Home / Posts Tagged "Storia"

Negli anni della Seconda Guerra Mondiale, Oderzo e Ponte della Priula sono stati testimoni di una storia legata alla guerra partigiana che, per quanto brutale, vale la pena divulgare. Soprattutto perché sembrerebbe che siano in pochi a conoscerla.

 

Si tratta di un eccidio, una strage mossa da un atto di ribellione e vendetta, compiuta nel maggio del 1945, ricordata oggi dalla sola celebrazione annuale a cura delle sezioni di Treviso, Villorba e Quartier del Piave del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, e da un monumento commemorativo che si erge tra i vigneti priulensi, a pochi passi dai sassi del Piave che quei giorni si intrisero di sangue.

 

       

 

Cosa avvenne

Nella primavera del 1945, precisamente la mattina del 28 aprile, a Oderzo fu firmato un accordo di non-belligeranza allo scopo di porre fine alle ostilità belliche tra l’allora sindaco opitergino Plinio Fabrizio, il comitato CLN (rappresentato da Sergio Martin), e due rappresentanti della RSI: il colonnello Giovanni Baccarani (comandante della Scuola Allievi Ufficiali di Oderzo), e il maggiore Amerigo Ansaloni (comandante del Battaglione Romagna), cui fece da intermediario il parroco abate di Oderzo, monsignor Domenico Visentin.

La resa istituiva che i miliziani depositassero le loro armi, in cambio del salvacondotto per rientrare nelle rispettive località di residenza.

 

In quei giorni un battaglione della brigata “Cacciatori della pianura”, aggregato alla Divisione Garibaldina “Nino Nannetti”, giunse in Oderzo affermando di avere giurisdizione anche nella zona di pianura alla sinistra del Piave. Venuto infatti a sapere delle trattative prese con i fascisti, decise di considerare nullo l’accordo e di istituire un tribunale di guerra, che nel giro di due giorni emise un centinaio di sentenze per stabilire le pene da applicare.

 

Fu così che tra il 1° e il 15 maggio del 1945 oltre un centinaio di militanti disarmati trovò la morte in una serie di episodi guidati dall’odio e dallo spirito di vendetta dei partigiani: alcuni vennero trucidati nell’opitergino, lungo il fiume Monticano, altri a Ponte della Priula, sull’argine del fiume Piave. Il più giovane aveva solo 14 anni.

 

 

 

 

Le celebrazioni odierne

A ricordo della strage, nel 1965 venne realizzato e posizionato un cippo presso il luogo delle esecuzioni, in località Tron di Ponte della Priula. Lì oggi si celebra annualmente una commemorazione in ricordo di quei giovani ragazzi e padri di famiglia, vittime di una barbarie ancora poco conosciuta.

 

Grazie inoltre al Museo del Piave “Vincenzo Colognese” e al Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”, vicino al monumento commemorativo in via Ex Bombardieri (indicato da apposita segnaletica in prossimità del sottopasso ferroviario di Ponte della Priula) è stata collocata una targa che ricorda tutti i nomi delle vittime, comprese età e provenienza.

 

      

 

Una riflessione

Questo luogo martoriato, passato alla storia come l’eccidio del Piave, dovrebbe essere meta di scolaresche per far conoscere questo pezzo di storia avvenuto in passato a pochi chilometri dalle nostre abitazioni.

 

Nel 2015, l’artista locale Elio Poloni (classe 1933) dipinse un quadro che rappresenta ciò che lui stesso vide a 12 anni nella fossa del martirio. Un’immagine orribile che si porterà dentro finché vivrà.

 

 

Fonte: Museo del Piave “Vincenzo Colognese”

Photo & Video Credits: Andrea Peruzzetto

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

Parliamo adesso dei servizi che Mogliano offre ai suoi abitanti. Servizi sia necessari ed indispensabili per una vita tranquilla e quelli complementari che noi chiameremo per il tempo libero.

Quello di far viaggiare la posta per farla recapitare ai destinatari e smistare quella in arrivo e farla avere fino al proprio domicilio è un servizio di grande utilità che svolgono le Poste Italiane
A Mogliasno anticamente c’era un solo ufficio postale che svolgeva questo servizio e da era posizionato in Via Pia. Ma con il costante crescere della popolazione a Mogliano divenne troppo piccolo, non solo, ma non era confortato da abbastanza parcheggi per ospitare il numero delle auto sempre più numeroso.
Successivamente ne venne individuato anche un altro nel Quartiere di Zerman per evitare agli abitanti di quel rione a recarsi in centro a Mogliano per spedire e/o ricevere posta. Recentemente ne è stata avvertita la necessità di averne uno anche nel quartiere Ovest nel tentativo di riunire quel settore di Mogliano al Centro.

