La prima data appartiene al mondo antico: anno 410 d.C., i Visigoti guidati dal re barbaro Alarico entrano a Roma e la saccheggiano. La seconda data ci è drammaticamente più vicina: anno 2001, all’esordio del terzo millennio, New York viene attaccata.
Entrambi questi eventi hanno cambiato il corso della storia. Ciò che sembrava sacro e inviolabile — la grandezza della Roma imperiale ieri, la forza della libertà moderna, della tecnologia e dell’economia oggi — ha subito un colpo simbolico insuperabile. In entrambe le epoche, non sono cambiate soltanto le vite materiali delle persone: si sono trasformate le coscienze.
Dopo lo stupore e il terrore iniziale di queste due tragedie, il cambiamento si è fatto strada, graduale ma inesorabile. In entrambi i casi siamo entrati in un’era di transizione: quella che per gli antichi prese il nome di Medioevo. Chissà come gli storici del futuro battezzeranno la lunga transizione iniziata con il crollo delle Torri Gemelle, simboli del progresso liberale ed economico dell’Occidente.
Oggi, a distanza di un quarto di secolo da quell’11 settembre, continuiamo a vivere nell’incertezza e nel sospetto. Le grandi migrazioni hanno ridisegnato l’antropogeografia del pianeta. Lo sviluppo dell’elettronica e delle comunicazioni ha reso il mondo indiscutibilmente più piccolo, ma al contempo più pericoloso e vulnerabile. Le guerre locali si sono moltiplicate; le immagini delle vittime e delle macerie si aggirano come fantasmi nei nostri moderni centri urbani, alimentando diffidenza e insicurezza.
La speranza di accogliere l’umanità sotto un unico tetto protettivo, garantendo a tutti identiche possibilità, si è rivelata un’illusione. Il divario tra il mondo povero e il mondo ricco si è ampliato, scavando distanze ancora più profonde. Nuovi giganti politici ed economici si impongono sulla scena globale, mentre le ricorrenti crisi energetiche ci spingono quasi a rimpiangere un antico mondo rurale e isolato, come se quel Medioevo fosse davvero ritornato.
All’utopia di sentirci “cittadini del mondo” si è sostituita la ricerca della prossimità e del confine. Non ci si sposta più con la leggerezza di un tempo: perfino per ottenere un passaporto occorrono mesi. Le reti di comunicazione e i servizi si interrompono bruscamente, generando continui disagi.
Anche il turismo massificato ha prodotto una cultura omologata del “ciò che ci dicono di fare e di vedere”, facendoci dimenticare che la vera scoperta nasce dalla solitudine e che solo l’imprevisto ci fa sentire autenticamente in viaggio.
Dopo l’11 settembre il mondo è radicalmente cambiato, anche quando fingiamo di non accorgercene. E tornare indietro non è possibile. Possiamo però — ed è questo il nostro compito — abitare con coraggio questa età di transizione, continuando a guardare al progresso con fiducia anziché con diffidenza. Esattamente come nel “Medioevo”, i nostri antenati hanno saputo fare.
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