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Anche il Comune di Cimadolmo (TV) ha aderito alla campagna di sensibilizzazione nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che ricorre oggi, con un gesto simbolico ma di forte impatto, da portare all’attenzione dell’intera cittadinanza.

 

Una sedia dipinta di rosso, accanto a delle scarpe della stessa tinta accesa appoggiate a terra, per ricordare tutte le donne vittime di femminicidio che non ci sono più. Donne presenti anche nei numeri riportati a penna su quella sedia vuota, a denunciare che “questo non è amore, è violenza”.

Ma il numero più importante da memorizzare è il 1522: per denunciare la violenza e lo stalking.

 

“Nel distretto di Treviso – dichiara l’assessore al Sociale, Francesco Truccolo – sono stati oltre 200 gli accessi per violenza di genere da parte di donne vessate. Purtroppo è difficile uscire dalle violenze, sia essa fisica o psicologica, anche perché magari chi è violento ha le chiavi di casa o pone queste violenze in condizioni di superiorità, nel lavoro ad esempio, o comunque dove è difficile denunciare gli abusi subiti. Per queste cause il lavoro di istituzioni, comuni, ulss, regione, centri antiviolenza, polizie locali, è molto ed è complesso ma pensiamo che creare massa critica su questi temi possa realmente far progredire il sentire comune e migliorare la sensibilità su questi temi da parte della nostra società”.

 

Al suo appello si aggiunge anche quello del consigliere al Sociale, Katia Lovisotto, che commenta: “Penso che a volte un piccolo gesto, in questo caso, un simbolo come una sedia rossa e delle scarpe siano importanti per fare breccia nell’immaginario collettivo. Purtroppo ogni giorno nella nostra quotidianità, nei posti di lavoro e nei social media assistiamo a vere e proprie violenze ed oltraggi, a volte anche non percepiti, che colpiscono le donne e la nostra figura. Quindi è bene dare rilevanza alle campagne di sensibilizzazione oltre che riflettere su ciò che accade intorno a noi, se non a noi.”

Una maratona di interventi e poesie per sensibilizzare la cittadinanza al contrasto della violenza sulle donne. È questa l’iniziativa presentata ieri mattina nel chiostro del Museo M9 dal presidente dell’associazione culturale Mestre Mia, Andrea Sperandio, alla presenza della presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano. Appuntamento a domani, mercoledì 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in un negozio sempre nel chiostro dell’M9, per un evento che si svilupperà in streaming dalle 11 fino alle 19, durante il quale saranno innumerevoli gli esponenti delle istituzioni, delle Forze dell’ordine, della cultura e del giornalismo che si passeranno il testimone per una lunga “no stop” (online sui canali social di Mestre Mia) con unico filo rosso: la volontà di sensibilizzare la cittadinanza su una piaga che, purtroppo, durante i mesi della pandemia si è aggravata ulteriormente.

 

 

Anche la presidente Damiano interverrà, al pari del vicesindaco Andrea Tomaello e della responsabile del Centro antiviolenza del Comune Patrizia Marcuzzo, oltre che di consiglieri comunali, parlamentari, esponenti della cultura, delle associazioni di categoria e del giornalismo: “Il Comune di Venezia è sempre in prima linea per contrastare la violenza sulle donne – ha dichiarato Damiano – Un impegno che non si ferma alla giornata dal 25 novembre ma è costante e continuo. Il nostro Centro antiviolenza, il primo pubblico in Italia, non solo sviluppa una articolata attività di sostegno alle vittime di violenza, ma può contare su un’importante attività di rete sul territorio, proprio per non abbassare mai la guardia rispetto a questa tematica. Quest’anno in particolare assume ulteriore importanza lanciare questo tipo di messaggi, perché durante la pandemia il problema si è acuito. Sono almeno due le donne che si rivolgono al nostro Centro antiviolenza ogni settimana, a dimostrazione che i numeri sono ancora preoccupanti e la violenza di genere è ancora una piaga sociale. Per questo noi non vogliamo fermarci e a giugno abbiamo inaugurato due nuovi sportelli del Centro a Cannaregio e al Lido di Venezia. Ricordo alle donne – ha concluso – che non devono sentirsi sole e le istituzioni ci sono. La violenza di genere è prima di tutto un problema culturale, e molto c’è ancora da fare da questo punto di vista”.