 

 

Dal punto di vista urbano e commerciale, il centro di Mogliano è sempre stato diviso dal Quartiere Ovest, che effettivamente è stato per decenni ghettizzato a causa del passaggio a livello e dalla ferrovia che attraversava giorno e notte spessissimo la Via Roma. Nei decenni scorsi si poteva leggere in maniera evidente la rabbia nel volto della lunga coda di automobilisti, totalmente inerti, in attesa che il treno passasse per poter proseguire il loro cammino. Di treni di passaggio che stazionavano a Mogliano ce n’erano tantissimi, tutti quelli che da e per Treviso provenienti da Mestre-Venezia sostavano per qualche minuto nella nostra Stazione. Per gli abitanti del quartiere Ovest costituiva un grosso problema per via del tempo perso spesso in coda e della praticità di poter raggiungere il centro del paese in poco tempo.
Lungo gli anni per venire incontro a questo problema gli Amministratori che si sono succeduti alla guida del Comune hanno sempre cercato di studiarne la soluzione, cercando di trasferire alcuni servizi importanti ed utili ai cittadini in loco nell’Ovest. Ma intanto il tempo è trascorso ed i cittadini sono stati tenuti sul filo di lana penalizzati nella libertà dei loro movimenti e nella sensazione di sentirsi trascurati dalle Istituzioni.
Tra i servizi dislocati all’Ovest come tentativo di alleviare il nervosismo degli abitanti dell’Ovest c’è stato sicuramente quello di aver piazzato addirittura un insieme di capannoni industriali che compone la Zona Artigianale SAPIM, un secondo Ufficio Postale proprio in Via Roma, una Farmacia denominata alla Marca sempre in Via Roma, L’Unimedica un Poliambulatorio di medicina specialistica e di riabilitazione e più recentemente ben due ipermercati uno di Cadoro e uno di Eurospin. Ma non è strato sufficiente fino a quando non sono stati previsti e realizzati i sottopassi di raccordo, per le macchine e per i pedoni, che effettivamente e finalmente hanno riunito il Quartiere Ovest al resto del paese.
Oggi gli abitanti del Quartiere Ovest possono in macchina arrivare in meno che non si dica sul Terraglio e a piedi in via Pia.
Un ufficio postale c’è anche nel Quartiere di Zerman.

 

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

Un ruolo determinante nel settore del insegnamento scolastico assieme al Collegio Bellavite Astori lo svolge anche il liceo “Berto” di Mogliano, una bellissima realtà educativa e culturale che si distingue oggi nel territorio trevigiano per la serietà della gestione e per i risultati scolastici che produce ogni anno.

La sua realizzazione fu concepita saggiamente, studiata nei minimi particolari e portata a termine dagli Amministratori dell’epoca.

Nel tempo l’istituzione ha subìto qualche modifica di ammodernamento e di adattamento alle esigenze della società scolare, adeguandosi anche alle modifiche apportate alle leggi che sono state prodotte dal ministero per rendere più agevole ed adeguata la frequenza ai ragazzi delle scuole superiori a corsi di abilitazione professionale al fine di conseguire un diploma che consenta loro di riuscire ad entrare più facilmente nel mondo del lavoro.

 

Nato infatti come liceo classico, oggi il “Berto” ha aggiunto nel suo palmares le specialità di liceo scientifico, liceo linguistico e di scienze umane ed applicate.

Oltre ovviamente alle aule per le lezioni scolastiche e le sale riunioni a disposizione degli insegnanti, il Liceo dispone anche di un Auditorium per manifestazioni culturali, lezioni speciali e conferenze.

 

Sempre seguendo un excursus continuo di adattamento oggi il liceo “Berto” svolge egregiamente alcune attività collaterali alla scuola vera e propria. Prima fra tutte:

l’attività di sostegno per gli alunni che dimostrano una qualche difficoltà nel seguire il ritmo delle lezioni al pari dei loro colleghi

– la valorizzazione delle eccellenze. Con questa iniziativa vengono proposte agli allievi delle attività specifiche di approfondimento delle discipline in orari extra scolastici

– attività teatrale allo scopo di perfezionare la dizione

– partecipazione ad alcuni certamina letterari tenuti da eminenze della cultura umanistica

– conseguimento della patente europea per la pratica del Computer e la Certificazione per la lingua inglese

– altre numerose iniziative di approfondimento dalle quali è nato un vero e proprio “Laboratorio di espressione” che produce spettacoli di recite in lingua madre di tragedie greche o di saggi in latino.

 

Il liceo “Berto” ospita anche la sede del Centro Culturale dedicato a G. Berto, che gestisce a sua volta anche il Premio Berto, dove si raccolgono i lavori dei partecipanti al Premio e vi si riunisce la Commissione degli Specialisti che ne fanno parte per assegnare ogni due anni l’ambito premio.

