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Dopo la denuncia di violenza sessuale sporta da una giovane lo scorso 19 maggio ed avvenuta in una nota discoteca di Marghera, sono iniziate le indagini della Squadra Mobile coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni.

 

Non è stato difficile per gli investigatori identificare il presunto colpevole della violenza, un quindicenne del posto che annovera ulteriori precedenti di polizia commessi in concorso con coetanei. Questa notte il giovane è stato arrestato dalla Polizia, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare in carcere, ed associato presso l’istituto penitenziario di Treviso.

 

Nei giorni scorsi sono state inoltre aggravate dal GIP presso il Tribunale per i Minorenni le misure cautelari di due dei minori coinvolti nell’operazione della Squadra Mobile per il contrasto alle baby gang. 

 

È stato infatti collocato in comunità il giovane arrestato in flagranza per detenzione di 200gr. di marijuana e materiale utile al confezionamento che inizialmente aveva avuto gli arresti domiciliari; è passato invece dalla comunità alla custodia cautelare in carcere il minore ritenuto responsabile della tentata rapina ai danni del cittadino del Bangladesh, a causa della condotta tenuta nella struttura d’accoglienza.

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato inviato al nostro giornale da Andrea Bortolato e Ugo Rossi, amministratori di SPL, società fallita come conseguenza delle decisioni dell’attuale sindaco di Mogliano Carola Arena

 

Deve essere chiaro a tutti che il sindaco Arena ha determinato il fallimento della società pubblica SPL in data 22/06/2016, senza nemmeno convocare il consiglio comunale nei tempi necessari previsti dalla legge per poterla salvare.

 

Il fallimento è stato la logica conseguenza della decisione di Arena di bloccare il pagamento delle rate previste nella liquidazione della società (liquidazione deliberata con DCC 32/2013).

 

Ora, il curatore fallimentare decide di citare in giudizio il Comune per le stesse ragioni per cui la Arena ci aveva fatto causa nel 2014 tenendoci ingiustamente da soli sulla graticola per quasi 5 anni. Un vero e proprio Boomerang per Arena.

 

Interviene sull’argomento anche il nostro legale, l’Avvocato Andrea Michielan: “Con soddisfazione il curatore fallimentare ha condiviso la nostra tesi giuridica sulla responsabilità del comune nella vicenda per la quale aveva fatto causa ai miei clienti, giudizio peraltro estinto. Sarà una partita tutta da giocare dove però il Comune viene chiamato a rispondere anche in via principale, rischiando di dover sborsare circa 3,5 milioni di euro”.

Un atto di citazione in giudizio in tribunale è stato inviato dallo studio legale del curatore fallimentare di SPL, Paolo Callegaro, al Comune di Mogliano Veneto e agli ex amministratori di SPL, Andrea Bortolato, Ugo Rossi e Francesco Mattiazzo.

 

La citazione riguarda la vicenda di SPL e in particolare fatti accaduti e decisioni assunte nel periodo 2009 e 2010, quando sindaco era Giovanni Azzolini, nella cui giunta erano assessori i signori Davide Bortolato, Sergio Copparoni e Alberto Gherardi.

 

In particolare il curatore fallimentare nella citazione tende a dimostrare responsabilità in capo al Comune (giunta anni 2009 e 2010) e agli ex singoli amministratori SPL, sull’operazione di compravendita immobiliare intervenuta tra SPL e Comune, con riferimento all’immobile ex Piranesi e al Centro giovani, con il coinvolgimento della Banca Intesa San Paolo). Un’operazione che presenta a suo dire profili di criticità tali da configurare una responsabilità gestionale in capo al Comune, socio unico di SPL, e dei singoli amministratori della società.

 

Nonostante al momento dell’acquisto, infatti, SPL fosse già creditrice nei confronti del Comune per circa 5 milioni di euro, l’importo stabilito per i due immobili, pari a circa 1,5 milioni, non fu messo in compensazione, ma SPL aprì uno specifico mutuo presso Banca Intesa San Paolo. Un comportamento contrario agli interessi di SPL e a una corretta gestione societaria. La circostanza è stata accertata anche dalla Polizia giudiziaria della Guardia di Finanza che nella sua indagine sulla compravendita ha dichiarato “estraneo ai criteri di buona gestione” l’ulteriore indebitamento per l’acquisto.

