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Una cornice unica, per un dj set altrettanto unico. Domani 14 luglio alle 19 Marco Benassi, in arte Benny Benassi, tra i più talentuosi e celebri dj e produttori del panorama musicale internazionale, sarà protagonista di una performance musicale irripetibile, tappa veneziana del tour di dj set “Timeless — Italia attraverso un viaggio musicale”, organizzato da Nameless Music Festival. La performance non sarà aperta al pubblico, ma esclusivamente online, in streaming, sui canali Facebook e Instagram di Nameless Music Festival e della Collezione Peggy Guggenheim.

Attento agli interessi e ai linguaggi del pubblico, soprattutto di quello più giovane, il museo veneziano ha accolto con entusiasmo la partecipazione di un artista del calibro di Benassi, seguito da una vastissima comunità eterogenea e trasversale. Il dj set rappresenta inoltre l’occasione per sensibilizzare gli amanti della musica alla campagna di crowdfunding Insieme per la PGC, lanciata lo scorso 8 luglio, invitandoli a sostenere con il loro contributo il patrimonio artistico oggi conservato a Palazzo Venier dei Leoni. Dopo oltre 13 settimane di chiusura, il museo è tornato infatti a riaprire le porte al pubblico, ma solo parzialmente, dal venerdì alla domenica, e al momento il programma espositivo e le attività, destinate ai visitatori, sono sospese. Così come il concerto di Benassi è un evento accessibile a tutti, affinché tutti possano godere della sua performance in una modalità originale, nel rispetto delle attuali norme di sicurezza, il museo vuole tornare ad riaprire le sue sale 6 giorni la settimana, garantendo i tanti servizi e attività gratuite al suo pubblico e a quanti, come la Collezione Peggy Guggenheim, credono nel valore dell’arte, bene primario, collettivo, dal potere trasformativo in grado di accompagnare nei grandi cambiamenti che stiamo vivendo. Per donare alla campagna Insieme per la PGC basta un clic collegandosi alla homepage di guggenheim-venice.it. Anche il più piccolo gesto è importante.

Il giorno del Redentore, la galleria d’arte Magazzino Gallery resterà aperta dalle 15 alle 21 presentando ininterrottamente tre video musicali con testi inediti di Tiziano Scarpa

 

Il lunghissimo periodo della quarantena ha portato anche qualche beneficio, per esempio gli artisti, almeno alcuni, hanno associato insieme idee e prodotto cose che forse non avrebbero mai fatto.
Questa è la storia di Tiziano Scarpa, scrittore; Federico Serafini, musicista; Mara Vittori, cantante e Marco Agostinelli, video artista. Alla base di tutto c’erano tre canzoni scritte da Scarpa agli inizi degli anni duemila e musicate da Serafini.

 

Scrive Roberta Semeraro, curatrice del progetto:
“In un momento storico di massimo squilibrio come quello della pandemia ancora in corso, quando tutte le certezze sulle quali avevamo costruito questa nostra realtà si sono frantumate come un castello di sabbia si sgretola tristemente dinanzi agli occhi di un bambino, a Venezia nel silenzio di Canal Grande, sono scappate tre vecchie canzoni. Che sia stato il bisogno profondo di ritrovare il ritmo di quella vita perduta o semplicemente il desiderio di voler essere altrove, questi brani musicali andando per la città si sono trasformati in immagini e poi ancora nuovamente in parole e immagini. Propeller, Slow e Trapianto che più tecnicamente sono brani Trip-hop arricchiti da un gusto melodico italiano, nascono molti anni fa, dalla musica del compositore veneziano Federico Serafini, Un musicista tout court che conosce e ama la musica in tutte le sue espressioni a partire dalla musica classica”.

 

 

Adesso, quasi per scongiurare scaramanticamente ogni altro “contagio” gli artisti hanno pensato di presentarli al pubblico proprio a partire dalla festa del Redentore, come fossero un inno alla vita che riprende, una festa nella festa, un happening di felicità. Il segno lampante di una città che vuole ripartire. Per quel giorno il Magazzino Gallery resterà aperto dalle 15 alle 21.