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

Le suore Pastorelle che risiedono e hanno ricevuto in eredità la custodia dell’Abbazia Benedettina a Mogliano Veneto fanno parte del piccolo ordine religioso femminile di recente fondazione (1938) da parte di Don Alberione, che lo battezzò proprio ordine delle suore di Gesù Buon Pastore. Sono sparse in tutto il mondo a custodia di Monumenti importanti e di grande valore storico e dedicano la loro vita al tentativo di ricondurre alla retta via le “pecorelle” smarrite e riconsegnarle al Buon Pastore Gesù.
Numericamente non sono ancora tante, ma vista la loro preziosa opera semplice di evangelizzazione sono sicuramente destinate a crescere in fretta.
Le suore Pastorelle a Mogliano nello svolgimento dell’opera pastorale di evangelizzazione si occupano principalmente, oltre che della cura dell’abbazia, in seno alla parrocchia e sotto la guida illuminata del parroco, di catechesi e di visite agli ammalati.

Oggi inauguriamo la pubblicazione a puntate del libro scritto da un concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

Questo libro scritto da Nuccio Sapuppo si intitola “L’Album dei ricordi” ed è la storia di Mogliano Veneto con il sistema delle monografie. Si compone da due parti. La prima contiene l’insieme delle fotografie a colori dei monumenti, avvenimenti, e dei personaggi che durante la loro vita si sono distinti per talento e ingegno nei vari campi della cultura, dell’arte e dell’imprenditoria. Ma, purtroppo, come qualsiasi altro angolo del mondo, anche Mogliano nel suo Album di ricordi mostra anche “l’Altra Faccia”, che compone la seconda parte del libro. La faccia cioè composta da fotografie in bianco e nero. Quella composta da azioni scorrette o perlomeno poco edificanti, quella parte che nessun cittadino moglianese del passato, del presente o del futuro avrebbe mai voluto leggere.

 

L’Abbazia Benedettina

costruita intorno all’anno mille

 

L’Abbazia Benedettina, costruita intorno all’anno mille volutamente nel cuore del paese, costituisce la più importante testimonianza della innegabile vetustà di Mogliano Veneto ed è fatta risalire dagli storici addirittura all’epoca paleocristiana, in cui l’Abbazia fu costruita già con compiti importanti di protagonista nell’ambito dell’economia e della gestione di un vasto territorio circostante.

 

Dopo un lungo periodo nel quale l’Abbazia fu occupata da una Comunità di Frati Benedettini per i quali era stata costruita e dopo aver attraversato un altrettanto lungo periodo di totale abbandono, in occasione di una radicale ristrutturazione sia della struttura dell’Abbazia e della Chiesa posizionata in fianco, l’intero Manufatto passò alle Suore Benedettine e da allora fu più comunemente denominata Convento.

 

L’Abbazia sia per il suo ruolo che esercitava e sia per la posizione strategica che occupava, ha subito nel tempo svariati saccheggi e distruzioni da parte di alcune truppe di passaggio attraverso la grande via di comunicazione che era il Terraglio e da parte di briganti affamati di denaro che vivevano nelle zone limitrofe. E quindi di tanto in tanto nelle sue strutture si rendevano necessari lavori di corpose ristrutturazioni e di riassetto. Pare che in una di tali circostanze, Giotto in persona, trovandosi a Padova per eseguire i suoi lavori nella Cappella degli Scrovegni, volle venire a Mogliano a vedere di persona lo stato dei lavori e soprattutto l’allestimento e la collocazione delle pitture commissionate per la Chiesa del Monastero.

 

Oggi, in quella che era nata come Abbazia e successivamente trasformata in Convento per Monache Benedettine di clausura, ci vive una Comunità di Suore Pastorelle.

 

Storicamente l’Abbazia ha un’importanza notevole, non solo per l’antichità della sua costruzione e per le continue ristrutturazioni subite nel tempo, per i quali ha ospitato Architetti e Pittori di riconosciuta fama, ma soprattutto per il ruolo politico che essa ha interpretato nella storia religiosa e politica della lunga epoca medievale.

 

Forse per la sua posizione, al centro del triangolo geopolitico del tempo, tra Padova, Venezia e Treviso, per un lungo periodo si è trovata a gestire tutte le Chiese del circondario con la qualifica di “pieve” con annesso un Battistero in dotazione unico nella zona che costringeva i fedeli dell’intero circondario a recarsi a Mogliano Veneto per ricevere il Battesimo.

 

Questi compiti le erano stati assegnati dal Re e dal Papa dell’epoca in persona, rendendola responsabile di una enorme ricchezza non solo di moneta sonante (gabelle, tasse), ma anche e soprattutto di innumerevoli tesori aurei, di pietre preziose e di paramenti sacri riccamente decorati che costituivano i generosi lasciti delle persone appartenenti a famiglie ricche e blasonate in donazione alla Chiesa ed ai suoi rappresentanti.

 

Tutte queste ricchezze purtroppo, come non fossero bastate le razzie dei briganti del posto e delle truppe di passaggio, assieme ad una imprecisata ed enorme quantità di libri di inestimabile valore storico, scientifico e letterario, patrimonio di intere Biblioteche famose della zona, sparirono definitivamente nel loro insieme dopo le razzie compiute da Napoleone, in occasione di una sua venuta in Italia, tesori ed opere d’arte letteralmente trafugate all’Italia e trasferite in Francia.

