorgio Sparisi e la restauratrice Marta Schiavinato.

 

Un ruolo importante nel progetto ce l’ha il Cosvem, consorzio che opera sul territorio dal 1985 e che attualmente associa 87 ditte artigiane che operano nell’ambito del restauro, del restauro monumentale, delle manutenzioni e delle costruzioni. Il Consorzio mette a disposizione gratuitamente l’allestimento e l’organizzazione del cantiere.

 

Domenica 5 maggio visite guidate a partenza aggregata alle ore 11 e alle 16

 

Domenica 5 maggio, come ogni prima domenica del mese, la chiesa di San Teonisto di Treviso sarà aperta al pubblico dalle ore 10 alle 18. Sono in programma due visite guidate a partenza aggregata alle ore 11 e alle 16 (costo 5 euro a persona).

 

Nel corso della visita sarà possibile riscoprire le 19 grandi tele ricollocate nella chiesa dopo un accurato intervento di restauro che le ha restituite alla originaria bellezza.

 

Le opere – commissionate nel corso del Seicento dalle monache benedettine che avevano eretto il convento e la chiesa di San Teonisto a illustri pittori dell’epoca quali Jacopo Lauro, Carletto Caliari, Matteo Ingoli, Bartolomeo Scaligero, Pietro della Vecchia, Ascanio Spineda, Alessandro Varotari detto il Padovanino, Matteo Ponzone, Paolo Veronese e Antonio Fumiani – dopo una storia travagliata, sono tornate sui muri per i quali erano state dipinte grazie a un accordo trentennale tra il Comune di Treviso e la Fondazione Benetton, che consente alla cittadinanza di ammirarle nuovamente nella loro sede originaria.

 

A rendere possibile il loro rientro è stato il completo recupero della chiesa, voluto e finanziato da Luciano Benetton. Il complesso intervento di restauro, iniziato nel 2014 e ultimato alla fine del 2017, è stato affidato all’architetto Tobia Scarpa che ha saputo restituire un’architettura rinnovata ma capace di raccontare i segni del passato di luogo consacrato, poi gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1944, sconsacrato e adibito a usi diversi. L’edificio è stato gestito dal Comune di Treviso fino all’acquisizione, nel 2010, da parte di Luciano Benetton che successivamente l’ha donato alla Fondazione per farne un luogo di cultura.

 

Informazioni e costi

[email protected]

0422.5121

 

Visite guidate per gruppi su prenotazionescrivendo a: [email protected] (costo 5 euro a persona per gruppi di minimo 25 persone, massimo 40).

 

 

 

Foto credit: Corrado Piccoli

Venezia si fa promotrice della cultura giovanile contemporanea con il concorso “Artefici del nostro tempo”. Lanciato dal Comune lo scorso 8 febbraio, il progetto è giunto alla sua realizzazione, con l’inaugurazione della mostra dei vincitori a Ca’ Pesaro e la premiazione dei primi tre classificati per ciascuna delle 6 sezioni del bando.

 

La risposta al bando è stata massiccia: sono state presentate complessivamente 2262 candidature (161 per la poesia visiva, 76 per la street art, 1286 per la pittura, 77 per i video clip musicali, 98 per il fumetto e 694 per la fotografia) da parte di autori tra i 18 e i 35 anni.

 

 

I vincitori del concorso

Le opere che si sono aggiudicate il primo premio sono:

 

• la poesia visiva Aversa FS – Poesia di Giovanni Vanacore di Alessandro Durso 

 

 

La Giuria concorda nell’assegnare il primo premio alla poesia visiva di Alessandro Durso, AVERSA FS – Poesia di Giovanni Vanacore, ritenendola un lavoro che manifesta un profondo messaggio poetico calibrato attraverso un testo connotato da un’originale scelta lessicale. Secondo la Giuria la scelta di utilizzare il video quale inedito supporto per una poesia visiva è apprezzabile, anche perché l’artista ha saputo piegare tale mezzo tecnologico alle proprie esigenze poetiche, rendendolo strumento atto a veicolare la propria voce nella sua migliore valenza espressiva.

 

 

il videoclip musicale Mostarda di Gloria Maria Gorreri 

 

 

La Giuria concorda all’unanimità nell’assegnare il primo premio al videoclip Mostarda di Gloria Maria Gorreri, ritenendolo lavoro che integra molto bene la canzone, la musica e il girato di immagini originali, corredate da bella fotografia. È opera complessivamente di buona fattura nell’esecuzione musicale, nelle riprese, e nel montaggio ben realizzati, molto piacevole alla visione e all’ascolto.

 

 

il dipinto 1.68 ricordo su misura di Gabriele Siniscalco

 

 

L’opera di Gabriele Siniscalco 1.68 Ricordo su misura viene premiata per l’originalità del progetto, la complessità della realizzazione, la tecnica di esecuzione e la suggestiva presentazione multimediale. La ricerca della tridimensionalità ed il movimento cinetico rendono il risultato artistico una sorta di grande e animato flip book.

