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Anche in pieno agosto, non si ferma l’attenta opera di restauro della “Madonna del Parto e San Tomaso D’Aquino”, affresco della metà del XIV secolo, sito sulla seconda colonna meridionale della navata del Tempio di San Nicolò di Treviso, che la restauratrice Benedetta Lopez Bani sta eseguendo per conto del Rotary Club Treviso e dell’Ateneo di Treviso, che hanno finanziato l’intervento.

 

 

Tornano in luce preziosi dettagli

Proprio in questi giorni, l’affresco – eseguito tra il 1352 e un 1355 da un maestro emiliano – ha riservato alla restauratrice una felicissima sorpresa: «Il restauro ha messo in evidenza piccoli ma lucenti e corposi frammenti di lamina dorata sulla corona a raggiera del San Tomaso, che prima della delicata e minuziosa pulitura, non erano facilmente distinguibili.

 

È raro trovare ancora la presenza, anche se molto lacunosa e frammentaria, di queste preziose finiture di lamina con le quali l’artista ha realizzato ed arricchito l’opera più di 650 anni fa. Anche quella di Maria era dorata, in origine, ma ne rimane solo un’esile traccia. Per lo stato di conservazione generale in cui versano le colonne affrescate del Tempio, la considero una nota positiva». L’affresco, oltre ad aver fatto i conti con la patina del tempo, con l’umidità, con caratteristiche incisioni vandaliche ed alcuni iscrizioni eseguite a grafite grassa e sanguigna, presenta infatti un importante fenomeno di caduta del colore e un cattivo stato di conservazione generale.

 

 

 

 

Ma già l’accurata pulizia effettuata sulla superficie, effettuata dopo lo studio della superficie e l’adeguato progetto diagnostico – finanziati dal Rotary Treviso a corredo del restauro – hanno determinato la natura, la successione e lo spessore delle impurità e consentito un’operazione più accurata, che ha messo in rilievo dettagli prima appena percettibili, come i decori dell’abito della Madonna e alcuni caratteri nel libro aperto che il domenicano sostiene tra le mani.

 

Il lavoro della restauratrice, seguito in ogni fase dal dott. Luca Majoli (Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso) e da don Paolo Barbisan (Direttore Ufficio Beni Culturali), si concluderà a fine settembre.

 

Il restauro restituirà quindi numerosi particolari sorprendenti del magnifico affresco e infine l’integrazione pittorica, sempre riconoscibile e calibrata nel pieno rispetto della superficie originale e della sua storia, farà convivere i diversi gradi di conservazione del variegato tessuto pittorico trecentesco.

 

L’affresco

La scena raffigurata nell’affresco rappresenta Maria in tunica cangiante rosata, veste ampia tagliata sotto il seno, che evidenzia il suo stato di gravidanza. Le spalle sono coperte da un ricco mantello grigio – azzurro che le ricade morbidamente sulle gambe. Maria è adagiata, quasi abbandonata, su un avvolgente ed elegante trono con colonnine in marmo e capitelli ornati, è serena e quasi assorta nei suoi pensieri. È una madre. Il suo volto è incorniciato da un’elegante acconciatura raccolta, un finissimo velo trasparente le ricade sulla fronte; lo sguardo è attento e dolce, rivolto a chi la guarda.

Al suo fianco, San Tomaso d’Aquino veste il saio domenicano e sostiene un grande libro aperto.

 

 

A rendere particolare questo affresco, non è solo l’infinita dolcezza del volto della Madonna, ma anche il suo inequivocabile stato di gravidanza e la sua vicinanza a San Tomaso d’Aquino, richiamo alla dottrina tomistica sull’incarnazione.

 

La “Madonna del Parto”, soggetto ripetuto due volte nel tempio di San Nicolò, è uno degli affreschi trecenteschi di carattere votivo sulle colonne del tempio di San Nicolò, tutti accomunati dall’essere stati eseguiti da pittori, di scuola locale o di ambito emiliano, influenzati da Tomaso da Modena.