 

 

L’autore

Nuccio Sapuppo è nato a Scordia (CT) il 16.09.1941. Ha compiuto gli studi classici a Caltagirone e di Teologia Dogmatica a Napoli.

Ha lavorato, da imprenditore, nel Veneto, nel settore della Ristorazione.

Oggi è pensionato e vive a Mogliano V.to (TV) dove risiede.

Adesso è importante restare a casa e restarci finché le istituzioni ci diranno di farlo. Il nostro comunicare le proposte en plein air dei mesi a venire – annuncia il Presidente dei Castelli del Ducato Orazio Zanardi Landi – è da prendere come un segno di fiducia nel futuro e gesto di speranza, nel pieno di rispetto dei decreti che il nostro circuito turistico-culturale sta rispettando al 100%, e nel pieno rispetto di chi oggi sta lavorando strenuamente per garantirci quel futuro, negli ospedali, nel mondo della sanità, nella protezione civile e nelle istituzioni.

 

“Per il Ponte del 25-26 aprile, a maggio e per l’estate proviamo a tenere vivi sogni, desideri e propositività: puntiamo a rafforzare ancora di più il legame tra manieri e outdoor, rocche e giardini, borghi storici e monumenti in particolare. Per famiglie con bambini che hanno bisogno di ritrovare, nella realtà e nell’immaginario di un Castello che protegge, difende e custodisce, serenità, forza e coraggio. Per giovani e adulti che scoprendo o riscoprendo straordinari luoghi d’arte, tengono vivi i sogni e l’orgoglio della grande bellezza in Italia. Pensiamo che possa fare bene allo spirito delle persone leggere e sognare alcune idee – per adesso solo da segnare in agenda – per vedere poi se saranno realizzabili e trascorrere gite in zone bellissime dove la tipica cucina con prodotti DOP, paste ripiene, salumi sopraffini e vini ottimi ritempra lo spirito. Per venire da noi, se e quando si potrà, basterà una telefonata o una e-mail come avete sempre fatto!”.

 

 

Idee per il Ponte del 25-26 aprile

 

 

Sabato 25 e domenica 26 aprile, il Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino (PR) sulle colline in fiore di Salsomaggiore Terme propone Ricordi di Famiglia, una straordinaria esposizione di preziosi oggetti, antichi documenti e fotografie appartenuti alla famiglia della Marchesa Maria Luisa Pallavicino, con l’apertura straordinaria di alcune sale.

 

 

 

 

 

Alla Rocca dei Rossi di San Secondo (PR) sabato 25 aprile alle 21.30, c’è “Ambasciatori del Territorio” – Arte e suggestioni, visita-spettacolo notturna per ammirare la superba arte rinascimentale e per conoscere la grande storia di San Secondo. L’Ambasciatore del Territorio per San Secondo Parmense è lo storico Pier Luigi Poldi Allaj. L’ospite sei tu in un territorio autentico. L’iniziativa fa parte del progetto dell’associazione Castelli del Ducato: format con il patrocinio di Parma 2020 Capitale della Cultura Italiana ed il contributo di Fondazione Cariparma e Destinazione Turistica Emilia PTPL.

 

 

 

 

Al Castello di Gropparello (PC) sabato 25 e domenica 26 aprile c’è l’Assalto al Castello, fuori dalle mura del maniero negli ampi prati verdeggianti un esercito nemico si è accampato! Dalle 10 alle 17 (ultimo ingresso ore 14).

 

 

Tende da Cavalieri, macchine da guerra, scudieri, braceri e armaioli. Un via vai di soldati in fermento per la grande battaglia, con chi ti schiererai? La giornata comprende anche la visita al castello e il Parco delle Fiabe. La manifestazione si svolge anche in caso di mal tempo.

 

 

 

 

Al Castello di Rivalta (PC) sabato 25 aprile, Bianchina e l’Incantesimo: quale segreto cela una bellissima dama in abito blu, con un velo sul capo da cui si intravede uno sguardo misterioso? Dai suoi racconti riemergeranno verità recondite e leggende di questo castello magico e ricco di mistero, situato in un borgo medievale da favola, nella prima val Trebbia, la valle che Hemingway definì la valle più bella del mondo. È visibile anche la mostra di vedute ottiche e “Attorno a Goya in Italia. Paolo Borroni e gli altri. Gli anni del cambiamento”, che consentiranno di ammirare stanze solitamente non visitabili: queste le idee da prendere al volo per trascorrere una gita in aree naturali in cui godere dei primi caldi primaverili e dintorni ricchi di fascino.

 

 

 

 

 

Attorno alla Rocca Sanvitale di Fontanellato (PR) domenica 26 aprile, Rocca e Natura, mostra mercato con hobbisti, maestri dell’ingegno, espositori di handmade e artigianato artistico, prodotti naturali e bio.