 

L’evento di domani si inscrive in questo solco, chiedendo alla cittadinanza di stringersi attorno alle donne vittime di violenza fisica, psicologica e di altri tipi di maltrattamenti mediante la maratona di interventi.

Proponiamo una profonda riflessione a firma di Edoardo Barbarossa (esperto di Politiche sociali, con particolare riguardo alla Disabilità e alla lotta alla povertà) sulla tratta degli esseri umani in tempi di pandemia, che vi invitiamo a leggere con sentita attenzione

 

Si celebra la 14° Giornata europea contro la tratta di esseri umani, istituita dalla Commissione Europea nel 2007 per sensibilizzare sul fenomeno del traffico e grave sfruttamento di adulti e minori.

 

Il tema di quest’anno, #liberailtuosogno fa riferimento alla liberazione simbolica del sogno di migliaia e migliaia di bambini, donne e uomini del pianeta che ogni giorno vengono portati con l’inganno dal loro Paese di origine in un altro, allo scopo di essere sfruttati negli ambiti della prostituzione, dello sfruttamento lavorativo, delle economie illegali, dell’accattonaggio forzato o del traffico di organi.

 

La tratta di esseri umani ha, infatti, quale caratteristica fondamentale quella di essere un fenomeno transnazionale che coinvolge due o più Stati, tra i quali i Paesi di transito e sta assumendo forme sempre diverse e sempre più subdole e complesse.

Questa è ormai un’emergenza planetaria, che si rende evidente nel mondo occidentale, ma che nasce da fenomeni di ingiustizia sociale ed economica nei paesi più poveri della terra.

 

La tratta degli esseri umani non va confusa con il traffico di migranti, ovvero il crimine che consiste nello spostamento illegale di una o più persone da uno Stato ad un altro con il consenso della persona trafficata e senza finalità di sfruttamento. La differenza principale tra le due nozioni risiede nel fatto che mentre il migrante ha un ruolo attivo nel contattare l’organizzazione ed esiste dunque un “accordo” tra le parti, in caso di tratta si riscontra l’uso di mezzi violenti, coercitivi o quanto meno ingannevoli. Inoltre, nel traffico di migranti il rapporto tra il migrante e il trafficante termina una volta raggiunta la destinazione, mentre nella tratta l’arrivo nel Paese di destinazione coincide con l’inizio dello sfruttamento.

In realtà, spesso i due fenomeni si sovrappongono e si confondono: può accadere che una persona diventi vittima di tratta solo in un secondo momento del viaggio che aveva deciso di compiere spontaneamente, a causa del debito che viene contratto o dell’inganno da parte del trafficante.

 

Lo scopo della tratta di esseri umani è lo sfruttamento della vittima in vari ambiti. L’ambito di sfruttamento maggiore è quello nel mercato del sesso a pagamento, ma stanno sempre più prendendo piede fenomeni di sfruttamento in ambito lavorativo e nell’accattonaggio forzatoAltri settori di sfruttamento più recenti e minoritari sono le economie illegali, le adozioni illegali, i matrimoni forzati e il traffico di organi.

 

Nonostante l’attenzione degli organismi internazionali e degli Stati, i fenomeni di sfruttamento non accennano a diminuire ed, anzi, sono stati aggravati nella fase pandemica causata dal Covid-19.

 

La tratta di esseri umani a scopi di prostituzione è stata paragonata a quella degli schiavi africani per il numero di vittime che comporta. È un giro di affari mondiale, fatto sulla pelle di ragazze giovanissime, cresciute in contesti difficili e desiderose di una vita migliore. Un traffico internazionale illegale molto ben organizzato ed estremamente redditizio, con cifre da capogiro: le “industrie del sesso” sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali.

 

Nella Convenzione di Istanbul art. 3 – Trattato contro la violenza di genere del Consiglio d’Europa, 2013 si legge: «Con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata».

 

Il Rappresentante speciale dell’OSCE e Coordinatore per la lotta alla tratta di esseri umani, Valiant Richey ha recentemente affermato che «L’impatto della crisi COVID-19 sulla tratta di esseri umani è profondamente preoccupante. Le nostre raccomandazioni mirano a sostenere gli Stati partecipanti all’OSCE nella lotta alla tratta di esseri umani durante e dopo l’attuale crisi, poiché le vulnerabilità si aggraveranno nelle settimane e nei mesi a venire».

 

Prevenire e combattere la tratta di esseri umani è ancora più importante oggi, soprattutto nei contesti dove la pandemia del COVID-19 aumenta la fragilità economica e sociale, esponendo i più deboli a pericolose occasioni di violenza e violazione dei diritti.

