Italian flag
Rosso d'InvernoSlide-main

Un, deux, plier

4 minuti di lettura

Benvenuti nella sezione dedicata ai racconti del Concorso Letterario Nazionale “ROSSO D’INVERNO”, giunto quest’anno alla X edizione con il tema della “Leggerezza”, ispirato dalle parole evocative e intramontabili di Italo Calvino. Buona lettura!

Mi chiedi che ci faccio. Che ci faccio con queste scarpe da punta consumate. Me lo chiedi sempre e con insistenza, mon Amour.
Sai che c’è?
C’è che vorrei essere su un palco. Uno semplice, magari in legno comune, non come quelli in noce con pannelli doka.

Uno di quelli sgangherati che all’oratorio ci facevamo le recite. Vorrei ballarci. Scatenarmi. Girare su me stessa fino a perdere l’equilibrio. Sentire la tensione delle fibre muscolari vibrare lungo tutto il corpo. Sdraiarmi a terra senza fiato.
E poi mi piacerebbe indossare un tutù. Sì, un tutù. Mi basta anche uno vecchio, sdrucito. Un tulle legato con una corda. Senza pretese. Rosa antico? Non mi interessa. L’importante è che ruoti con me mentre ballo. Che mi segua mentre improvviso nuove piroette. Ballerei da sola sì.

Ma ora che ci penso, vorrei ballare con qualcuno. Un ragazzo qualunque. Uno che sappia quantomeno ancheggiare. Che ti dico… un Roberto Bolle. Alto, slanciato e muscoloso, con una di quelle calzamaglie aderenti che fascia tutto, senza lasciar spazio all’immaginazione. Uno che quando gli dici plier si piega in avanti con grazia e leggiadria e che di fronte ad un tourner gira e innalza la partner come fosse una piuma di pavone.

Eh sì, perché io sarei la tua ballerina di danza classica, Antoine, e insieme parleremmo delle origini de l’Académie royale de danse di Parigi, del codice espressivo di bellezza formale. Della tassonomia delle varie figure di posizione e dei movimenti. Mi capisci, vero?
Anzi, no, mon amour, meglio se ricordiamo i grandi ballerini dell’Accademia di Mosca. Il colosso russo di danza del Bolshoi e le perle sulle punte: Natascia Popolona, Nikolay Telutenku, Alexei Vadonaltu.

Ora che mi fai ricordare, lo scorso anno le porte della Fenice mi hanno accolto con grande trionfo. Ero la Rosina più riuscita di tutti i Barbieri di Siviglia andati in scena nella storia del teatro veneziano. Io mica ballavo. Volavo nell’aria come una farfalla. Ero splendida. Non credi anche tu?
L’ampio corsetto celeste. I lapislazzuli dorati scendevano su un tutù blu persia e le gambe affusolate e muscolose incrociavano arabesques di una perfezione assoluta.

Al termine del II Atto – ricordi Antoine? – i veneziani salutavano me, la prima ballerina con uno scroscio incessante di applausi e una standing ovation da brividi.
Tutti gli scenografi volevano me.
E ancora oggi tutti vogliono me, anche quelli più pretenziosi, quelli che…”io prendo solo ballerine brave!”. Quelli che alla prima di ogni spettacolo son vestiti di tutto punto.

Com’è che si dice? Dress code? Eh sì! Perché a teatro non ti puoi mica presentare con canottiere o calzoncini, Antoine! È vero che less is more – dicono gli addetti al lavoro – ma devi stare entro certi limiti.
Io lo so. C’ho esperienza, sai?

I classici colori nero e bianco, magari con accessori colorati.
Gioielli preziosi, il pizzo per lei, lo smoking per lui, solo nero o bianco. Al massimo blu midnight. Che poi, che è ‘sto blu midnight? Vai a saperlo…

Caro Antoine, ma tu che ne sai?
Noi danseuse Étoile siamo come i panda, specie in via di estinzione, en danger. Primi in tutto. Perfetti più della perfezione stessa. Eleganza. Postura. Metodo. Espressione. Rigore.