 

 

Prenotazioni, info e costi per tutti gli eventi: [email protected]

 

 

 

 

 

Idee per il mese di maggio

La straordinaria esposizione di preziosi oggetti, antichi documenti e fotografie appartenuti alla famiglia della Marchesa Maria Luisa Pallavicino Ricordi di Famiglia, con l’apertura straordinaria di alcune sale, resterà aperta fino al 3 maggio. E sempre sulle colline in fiore di Salsomaggiore Terme, il Conte René von Holstein figlio della Marchesa Maria Luisa Pallavicino aprirà personalmente le porte della dimora fondata dai suoi avi – il Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino (PR) – per una visita speciale, domenica 24 maggio alle 11.30, nel progetto “Ambasciatori del Territorio”. È previsto un aperitivo finale.

 

 

 

Al Castello di Rivalta (PC) in un borgo incantato, in un castello magico, venerdì 1° maggio Forchetta la maghetta ha bisogno dell’aiuto di tutti i bimbi per rimediare ai suoi pasticci in Magie e Peripezie!

Fino a fine maggio per gli adulti mostra di vedute ottiche e “Attorno a Goya in Italia. Paolo Borroni e gli altri. Gli anni del cambiamento”, che consentiranno di ammirare stanze solitamente non visitabili.

Domenica 17 maggio, alle 16, il Castello di Rivalta (PC) aderisce ad “Ambasciatori del Territorio” e propone una visita guidata con il Conte Orazio Zanardi Landi, Presidente dei Castelli del Ducato e proprietario del maniero. L’ospite sei tu in un territorio autentico.

 

 

 

Al Castello di Gropparello (PC) domenica 10 maggio tutti al Mercato Medievale, si rivivono ere esperienze di artigianato storico e i bambini potranno essere arruolato dal Re per difendere il Regno in un grande gioco.

 

 

La giornata comprende anche la visita al castello e il Parco delle Fiabe. Ogni domenica di maggio, sarà attivo dalle 10.00 alle 17.00 (ultimo ingresso ore 14.00) lo straordinario Parco delle Fiabe.

 

 

 

 

La Rocca Viscontea di Castell’Arquato (PC) organizza Kid Pass Day domenica 10 maggio, con giochi di abilità e di intelletto per perfetti cavalieri della Rocca Viscontea. Solo chi supererà tutte le prove e dimostrerà di avere ampie conoscenze degli usi e costumi medievali verrà insignito del titolo feudale. Sempre a Castell’Arquato sabato 16 maggio alle 21 per la Notte dei Musei tour notturno nel borgo e nei musei alla ricerca di anomalie e eventi paranormali con gli esperti di E.P.A.S (European Paranormal Activity Society). Una serata insolita, alla ricerca di anomalie elettromagnetiche e di strani campi di forza, nei vicoli del Borgo, nella Rocca Viscontea e nel Museo Geologico. Durata complessiva: 1 ora e 30 minuti circa.

 

 

 

Attorno alla Rocca Sanvitale di Fontanellato (PR), domenica 17 maggio, torna il Mercatino dell’Antiquariato, dalle 8 alle 18.30 circa, in un contesto storico e artistico di rara e suggestiva bellezza. Maggio è un mese in cui è tradizione visitare Fontanellato, in provincia di Parma: non solo per ammirare i meravigliosi arredi nelle sale della Rocca Sanvitale e l’Affresco del Parmigianino ma anche per vedere lo Stendardo della Beata Vergine del Rosario esposto nel castello, stupirsi all’interno della Camera Ottica nel maniero e entrare nel Santuario della Beata Vergine del Rosario.

 

Domenica 24 maggio, spazio invece a Rocca e Natura, mostra mercato con hobbisti, maestri dell’ingegno, espositori di handmade e artigianato artistico, prodotti naturali e bio.

 

 

 

Al Castello di Bianello (RE) il castello si racconta: visite speciali con figuranti in costume Matilde di Canossa, le dame, i cavalieri, gli artigiani del borgo raccontano chi ha abitato questo castello con aneddoti, ricordi e scene di vita vissuta, sabato 30 maggio e domenica 31 maggio.

 

L’iniziativa fa parte del progetto “Ambasciatori del Territorio”.

 

 

 

 

Alla Rocca dei Rossi di San Secondo (PR) sabato 30 maggio, alle 21.30, viene riproposta “Ambasciatori del Territorio” – Arte e suggestioni in Rocca, la visita-spettacolo notturna per ammirare la superba arte rinascimentale e per conoscere la grande storia di San Secondo. L’Ambasciatore del Territorio per San Secondo Parmense è lo storico Pier Luigi Poldi Allaj. L’ospite sei tu in un territorio autentico.