 

 

il fumetto Il regalo di Emanuele Simoncini 

Motivazione della giuria: per l’originalità grafica, storia e messaggio buoni; regia che garantisce la leggibilità dell’opera ed espressività dei volti.

 

 

il lavoro di Street art Wait di Gioele Bertin 

 

 

La Giuria ne ha premiato la qualità del disegno, la composizione, il senso pittorico e cromatico. L’opera è declinabile su diversi supporti, dalla tela al muro.

 

 

la fotografia Il tempo dell’analisi di Valeria Annunziata Salvo 

 

 

La Giuria ha voluto premiare la capacità di aver saputo valorizzare, attraverso una tecnica impeccabile, gli aspetti apparentemente minori della natura, assunti a metafora dei valori nascosti da riscoprire.

 

 

“Tutto è nato da un incontro che ho avuto con il sindaco di San Paolo in Brasile – ha ricordato il sindaco Brugnaro – città che ospita un’altra famosa Biennale d’Arte, durante il quale è emersa la necessità di dare spazio ai giovani e alle nuove discipline artistiche. L’idea è di aprire la città alla creatività. Ecco allora che le prime opere classificate verranno esposte qui a Ca’ Pesaro, luogo in cui nel ‘900 si promuoveva l’arte moderna, e a rotazione al Padiglione Venezia, dove da tre anni a questa parte puntiamo ad esporre la miglior produzione della città. Ma tutte le 60 finaliste saranno visibili al pubblico anche a Mestre, che è il luogo della modernità. La città nel suo complesso vuole essere aperta ai giovani e vogliamo che la produzione culturale possa tornare ad esserne una parte integrante. Questo è il senso di ‘Artefici del nostro tempo’. Per l’anno prossimo contiamo di fare di più e meglio, nel senso che vogliamo trovare ulteriori spazi e spero anche di riuscire a portare alcune opere alla Biennale brasiliana”.

 

 

Dove vedere le 60 opere finaliste

Quest’ultime – come ha avuto modo di spiegare Giovanna Zabotti – saranno esposte, dal 15 giugno a rotazione, ogni 15 giorni, anche al Padiglione Venezia, nel corso della 58esima Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, mentre tutte le 60 finaliste saranno visibili a Mestre a partire dal 14 giugno, sempre fino al 24 novembre, tra il Centro Culturale Candiani e Forte Marghera (qui in particolare le 10 opere di Street Art, per gli spazi disponibili che consentiranno proiezioni e applicazioni su supporti diversi).

Ai primi tre classificati del concorso è andato inoltre un contributo pari a 3mila, 2mila e mille euro.

Mostra artistica in Piazza San Marco in celebrazione della nuova era giapponese “REIWA”, presentata dal Karuizawa New Art Museum presso le Procuratie Vecchie

 

Il Karuizawa Art Museum ha annunciato una mostra artistica che celebrerà l’inizio della nuova era giapponese.

La mostra si terrà nelle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco, Venezia, durante la 58esima Biennale dell’Arte, da mercoledì 8 maggio a domenica 24 novembre 2019.

 

“DIVERSITY FOR PEACE!” vuole essere la vetrina di 10 giovani artisti provenienti da tutto il mondo, esibendo i loro variati stili e approcci artistici in una celebrazione di libertà creativa:

• Florentijn Hofman (The Netherlands)

• Ronald Ventura (Philippines)

• Huang Yuxing (China)

• Miwa Komatsu (Japan)

• Yang Yongliang (China)

• Chris Succo (Germany)

• Fabio Modica (Italy)

• Æsa Björk (Island / Norway)

• Ahhi Choi (Korea / Japan )

• Ryotaro Muramatsu NAKED (Japan).

 

 

Il concetto di “DIVERISTY FOR PEACE!” è sincronizzato col significato del nome della nuova era giapponese “REIWA” (令和) che simboleggia: “Pace e Cultura fioriscono in un ambiente di accettazione della diversità.”

 

 

Il periodo REIWA sarà la nuova era giapponese. Inizierà il 1° maggio 2019, quando il Principe Naruhito, figlio dell’Imperatore Akihito, ascenderà al trono come 126esimo Imperatore del Giappone.

 

 

Questo è un messaggio di speranza affinché l’arte possa contribuire ad avvicinare tra loro persone di background culturali, sociali, di orientamenti sessuali completamente diversi tra di loro.

 

La mostra “Giappone: terra di geisha e samurai”, visitabile dal 4 aprile al 30 giugno 2019 a Ca’ dei Carraresi a Treviso, apre le porte al pubblico sull’arte, sulla storia e sulla cultura nipponica, proponendo la preziosa raccolta del collezionista Valter Guarnieri.

 

La mostra offre al visitatore l’occasione per scoprire numerosi pezzi originali come fotografie, dipinti e paramenti databili tra il XIV secolo e il XX secolo.