 

Scrive sempre Semeraro: “I testi delle canzoni sono arrivati da una penna di tutto rispetto come quella di Tiziano Scarpa, che non ha bisogno di presentazione (premio Strega con il romanzo Stabat Mater nel 2009!) e che con grande maestria non solo ha saputo tradurre il senso della musica nelle parole, ma ha calibrato sillabe, parole e accordi e singole note in un contrappunto perfetto. Mara Vittori con la sua corretta e virtuosa esecuzione suggella il connubio tra i due autori, facendo vibrare le canzoni nelle sue  corde vocali con un timbro di voce seducente. Dopo circa vent’anni Propeller, Slow e Trapianto grazie a  Marco Agostinelli, affermato video artista internazionale, sono diventate immagini danzanti che nella loro essenza effimera, restituiscono la musica nel caleidoscopio dei colori, e richiamano le parole nelle geometrie evanescenti delle forme e delle figure che appaiano per un istante per poi scomparire. Come tocco finale, i tre brani musicali hanno trovato poi le parole del noto critico d’arte Annamaria Orsini che ha risposto ai  video clips, componendo a sua volta note di scrittura verbo-visiva, un genere artistico e letterario a lei congeniale, dove con un sofisticato gioco di rimandi tra significati e significanti si aprono visioni estatiche e metafisiche. L’happening è un omaggio alla lunga tradizione nella musica di Palazzo Contarini Polignac.  Dopo la lunga chiusura del lockdown il Magazzino Gallery riapre le sue porte al pubblico invitandolo a  ballare con l’Arte”.

 

La Elle Galleria d’arte di Preganziol in questi anni di intensa attività espositiva ha ospitato nomi di fama mondiale presenti nei più importanti musei al mondo (MoMa di New York, Guggenheim di Venezia, Metropolitan Museum di New York e questi sono solo alcuni) e si è sempre distinta per qualità, professionalità, correttezza e trasparenza nei confronti degli artisti, dei collezionisti, degli appassionati d’arte e di coloro i quali hanno usufruito dello spazio per dare a voi tutti la massima professionalità possibile.

 

È con orgoglio che la galleria, con fatica, ha raggiunto obiettivi impensabili grazie alla collaborazione di persone straordinarie.

 

Tra gli artisti che hanno esposto – i cui nomi sono presenti nel sito della Galleria – si ricordano Jacopo Da Bassano, Jacopo Sansovino, Boldini, De Nittis, De Pisis, Dalì, De Chirico, Mastroianni, Vedova.

 

La galleria di Preganziol si distingue per il corposo volume di articoli di cui giornalisti di fama nazionale, avvicinandosi alla galleria, hanno constatato la grandezza culturale e umana.

 

La galleria si distingue anche per il corposo numero di servizi video e televisivi che testimoniano l’infinito impegno del gallerista Andrea Lucchetta, ed è ora pronta a ripartire con progetti ambiziosi che intende raggiungere grazie al costante e quotidiano impegno che i suoi spettatori e il suo attento pubblico valorizzano con coraggio e intraprendenza.

 

 

In foto l’opera dell’artista Renato Guttuso

A cura di Michele Rovoletto

 

Piranesi si esprimeva con l’acquaforte, una tecnica incisoria, una forma di stampa che ha un procedimento piuttosto complesso che, se conosciuto, permette l’esatta comprensione del virtuosissimo dell’artista. L’acquaforte è così chiamata perché l’incisione non è compiuta dal gesto meccanico dell’uomo ma dall’azione corrosiva di un acido. Si inizia prendendo una lastra di rame piuttosto spessa da poter sopportare la successiva azione di compressione del torchio, e la si cosparge di vernice. Essiccato questo manto di vernice, l’artista incide la stessa con degli stiletti più o meno appuntititi e grossi, definendo i contorni di ciò che vuol rappresentare nonché una più o meno fitta serie di segni che andranno a costituire i chiaro scuri. A questo punto la lastra cosparsa di vernice incisa viene messa a bagno in una soluzione acida. L’acido entra nei segni incisi dall’artista nella vernice e va a corrodere il rame della lastra, trasformando il disegno che l’artista aveva segnato sulla vernice in una serie di segni incavi sulla lastra. La fase finale comporta l’inchiostratura e la stampa, ovvero si riempiono i segni scavati sul rame di inchiostro e finalmente si pone la lastra sul torchio imprimendola su un foglio di carta e ottenendo la stampa. Le incisioni sono opere multiple, generalmente una acquaforte antica contava qualche centinaio di copie.