 

 

Prenotazioni, info e costi per tutti gli eventi: [email protected]

 

 

 

 

Bambini e speranza: il regalo di Irene e Laura ai Castelli del Ducato

I più piccoli ci insegnano: il castello nel loro immaginario ti protegge e ti difende, uniti si vince! Vi raccontiamo una storia…

 

Sono giorni sospesi nei giardini e nelle corti antiche dei Castelli del Ducato. Ma è accaduta una cosa speciale: ci ha scritto una mamma, Lucia da Milano, che a dicembre 2019 era venuta in visita con le sue bambine a due manieri del nostro circuito. Una gita in giornata.

 

In uno dei due castelli le sue bimbe hanno partecipato a una fiaba animata con personaggi e hanno vissuto una storia magica interpretata nelle stanze della dimora. Nell’altro hanno seguito, uniche piccole nel gruppo di turisti, la spiegazione della guida che, accorgendosi di loro, con intelligenza ha focalizzato la narrazione anche su oggetti e storie che potessero appassionare e incuriosire le ragazzine. Otto e cinque anni.

 

In questo lungo periodo dal 21 febbraio, la vita quotidiana di Irene e Laura è cambiata all’improvviso: non si va a scuola né all’asilo, sul volto del papà c’è tanta tensione e, nonostante mamma Lucia cerchi di stemperare con sorrisi, ciambellone casalingo e fantasia il tempo domestico – tutti a casa – le preoccupazioni sono tante. Come vi capiamo!

 

Le bambine però si sono ricordate della gita nei Castelli del Ducato, di quelle due roccaforti che hanno visitato. Si sono ricordate della fiaba che hanno vissuto dove, dopo molti ostacoli, in un castello che protegge e ti difende, uniti si vince. Sono andate a prendere le loro bacchette magiche comprate nel bookshop e le penne a forma di piuma. Si sono vestite – nei pensieri – dell’energia coraggiosa di principesse guerriere, eroine senza paura per il bene. E sono state loro a dire con bacchetta magica in mano a mamma e papà: “Sì, ma poi alla fine vinciamo noi”.

 

Ringraziamo Irene e Laura e mamma Lucia per aver condiviso questo pezzetto di vita quotidiana. I Castelli nell’immaginario dei bambini possono fare tanto… e anche nell’animo degli adulti. Resistiamo nelle nostre comunità proprio come per millenni hanno resistito i nostri manieri. Un castello ti protegge e ti difende, è un archetipo, un simbolo, sta nel tuo cuore.

 

 

1.168 euro donati all’ospedale Maggiore di Parma

Vi diamo un’ultima notizia: alcuni commercianti di Fontanellato (Parma) hanno raccolto 1.168 euro che hanno destinato all’ospedale Maggiore di Parma! Con loro anche amministratori e persone che lavorano in Comune.

Sono commercianti, ristoratori, proprietari di negozi in un paese che vive (anche e molto) di turismo culturale ed enogastronomico, dove oggi tutto è fermo. Ma come nei borghi storici, nei luoghi d’arte, nei musei e nei Castelli di tutta Italia tutto tornerà alla normalità… e rivedremo tutto con nuovi occhi, con una emozione indescrivibile! E pensiamo davvero che stavolta l’arte, la bellezza di un paesaggio o di un opera d’arte, ci possa aiutare a ricominciare, perché ci danno messaggi importantissimi! Mettiamoci in ascolto.

Un nostro affezionato lettore condivide con la nostra Redazione una propria ricerca storica su Marghera

 

Tra le varie memorie storiche disponibili, riporto una mappa di Nicolas de Fer per dimostrare una cosa. Il nome Marghera esisteva già dal 1695.

Qui scriveva anche Malgera e in altre carte, come quella di Jacopo de’ Barbari del 1500, si legge Margera.

Con ciò va detto che Marghera ha radici storiche antiche. Più di quanto possa sembrare. Di sicuro ben oltre i 100 anni festeggiati per Porto Marghera e la Città Giardino di Emmer.

In un’altra immagine del 1638, disegnata da Willem Janszoon Blaeu (in foto), si vede molto bene che Marghera è chiamata Margera. Da notare che Marghera e Mestre sono spesso scritte con pari dignità cartografica.

 

 

 

Approfondimento sui nomi

MAR GH’ERA nasce da una definizione poetica e popolare, il toponimo deriverebbe dal veneziano mar gh’era ossia “mare c’era”, espressione con cui si cominciò a indicare la zona dove si sarebbe costruito il porto, un tempo paludosa.

 

MALGHERA si trova citata in “Storia della Dalmazia” di Giovanni Cattalinch, libro stampato a Zara nel 1834. A proposito del destino di Venezia è scritto che “prima di introdurre da Malghera quattromila Francesi che dovevano occuparla”. Malghera è anche citata nel libro “Storia delle guerre d’Italia dal 18 marzo 1848, al 28 agosto 1849” di Luigi Scalchi. Il capitolo XXXVI si intitola proprio Malghera e parla che i “lavori intorno a Malghera, nei quali gli austriaci impiegarono fino a 6 mila uomini per volta”. Viene raccontato del maresciallo Radetzky e di come i “difensori di Malghera approfittarono della notte per riparare i guasti prodotti da 5 mila proiettili e si preparavano ad una nuova lotta”.

