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TSV. Buffoni all’inferno al Teatro Aurora di Marghera

2 minuti di lettura

Dalle rive dello Stige al Teatro Aurora di Marghera, il 13 dicembre Stivalaccio Teatro va in scena nel palinsesto per le feste del Comune di Venezia.

Nelle profondità delle lande desolate dell’inferno. Un tranquillo ed eterno giorno di torture strazianti. D’un tratto si leva un latrare sguaiato, sono i diavoli di malebranche che corrono da una parte all’altra alla ricerca del loro Re: il terribile Satana. Dalle rive dello Stige al Teatro Aurora di Marghera martedì 13 dicembre alle ore 20.30 la Compagnia Stivalaccio Teatro va in scena con Buffoni all’inferno, uno spettacolo promosso dal Teatro Stabile del Veneto nel cartellone di eventi per le feste nell’ambito del programma Palcoscenici Metropolitani del Comune di Venezia.

Millemila anime, così, d’un tratto, sono state portate all’altro mondo da una fulminante peste bubbonica, vaiolica, assassina e vigliacca. L’Ade è di colpo intasato e Minosse, impietoso giudice delle anime, è costretto a fare i salti immortali per esaminare le colpe di tutti. Le operazioni vanno a rilento, gli spiriti protestano, insorgono, volano insulti e qualche brutta bestemmia. Belzebù, con profonda saggezza, offre uno sconto di pena alle anime di tre buffoni, Zuan Polo, Domenico Tagliacalze e Pietro Gonnella per tornare a fare ciò che in vita gli riusciva meglio: intrattenere.

A partire dal soggetto originale di Marco Zoppello, che ha curato anche la regia dello spettacolo, sulla sceba Matteo Cremon, Michele Mori e Stefano Rota ripescano dall’antica arte del buffone, l’intrattenitore per antonomasia, il più devoto cultore dello sghignazzo, disposti a tutto per portare il riso.

Note di regia di Marco Zoppello. Da che mondo è mondo i Comici sono spaventati quanto attratti dall’Inferno. Non c’è niente da fare, l’Averno è la destinazione finale per chi è pronto a tutto per strappare una risata. L’inferno e tutti i suoi sulfurei carcerieri sono alla base dalla tradizione popolare e dei racconti dei cantastorie. Esso racchiude al suo interno l’alto e il basso, il tragico e il grottesco. Ce ne consegna immortale esempio l’Alighieri quando quel suo diavolo Barbariccia, nel canto XXI, diede l’avanti marsc’ con quel suono dal basso ventre, o meglio: “del cul fatto trombetta”. E di esempi ce ne sarebbero a bizzeffe, senza nemmeno il bisogno di scomodare il diavolo Alichino, padre della celeberrima maschera dal vestito variopinto.
Ho provato ad indagare, tra il tardo medioevo e il rinascimento, qualche esempio di racconti infernali, libelli basso corporei dal sentore mefitico. I fablieux francesi ne sono ricolmi, uno su tutti “il peto del villano”. Racconto faceto su un povero spirito demoniaco vittima dei miasmi di un contadino malsano. Ma parla spesso di diavoli e d’inferno pure Geoffrey Chaucer, si pensi a quel capolavoro de: I racconti di Canterbury.

Nella novella dei tre ubriaconi li vediamo nientemeno che alla ricerca de La Morte, vittime degli inganni del diavolo che li mette uno contro l’altro. Sempre a proposito di morte la tradizione orale del nostro paese racconta di alcuni momenti carnevaleschi dove si usava recitare il paradossale testamento del porco e, perché no, di numerosi altri animali da cortile, ascoltati in pubblica piazza prima di diventare portata principale del martedì grasso. Ma di storie, novelle, cantari e stornelli ce ne sono e ce ne sarebbero molti.

A narrare questi episodi sono tre attori o meglio buffoni, comici, reietti, gente disposta a tutto per portare il riso. Lo faranno servendosi dell’arte buffonesca, quella maestria quattrocentesca che partorì poi la grande tradizione dei comici dell’Arte. Strambe figure, novelline, travestimenti grotteschi, cantari bislacchi, maschere demoniache e improvvisazioni oscene saranno alla base de Buffoni all’Inferno, un decamerone buffo e tragico.

Matteo Cremon, Michele Mori e Stefano Rota, interpreti d’esperienza, da anni proiettati verso il teatro popolare, la commedia dell’arte, il gioco più puro del teatro, hanno accettato la sfida di scavare tra testi, racconti dimenticati e tradizioni folkloristiche, alla ricerca nientemeno che del cuore dell’inferno.

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