 

 

Volendo inoltrarsi nell’arte di Piranesi, analizziamo tre opere simbolo della sua produzione, tre incisioni che lo hanno reso celebre e tutt’oggi amato e ricercato dai collezionisti di tutto il mondo. Tra le innumerevoli vedute di Roma che si sono succedute per oltre trent’anni, “Veduta dell’Arco di Costantino e dell’Anfiteatro Flavio detto Colosseo” ci permette di approfondire la conoscenza del nostro artista. Egli si smarca dagli altri incisori vedutisti romani, per una impaginazione diversa e una resa realistica della città altrimenti vista dai sui colleghi in modo freddamente descrittivo ed anonimo. La sua abilità di vedutista sa strabiliare i collezionisti del tempo con rappresentazioni dei monumenti presi con visuali sorprendenti e nella maniera che sembrino ancor più imponenti.

 

 

Il Colosseo è visto dentro il suo contesto urbano presieduto da resti antichi e umili costruzioni ad essi addossate. Piranesi sceglie un punto di vista alto per poter vagare prospetticamente nel circondario, grazie a questo espediente, riesce a conformare la forma ellittica dell’Anfiteatro Flavio. L’imponenza del Colosseo fa da quinta all’arco di Costantino animato da figure che si muovono tra rovine e sterpaglie. Alla geniale impaginazione e al tocco di realismo rappresentato dalle umili figurette, si nota la maestria dell’autore di rendere, grazie alla meticolosa gradazione dei grigi (quindi alla minore o maggiore sequenza dei tratti incisori) la percezione atmosferica della foschia nel paesaggio in lontananza e del gioco della luce solare tra le arcate del Colosseo.

 

 

Tra le incisioni dedicate al contado romano l’opera “Veduta del Tempio della Sibilla di Tivoli” è esemplificativo per conosce qualche altro aspetto, tecnico e tematico, della produzione artistica del Piranesi. Il monumento questa volta è inquadrato dal basso per amplificare la grandiosità della costruzione, il cielo che col suo chiarore espande l’effetto monumentale. Colpiscono le figurette che si aggirano qua e là con plastica gestualità. A differenza di alcune vedute romane in cui le umili figure esprimevano un tocco di realismo, qui esse assumono una valenza simbolica, ci appaiono a metà strada tra esploratori che si muovono qua e là tra i resti e banditi o contadini nascosti tra la sterpaglia ai piedi dell’antico tempio. Esse sono le enigmatiche genti che popolano questi luoghi magici e misteriosi, persone che, come le architetture, sembrano sospese in un tempo indefinito carico di riflessioni sul dualismo tra l’antica bellezza e grandiosità classica e la forza del tempo e della natura che le ha rese meste rovine.

 

 

Con le “Carceri” affrontiamo l’apice dell’arte di Piranesi.
Unanimemente questa serie di raffigurazioni sono ritenute i suoi capolavori assoluti. Esse sono frutto esclusivo del suo genio inventivo e tecnico e ancora motivo di ispirazione per l’arte contemporanea, come le celeberrime opere di Maurits Vornelis Escher dimostrano. In un ambiente sotterraneo senza aperture con l’esterno, possenti arcate sostengono una fitta sequenza di piani intersecanti tra loro, linee spezzate, che si susseguono senza respiro né logica, disorientando l’osservatore, portandolo ad un senso di smarrimento e angoscia.