 

Protagonisti di questo grande evento sono infatti i kakemono (i dipinti tipici giapponesi), le armature dei samurai (tankō usata dai fantaccini, keikō in usa ai cavalieri fino alla panoplia e poi la corazza pettorale di solito realizzata in lamine di metallo tenute insieme da lacci di cuoio a cui si aggiungevano poi gli schinieri, i braciali o gli spallacci) e poi i kimono, le Ukiyo-e (le stampe tipiche giapponesi realizzate su carta grazie a matrici in legno), le fotografie all’albumina (diffuse a partire dalla seconda metà del XIX secolo) e le rappresentazioni del Daruma sviluppate con una serie di dipinti su un rotolo verticale.

 

Mentre i samurai erano fieri guerrieri del periodo feudale, al servizio dei Daimyō, proprietari terrieri dell’epoca e si contraddistinguevano per coraggio e determinazione, le geishe si caratterizzano per l’assoluta grazia, l’eleganza e la finezza nella cura dei dettagli.

 

Tra i tesori esposti alla mostra sul Giappone sarà presente anche la Chashitsu, la sala adibita alla cerimonia del Tè che di consuetudine era posta in un giardino a testimoniare l’assonanza con la natura.

 

 

Al suo interno, la mostra sull’arte e la cultura del Paese del Sol levante si suddivide in varie sezioni:

• Geisha
• Samurai
• Creature mitologiche, dei e santi
• Pillole di vita quotidiana
• Poeti, eroi e demoni
• Natura e paesaggio
• Verso la modernità
• Calligrafia, l’arte di scrivere

 

Orari mostra

– dal martedì al venerdì: dalle ore 10.00 alle 19.00
– sabato, domenica e festivi: dalle ore 10.00 alle 20.00
– lunedì chiuso.

 

Costo biglietti

– Intero: € 12
– Ridotto: € 10 (enti convenzionati)
– Ridotto speciale: € 8 (studenti dai 6 ai 26 anni)
– Ridotto famiglia: € 8 cad. (min. 2 adulti e 1 minorenne)

– Gratuito: under 6, giornalisti accreditati, guide turistiche con tesserino, disabili non autosufficienti con accompagnatore.

 

Per info e prenotazioni: 0422.513150

 

E se scegli di raggiunge Treviso in treno, potrai beneficiare di 2€ di sconto sul biglietto di ingresso. Maggiori info sul sito di Trenitalia, alla sezione Trasporto regionale > Veneto.

Con la partecipazione straordinaria del Prof. Daniele Morandi Bonacossi, Università di Udine e degli studenti del Liceo Linguistico “F. Da Collo” di Conegliano

 

Quando un artista sceglie di distruggere la propria opera d’arte come segno di pace tra i popoli, nasce Aessenza, la performance artistica in memoria dell’archeologo siriano Khaled al-Asaad, rapito e giustiziato dall’Isis per il rifiuto di svelare dove fossero nascosti i “tesori” di Palmira.

 

Un momento che vede coinvolti i giovani studenti del liceo linguistico “Francesco Da Collo” di Conegliano, attori principali, con Claudio Carrieri, lo scultore e pittore di figure femminili che ricordano da vicino le immagini ancestrali e preistoriche della Dea Madre, trasformata in vaso, quasi fosse un contenitore di vita. E sarà proprio la Dea Madre, realizzata da Carrieri per l’occasione, a essere distrutta dagli attori studenti, mentre ad altri spetterà il compito del restauro con la tecnica giapponese del “Kintsugi”, secondo cui i vasi “feriti” hanno qualcosa da raccontare, e sono proprio le cicatrici d’oro a valorizzarne la storia.

 

Ed è ciò che si andrà a raccontare oggi, domenica 28 aprile, a Palazzo Zaguri a Venezia, con inizio alle 15.30, dove le cicatrici dell’anima, causate dalla perdita di uno degli uomini più intelligenti e coraggiosi che questo secolo abbia mai conosciuto, trovano ristoro nella speranza. Un momento voluto fortemente da Donatella Avanzo, egittologa e storica dell’arte, amica fraterna di Khaled al-Asaad e curatrice artistica di Palazzo Zaguri.

 

I cocci, ognuno con l’autografo dell’artista, saranno poi messi a disposizione dei presenti e di chiunque volesse contribuire, con un’offerta minima di 20 euro, alla missione archeologica nel Kurdistan Iracheno, portata avanti con determinazione e passione dal team di Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia del Vicino Oriente all’Università di Udine, sceso in prima linea per salvare dalla furia jihadista lo straordinario patrimonio artistico di quelle terre martoriate, studiando, mappando e scavando nel Kurdistan Iracheno un’area di tremila metri quadri, una delle più ampie mai rilasciate in Iraq, fino a oggi poco sondata perché proprio lungo la linea del fronte con il Califfato.

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