Quando si comincia a viaggiare in giovane età, si impara da subito a capire che il detto: “Paese che vai usanza che trovi” non potrebbe essere più vero e più viaggi, più esperienze bizzarre verranno a te. I viaggiatori sono “diversi”. Ci sono quelli a cui non succede mai niente, pacati, a cui va tutto bene, senza alti né bassi e quelli a cui ne succedono di tutti i colori e che se c’è un matto per strada è chiaro che va da loro.
Mi sono piacevolmente ritrovato a mangiare con le mani pietanze da piatti di terracotta, usando il pane come utensile, senza lavarmele e andando contro la mia inseparabile ipocondria. Durante una preghiera a cui ero stato invitato, mi è capitato di essere l’ultimo del gruppo a bere da un calice dorato e, prima di me, questa dolce nonnina che tolto l’ossigeno, tossiva dentro, lasciava la sua scia di bava e me lo passava con la gioia nel cuore.
Mi sono sciacquato i capelli con una pompetta, che avevo trovato a lato del water, congratulandomi anche per l’idea di mettere un tubo con dell’acqua tra il water e il lavandino. La mia inesperienza, ai tempi, non mi aveva fatto capire che era per farsi il bidet direttamente sul wc. Io, mi sono lavato i capelli.

Ho scoperto che il Lama sputa veramente, che il mercato di Cammelli ha un odore molto particolare ma loro sono troppo fighi, ti guardano sempre con aria di sufficienza, come se sapessero qualcosa che tu non sai. Magari è anche così. Le iguane si mimetizzano molto bene ed esiste il topo ragno. Si, il topo ragno ed era in camera. In quell’occasione ho scoperto che so volare.
Oltre a tutto questo e altre avventure, c’è salutare la gente che parte con il traghetto senza accorgersi che è l’ultimo ed è anche il tuo.
Oppure restare chiusi dentro un campo di concentramento dopo una visita, perché non si erano accorti di te e, saltando il fossato, cercare di scavalcare il muro di cinta per uscire.
Urlare perché sei rimasto chiuso in ascensore al trentesimo piano e poi sentire uno dietro di te che ride e ti accorgi che sei salito in uno di quei bastardi che hanno due entrate. La porta si era silenziosamente aperta dietro di te. Si, non serviva aprissi quella di fronte e battessi i pugni sul muro.

Fare surf all’alba e sentirsi tutt’uno con l’universo, vedere un fiore che sboccia di notte, sentire per la prima volta in lontananza il ruggito del leone e capire perché è lui, il re della Savana.
Quando si viaggia, si deve rischiare almeno un po’. E cos’è un viaggio senza quel contrattempo, quella piccola disavventura, che vi farà raccontare di una giornata iniziata come tante e diventata un ricordo indelebile della vostra vita.
Buon Viaggio!
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