 

Tante sono le Organizzazioni che si battono contro la tratta di esseri umani e certamente un buon esempio di rete efficace si trova all’interno del progetto europeo Right Way – Building integration pathways with victims of human trafficking, un filo che unisce il tema sociale della tratta umana, con particolare attenzione alle donne nigeriane, e tesse legami di competenza ed esperienze in diversi territori italiani ed europei.

 

Il progetto, coordinato da Comunità Papa Giovanni XXIII, include i seguenti partners: Associazione Farsi Prossimo (Faenza), Associazione Diakonia onlus (Vicenza), Comunità Progetto sud onlus (Lamezia Terme), Fondazione Caritas onlus dell’Arcidiocesi di Pescara – Penne, Fondazione Caritas di Senigallia onlus, Fondazione diocesana Caritas di Trieste onlus, ICMC Europe (Belgio) ed in occasione della Giornata europea contro la tratta di esseri umane propone la lettura del manuale ” OPPORTUNITA’ E SFIDE: Linee guida sull’ integrazione delle sopravvissute alla tratta a fini sessuali, di nazionalità̀ nigeriana. Dal recupero all’ autonomia”, che partendo dal punto di vista delle beneficiarie propone buone prassi operative di integrazione e inserimento lavorativo.

 

Si può dire che Don Oreste Benzi sia stato un pioniere nel contrasto allo sfruttamento delle donne per fini sessuali, dando inizio fin dai primi anni ‘90 all’esperienza della “condivisione di strada”: gruppi di contatto che incontrano le donne costrette a prostituirsi in strada per proporre loro, una volta instaurato un rapporto di fiducia, una via d’uscita, ovvero l’accoglienza in una struttura comunitaria.

 

Molto forte anche il richiamo attuale di Papa Francesco, che definisce la tratta “Un flagello che ferisce la dignità dei fratelli e delle sorelle più deboli” in occasione della Giornata mondiale contro il traffico di esseri umani, celebrata lo scorso 30 luglio. “L’epoca contemporanea – si legge nel messaggio pontificio – è tristemente marcata da una prospettiva utilitaristica che guarda al prossimo secondo i criteri di convenienza e di tornaconto personale, troncando così il cammino verso la realizzazione dell’umanità di ciascuno, in conformità con la sua unicità e il suo essere irripetibile”.

 

Dobbiamo essere consapevoli della drammatica verità di queste parole ed iniziare a guardare a queste realtà con spirito critico e attento, scegliendo di stare al fianco delle donne e degli uomini che subiscono soprusi e torture e sono privati della libertà.

 

È necessario superare la patina di indifferenza che ci rende quasi normale assistere al traffico di persone, spesso bambine e bambini, per soddisfare un sistema economico e sociale che genera scarti, povertà, violenza, fame, morte.

 

A cura di Edoardo Barbarossa

 

Pubblicato su Interris (leggi qui)

Un lungo applauso, una standing ovation per la sfilata finale delle 25 modelle “rosa” che hanno dimostrato tutta la loro femminilità e forza mercoledì sera al Parc Hotel “Villa fiorita” di Monastier. Tutto questo in occasione de “La forza in passerella”, l’evento organizzato da “Monastier un giro in piazza” a sostegno della LILT di Treviso con la collaborazione del Presidio Ospedaliero “Giovanni XXIII” e il patrocinio del Comune di Monastier e di Treviso.

 

Il tumore al seno si può combattere e così sulle note di “Combattente” di Fiorella Mannoia ognuna di loro, dopo aver più volte sfilato con abiti e accessori concessi da molti negozi trevigiani e veneziani, ha “portato” le parole che compongono la canzone della cantante romana, a dimostrazione che il tempo scorre inesorabile, per tutte; ci toglie cose ma ce ne aggiunge altre senza cambiarci. E sempre combattendo, giorno dopo giorno, si superano quei limiti che, magari con dolore e sofferenza, ci hanno rafforzato. Una forza che hanno ritrovato e dimostrato ieri sera le 25 modelle d’eccezione di “Cafè Coraggio” di Monastier e le “Trifoglio Rosa” di Mestre, caparbie in tutto, anche nel portare a termine un evento che programmato già lo scorso autunno a causa del Covid è stato prima sospeso e successivamente rinviato a causa del maltempo di venerdì scorso. Ma come spesso accade nelle favole anche “la forza in passerella” ha avuto il suo lieto fine in una calda sera d’estate contagiando dell’entusiasmo, portato dalle 25 “combattenti”, tutti i presenti e gli organizzatori. 