 

Piranesi riempie quest’ambiente già di per sé inospitale con passerelle sospese nel vuoto, scale e corridoi dei quali non si comprende il fine, funi penzolanti e strumenti di tortura portando lo spettatore da una prima reazione di curiosità e incomprensione verso la percezione di un luogo oscuro, privo di ragione in cui alleggia la presenza del terrore; un’edificazione visionaria del teatro della tortura e della morte. In questa serie di incisioni, non sappiamo se Piranesi ponga una questione morale sulla brutalità della giustizia o se il suo sia, semplicemente, un “capriccio” barocco, tutto ciò non è dato sapersi.
Probabilmente, come ogni grande artista, egli, pone motivi di interrogazione allo spettatore, piuttosto che proferire scontate sentenze.

 

Raffaello, se parliamo di genio e arte alzi lo smartphone, il tablet, l’app chi non lo ha mai sentito nominare. La grande mostra alle scuderie del Quirinale a lui dedicata, inaugurata il 5 marzo e sospesa dopo solo tre giorni in seguito all’emergenza Coronavirus trasloca online con un programma allettante.

 

Sono ben 500 anni dalla scomparsa del genio di Urbino e questo è il più grande evento espositivo a lui dedicato. 204 dipinti, di cui ben 120 firmati dal protagonista che restano ben custodite nel museo con l’attesa febbrile di aprire per fruire. Perché la cultura unisce e accalora, e serve per vivere, sognare, amare. Che poi è il migliore dei modi per sostenere la vita.

 

Oggi per ingannare piacevolmente il “live”, approfondimenti, videoracconti, backstage sono pronti a tenerci compagnia sui social sotto l’hashtag #Raffaellooltrelamostra: per contemplare e ammirare i segreti sull’arte del Divin Pittore.

 

Inoltre per la mera e indissolubile cronaca due importanti progetti si inerpicano all’orizzonte. Il primo è quello del regista britannico Phil Grabsky che ci promette un nuovo racconto in esclusiva per il cinema. Un altro porta la firma di Sky Arte per La Grande Arte al Cinema. Diretto da Maurizio Ferrari, Raffaello.

 

Il giovane prodigio dovrebbe avere un mood particolare ed esplorare il mondo del genio urbinate a partire dai suoi favolosi ritratti femminili. 10 metri avanti e capolavori assoluti, Raffaello promette e mantiene, sempre.

 

Mauro Lama
#Instacult

Una sfida a suon di versi giocata in un’arena virtuale, Zoom Poetry Slam è la novità che questa settimana anima il palinsesto digitale di Una stagione sul sofà del Teatro Stabile del Veneto. Giovedì 23 aprile, alle ore 21.30, prende il via il torneo di poesia performativa, ideato da Lorenzo Maragoni e Diego Tale per il Teatro Stabile del Veneto, che vedrà nove tra i migliori poeti e poetesse del circuito italiano del Poetry Slam sfidarsi in diretta sulla nota piattaforma web a colpi di versi attraverso gli schermi dei loro computer.

 

 

Le regole del Poetry Slam

Tre gironi –  il primo giovedì 23 aprile (link per partecipare alla prima serata), il secondo il 7 maggio e il terzo il 21 maggio, sempre alle ore 21.30 –, tre concorrenti per serata e tre manche a disposizione. Ogni performer dovrà partecipare presentando tre testi originali per far si che la protagonista di ogni serata sia una poesia viva, fatta di voci e di corpi a distanza. Proprio la distanza da colmare, indagare, percorrere, sopportare, con cui tutti ci stiamo misurando negli ultimi tempi, sarà il tema di una delle tre poesie che ciascun partecipante dovrà presentare durante il concorso.

 

A decretare i vincitori del torneo condotto ogni sera da Maragoni e Tale sarà il pubblico. Una giuria popolare estratta in diretta tra gli spettatori di ogni serata sceglierà, infatti, chi mandare alla finale di domenica 7 giugno.

 

 

I partecipanti del primo girone

Tra i partecipanti del primo girone l’attuale campione italiano di Poetry Slam Emanuele Ingrosso, classe 1995, già organizzatore di eventi legati alla poesia performativa con la “Compagnia delle Indie”, Max Di Mario, mestrino di nasciata trapiantato a Firenze, città dove ha concluso un intricato percorso accademico attraverso la filosofia, la storia e la fisica, che attualmente si occupa di narrativa, poesia (performativa e non) e improvvisazione e Antigone capace, nelle sue performance, di far dialogare la poesia Slam con il LIS, la lingua dei segni.

 

 

Calendario del torneo

• Girone A – 23 aprile-: Antigone (Benevento), Max Di Mario (Firenze) e Emanuele Ingrosso (Milano)

• Girone B – 7 maggio: Matteo Di Genova (Bologna), Giuliano Logos (Roma), Francesca Pels (Milano)

• Girone C – 21 maggio:: Eleonora Fisco (Sciacca, AG), Silvia Scarozza (Trento), Luca Tironi (Padova)

• Finale – 7 giugno: con i Vincitori / Vincitrici dei singoli gironi

Il mondo dell’arte c’è, e fa sentire alta la sua voce nel nostro territorio. Il noto scultore trevigiano Francesco Stefan ha messo a disposizione un’opera d’arte in terracotta, per raccogliere fondi da destinare alla Regione Veneto

 

La riscoperta dei nostri valori passa anche per l’arte, come mezzo di solidarietà. A dare il via al progetto “Dono un’opera d’arte” è Francesco Stefan, noto scultore trevigiano, che ha istituito una raccolta fondi per sostenere la Regione Veneto nel contrasto all’epidemia.

 

Sarà la Suonatrice di flauto a diffondere un messaggio di speranza, in un momento così difficile per l’intera comunità: l’opera in terracotta (25x12x12 cm), del valore commerciale di 800 euro, sarà disponibile a partire da un contributo minimo di 200 euro.

 

L’offerta sarà quindi indirizzata direttamente al conto corrente di riferimento della Regione Veneto (IBAN IT 71 V 02008 02017 000105889030).

Per info su come ricevere l’opera e donare il contributo: + 39 339.7697362.

 

“Servono aiuti concreti per la Sanità e il Paese – sostiene Francesco Stefan – nelle mie opere ho sempre cercato di dare risalto all’uomo e alla sua essenza, intrisa di valori. Quei sentimenti, quelle emozioni che nell’attuale situazione stanno emergendo più chiari che mai: è giunto il momento di aiutarsi”. Un artista fortemente ancorato ai valori della sua terra d’origine, promotore in diverse occasioni dell’arte veneta.

 

L’obiettivo primario del progetto “Dono un’opera d’arte” è mantenere vivo il senso di appartenenza al proprio territorio e promuovere l’inestimabile valore umano che ci contraddistingue, soprattutto nei momenti di difficoltà.

 

L’artista

Il percorso artistico di Francesco Stefan vede le sue origini negli anni Settanta e sono numerose le collaborazioni con artisti conosciuti nel panorama nazionale e internazionale, come Pierluigi Sopelsa, Angeli Costa Radovani, Susan Luppino e Agusto Murer. L’artista è mosso da una ricerca personale in cui gli spunti provenienti dai diversi scultori contemporanei si fondono con gli stimoli formali derivati dalla tradizione plastica trevigiana, condizionata in particolare dall’opera di Arturo Martini.

 

Egli partecipa a mostre collettive di scultura nel Veneto ed entra in contatto con gli artisti locali, riunendosi nel “Gruppo Veneto di Ricerca Plastica”, volto a promuovere il contributo degli artisti veneti all’arte italiana.

 

Nelle sculture di Stefan colpiscono i segni di un’autentica passione che l’artista dimostra nei confronti delle vicende umane e trapela, dalla sintesi delle sue figure, la continua ricerca dell’individuo verso l’essenza dei valori umani.

 

“Francesco Stefan, ricercatore della forma, ritrova nello spazio la struttura più adatta ad esprimere l’essenza umana delle sue opere, sempre stilizzate ma anche aperte, come un libro di preghiere della vita stessa: opere espressive, ben strutturate, che ricercano l’effusione, la forma che non taglia né decapita, piuttosto culla ed accompagna.”

 

Joan Lluìs Montanè

Oltre 100 opere, 11 paesi e 30 città. Musement propone un percorso digitale alla scoperta di Raffaello, per scoprire le opere dell’artista nel Cinquecentenario della sua morte

 

Musement, il servizio leader per la prenotazione di esperienze di viaggio in tutto il mondo, celebra l’anniversario dei 500 anni dalla morte di Raffaello, lanciando un messaggio forte e chiaro: non dimenticare la cultura, soprattutto in occasione di questa importante ricorrenza. Proprio per questo motivo la piattaforma inaugura Raffaello500, un percorso museale virtuale alla scoperta dei capolavori più famosi ed alcune delle gemme artistiche meno conosciute dell’artista, custodite ora nelle più celebri istituzioni culturali del mondo. Un museo virtuale che associa arte e scoperta e, allo stesso tempo, uno strumento in grado di far viaggiare stando comodamente seduti davanti al proprio laptop, tablet o smartphone, tra 11 paesi e più di 30 città che ospitano oggi oltre 100 delle più importanti opere che hanno segnato la carriera artistica del genio di Urbino. L’intento è quello quindi di ispirare tutti gli esploratori virtuali e dare loro la possibilità di lasciarsi incantare da uno dei geni più importanti della storia, in occasione di una ricorrenza degna di ogni nota.

 

 

 

Tra Italia, Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Scozia, Ungheria, Austria, Russia, Stati Uniti d’America e Brasile sono più di 30 le città incluse in questo lungo viaggio digitale alla scoperta dell’evoluzione artistica di Raffaello. Per partire non serve nemmeno allacciare la cintura di sicurezza o acquistare un biglietto aereo: il viaggio infatti inizia con un semplice clic e, proprio come se ci si trovasse ai Musei Vaticani, al Louvre, alla Galleria degli Uffizi, al Prado, a Villa Borghese o al Museo dell’Ermitage, ogni appassionato d’arte potrà fare un salto nel tempo di 500 anni alla scoperta della propria opera preferita o scoprirne di nuove.

 

Musei e opere

L’Italia guadagna il podio. Anche in questa occasione, il Bel Paese occupa un posto d’eccezione nel viaggio all’insegna dell’arte. Da nord a sud, passando per Milano, Brescia, Bergamo, Modena, Bologna, Firenze, Urbino, Città di Castello, Roma, Città del Vaticano e Napoli, sono 18 i centri culturali che si possono visitare virtualmente per ammirare opere del calibro della Stanza della Segnatura, dello Sposalizio della Vergine, della Dama col licorno e molti altri ancora.

 

Allargando il raggio d’azione e puntando verso la Francia, Parigi, Strasburgo e Chantilly sono le mete in cui l’aereo virtuale con livrea Musement farà tappa. Qui sono 18 le opere custodite nelle sale del Louvre, Museo Condé e Museo delle Belle Arti: Angelo, le Tre Grazie, San Michele e il drago, San Giorgio e il drago, Madonna d’Orleans, Belle Jardinière, Madonna del Diadema blu, Madonna del velo, Ritratto di Baldassarre Castiglione, Dio Padre benedicente tra due angeli, San Giovannino nel deserto, San Michele Sconfigge Satana, Sacra Famiglia di Francisco I, Ritratto di Dona Isabel de Requensens, Santa Margherita, Autoritratto con amico, Piccola Sacra Famiglia e Ritratto di giovane donna.

 

Per rivelare l’evoluzione del percorso artistico di Raffaello nel corso del tempo, necessario un pit-stop a Londra dove, tra la National Gallery ed il Victoria and Albert Museum, sono custodite 15 opere di altissimo spessore culturale. Ad aggiungersi all’appello delle più importanti istituzioni museali europee restano a questo punto solo il Prado di Madrid, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Museo di Belle Arti di Budapest, National Gallery of Scozia di Edimburgo e alcuni importanti centri culturali della Germania come il Gemäldegalerie e il Bode Museum di Berlino e l’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera.