 

MARIGO è un altro nome importante che c’entra con Marghera. Adesso vi spiego il perché. Anni fa avevo fatto delle ricerche in Biblioteca Marciana sulle radici romane di Marghera. Credo che a Marghera, in tempi antichissimi, ci fosse il Porto Romano dei Bottenighi che terminava alle Catene. Da questi ragionamenti basati su tracce storiche, dico che il nome di Marghera andrebbe legato alla figura del marigo. Infatti, nella “turris marghera” (ritratta da Canaletto, Guardi e Bellotto), il marìgo o maricus riscuoteva i dazi per passare dal mare al canale Botinicus. I “Bottenighi” rispecchiano l’antico tracciato della via Bottenigo che, partendo dalla famosa chiesetta della “Rana”, si sviluppa con un percorso sinuoso. Attraversa le zone di Ca’ Emilliani, Colombara e per un tratto lambisce il tratto di un canale ancora esistente. Via Bottenigo oltrepassa la Romea e l’Autostrada Venezia-Padova, sfiora Villabona, arriva a Valleselle e termina a Catene, proprio nella vecchia via Catene.

 

MACERIA proviene da un’interpretazione di Wladimiro Dorigo, il quale ipotizzava che il nome deriverebbe dal latino Maceria “muro a secco”, alludendo al pietrame usato dai romani per delimitare le proprietà.

 

MARGARA sempre un termine antico ripreso nel libro del 1859 sulle notizie storiche del castello di Mestre. Si narra che si riscuotevano gabelle a Marghera e Bottenigo già ai tempi degli Imperatori. Marghera era detta Margaria perché è probabile che si tenesse un mercato come da comune opinione dei Veneziani. Poi si racconta che Marghera è una opinione del volgo che così si denominasse dal Mare veduto dai Francesi condotti da Pipino allora che giunsero in quel sito per occupare le isole della Venezia.

 

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato l’inizio della storia del Natale di Barbie e Ken. Oggi ve ne proponiamo il seguito, che alle ore 15 di lunedì 23 e di martedì 24 dicembre l’autrice Silvia Moscati illustrerà  in piazza della Repubblica, vicino alla Chiesa S. Carlo.

 

 

Barbie e Ken si erano conosciuti giovanissimi su un set cinematografico; fu un vero colpo di fulmine! Si amavano teneramente e tutti, intorno a loro, sorridevano perché erano una coppia giovane, bella e innamorata. Dopo qualche anno da favola, Barbie, per coronare la loro storia d’amore, cominciò a desiderare il matrimonio ma Ken non ne voleva sapere. Dopo quindici anni di fidanzamento, si lasciarono. Da quel momento non furono più gli stessi: Barbie diventò solitaria, e dedita al cibo, mentre Ken si trasformò in un farfallone perso nell’alcol.

 

Inaspettatamente, dopo cinque anni si incontrarono nuovamente su un set televisivo, per una particina in un film dove dovevano apparire innamorati come una volta. E fu ancora amore! Questa volta però non c’era la favola. Barbie e Ken si ritrovarono a fare i conti con la crisi, con il lavoro che non c’era più e con la loro età ormai ben sopra i quarant’anni. Così si misero a vendere le tante cose che avevano accumulato negli anni d’oro: gioielli, vestiti, camper, auto e la casa di Malibù. Ken passava le giornate al computer inviando il suo curriculum nella speranza di trovare un nuovo lavoro.

 

Il loro ritrovato amore compensava tutte le amarezza della vita; e poi c’era una dolce novità, Barbie aspettava un bambino! Vista l’età, oltre la felicità c’era un po’ di apprensione per la gravidanza e Ken, tra lacrime e gioia, si domandava come avrebbero fatto a tirare avanti, senza lavoro, con lo sfratto e senza la possibilità di affittare un’altra casa. La dolce attesa stava proseguendo bene ma, pochi giorni prima della data prevista per il parto, furono costretti a lasciare casa. Si trasferirono con poche cose in un vecchio container a forma di televisione che era stato la location di uno spot televisivo al quale avevano partecipato. Questo sostava dimenticato in un parcheggio di un centro commerciale. Era il giorno della Vigilia di Natale e faceva molto freddo. Dopo la chiusura dei negozi, Ken aveva trovato, tra i rifiuti dell’ultima ora, un po’ di tutto: carta da imballo stropicciata, decorazioni natalizie, statuette di Presepe scheggiate e perfino un albero di Natale con la punta tranciata. Si era affrettato a raccogliere tutto quello che poteva servirgli per addobbare la loro dimora ed era riuscito a realizzare un albero e un bel Presepe.