 

 

Hanno sfilato distanziate e ad applaudirle parenti e amici, che sono intervenuti all’aperto nel parco dell’Hotel Villa Fiorita secondo le norme anti Covid, tenendo conto delle presenze dei congiunti. La forza in passerella è stata non solo una sfilata di moda ma la dimostrazione di quanto una donna, anche se colpita dalla malattia, non perde mai la propria femminilità, anzi la rafforza.

 

Hanno collaborato all’iniziativa Stefani Abbigliamento di Monastier, Ghungroo di Treviso, Ellamitz di Treviso, Bellamie di Mestre, Olos di Treviso, Incanto di San Biagio di Callalta, Jolie di Monastier, Nonsolopelle di Monastier, Ottica Monastier, Fioreria Bosa di Monastier, l’ Azienda  Vitivinicola Terre Grosse di Zenson di Piave e “Gli amici del trodetto” che con entusiasmo e forza hanno aiutano nella parte logistica. 

È attivo anche a Treviso il numero WhatsApp per parlare con volontari esperti nell’ascolto e poter condividere pensieri ed emozioni o per chiedere aiuto

 

L’emergenza Covid-19 ha  provocato un vero e proprio picco del servizio di messaggistica istantanea dell’organizzazione di volontariato Telefono Amico Italia, e nei mesi del lockdown e nel periodo immediatamente successivo, ha visto ampiamente raddoppiare le richieste di aiuto e sostegno telefonico, soprattutto da parte di giovani e giovanissimi.

Per questo, da alcune settimane anche l’Associazione Telefono Amico Treviso, nell’ambito del progetto sostenuto anche dal Comune di Treviso, collabora con il servizio per consentire l’ampliamento delle giornate di presenza del servizio.

 

WhatsApp Amico è gratuito e accessibile a tutti

«La collaborazione del Comune con la sezione trevigiana di Telefono Amico era nata ancora prima dell’emergenza sanitaria, ma i mesi di lockdown hanno fatto emergere con forza l’utilità del servizio di supporto telefonico ai cittadini», spiega l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Treviso, Gloria Tessarolo. «Così abbiamo voluto fortemente che anche Treviso potesse lavorare sul nuovo servizio WhatsApp, capace di intercettare anche le fasce di popolazione più giovane.
Riteniamo inoltre che questo possa essere un servizio capace di attrarre tanti giovani volontari inclini all’ascolto e all’aiuto tra pari, da qui nasce la collaborazione con l’assessore Nizzetto e il Progetto Giovani che nei prossimi mesi lavoreranno alla promozione del servizio nelle scuole e ai giovani trevigiani».
«WhatsApp Amico è un servizio praticamente gratuito e accessibile direttamente anche dai più giovani», spiega Antonella Cestaro, Presidente di Telefono Amico Italia Centro di Treviso.

 

«Attivato in forma sperimentale nel 2017, in questi anni è stato gestito dai volontari di un solo centro territoriale di Telefono Amico Italia, il centro locale di Padova. Il grande aumento delle richieste di contatto ha, tuttavia, spinto l’organizzazione di volontariato a coinvolgere nell’iniziativa anche altri centri territoriali, in modo da poter offrire un servizio sempre più tempestivo e capillare».

 

I dati

WhatsApp Amico è stato utilizzato principalmente da donne (62% delle conversazioni), con età compresa tra i 26 e i 35 anni (29,8%) o tra il 36 e i 45 anni (23,4%) e il tema del Covid-19 è stato affrontato in ben il 38% delle conversazioni. La fascia dei più giovani (dai 15 ai 25 anni) ha risposto con un 29% ed in particolare gli adolescenti stanno aumentando i contatti. La maggior parte degli utenti (54%) ha scritto ai volontari di Telefono Amico Italia per problemi legati alla macroarea del sé (disagi esistenziali, legati a prospettive di cambiamento, solitudine o bisogno di compagnia), ma sono stati segnalati anche problemi relazionali (36%) o connessi alla sensazione di emarginazione (8%). Colpisce in particolare il disagio di alcuni adolescenti che descrivono situazioni di autolesionismo o di intenzioni suicidarie ed è proprio su queste ultime problematiche che il Tavolo provinciale sulla prevenzione del suicidio sta elaborando nuove risposte.