 

Per Musement il mondo non ha confini e per questo, con pochi click, sarà possibile lasciarsi incantare anche dalle tante opere di Raffaello custodite negli Stati Uniti d’America, in Brasile e in Russia dove, tra Detroit, New York, Pasadena, Worcester, Baltimora, Boston, Washington, San Paolo e San Pietroburgo, sono disponibili moltissime tavole di finissima pittura.

 

A tutti gli effetti un viaggio che, partendo da Urbino, conduce ai confini del mondo per riscoprire l’autenticità del pittore e architetto che in solo 37 anni di vita seppe cambiare le sorti della storia dell’arte a livello mondiale.

 

Parte il ciclo di video #pilloledimuseo, terapie d’Arte e Bellezza. Lunedì 16 marzo (alle 18) la pubblicazione del primo video

 

Il mondo della cultura fa la sua parte per “arrivare” alle persone nel periodo di emergenza sanitaria.

Ancora pochi giorni e poi l’arte entrerà nelle case grazie all’iniziativa digitale dei Musei Civici di Treviso #pilloledimuseo, che permetterà di godere attraverso lo smartphone o lo schermo del pc dei luoghi dell’arte temporaneamente chiusi, rinfrancando gli appassionati con piccoli e informali viaggi attraverso alcuni capolavori di Treviso raccontati in maniera diversa.

 

Anche i Musei Civici di Treviso intendono continuare a fornire l’usuale servizio pubblico proponendo piacevoli momenti di scoperta attraverso letture originali delle preziose opere custodite: per questo si è pensato a vere e proprie social stories, pubblicate nei profili Facebook e Youtube dei Musei Civici e del Comune di Treviso, per portare un’ondata di bellezza e positività nelle case dei cittadini.

 

Si parte con la “Natura in Posa – Capolavori dal Kunsthistorisches Museum in dialogo con la fotografia contemporanea” 

Le prime #pilloledimuseo, a cura di Elisabetta Gerhardingher e Paola Bonifacio grazie al sostegno degli Amici dei Musei Civici di Treviso (riprese di Giulio Grespan), offriranno un percorso di approfondimento collegato alla Grande Mostra “Natura in Posa – Capolavori dal Kunsthistorisches Museum in dialogo con la fotografia contemporanea” ospitata nel complesso di Santa Caterina.

 

Si articoleranno inizialmente in tre mini video di circa 5 minuti, con appuntamento ogni lunedì alle 18, che racconteranno aneddoti, dettagli e storie sui temi e gli oggetti di tre quadri famosi del Museo Santa Caterina: “Invisibili armonie” (Santa Cecilia e angeli musicanti, di Antiveduto Gramatica), “Rebus” (Ritratto di Domenicano di Lorenzo Lotto) e “Ah l’amore” (Ritratto di gentiluomo, di Ludovico Pozzoserrato).

 

“Ritratto di domenicano”

Si potrà scoprire dunque cosa rappresentano le monete sul tavolo del “Ritratto di domenicano” di Lorenzo Lotto o perché troviamo due succose pesche adagiate davanti a Santa Cecilia nel particolare dipinto di Antiveduto Gramatica. Inoltre, dal confronto con la grande mostra temporanea “Natura in Posa Capolavori dal Kunsthistorisches Museum di Vienna in dialogo con la fotografia contemporanea” nasceranno approfondimenti e storie poco noti, in grado di favorire momenti di gioia intesi a evidenziare il valore anche sociale ed etico di un patrimonio culturale e artistico condiviso.

 

Assessore Lavina Colonna Preti: «Una mostra “nella mostra”»

«Avevamo pensato a questa iniziativa come una mostra “nella mostra”», afferma l’Assessore ai beni Culturali e Turismo del Comune di Treviso, Lavinia Colonna Preti. «Abbiamo comunque scelto, nell’attesa di poterla riproporre, di portarla nelle case di tutti gli amanti della cultura per regalare una pausa d’arte e di bellezza. La cultura non si ferma e anzi questo doveroso momento di pausa forzata rappresenta il momento ideale per cercare qualche momento di conforto nella bellezza dell’arte insieme ai propri familiari, un libro, un film o, perché no?, un tour virtuale al museo».

