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SPL: il curatore fallimentare cita in tribunale Comune ed ex SDA

Un atto di citazione in giudizio in tribunale è stato inviato dallo studio legale del curatore fallimentare di SPL, Paolo Callegaro, al Comune di Mogliano Veneto e agli ex amministratori di SPL, Andrea Bortolato, Ugo

Un atto di citazione in giudizio in tribunale è stato inviato dallo studio legale del curatore fallimentare di SPL, Paolo Callegaro, al Comune di Mogliano Veneto e agli ex amministratori di SPL, Andrea Bortolato, Ugo Rossi e Francesco Mattiazzo.

 

La citazione riguarda la vicenda di SPL e in particolare fatti accaduti e decisioni assunte nel periodo 2009 e 2010, quando sindaco era Giovanni Azzolini, nella cui giunta erano assessori i signori Davide Bortolato, Sergio Copparoni e Alberto Gherardi.

 

In particolare il curatore fallimentare nella citazione tende a dimostrare responsabilità in capo al Comune (giunta anni 2009 e 2010) e agli ex singoli amministratori SPL, sull’operazione di compravendita immobiliare intervenuta tra SPL e Comune, con riferimento all’immobile ex Piranesi e al Centro giovani, con il coinvolgimento della Banca Intesa San Paolo). Un’operazione che presenta a suo dire profili di criticità tali da configurare una responsabilità gestionale in capo al Comune, socio unico di SPL, e dei singoli amministratori della società.

 

Nonostante al momento dell’acquisto, infatti, SPL fosse già creditrice nei confronti del Comune per circa 5 milioni di euro, l’importo stabilito per i due immobili, pari a circa 1,5 milioni, non fu messo in compensazione, ma SPL aprì uno specifico mutuo presso Banca Intesa San Paolo. Un comportamento contrario agli interessi di SPL e a una corretta gestione societaria. La circostanza è stata accertata anche dalla Polizia giudiziaria della Guardia di Finanza che nella sua indagine sulla compravendita ha dichiarato “estraneo ai criteri di buona gestione” l’ulteriore indebitamento per l’acquisto.

 

Ne risulta che nel 2009 il Comune, che in qualità di socio unico di SPL avrebbe dovuto esercitare attività di direzione e coordinamento, in realtà ha agito nel proprio interesse, ponendo in essere con la Banca Intesa San Paolo un negozio complesso, comprendente mutuo e compravendita, per fare in modo che il Comune reperisse nuova liquidità. Tesi confermata dalla Corte dei Conti la quale ha affermato che l’operazione di compravendita, per la quale il Comune stesso ha prestato la garanzia necessaria sul mutuo aperto presso Banca Intesa, ha avuto lo scopo di fare cassa ed aumentare la parte attiva del proprio bilancio, da parte del Comune. Sull’argomento la Guardia di Finanza ha accertato che il danno cagionato dall’operazione è addebitabile al Comune, che ha illegittimamente deliberato (n. 87 del 21.12.2009 ) la vendita degli immobili, e agli amministratori di SPL che hanno stipulato un nuovo contratto di finanziamento consapevoli di essere già creditori del Comune. A giudizio del Curatore sussistono i presupposti per la configurazione in capo al Comune (amministrazione 2009-2010) della responsabilità per c.d. direzione e coordinamento in relazione a questi fatti che hanno arrecato danni ingenti a SPL.

 

La responsabilità degli allora amministratori SPL, Andrea Bortolato, Ugo Rossi e Francesco Mattiazzo deriva dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società (art 2476 c.c.).

 

Il danno per questi fatti, a carico del Comune e degli amministratori SPL è indicato in circa 1,5 milioni.

 

La citazione riguarda anche un secondo argomento, ovvero la totale inerzia del Consiglio di amministrazione di SPL nei confronti del Comune relativamente al recupero di crediti vantati e in parte riconosciuti dal Comune stesso nel 2010 pari a 4,5 milioni.

 

A giudizio del curatore fallimentare il Comune in questa vicenda, pur avendo riconosciuto questo debito ne ha omesso per un lungo periodo il pagamento agendo palesemente in conflitto di interessi, salvo poi deliberare una “liquidazione lunga” del debito, riconosciuta successivamente illegittima dalla Corte dei Conti. A loro volta gli amministratori di SPL hanno tenuto una condotta che ha creato pregiudizio per la società stessa.

 

Per questa operazione il Curatore fallimentare con l’atto di citazione chiede oggi anche l’importo di euro 2.159.776,46 per il quale era stata prevista da parte della precedente Amministrazione la “liquidazione lunga”.

 

La citazione, infine, riguarda anche un’operazione minore relativa alla vicenda dell’assunzione di un dipendente da parte della società, che fu licenziato dopo due mesi intentando una causa di lavoro in cui SPL rimase perdente e fu condannata al pagamento di oltre 170 mila euro.

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