Oramai prossimo alla lunga e devastante guerra con Sparta, Pericle si rivolgeva ai cittadini di Atene con un discorso immortale, tramandato da Tucidide. In quelle parole, il gigante della democrazia rivendicava la grandezza della libertà ateniese, sigillando ogni passaggio con un’espressione d’orgoglio: «Qui ad Atene noi facciamo così».
Tra i passaggi più emblematici, uno risuona oggi con forza immutata: «Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private; ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private».
Oggi, di fronte all’irrompere di novità politiche spiazzanti, assistiamo al riaffiorare di vecchie angosce. È accaduto di recente con la vittoria della destra di AfD in Sassonia-Anhalt, territori segnati da un passato di dittatura comunista. Subito si è alzato il coro degli allarmi su un imminente “ritorno al nazismo”, con i media intenti a proiettare ombre inquietanti e la classe intellettuale pronta a insorgere.
La gente comune, tuttavia, resta largamente indifferente a questi anatemi. La sua preoccupazione non riguarda le etichette ideologiche di destra o di sinistra, ma la sostanza del presente e la tenuta del futuro. C’è stanchezza verso chi si professa democratico a parole senza dimostrarlo nei fatti, e verso chi guarda alle urne per garantirsi una presenza più che una effettiva volontà di risolvere le questioni: come arrivare a fine mese, come pagare le tasse, come trovare un lavoro che possa far nascere la speranza di un benessere futuro, il rispetto delle leggi e l’uguaglianza, come muoversi liberamente, e poter uscire di casa in sicurezza. Problemi reali che la democrazia ha il dovere strutturale di garantire.
Non basta fermarsi al momento del voto; bisogna capire e farsi capire. La politica deve ritrovare il coraggio di una visione del futuro e l’incisività dell’azione, liberandosi dal ricatto dei troppi compromessi. Il mondo cambia e occorre sapersi sintonizzare con lo spirito del tempo, senza guardare con terrore a fantasmi del passato che non torneranno: la storia, del resto, corre in un’unica direzione. Solo ripartendo da qui l’Europa potrà tornare a pronunciare, con autentico orgoglio, quelle parole: «Qui noi facciamo così».
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