“Non riesco. Non è possibile” – frasi da principianti.
Una prima ballerina non conosce l’insuccesso.
Oh cheri, ma che ne sai tu, signorino sulle punte.
Che ne sai dei palcoscenici più illustri del mondo: la Scala di Milano, l’Opera Garnier di Parigi, la Royal Open House di Londra, l’Opera di Vienna.

E che piedi assoluti deve avere una prima ballerina! Come quelli di una dea, anzi no – che dico – come quelli di Carla Fracci.
Carla Fracci – te lo devo confessare – lei ha imparato da me l’épaulement, caro Antoine! Tu sai cos’è l’épaulement? Facile. La spalla corrispondente alla gamba va in avanti e la testa ruota in contemporanea dalla stessa parte. E il gioco è fatto.

T’ho confuso, di la verità!
Alessandra Ferri, poi, mi emula di continuo. Mi chiama per farsi dare dei consigli, per come tenersi sulle punte, per come realizzare le acrobazie o roteare tra difficilissimi virtuosismi tecnici di cui solo io sono capace.
A volte, per le ospitate in tv, mi telefona, per sapere come atteggiarsi.

Non so se ricordi quella volta alle audizioni per l’Aida di Verdi.
Indossavo un tutù verde smeraldo che la maison Pierre Cardin mi cucì su misura. Le scarpe da punta create dalla sartoria di lusso Legler di Paris. Raso. Perle grigie. Diamanti del Sud Africa.
Avanzai superba tra le aspiranti, sgomitai tra quelle sempliciotte, sgraziate che anche solo a fare il croisé devant sembravano papere claudicanti.
E io, caro il mio Antoine, vinsi su tutte, anche su Alessandretta. La chiamo così – la Ferri- bonariamente perché, sai, tra etoile di un certo livello ci si capisce!
Con Ele – la Abbagnato, la conosci? – siamo state premiere danseuse del Ballet de l’Opèra national de Paris. Io l’ho superata, però. Caspita se l’ho superata! Ho calcato i teatri del mondo intero.
Povera. Mi dispiace. Una volta, Angelic Rupilova – sai chi è? – la scenografa classica più forte della Russia.
Lei…l’ha umiliata.
Me. Ha preferito me per il ruolo di Odette nel Lago dei cigni. Io non ero un semplice cigno. Ero una venere, spumeggiante tra le onde del mio vestito da scena tempestato di gemme e topazi. Bellissima. Ero bellissima. In equilibrio perfetto sulle punte.
Che ne sai Antoine di tutto questo, della danza classica, del croisé devant, del pied à pointe, pointe tendue, pied à terre, pied à quart, pied à dem, pied à trois quarts.
Esercizi alla sbarra, e un, deux, adagio, un croisé, un brisè, un pas de bourrée, jetè, plier, patedè, chassè, relevè, demi pliè, rond de jambe, port de bras, secondo port de bras, terzo port de bras. Pirouette, plier, reverence.

Antoine, ma che fai? Mi lecchi? Fai le fusa? Mi graffi in faccia? Ecco, ora mi tocca di nuovo pulire la tua lettiera…
…ma che è ‘sto foglio qua sotto al mobile? Chi l’ha lasciato?

Fammi dare un’occhiata.
A-l-z-h-eimer…?
Ah, ma è come plier… sì, sarà un nuovo passo da imparare!

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
ItaliaSantiSlide-main

Santa Teresa di Gesù bambino: salvare le anime

6 minuti di lettura
Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo nacque ad Alençon il 2 gennaio 1873, ultima figlia di Louis Martin e…
IstruzioneSlide-mainTreviso

Scuole dell'infanzia a Spresiano: otto anni di rette azzerate, il bilancio del sindaco Della Pietra

2 minuti di lettura
Otto anni fa, nel 2018, l’Amministrazione comunale di Spresiano ha introdotto un contributo a sostegno delle famiglie che iscrivono i figli alle…
MusicaSlide-mainVenetoVille Venete

Serenissime dimore:

3 minuti di lettura
Tre concerti nel secondo fine settimana Dal 2 al 4 ottobre il Festival itinerante Serenissime Dimore propone tre concerti a Este, Zugliano…