 

Servizio attivo tutti i giorni

In alcuni casi sono stati messi in evidenza problemi specifici legati alla salute psichica, alla violenza fisica e psicologica, a problemi economici e lavorativi, a lutti o a pensieri connessi al suicidio. Il servizio WhatsApp Amico è attivo tutti i giorni alle 18 alle 21: per chiedere aiuto ai volontari basta scrivere un messaggio WhatsApp al numero 345 0361628.

Una linea telefonica sociale per chi si sente solo e desidera fare due chiacchiere per evadere dalla solitudine

 

L’emergenza Coronavirus e le restrizioni che ne sono derivate hanno imposto in ognuno di noi importanti cambiamenti nella vita quotidiana. Cambiamenti e restrizioni che, con il passare del tempo, iniziano a lasciare il segno nel morale, soprattutto in quelle persone che vivono sole e sono costrette ad una sorta di clausura forzata.

 

Per questo il Coordinamento Provinciale di Fratelli d’Italia di Treviso ha pensato di istituire una Social Line (linea sociale), per dare supporto a chi si sente solo in questo periodo.

All’iniziativa hanno contribuito alcuni Circoli della Marca quali Paese, Villorba, Castelfranco Veneto e i ragazzi di Gioventù Nazionale.

 

Non è una linea di aiuto psicologico e neanche una linea di informazioni. È solamente una linea sociale per chi si sente solo e vuole fare due chiacchiere.

La linea sarà operativa da mercoledì 22 aprile, dalle ore 16.00 alle ore 20.00 e sarà a disposizione di chiunque abbia bisogno di un po’ di compagnia, per chiunque voglia scambiare due parole e per chiunque voglia evadere dalla solitudine.

 

Le attività produttive di Casier, in collaborazione con il Comune e i volontari della Protezione Civile, si mettono a disposizione per consegnare generi alimentari e farmaci a domicilio a chi non può o non se la sente di uscire di casa. Per esempio anziani soli, persone con disabilità o immunodepresse o affetta da gravi patologie, residenti nel comune di Casier.

 

Per maggiori informazioni è possibile scaricare il volantino e chiamare:
• il Comune di Casier (Ufficio Servizi Sociali) dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12, al numero 0422.383471
• la Protezione Civile di Casier, il sabato e la domenica, al numero di cellulare 338.6610396.

Un servizio nato per gli over 65 e per tutte quelle situazioni di fragilità che non possono contare su una rete familiare o amicale. Persone sole, che l’emergenza sanitaria isola nelle proprie case, senza poter uscire neppure per fare la spesa o acquistare farmaci necessari.

 

Per aiutare le persone che si trovano in queste condizioni nel Comune di Marcon è nato “Ci penso IO alla TUA spesa!” (scarica il volantino). Si tratta di un servizio gratuito, coordinato dall’associazione “Airone” Protezione Civile.

 

Per attivare il servizio è sufficiente chiamare il numero 042 4569901, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 10.30. Risponderà un operatore pronto a raccogliere le necessità reali e gli ordini di spesa di generi alimentari e farmaci.

 

I volontari si recheranno al domicilio della persona che ha richiesto l’intervento dotati di tesserino di riconoscimento e di dispositivi di sicurezza (guanti e mascherine) per ritirare i soldi e consegnare la spesa o i farmaci richiesti.

 

Gli ordinativi verranno trasmessi all’ipermercato Carrefour di Marcon, che si è reso disponibile nel “fare la spesa” e farla trovare pronta al volontario per il ritiro, ulteriore misura a contrasto e contenimento della diffusione del virus.

Il servizio è del tutto gratuito, solo il costo della spesa è a carico del richiedente.

 

“Un modo per assicurare le necessità quotidiane anche alle persone più fragili e quindi più esposte al contagio – spiega il sindaco Matteo Romanello –; un servizio nato dall’idea del “prendersi cura”, un esempio di responsabilità sociale in questa difficile situazione di emergenza sanitaria”. Ringraziamo di cuore i volontari che anche in questa situazione si sono dimostrati generosi e si sono messi subito a disposizione. Sono molti i messaggi e le chiamate da parte di cittadini che offrono la propria disponibilità a favore della comunità.”