Villa Franchetti è il gioiello più prezioso di Preganziol, che si qualifica come “Città delle Ville”. Collega alla gloriosa storia della Serenissima, alla Famiglia Franchetti e a Isabella Teotochi, che amava soggiornare a Preganziol e animava un salotto letterario con i grandi artisti dell’epoca, come Foscolo e Canova.

 

Oggi, purtroppo, sia la Villa che il parco versano in uno stato di abbandono. È un danno incalcolabile all’immagine e all’economia potenziale. “Il Comune doveva e deve fare di tutto – sostengono gli esponenti di Preganziol Viva – per valorizzare questa risorsa, che può diventare volano dell’economia e dell’occupazione”.

 

Per fare ciò, Preganziol Viva propone di avviare un tavolo di lavoro con la Provincia di Treviso (l’ente proprietario), la Fondazione Cassamarca e possibilmente anche con l’Università di Venezia.

 

Allo stesso modo anche la Venaria Reale piemontese, ex residenza Sabauda capolavoro dell’architettura barocca, che vanta 10 milioni di visitatori l’anno, è stata finanziata con 200 milioni di euro; un investimento sostenuto in massima parte dall’Unione europea.

 

“Riflettiamo sul ritorno economico, in termini di lavoro, in termini di turismo e di immagine – continuano gli esponenti di Preganziol Viva. – Con noi tutto questo sarà possibile perché sappiamo come fare. Nella nostra lista si sono candidati dei tecnici, ma soprattutto Nicola Panarello, dipendente della Regione Veneto in distacco a Bruxelles, l’uomo chiave per questo sogno da realizzare!”.

 

Il progetto di valorizzazione e i lavori dovranno essere finanziati attraverso la prossima Programmazione POR-FESR 2020.

Il Comune da parte sua si dovrà rendere promotore del recupero della Villa e del Parco, e dovrà mantenerne la pubblica fruibilità, sia per i cittadini che per i visitatori.

 

La fruibilità pubblica è elemento cardine del progetto, non ci si può accontentare di un accesso saltuario, come è stato finora, affinché quanto promosso anche dal FAI sia solo il primo passo per far conoscere questo gioiello.

 

Poi aggiungono: “Non è possibile pensare di spendere dei soldi comunali per un bene del quale non siamo proprietari e del quale non abbiamo la piena disponibilità, come è stato fatto, ma non possiamo nemmeno rinunciare al suo rilancio. Si tratta di un’occasione già fin troppo rinviata che potrebbe essere la prima vera occasione di un rilancio alternativo del nostro territorio”.

 

La fonte di finanziamento Europeo, passa per due vie: una è la Regione, più consistenti e più facili da vincere. Poi ci sono i bandi a gestione diretta, quelli emessi da Bruxelles. Preganziol Viva promuoverà un tavolo di confronto, un consorzio tra Comuni, per un progetto, una necessaria strategia di sviluppo coi comuni limitrofi, ad esempio Casale sul Sile – Casier – Mogliano Veneto – Zero Branco.

 

“Il Comune ha perso in questi anni molti treni, varie opportunità. Questo con noi non succederà”, concludono.

Oggi, sabato 4 maggio, sarà inaugurato il cantiere di restauro della scalinata di Villa Emo. A restaurare una parte della scalinata saranno gli artigiani e i professionisti che CNA ha formato da gennaio ad oggi tramite il corso pratico-teorico di “Avviamento al restauro degli edifici di interesse storico artistico e monumentale”, iniziato il 12 gennaio scorso. L’intervento è stato approvato dalla Sovrintendenza. Il cantiere si chiuderà entro la seconda settimana di giugno (meteo permettendo).

 

CNA, con questo progetto che vede la partnership di Edilcassa Veneto e Cosvem, e la collaborazione del Credito Trevigiano e della Fondazione Villa Emo onlus, ha offerto a una quarantina di imprese e professionisti che hanno aderito l’opportunità di acquisire competenze specifiche per intervenire su edifici del valore di Villa Emo, sottoposti a vincolo della Sovrintendenza.
Gli artigiani da domani saranno impegnati nell’intervento di restauro degli intonaci delle spallette laterali e degli elementi lapidei della scalinata di Villa Emo. La scalinata era stata fino a qualche tempo fa ricoperta da un glicine che aveva rovinato gli intonaci. Su richiesta della Sovrintendenza il glicine è stato rimosso lasciando molto visibili i danni creati dalla pianta.

 

Per poter procedere a intervenire su un monumento tutelato, è stato effettuato uno studio scientifico sui materiali che ha permesso di ricostruire le ricette degli impasti e degli intonaci che il Palladio utilizzò nel ’500 su Villa Emo. Le 40 ore del cantiere consentiranno di eliminare i materiali che non sono compatibili, come il cemento utilizzato in uno degli ultimi restauri, e di sostituirli con materiali compatibili. Verrà fatta quindi una pulitura delle copertine di pietra che ricoprono il muro con l’eliminazione dei biodeteriogeni (alghe, muschi e licheni) utilizzando materiali di pulitura e protezione idonei ai lapidei presenti, il rosso di Verona e la scaglia rossa.

 

La direzione scientifica del progetto è stata affidata al dott. Pietro Rosanò, chimico. Tra i docenti del corso anche l’arch. Giorgio Sparisi e la restauratrice Marta Schiavinato.

 

Un ruolo importante nel progetto ce l’ha il Cosvem, consorzio che opera sul territorio dal 1985 e che attualmente associa 87 ditte artigiane che operano nell’ambito del restauro, del restauro monumentale, delle manutenzioni e delle costruzioni. Il Consorzio mette a disposizione gratuitamente l’allestimento e l’organizzazione del cantiere.

 

Il monumento è tornato a risplendere come 94 anni fa, quando il 4 novembre 1923 venne inaugurato sul sagrato della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio. Il sindaco Luigi Brugnaro mercoledì pomeriggio ha riconsegnato alla cittadinanza il Monumento ai Caduti di Carpenedo, oggetto di un restauro che si è concluso nelle scorse settimane. Alla cerimonia erano presenti anche la vicesindaco Luciana Colle, gli assessori Paola Mar e Massimiliano De Martin, i presidenti della Municipalità di Mestre Carpenedo, Vincenzo Conte, e di Favaro Veneto, Marco Bellato, oltre che il consigliere delegato allo Sport Matteo Senno e i consiglieri comunali Lorenza Lavini e Deborah Onisto. Presenti anche i labari e i gonfaloni di Assoarma Mestre, oltre che la Banda Musicale Ccrt di Tessera, che ha concluso l’evento con l’inno di San Marco.

 

 

Brugnaro: “Hanno sacrificato la vita per la nostra libertà, difendiamola giorno per giorno”

L’operazione di pulitura e recupero è stata finanziata dall’amministrazione comunale e permette ora alla cittadinanza di tornare a godere del monumento, rivestito in pietra d’Istria, realizzato dall’architetto-scultore Francesco Stecca: “Sono venuto qui perché desideravo che questo momento e questo monumento potessero rivelarsi prima di tutto un simbolo di libertà non solo da ‘dichiarare’ ma anche da ‘realizzare’ – ha dichiarato il sindaco Brugnaro dopo la benedizione del parroco don Gianni Antoniazzi – Questo restauro si è caratterizzato per tanti rimpalli di responsabilità, poi alla fine ci siamo stufati e abbiamo deciso di mettere sul piatto noi i soldi stanziando 20mila euro. Il recinto, l’area verde e tutto ciò che vedete sono stati recuperati con attenzione, anche per questo chiedo che il monumento venga rispettato da tutti. Simboleggia il sacrificio di chi ha perso la vita per la nostra libertà durante le due guerre mondiali. La stessa operazione l’abbiamo compiuta a Venezia con il monumento alla Partigiana davanti ai Giardini della Biennale, perché sono convinto che la libertà vada difesa giorno per giorno e la sua importanza la si scopra solo nel momento in cui la si perde. Ognuno di noi faccia un esame di coscienza chiedendosi quanto stia dando alla propria comunità. Al tempo – ha concluso il primo cittadino – sacrificarono addirittura la vita”.

 

 

 

La cerimonia è stata aperta dalle parole del consigliere delegato allo Sport Matteo Senno: “Sono orgoglioso di aver portato avanti questa operazione di restauro – ha sottolineato – Ho ritenuto doveroso ridare dignità a quello che è un simbolo di tutte quelle persone che, con altruismo e amore per la propria terra, hanno sacrificato la vita in nome della libertà. È importante ricordarlo tutti i giorni dell’anno, perché bisogna conoscere il passato per vivere bene il presente e progettare con lungimiranza il futuro. Sono questi i valori da insegnare ai bambini a scuola per farli crescere come cittadini con la C maiuscola”.

 

 

La statua venne costruita per glorificare i caduti della Prima guerra mondiale, incisi sui tre lati del monumento, ma, in seguito, venne dedicata anche a chi perse la vita durante il secondo conflitto mondiale, i cui nomi sono stati aggiunti sulla parte frontale del basamento. Il restauro conservativo ha riguardato non solo le parti lapidee e bronzee, ma anche la recinzione e l’area verde circostante.

 

 

L’assessore comunale ai Lavori pubblici, Francesca Zaccariotto, ha ricevuto ieri mattina a Ca’ Farsetti il professor Franco Laner, direttore tecnico delle opere lignee nel corso del recente restauro del Ponte dell’Accademia. All’incontro erano presenti anche i tecnici della Direzione Lavori pubblici del Comune di Venezia che hanno seguito i lavori e i rappresentanti delle ditte che hanno collaborato al restauro. L’appuntamento è stato l’occasione di ripercorrere, attraverso alcune immagini tratte dal libro di Laner Il Ponte dell’Accademia. Permanenza del provvisorio, le fasi salienti delle operazioni di restauro, durate sette mesi e conclusesi a fine agosto 2018, grazie al finanziamento di Luxottica Group.

 

“Il grande lavoro affrontato per dare nuova vita a questo storico ponte – ha esordito Zaccariotto – merita di essere ricordato. Per questo ringrazio, a nome dell’Amministrazione, tutti i soggetti che a vario titolo sono stati coinvolti. Per me è stato un privilegio partecipare a queste operazioni, che sono state un’occasione davvero unica per vedere i ‘misteri’ di un’opera d’arte straordinaria qual è il Ponte dell’Accademia”.

 

“Il successo di questa impresa – ha proseguito Zaccariotto – è merito della sinergia tra tutte le realtà, pubbliche e private, che hanno lavorato insieme: una formula vincente che ha permesso di consegnare l’opera nei tempi prestabiliti e senza mai creare disagi ai cittadini veneziani, ai pendolari, ai turisti”. Per tutto il periodo dei lavori infatti – ha ricordato l’assessore – il passaggio dei pedoni e delle merci sopra e il transito dei mezzi d’acqua sotto il ponte è stato sempre garantito, grazie a un’impalcatura pensata ad hoc dall’impresa, che ha permesso contemporaneamente che i lavori venissero eseguiti in sicurezza.

 

“Abbiamo lavorato in particolare – ha evidenziato Laner – sulla durabilità del legno, ricavando indicazioni utili proprio dalle patologie di questo materiale che abbiamo riscontrato”. “Una rinascita del ponte – ha concluso – che simboleggia Venezia stessa, che come la mitologica Fenice, dimostra sempre di sapersi rialzare”.

Ha riaperto i battenti, dopo i recenti lavori di restauro, la chiesa di San Beneto, gioiello del Sestiere di San Marco a Venezia, chiusa da quasi 40 anni.

 

La cerimonia ufficiale del taglio del nastro si è svolta questa mattina alla presenza, tra gli altri, dell’Assessore comunale al Turismo, Paola Mar, del presidente della Municipalità di Venezia Murano Burano, Andrea Martini, del delegato patriarcale ai Beni culturali di Venezia, don Gian Matteo Caputo, del presidente metropolitana di CNA Venezia, Giancarlo Burigatto, di Roberto Strumendo di Edilcassa Veneto, che ha finanziato i lavori, e dei rappresentanti della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, Francesco Trovò e Maria Cristina Dossi.

 

Con questo progetto – ha sottolineato Mar, nel ringraziare tutte le realtà coinvolte – si recupera il concetto stesso di bottega artigiana, del trasmettere saperi antichi, e si annulla la distanza tra la scuola e il cantiere. Interventi come questi sono la testimonianza che la città sa fare rete e lavorare insieme per poter restituire alla collettività luoghi storici, ma a volte quasi dimenticati come la chiesa di San Beneto. Un’operazione sperimentale che mi auguro possa fare da prototipo ad altre iniziative simili”.

 

Il progetto di restauro, ideato da Cna (Confederazione nazionale artigianato) di Venezia in collaborazione con la Diocesi, ha previsto una fase teorica di 12 ore nella quale sono stati spiegati i beni oggetto di intervento dal punto di vista storico-comparativo, le tecniche di realizzazione dei singoli manufatti, i materiali costitutivi degli stessi e le tecniche di restauro da utilizzare, e una pratica in cantiere di 208 ore, circa 26 giorni. Gli interventi, che hanno interessato la pavimentazione della navata centrale e degli altari e la manutenzione degli altari stessi, sono stati realizzati da cinque ditte artigiane locali che hanno lavorato fianco a fianco, mettendo a disposizione le proprie specifiche competenze nell’ambito del restauro artistico, delle opere di edilizia, della gestione e tutela del legno, della costruzione e del ripristino di pavimenti alla veneziana, della pittura.

 

E’ una grande gioia – ha aggiunto Martini – poter rientrare dopo molti anni in un questo luogo importante per la città, un gioiello che torna a splendere grazie alla maestria e al lavoro sinergico di varie realtà veneziane che operano nell’artigianato. Un artigianato che per Venezia è molto importante e che va sostenuto e tutelato perché possa proseguire”.

 

Sulla necessità di trasmettere capacità e competenze artigiane, coinvolgendo sempre di più i giovani, si sono concentrati gli interventi di Burigatto e Strumendo, mentre Trovò ha messo l’accento sull’importanza del “saper fare”, senza il quale non ci può essere conservazione del patrimonio artistico, storico e culturale della città.

 

La chiesa di San Beneto – ha infine precisato Caputo – è ora aperta al pubblico, anche se al momento non c’è ancora un programma preciso di visite e di utilizzo per il culto.

 

Quindici uomini al giorno impegnati ininterrottamente per sette mesi hanno realizzato nei tempi previsti il restauro del Ponte dell’Accademia. L’inaugurazione è avvenuta questa mattina

 

Alla cerimonia del taglio del nastro, officiata dal delegato patriarcale monsignor Orlando Barbaro, hanno preso parte il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, il prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, il vicepresidente e il direttore alle Risorse umane di Luxottica Group, Luigi Francavilla e Piergiorgio Angeli, l’amministratore delegato dell’impresa edile Salmistrari, Giovanni Salmistrari, nonché il direttore comunale ai Lavori pubblici, Simone Agrondi, davanti ai rappresentanti delle autorità civili e militari e di numerosi cittadini e visitatori. Erano presenti inoltre la vicesindaco Luciana Colle e gli assessori Paola Mar, Michele Zuin, Giorgio D’Este, Paolo Romor, Renato Boraso, i consiglieri delegati Giovanni Giusto e Paolo D’Anna e alcuni consiglieri comunali.

 

“L’aspetto fondamentale di questo cantiere – ha spiegato Agrondi – è stato come siamo intervenuti: l’innovazione più importante è stata quella di aver garantito, durante tutto il restauro, il passaggio dei pedoni e delle merci sopra e il transito dei mezzi d’acqua sotto il ponte, con un’impalcatura pensata ad hoc dall’impresa, che ha permesso contemporaneamente che i lavori venissero eseguiti in sicurezza. Tutti gli interventi nascondono imprevisti – ha proseguito Agrondi – e anche in questo caso ci sono stati, ma ne siamo usciti facendo lavoro di squadra, ognuno per il proprio ruolo: impresa, direzione lavori e azienda sponsorizzatrice”.

 

Agrondi ha infine sottolineato che almeno per i prossimi 10 anni non sono previsti interventi di manutenzione straordinaria, proprio per gli accorgimenti tecnici con cui è stato eseguito il restauro, e ha assicurato invece che il Comune si occuperà di una puntuale manutenzione ordinaria.

 

Un grazie alle maestranze è stato espresso anche da Salmistrari: “I nostri uomini si sono impegnati anche ad orari non consoni e in un periodo in cui il clima non era certo dei migliori”, a cui è seguito l’intervento di Piergiorgio Angeli: “Per noi è una grande emozione essere qui oggi, con il cavalier Francavilla, a rappresentare Luxottica e particolare il nostro presidente, cavalier Leonardo Del Vecchio, di cui porto i saluti e i ringraziamenti. Per noi questo restauro è un grande gesto di affetto per Venezia e per i veneziani”.

 

“La prima parola è grazie – così si è rivolto poi il sindaco Brugnaro ai rappresentanti di Luxottica – siamo qui oggi per raccontare la storia di un ponte, ma anche il grande esempio di un’azienda che ha finanziato il restauro senza nemmeno chiedere che ci fosse la propria pubblicità affissa”.

 

Il primo cittadino ha infine colto l’occasione per presentare ufficialmente alla città il prefetto Zappalorto, a cui ha dato la parola conclusiva della cerimonia. Zappalorto ha ricordato in particolare il momento in cui firmò, in qualità di commissario straordinario di Venezia, la convenzione per il restauro del ponte e ha sottolineato come il progetto sia stato elaborato dai tecnici del Comune, portandolo quale esempio di come si lavora e di come un’amministrazione pubblica può rendere un grandissimo servizio alla propria città.

 

Tempi del restauro rispettati: mercoledì 29 agosto, alle ore 10, alla presenza del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, si terrà la cerimonia di riapertura del Ponte dell’Accademia a seguito dei lavori di ristrutturazione eseguiti grazie alla donazione di Luxottica Group.

 

Sabato 25 agosto, dalle ore 00.15 alle 9, sarà interrotto il transito pedonale sul ponte per consentire lo smontaggio dei ponteggi.

 

Modifiche alla circolazione acquea

Sabato 25 agosto, dalle ore 00.15 alle 6.15, per il disallestimento della parte centrale del cantiere, sarà interdetta la navigazione sotto il Ponte dell’Accademia a tutti i mezzi sia a remi che a motore, compresi i mezzi Actv e Alilaguna, ad eccezione dei mezzi del Pronto intervento in servizio di emergenza. Lo stesso divieto sarà in vigore martedì 28 agosto, sempre dalle 00.15 alle 06.15, per la rimozione dei pali guardiani.

I proprietari delle ville venete colpite dagli eventi calamitosi di questa ‘pazza estate’, possono contare su un aiuto in più: un contributo a fondo perduto dell’Istituto regionale per le Ville Venete per interventi di ripristino dei danni subiti, fino a un importo ammissibile di 150 mila euro. Il contributo potrà coprire fino al 30 per cento della spesa ammessa, percentuale che sale al 50 per cento se l’immobile è di proprietà pubblica o gestito da ente pubblico. A richiamare l’attenzione su questa forma di sostegno ai proprietari delle oltre 1800 ville venete vincolate disseminate nel territorio regionale è l’assessore alla Cultura Cristiano Corazzari.