 

La mostra “vituale” continua anche nella pagina FB dei Musei Civici e Mostre Santa Caterina Treviso dove vengono pubblicati quotidianamente spunti, aneddoti e storytelling relativi alle opere delle collezioni permanenti e della mostra Natura in Posa, Capolavori dal Kunsthistorisches Museum di Vienna in dialogo con la fotografia contemporanea.

Una “super-commissione” si presta a elaborare e attuare, in sinergia con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Treviso, il piano di rilancio del Museo Bailo.

È stata approvata dalla Giunta comunale la composizione del gruppo di lavoro che, nei prossimi mesi, definirà una nuova visione per il Museo Bailo 20.20, destinato a diventare polo dell’arte moderna dal ‘900 al contemporaneo con spazi dedicati a collezioni permanenti e temporanee in una prospettiva di promozione dell’arte contemporanea come elemento di connessione innovativa con il mondo dell’impresa.

 

Allo stato attuale, al Museo Bailo, sono in corso i lavori di ristrutturazione nell’ambito del secondo stralcio. Per questo motivo, si è reso necessario definire sia la destinazione degli spazi oggetto dell’intervento (distinguendo tra spazi destinati all’esposizione permanente e temporanea delle opere e quelli destinati al loro deposito, studio e raccolta della documentazione relativa) sia l’individuazione delle opere provenienti dalle collezioni civiche e le relative modalità espositive. A partire quindi dalla primavera del 2022, la città avrà, infatti, due grandi mostre, a Santa Caterina e al Bailo, che copriranno diversi periodi dell’anno con un sistema di eventi in contemporanea che darà ampio respiro alla città.

 

 

I professionisti

Questi obiettivi saranno perseguiti da professionalità eterogenee con profili di innovazione e selezione accurata delle opere da esporre individuandole all’interno del catalogo generale del Museo. La nuova commissione Bailo 20.20 sarà composta Paola Bonifacio, Chiara Casarin, Martina Cavallarin ed Eugenio Manzato.

 

Le prospettive

Una volta completati concept/book store e le ampie sale per le mostre temporanee, al Museo Bailo verrà portata avanti, anche grazie al lavoro della commissione, la strategia di marketing territoriale già avviata con successo a Santa Caterina.
La mostra “Natura in Posa – Capolavori dal Kunsthistorisches Museum in dialogo con la fotografia contemporanea” sta raccogliendo ottimi risultati, con circa 40 mila visitatori (al 23 febbraio), 800 proposte didattiche, 300 classi che la hanno visitata, oltre 350 articoli di stampa dedicati, 40 eventi co-realizzati in mostra (tutti sold out) e 500 mila interazioni con i post sui social dedicati della mostra.

 

Grazie all’accordo quadriennale con Civita Tre Venezie e alla strategia di marketing integrata tra la Mostra “Natura in Posa” e le collezioni civiche permanenti, il Comune ha incassato, nel bimestre dicembre-gennaio 2019/2020, 5478 euro che potranno essere quindi re-investiti in progetti per la città.

«Rendere il Bailo un punto di riferimento a livello nazionale»

«Grazie al contributo di grandi professionisti ed esperti d’arte antica e contemporanea, marketing applicato all’arte e valorizzazione, anche in chiave turistica, dei Poli museali, potremo sviluppare nel migliore dei modi il progetto Museo Bailo 20.20», le parole dell’assessore ai Beni culturali e Turismo Lavinia Colonna Preti. «Riunire sensibilità, competenze e percorsi formativi brillanti come quelli di Bonifacio, Cavallarin, Casarin e Manzato è fondamentale per fare poi sintesi e definire un piano di rilancio che renda il Bailo un punto di riferimento a livello nazionale non solo per le importanti collezioni di Arturo Martini e Gino Rossi ma anche per l’arte contemporanea. Lavoreremo in grande sinergia perseguendo l’obiettivo di invertire un trend: il Bailo è un Museo dalle enormi potenzialità che potranno essere espresse solo grazie a una nuova visione che unisca la scientificità al buon marketing museale».

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