 

“Se emergeranno altre necessità – aggiungono gli assessori alle Politiche sociali, Carolina Misserotti, e alla Protezione civile, Diego Meneghetti – cercheremo di farvi fronte mettendo in campo tutte le risorse che abbiamo e lavorando in sinergia con gli enti del terzo settore e le attività produttive del territorio, come una comunità unita e solidale. Vorrei rivolgere un ringraziamento particolare all’associazione “Airone” Protezione Civile, che coordinerà le attività con professionalità, a servizio e tutela dei cittadini.”

Il prossimo weekend sarà quello della sfida Veneta di basket tra l’Umana Reyer e la De’ Longhi Treviso Basket. E se è vero che lo sport crea squadra è altrettanto vero che la solidarietà unisce senza distinzioni di colori e tifoserie.

Matteo Chillo e il capitano Matteo Imbrò della De’ Longhi Treviso Basket, Andrea De Nicolao e Laura Macchi della Umana Reyer venerdì sera si sfideranno su un altro parquet: non quello del Taliercio di domenica, ma quello del salone del Centro Servizi “Villa delle Magnolie” di Monastier (TV).

 

Venerdì sera serviranno ai tavoli assieme ai sindaci veneti

Niente pantaloncini e maglietta, insomma, ma la tuta ufficiale della squadra con sopra il grembiule per servire ai tavoli assieme agli altri 31 sindaci del Veneto e rappresentanti di Associazioni che hanno aderito all’iniziativa promossa dal Gruppo Sogedin della Casa di Cura “Giovanni XXIII” e del Centro Servizi “Villa delle Magnolie”, per raccogliere fondi per Venezia e i comuni del litorale colpiti dal maltempo del novembre scorso.

 

 

“Abbiamo accettato con entusiasmo la proposta del Gruppo Sogedin, nostro storico partner, di partecipare a questa iniziativa di solidarietà verso il territorio veneziano colpito dal maltempo nei mesi scorsi. Farlo proprio a due giorni dal derby con i nostri giocatori a fare da camerieri assieme ai giocatori della Reyer ci è sembrata un’iniziativa simpatica improntata al fair play e ai valori positivi che il nostro sport esprime – fa sapere Giovanni Favaro, direttore generale della De’ Longhi Treviso Basket. – Insomma, facciamo del bene al nostro territorio e presentiamo in maniera positiva il grande evento di domenica, grazie al Gruppo Sogedin!”

 

“Siamo felici di partecipare a questo importante evento di solidarietà organizzato dalla Casa di Cura Giovanni XXIII, nostro special partner da tanti anni – commenta Federico Casarin, presidente di Umana Reyer. – Domenica 9 febbraio è in programma al Taliercio il derby: una partita carica di emozioni e adrenalina. Credo non ci sia miglior modo per avvicinarsi a questo evento, che condividere con Treviso Basket una serata di solidarietà a sostegno dei cittadini veneziani vittime del maltempo. Ciò a testimonianza del fatto che se in campo ci daremo battaglia, al di fuori siamo vicini e uniti per cause importanti come questa. Ringraziamo dunque le famiglie Calvani e Geretto e tutto il gruppo Sogedin per l’invito e l’opportunità a partecipare a questa splendida iniziativa” conclude il Presidente di Umana Reyer.

 

La cena, che già da giovedì scorso registra il tutto esaurito, era accessibile solo per prenotazione.

 

 

Foto Credits: A. Gilardi / Ag. Ciamillo-Castoria

Maestri d’eccezione 4 camerieri dell’AIPD l’Associazione Persone Down

 

Sold-out alla cena dei sindaci camerieri per Venezia colpita dal maltempo! C’è stata un’adesione di massa soprattutto da parte dei primi cittadini provenienti da ogni parte del Veneto.
30 i sindaci che il 7 febbraio prossimo, alle 19.30, al Centro Servizi “Villa delle Magnolie” di Monastier (TV) si cimenteranno nel servire ai tavoli. Avranno degli insegnanti d’eccezione i camerieri dell’AIPD l’Associazione Italiana Persone.

L’AIPD Marca Trevigiana da 15 anni promuove i diritti delle persone con la sindrome di Down e la loro piena inclusione. Organizza percorsi di terapia occupazionale individuale di autonomia sociale accompagnando le famiglie in ogni fase della vita della persona con sindrome di Down. Alla cena dei sindaci camerieri saranno presenti quattro ragazzi in uniforme che stanno svolgendo il corso di formazione “Il pranzo è servito” per l’acquisizione di abilità e competenze di sala e cucina che l’associazione promuove da molti anni.

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