Il 15 aprile, Giornata Mondiale dell’Arte, Treviso inaugura una mostra che è un viaggio tra ceneri, oro e rinascita
Il 15 aprile, data simbolica in cui il mondo celebra l’arte, a Treviso succede qualcosa di raro: una mostra che non si limita a essere inaugurata, ma sembra nascere davanti agli occhi del pubblico. È L’ultima Utopia di Mario Ceroli, ospitata negli spazi di 21Art, e già dall’ingresso si capisce che non si tratta di una semplice esposizione. La galleria, riallestita dal collettivo Fosbury Architecture, appare come un luogo sospeso: non un museo, non un atelier, ma un territorio di rinascita. Un territorio che respira.

Un paesaggio che si attraversa
Il pavimento è una distesa di pietre dorate che dà l’idea di avanzare su un sentiero antico e luminoso, la “Via dell’Oro”, come la chiama Ceroli. È un cammino che parla di ambizione, di spiritualità, di quella tensione umana che cerca sempre qualcosa oltre. Dalle pareti emergono inserti blu lapislazzulo, legno dipinto che sembra aprire finestre verso un cielo immaginario. E sul fondo, quasi come un monito, si alzano reti metalliche ossidate: strutture che ricordano macerie, confini, ferite del presente. È un paesaggio che ti chiede di guardare, di ascoltare, di non voltarti dall’altra parte.

L’utopia come ciò che resta
Il curatore, Cesare Biasini Selvaggi, lo dice con una chiarezza che colpisce: l’utopia di Ceroli non è un sogno irraggiungibile, ma una persistenza. Una scintilla che rimane accesa anche quando tutto sembra crollare. A 88 anni, Ceroli non cerca risposte facili. Le sue opere sono superfici instabili, attriti, domande. Eppure, proprio in questa fragilità, c’è una forma di resistenza: la capacità di restare umani.

Un’inaugurazione che diventa racconto
Il giorno dell’apertura coincide con la Giornata Mondiale dell’Arte e la galleria è piena. Ceroli non entra come un artista distante, ma come un narratore che porta con sé storie, ricordi, improvvisazioni. Racconta di quando a Murano ha creato un sole di vetro. Di come Giotto gli abbia insegnato che il colore può essere un destino. Di come il solfato di rame gli ricordi sia l’arte, sia la terra dei campi. Si ride, ci si emoziona. Qualcuno prende appunti, qualcuno si perde nei dettagli. Ceroli parla come scolpisce: con gesti larghi, con libertà, con ironia.

Creare sul posto, vivere il presente
Una delle cose che più colpiscono è il suo modo di lavorare: Ceroli non porta solo opere finite. Le crea anche lì, nello spazio della mostra, trasformando la galleria in un laboratorio vivo. È un modo di fare arte che è anche un modo di stare al mondo: aperto, generoso, imprevedibile.

Un finale pieno di energia
L’inaugurazione si chiude con applausi che sembrano non voler finire. “Evviva!” grida qualcuno. “Evviva!” risponde la sala. E in quel momento si capisce che L’ultima Utopia non è solo un titolo. È un invito. A credere che, anche nelle ceneri del presente, qualcosa può ancora germogliare. Magari dorato. Magari fragile. Ma vivo.
Informazioni
Dove: 21Art Treviso (Villorba)
Quando: 15 aprile – 31 luglio 2026
Martedì – Domenica: 10:00 -13:00 e 15:00 – 19:00
Sabato: su appuntamento
Chiusure: 25 aprile, 1º maggio, 2 giugno
Ingresso: gratuito
Curatore: Cesare Biasini Selvaggi
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