 

Ne risulta che nel 2009 il Comune, che in qualità di socio unico di SPL avrebbe dovuto esercitare attività di direzione e coordinamento, in realtà ha agito nel proprio interesse, ponendo in essere con la Banca Intesa San Paolo un negozio complesso, comprendente mutuo e compravendita, per fare in modo che il Comune reperisse nuova liquidità. Tesi confermata dalla Corte dei Conti la quale ha affermato che l’operazione di compravendita, per la quale il Comune stesso ha prestato la garanzia necessaria sul mutuo aperto presso Banca Intesa, ha avuto lo scopo di fare cassa ed aumentare la parte attiva del proprio bilancio, da parte del Comune. Sull’argomento la Guardia di Finanza ha accertato che il danno cagionato dall’operazione è addebitabile al Comune, che ha illegittimamente deliberato (n. 87 del 21.12.2009 ) la vendita degli immobili, e agli amministratori di SPL che hanno stipulato un nuovo contratto di finanziamento consapevoli di essere già creditori del Comune. A giudizio del Curatore sussistono i presupposti per la configurazione in capo al Comune (amministrazione 2009-2010) della responsabilità per c.d. direzione e coordinamento in relazione a questi fatti che hanno arrecato danni ingenti a SPL.

 

La responsabilità degli allora amministratori SPL, Andrea Bortolato, Ugo Rossi e Francesco Mattiazzo deriva dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società (art 2476 c.c.).

 

Il danno per questi fatti, a carico del Comune e degli amministratori SPL è indicato in circa 1,5 milioni.

 

La citazione riguarda anche un secondo argomento, ovvero la totale inerzia del Consiglio di amministrazione di SPL nei confronti del Comune relativamente al recupero di crediti vantati e in parte riconosciuti dal Comune stesso nel 2010 pari a 4,5 milioni.

 

A giudizio del curatore fallimentare il Comune in questa vicenda, pur avendo riconosciuto questo debito ne ha omesso per un lungo periodo il pagamento agendo palesemente in conflitto di interessi, salvo poi deliberare una “liquidazione lunga” del debito, riconosciuta successivamente illegittima dalla Corte dei Conti. A loro volta gli amministratori di SPL hanno tenuto una condotta che ha creato pregiudizio per la società stessa.

 

Per questa operazione il Curatore fallimentare con l’atto di citazione chiede oggi anche l’importo di euro 2.159.776,46 per il quale era stata prevista da parte della precedente Amministrazione la “liquidazione lunga”.

 

La citazione, infine, riguarda anche un’operazione minore relativa alla vicenda dell’assunzione di un dipendente da parte della società, che fu licenziato dopo due mesi intentando una causa di lavoro in cui SPL rimase perdente e fu condannata al pagamento di oltre 170 mila euro.

Si è svolta ieri, mercoledì 6 marzo 2019, nel Tribunale a Treviso, l’ennesima udienza del processo per la morte di Leonard Muca, che ha visto un’importante e quasi decisiva svolta a favore della battaglia che da tre anni e mezzo familiari di Leonard Muca e Studio 3A-Valore Spa, che li assiste, stanno portando avanti per ottenere quanto meno un congruo risarcimento, sin qui incredibilmente denegato dall’assicurazione.

 

Era l‘8 novembre 2015 quando Leonard, 23 anni di origini albanesi ma residente da anni con la famiglia a Treviso, è seduto sul sedile posteriore di una Ford C Max condotta da Rigert Ismailaj, oggi 24 anni, pure lui albanese, di Trevignano, mentre sul sedile anteriore destro si trova Gentian Muca, un ragazzo albanese di 24 anni di Montebelluna. La vettura percorre via don Minzoni a Contea in direzione Caerano San Marco-Montebelluna. Superata una semi curva e percorso un tratto in rettilineo, il conducente effettua un sorpasso azzardato e perde il controllo dell’auto, che si gira su se stessa finendo con la fiancata sinistra centro-posteriore contro un grosso albero al margine della strada. L’urto è tremendo e si concentra sulla porta posteriore, non lasciando scampo a Leonard: trasportato all’ospedale in condizioni disperate, morirà dopo quattro giorni di agonia, il 12 novembre 2015.

 

I familiari, distrutti dal dolore, per ottenere giustizia, tramite il consulente personale Diego Tiso, si sono rivolti a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini che, parallelamente al procedimento penale aperto dalla Procura di Treviso, ha presentato richiesta di risarcimento alla compagnia della vettura, Verti (già Direct Line) che però ha risposto picche, aggrappandosi a un aspetto particolare della dinamica del sinistro e invocando il “caso fortuito” per non pagare.

 

Secondo la ricostruzione del consulente tecnico incaricato dal Pubblico Ministero titolare del fascicolo per omicidio colposo, la dott.ssa Barbara Sabattini, sulla perdita di controllo dell’auto e la sua rapida rototraslazione potrebbe aver influito anche l’intervento sul freno di stazionamento che sarebbe stato azionato da Gentian Muca, passeggero trasportato anteriormente. Gesto che però non è mai stato chiaro se e quando sia avvenuto (l’autore sostiene di averlo effettuato ad auto già ferma), ma che comunque, anche se fosse accaduto durante il sorpasso, è chiaramente istintivo, in conseguenza del pericolo imminente percepito”, riconosce lo stesso magistrato. Tutti infatti, perito compreso, hanno concordato che le responsabilità fossero da ascrivere essenzialmente al sorpasso azzardato compiuto dal guidatore e dal repentino rientro nella sua carreggiata per evitare un veicolo che giungeva in senso opposto: Ismailaj ha inanellato anche varie infrazioni. Nella richiesta di rinvio a giudizio si parla di “negligenza, imprudenza, imperizia e violazione delle norme disciplinanti la circolazione stradale, consistite nel tenere la velocità di 80 km/h, superiore al limite imposto in quel tratto, e, comunque, inadeguata alle condizioni della strada, nell’effettuare il sorpasso di un veicolo che lo precedeva in un tratto di strada caratterizzato da linea continua di mezzeria e senza accertarsi che la strada fosse libera per uno spazio tale da consentire l’esecuzione della manovra in condizioni di sicurezza”.

 

Tant’è che Ismailaj, con sentenza pronunciata il 28 febbraio 2018, è stato condannato in primo grado dal giudice del Tribunale di Treviso, dott. Angelo Mascolo, a un anno e sei mesi, con la condizionale, e a 4 anni di sospensione della patente. Nei confronti dell’imputato, che pur aveva chiesto il rito abbreviato, il giudice ha accolto in toto le richieste (un anno e otto mesi) del Pm e le argomentazioni dell’avv. Andrea Piccoli, del foro di Treviso, il legale che rappresenta uno dei fratelli della vittima, che si è costituito parte civile e a cui il dott. Mascolo ha riconosciuto a titolo di risarcimento una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro. Una condanna significativa sul piano penale, per quanto sia stata appellata dal legale dell’imputato, perché ha reso finalmente giustizia alla famiglia di Leonard, ma anche su quello civile di fronte al muro eretto dalla compagnia di assicurazione, che però non è venuto meno neanche in quest’occasione.

 

A fronte di un possibile concorso di responsabilità con questo presunto azionamento del freno a mano nella perdita di controllo dell’auto, il Pm ha ritenuto di chiedere il rinvio a giudizio anche per l’altro passeggero, il dott. Mascolo ha accolto la richiesta, stralciando la posizione di Gentian Muca, che non ha chiesto riti alternativi. Ed è qui che Verti ha preso la palla al balzo, aggrappandosi al caso fortuito (il freno a mano tirato da terzi) per denegare ancora il risarcimento, nonostante l’evidenza e i tentativi di Studio 3A di arrivare a una soluzione stragiudiziale, facendo presenti i diritti dei familiari della vittima e la pretestuosità di questa posizione. Al punto che i congiunti di Leonard si sono visti anche costretti, tramite l’Avv. Piccoli, a citare in causa in sede civile la compagnia davanti al tribunale civile di Treviso, chiedendo un equo risarcimento per tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali patiti, in primis il danno morale e da perdita del rapporto parentale.

 

Ma dopo l’udienza odierna dello stralcio di procedimento penale a carico di Gentian Muca, per la compagnia sarà difficile continuare con tale chiusura. Il giudice, infatti, non ha ammesso agli atti la discussa perizia cinematica accogliendo un’eccezione sollevata dal difensore di Gentian, al quale, pur essendo emersa fin da subito la circostanza del freno a mano che l’avrebbe chiamato in causa, non è stato notificato l’incarico per la consulenza tecnica impedendogli così di nominare un perito di parte. Non solo. E’ stato ascoltato anche il conducente della vettura, il quale non ha potuto confermare in alcun modo questo fantomatico azionamento del freno di stazionamento asserendo che lui, in quel momento, guardava solo la strada e non ha visto altro. Il processo è stato aggiornato all’8 aprile per un’altra questione procedurale, ma a questo punto le prove a carico del passeggero si sgonfiano notevolmente e per i familiari di Leonard si avvicina l’ora della giustizia anche sul fronte civile.

La Polizia locale rende noto che è stata consegnata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia una comunicazione di notizia di reato redatta a carico di tre soggetti residenti nel Comune di Venezia sia in centro storico che a Mestre.

 

Le indagini, iniziate il 2 dicembre scorso, a seguito della violenta aggressione perpetrata da un gruppo di giovani nei confronti di un turista straniero, sono state formalmente concluse nei giorni scorsi con la convocazione dei minori sottoposti a indagine e dei rispettivi genitori, e le prime contestazioni dei reati ipotizzati.

 

I fatti risalgono al 2 dicembre, quando, verso le 20.40, la pattuglia del Nucleo di Pronto impiego Centro storico della Polizia locale, impegnata in un servizio di pattugliamento della Strada Nuova, era intervenuta in campo Santi Apostoli per la segnalazione di un’aggressione. I sanitari avevano soccorso e poi trasferito all’ospedale civile di Venezia un cittadino brasiliano, di 40 anni, con il volto tumefatto e sanguinante, che aveva riportato un trauma cranio-facciale con frattura delle ossa nasali.

 

Le indagini per rintracciare i colpevoli del gesto erano scattate immediatamente con l’acquisizione delle testimonianze dei negozianti, degli esercenti e dei passanti che avevano assistito all’aggressione.

 

Grazie alla collaborazione della cittadinanza e alle immagini rilevate dal sistema di videosorveglianza della Polizia locale sono stati prima individuati e poi identificati i tre giovani autori del pestaggio, di età compresa tra i 15 e i 16 anni. L’aggressione è avvenuta per futili motivi, senza provocazione da parte del malcapitato, che si reggeva a fatica in piedi perché ubriaco.

 

I tre giovani sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria minorile per il reato di lesioni volontarie pluriaggravate, aggravate dal gruppo, da futili motivi e dallo stato di minorata difesa della parte offesa.

“Con questa sentenza finisce un incubo per quattro persone accusate, ma anche per il mondo del volontariato, messo sotto accusa con il Presidente della Pro Loco”.

 

Lo dice il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, commentando la sentenza con la quale oggi il Tribunale di Treviso ha mandato assolti gli imputati, tre tecnici e il Presidente della Pro Loco di Refrontolo, per la tragedia del Molinetto di Refrontolo nella quale, il 2 agosto 2014, persero la vita quattro persone.

 

“È un bene – prosegue il Governatore – che questa sentenza abbia fatto chiarezza su tutta la vicenda, escludendo responsabilità che finivano per ricadere su tutto il settore del volontariato, composto da gente che dona ore e lavoro alla comunità”.

 

Al contempo, Zaia rivolge un ricordo alle vittime, “che non potremo mai dimenticare”, e alle loro famiglie “alle quali siamo tutti vicini, come singoli e come comunità”.

La sentenza è stata letta ieri dal gup Davide Calabria.

 

I fatti risalgono al 20 dicembre del 2012. Susanna Lazzarini, 56 anni, è stata riconosciuta colpevole di aver ucciso volontariamente Lidia Taffi Pamio, l’87 enne amica della madre, trovata massacrata in casa.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, Susanna Lazzarini si era recata a casa della vittima per chiederle dei soldi, aveva poi tentato di strangolarla ed infine l’aveva accoltellata. L’accusa era di omicidio volontario pluriaggravato e furto di una collanina.

 

Inizialmente era stata accusata e condannata per l’omicidio Monica Busetto, la vicina di casa della Pamio.

 

Successivamente la Busetto è stata scagionata dalla stessa Lazzarini che, nel frattempo, era stata arrestata per un altro omicidio avvenuto nel 2015. Inizialmente la Lazzarini si era dichiarata l’unica responsabile anche dell’omicidio della Pamio, per poi successivamente ritrattare la sua dichiarazione affermando che la Busetto aveva partecipato al delitto. In appello la Busetto è stata condannata all’ergastolo poi ridotto a 25 anni di carcere. La prova della sua colpevolezza è stata il ritrovamento di una collanina con il DNA della vittima, ritenuta quella rubata in casa sua.

 

La procura aveva chiesto una condanna a 18 anni di carcere ritenendo che potessero essere applicate le attenuanti generiche, ma il giudice non le ha riconosciute, condannandola al massimo della pena, che per aver scelto il rito abbreviato, sono 30 anni di carcere.

 

La difesa della Lazzarini ha già fatto sapere che farà ricorso in appello.

 

Fonte: RaiNews.it

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