 

Barbie non stava molto bene, cominciava a sentire le contrazioni del parto. Ken, che aveva seguito il corso online “partorire in casa” prima di vendere il computer, capiva che il grande momento stava per arrivare. La data prevista sarebbe stata il giorno di S. Stefano ma alla mezzanotte del 24 dicembre Barbie partorì il loro bimbo al quale diedero il nome Chris. Un po’ per la vergogna del loro stato economico e un po’ perché non sapevano come fare, Barbie e Ken non avevano comunicato a nessuno della loro situazione né del lieto evento; se ne stavano soli soletti a godersi i primi giorni del bebè. Ma tra il personale del centro commerciale qualcuno aveva riconosciuto Ken e ben presto la notizia si era diffusa sul web; qualcuno si stavano muovendo.

 

Loro avevano festeggiato il Capodanno nel container a forma di televisione e ora, a pochi giorni dalla felicità assoluta, la disperazione stava prendendo il posto della gioia.

 

Ma un Post, con la notizia della loro situazione, era apparso su Facebook e subito il mondo dei Social, come una stella cometa, aveva segnato la strada per portare un concreto aiuto alla nuova famiglia. E una visita inaspettata cambiò il corso delle cose: tre Re Magi, o almeno sembravano tali, si recarono nel container a forma di televisione per portare in dono a Ken il contratto di lavoro come cassiere nel centro commerciale. Inoltre, una signora che aveva una parte della sua casa adibita a Bed & Breakfast aveva offerto loro l’alloggio perché era stanca di lavorare e voleva godersi la pensione. Il canone sarebbe stato molto basso almeno finché il piccolo non fosse andato all’asilo e Barbie non si fosse trovata un lavoro. Gli altri commessi avevano confezionato un bel corredo e dei giocattoli per il piccolo Chris. Ogni nascita è una natività, il miracolo che gli uomini possono compiere. Vivranno felici e contenti come nelle migliori fiabe? Ce lo auguriamo tutti!

Questa sera alle 18.30, la nostra collaboratrice Silvia Moscati, giornalista e storica, presenterà nella Sala consiliare del Comune di Mogliano il suo libro “Le cinque giornate di Fiume”, che narra di D’Annunzio e dell’impresa di Fiume a cent’anni dalla partenza da Venezia.

 

Dispiace solo constatare che un anonimo non sia d’accordo, a quanto pare, su quanto il libro racconta, visto che ha scarabocchiato il manifesto esposto nella bacheca comunale.

 

Probabilmente non è d’accordo sulla storia, ma la storia è scritta e ormai condivisa, e appartiene all’umanità.

“C’è da mettersi le mani nei capelli: Caporetto fu lo sfondamento del fronte ad opera dell’Esercito italiano ai danni degli Austriaci. Anche questo si trova nel libro che una nota casa editrice ha ritirato dal commercio dopo il mio intervento e quello della Associazione Nazionale Alpini a seguito della segnalazione di un genitore indignato nel leggere in una didascalia che il Ponte degli Alpini di Bassano si trova sul Piave”.

 

Così l’assessore all’Istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan, segnala il nuovo grave errore contenuto in un testo di storia, destinato alla preparazione scolastica dei giovani.

 

“È grazie alla professoressa Cavalli, una docente della scuola di formazione professionale ENAIP di Bassano del Grappa che siamo venuti a conoscenza di quest’altra chicca – continua l’assessore Donazzan -. Un errore da bocciatura senza appello, visto che non solo la storia ma anche il linguaggio comune intendono Caporetto come il paradigma di una sconfitta disastrosa, visto che fu la più grave rottura del nostro fronte ad opera degli Austroungarici nella Prima guerra mondiale. Nel libro, invece, l’autrice del testo, con somma superficialità, altrimenti dovremmo chiederci che laurea ha conseguito, mette nero su bianco uno dei più grossolani errori che si possano immaginare, perché scrive che Caporetto fu lo sfondamento del fronte nemico da parte dell’Esercito italiano”. 

 

“C’è da chiedersi quante altre inesattezze ci siano in questo testo che fino a ieri era adottato dalle scuole italiane e forse lo è ancora oggi – aggiunge l’Assessore -. Ha fatto bene la casa editrice a ritirarlo dal mercato, ma dovrebbe intervenire con una comunicazione ancora più chiara affinché chi lo ha in dotazione ne sospenda l’utilizzo. La storia va maneggiata con cura, nello spirito di verità che concorre a formare la coscienza civica di una comunità ed è alle radici della propria identità”.  

 

“Lo svarione che ho letto – conclude Donazzan – mi indigna profondamente e torno a chiedermi come vengano selezionati i volumi che sono indicati tra le scelte per il libro di testo obbligatorio. L’editore ha fatto la sua parte e spero non si avvalga più di simili collaboratori, ma sono preoccupata anche per l’approssimazione di chi, invece, dovrebbe essere il primo a vigilare sulla qualità dei testi che dovrebbero aprire le porte della conoscenza ai nostri giovani nelle scuole”. 

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni