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Lo scorso aprile la nostra redazione si era occupata dei lavori intorno alla Basilica di San Marco allo scopo di impedirne l’allagamento. Ora, a distanza di poco più di due settimane dalla posa dell’ultima delle 78 paratie a difesa e protezione dalle alte maree, ritorna sull’argomento.

 

 

A Venezia, dopo circa 16 anni dalla posa della prima paratia del Mose, all’alba del 30 gennaio 2019 è stata posata in mare l’ultima delle 78 a difesa e protezione dalle alte maree, che entrano in funzione quando il livello medio del mare supera i 110 cm SLM.PS, fino al raggiungimento dei 3 metri.

 

Il 29 gennaio 2019 Hydro Air Bank srl, invece, ha collaudato, con esito positivo, il funzionamento delle 4 barriere automatiche antiallagamento realizzate a protezione dei preziosi mosaici del Nartece della Basilica di San Marco.

 

Le quattro barriere automatiche antiallagamento, chiamate da molti quotidiani Mini Mose sono state commissionate da ECF Group per il Consorzio Venezia Nuova, il 29 maggio 2018, alla Hydro Air Bank srl, azienda leader e unica in Italia, del settore, nella realizzazione di protezioni antiallagmento automatiche, che in soli otto mesi ha studiato, progettato e posato queste chiusure antiallagamento automatiche.

 

Posizionate nei gatoli, cunicoli sottostanti al Nartece che servono a convogliare le acque chiare, attraverso le forine, in piazza San Marco verso il mare, impediranno all’acqua alta di creare quel reflusso di acqua salata tipico delle alte maree superiori ai 65 cm SLM.PS.

In questo modo si andranno a evitare quei pericolosi allagamenti che con l’umidità salmastra di risalita continuavano a compromettere rovinosamente i preziosi mosaici del Nartece.

 

L’apertura del cantiere in San Marco per la posa delle barriere H.A.B. è avvenuta lo scorso 8 ottobre, malgrado le notevoli interruzioni causate in prima battuta da differenti modalità di coordinamento del lavoro fra le varie imprese coinvolte nella gestione dei cantieri, e in seconda battuta dalla straordinaria acqua alta del 29 ottobre 2018.

 

In soli 8 mesi dalla progettazione, HAB ha comunque permesso l’entrata in funzione dei suoi dispositivi antiallagamento automatici, garantendo la protezione del Nartece da ben il 75% delle alte maree.

 

Le barriere HAB dovrebbero essere inaugurate ufficialmente a breve.

Oggi, una delegazione M5S, composta dalla sen. Orietta Vanin e dai consiglieri comunali Sara Visman e Davide Scano, ha incontrato a Milano il ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, per un confronto sulle più importanti tematiche che coinvolgono la città lagunare: Mo.SE, Grandi Navi, Porto e Aeroporto.
“Siamo contenti che il ministro abbia chiesto di incontrarci, dopo gli incontri già avuti con l’Autorità di Sistema Portuale e il Sindaco, data l’estrema importanza di Venezia e dei suoi problemi di salvaguardia. Abbiamo rappresentato al Ministro l’esigenza innanzitutto di analizzare tutte le ipotesi sul tavolo, nessuna esclusa, per la gestione della crocieristica, secondo il criterio costi-benefici e il minor impatto ambientale!
Abbiamo ribadito la necessità di ripristinare la figura del Magistrato alle Acque per la gestione futura del Mo.SE nonché per mantenere le funzioni di salvaguardia delle acque lagunari” ha dichiarato la consigliera Visman.
“Abbiamo evidenziato al Ministro l’anomalia del Porto di Venezia, unico in Italia a non aver ancora ottemperato alla Legge n. 84/1994 per l’aggiornamento del PRP, risalente al 1908 per le aree della Marittima. Per quanto attiene il Mo.SE abbiamo chiesto, sull’esempio delle concessioni autostradali, di vagliare la possibilità di render pubblica tutta la documentazione tecnica così da stimolare i politecnici di tutto il mondo a darci suggerimenti per eventuali migliorie e correzioni” così il capogruppo Scano.
La senatrice Vanin ha sottolineato, infine, la scorrettezza del Sindaco Luigi Brugnaro nel non convocare il Comitato di pilotaggio per la relazione da consegnare il 1° dicembre a Parigi all’UNESCO, come richiesto più volte dal Sindaco di Chioggia Alessandro Ferro.
Il confronto proseguirà fattivo ora anche su altri temi sul tavolo.

Le criticità del Mose sono state esaminate durante un vertice tecnico convocato dal Provveditore alle Opere Pubbliche Roberto Linetti.

 

Le criticità più importanti sono i buchi scoperti nelle tubazioni del cassone Malamocco, che si trova a 14 metri sotto il livello del mare, che devono essere riparati.