 

“L’istituto regionale Ville Venete ha pubblicato proprio in queste settimane estive i bandi per mutui e contributi a cui possono accedere i proprietari – sottolinea Corazzari – La somma complessiva a bilancio ammonta a 1.616.755 euro, di cui 210.285 riservati a contributi a fondo perduto per quei proprietari che affrontano interventi di riparazione a seguito di danni provocati da calamità naturali, oppure che necessitano di interventi di restauro. Questa è una opportunità da conoscere e da cogliere – prosegue l’assessore – in una stagione di severo contingentamento delle risorse pubbliche. Penso a immobili prestigiosi come Villa Badoera di Fratta Polesine, colpita dal nubifragio del 16-17 luglio che ha danneggiato il muro di cinta: il bando dell’Istituto regionale Ville Venete potrà dare una mano al ripristino del monumento palladiano, a beneficio dell’intero territorio polesano”.

 

Sono tre i bandi pubblicati dall’Istituto regionale per le Ville Venete: uno per mutui di durata quindicennale per interventi di manutenzione e restauro, che prevede finanziamenti fino a 300 mila euro (tetto elevabile a 500 mila euro nel caso di lavori eccezionali); e due per contributi a fondo perduto. L’Irvv, attualmente commissariato dalla Giunta regionale, ha previsto un bando ad hoc per interventi di riparazione dei danni provocati da calamità naturali, con contributi a fondo perduto fino a 45 mila euro. Le domande dovranno pervenire entro il 31 ottobre 2018.

La Giunta comunale ha approvato, su proposta dell’assessore ai Lavori pubblici Francesca Zaccariotto, il progetto definitivo del ripristino strutturale del Ponte della Zecca a San Marco.

 

Nello specifico si tratterà di un investimento di un milione di euro per andare a sistemare una struttura che mette in relazione la sponda est del Molo della piazzetta di San Marco con la sponda ovest della parte del molo che fronteggia i giardini reali.

 

Un ponte caratterizzato da una struttura metallica realizzata alla fine del XIX secolo costituita da elementi in ghisa lamellare grigia o “ghisa acciaiosa” che oggi giace in uno stato di degrado dovuto alla corrosione dovuta sia all’ossidazione che all’effetto del dilavamento provocato dall’acqua marina.

 

“L’intervento – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Francesca Zaccariotto – è stato uno di quelli che il sindaco Luigi Brugnaro ha chiesto venisse eseguito, tra le priorità, non appena fosse stato reperito l’importante importo per la sua esecuzione. Oggi, grazie ai fondi del Patto per la Città, possiamo finalmente destinare un milione di euro per dare avvio a lavori che renderanno ancora più bello e sicuro uno dei ponti storici di Venezia. Nello specifico – continua Zaccariotto – andremo a rimuovere la passerella provvisoria, ripristinando il percorso originario a livello della pavimentazione della fondamenta, mantenendo le strutture in ghisa originali a testimonianza della storicità del manufatto. Non esistendo però più la necessità di alzare la parte centrale del ponte, come era previsto nella sua forma iniziale, si andrà a realizzare un ponte pedonale su unica campata, da sponda a sponda, creando un nuovo sistema di fondazioni con cordolo in calcestruzzo di fondazione e pali trivellati. Sarà poi interamente restaurato il parapetto storico e verranno integrate le parti mancanti o irrecuperabili. Proprio nell’ottica di non alterare in modo troppo evidente la monumentalità della struttura storica – conclude Zaccariotto – è stato deciso di realizzare, al fine di rispettare le norme di sicurezza, un contro-parapetto con profilati tubolari e traversi, posti ad altezze tali da non interferire con la visuale del manufatto storico. Un’altra promessa mantenuta, un altro pezzo della nostra città che torna al suo antico splendore”.

 

 

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