 

Non solo questo, ma gli “steli” hanno segni di corrosione e anche parte delle cerniere (garantite cento anni) in alcuni casi si sono deteriorate in 14-15 anni. Danni anche questi da riparare.

 

Inoltre verrà dato il via ai lavori per costruire gli impianti e i sistemi di aerazione dei corridoi subacquei, e per azionare il meccanismo che farà sollevare le paratoie di Treporti, che hanno solo un impianto provvisorio, e le schiere di Malamocco e Chioggia, che non hanno ancora nulla.

 

L’ultimo cronoprogramma prevedeva la fine lavori per dicembre 2018, ma i ritardi ormai sono forti.

 

 

Fonte: La Nuova Venezia

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In contemporanea con l’annuncio su Facebook del Presidente Zaia, di aver inviato al ministro per gli affari regionali la proposta di legge delega per l’autonomia del Veneto, abbiamo letto sulle agenzie l’annuncio del presidente della Liguria Toti di avvio del percorso dell’autonomia come scelta strategica sul fronte della portualità, affinché Genova diventi ‘il principale crocevia delle merci in movimento nel Mediterraneo e verso i mercati del centro e nord Europa’.

 

Non sembra invece che chi governa il Veneto abbia presente quanto sia altrettanto strategico restituire al porto di Venezia l’accessibilità nautica, sacrificata sull’altare della salvaguardia affidata al sistema MOSE, per cogliere la straordinaria opportunità che esso sia il punto di arrivo della via commerciale della Seta e possa competere alla pari con i porti del Nord Europa (oltre che di Atene e Instanbul). Accessibilità possibile solo con la realizzazione del VOOPS (Venice offshore onshore port system), di cui però Zaia non sembra interessarsi.

 

Eppure, senza difendere fermamente la centralità per tutto il Nordest del rilancio di quello che fu per secoli l’asset strategico della potenza della Serenissima, cioè il suo porto tra Europa e Oriente, neppure il valore dell’autonomia e dell’autogoverno che Zaia si accinge ad esigere potranno esprimere tutte le ricadute positive che auspichiamo per il bene dei Veneti di oggi e delle future generazioni. Rimanendo fedeli alla vocazione di Venezia, città che – riprendendo le parole rivolte nel 1198 da una delegazione di messi veneziani a Papa Innocenzo III – “non si preoccupa d’agricoltura, ma piuttosto rivolge i propri sforzi alla navigazione e ai commerci”.

(“Nostra civitas non agricolturis inservit, sed navigiis potius et mercimoniis est intenta”).

 

Simonetta Rubinato

La ruggine sta corrodendo il MOSE. La corrosione ha colpito principalmente le cerniere delle paratoie di San Nicolò ferme in fondo al mare da anni.

I problemi sono stati rilevati anche dal Consorzio Venezia Nuova, che ha individuato molti punti di criticità e per sistemarli occorrono 100 milioni di euro.

Altri 28 milioni sono necessari per sostituire le porte subacquee della conca di navigazione di Malamocco. I soldi però non ci sono.

Insomma il MOSE costruito per salvare Venezia dalle acque alte rischia di annegare la città nei debiti.

Fonte: La Nuova Venezia

“A seguito della notizia diffusa dalla stampa nei giorni scorsi in merito all’esistenza di un corposo dossier, redatto dai commissari straordinari del Consorzio Venezia Nuova e contenente le innumerevoli criticità del Mose, ho inviato una richiesta di accesso agli atti  al Ministero delle Infrastrutture e all’ex Magistrato alle Acque per poter visionare i dieci punti critici segnalati nel dossier.

 

 

Con mia grande sorpresa scopro oggi dalla risposta ricevuta dal Provveditore capo Linetti che questa documentazione non è mai stata trasmessa al Provveditorato per le opere pubbliche del Veneto, il che è davvero grave se consideriamo che sugli interventi di salvaguardia di Venezia l’ex magistrato ha primaria competenza e che sul Mose dovrebbe quindi svolgere un’attenta vigilanza!

 

 

Da quanto riportato dalla stampa, quelli contenuti nel dossier sul Mose sarebbero dati allarmanti che confermerebbero i gravi danni subiti dalla struttura, per una previsione di  spesa di 100 milioni di euro: soldi che vanno ad aggiungersi agli oltre 5 mld di euro spesi finora dallo Stato per un’opera che avrebbe dovuto salvare Venezia dall’acqua alta e che invece ha finito per prosciugare le casse pubbliche.

 

 

Tutto quello che si poteva guastare nel Mose si è già guastato, a partire dalle cerniere (secondo le perizie metallurgiche sarebbero già irrimediabilmente  danneggiate e corrose) e ai tubi sott’acqua, già ossidati.

 

 

Mi chiedo ora  chi pagherà il conto di questo folle sperpero di risorse pubbliche e chi si assumerà la responsabilità di una gestione fallimentare e fraudolenta, ai danni dei cittadini.”

 

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