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Il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha partecipato, oggi a Roma, alla riunione della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province Autonome.

 

Al termine, il Governatore ha rilasciato alcune dichiarazioni.

 

Zaia su autonomia

 

 

Zaia su soluzioni a carenza

 

 

 

 

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In questi giorni, se siete fortunati, potrebbe capitarvi di imbattervi in un signore dai tratti austriaci, con tre dolcissimi asinelli al seguito. Si tratta di Gerd, originario di Graz, che sta attraversando la nostra penisola a piedi, in direzione Sud.

 

Una nostra cara lettrice di Cimadolmo ha avuto il piacere di incrociare il suo cammino e di aggiungere un posto a tavola per farsi raccontare la sua storia.
E noi, sempre ben propensi ad arricchire il nostro giornale di curiosi aneddoti, ci siamo fatti raccontare l’incontro.

 

Ciao Katia, sappiamo che hai avuto il piacere di imbatterti in Gerd e la sua allegra compagnia. Ma come sei venuta a conoscenza della sua storia e soprattutto a riconoscerlo?

In questi giorni mia zia ha letto su Facebook di questo signore che sta attraversando a piedi l’Italia. In questo Post c’era scritto che sicuramente non avrebbe fatto del male a nessuno e anzi, che se qualcuno lo avesse incontrato avrebbe fatto bene a offrirgli un po’ di cibo o del pane per gli asinelli. E insomma mercoledì mattina, intorno all’ora di pranzo, mia zia e mio zio lo hanno avvistato sull’argine che costeggia casa nostra e si sono avvicinati a lui, invitandolo a unirsi a noi per pranzare.

 

Immagino quindi che avrai avuto modo di incontrarlo e di farti raccontare da dove è partito e come mai ha scelto di intraprendere questo viaggio?

Certo! Cercando di parlare un po’ in tedesco e un po’ in inglese, io e mia sorella abbiamo iniziato a chiedergli la sua storia, visto che appunto non è un cosa che capita tutti i giorni. Gerd ci ha raccontato che questo suo viaggio è iniziato a ottobre, quando è partito dall’Austria, dove ha lasciato moglie e figli ad aspettare il suo ritorno. E ora mira ad arrivare in una fattoria di Firenze, dove Olga, l’asina, partorirà un baby donkey, come lo chiamava lui. Lì si fermerà per un periodo e poi proseguirà alla rotta del Sud.

 

Lui questo viaggio lo sta percorrendo da solo? Intendo, lui e i suoi asini soltanto?

Sì, è così. Ci ha raccontato di aver preso questa decisione per cambiare vita, perché a un certo punto si è reso conto di quanto la natura e soprattutto il contatto con gli animali possano regalare. Infatti ho notato che mentre mangiava con noi, si alzava spesso per controllare come stavano i suoi ciuchini, sebbene avesse visto che il giardino fosse recintato e il cancello d’ingresso fosse chiuso.

 

Sicuramente avrete avuto modo di raccontarvi un sacco di cose. La mia curiosità è come ha organizzato il suo viaggio e il suo itinerario.

Questo è interessante! Gerd ha scelto di non portare con sé il cellulare, per cui non ha alcune connessione internet. È partito infatti solo con una cartina e addirittura usa il compasso per capire un po’ la distanza da raggiungere. Anzi, qui mi sento di dire a chiunque lo trovasse in giro di dargli del cibo e soprattutto prestargli il cellulare per una veloce telefonata a casa.

Mi raccontava che comunque muoversi qui è un po’ complicato, perché il nostro territorio è un groviglio di stradine. Però nonostante questo, e se il tempo glielo permette, percorre una ventina di chilometri al giorno. Infatti, in questi ultimi giorni di pioggia la sua preoccupazione maggiore era quella di mettere al riparo gli asinelli sotto una sorta di capanna improvvisata di volta in volta, grazie ad alcuni teli che si porta appresso.

 

Gert ti ha raccontato tante belle cose positive. Al contrario, ti ha parlato di qualche imprevisto o difficoltà?

No, no. Al di là che mi è sembrato una persona che si adatta un po’ a tutte le situazioni. Per lui è stata una grande ricchezza anche la semplice scatoletta di tonno che inizialmente gli avevamo offerto, prima di invitarlo a unirsi a noi per il pranzo.

Ecco, Gerd ha uno sguardo gentile ed è una persona riconoscente. Mia nonna gli ha regalato un paio di vecchi pantaloni e lui l’ha ringraziata mille volte, come l’ha ringraziata mille volte per il pane dato agli asinelli e per il piatto di pasta e la bistecca che ha mangiato. Quello che mi sento di augurargli è che possa incontrare sempre persone disponibili e accoglienti.

 

Diversamente, potrebbero esserci persone che lo criticano, soprattutto sapendo che l’asina è incinta e deve affrontare un viaggio così lungo. 

In realtà, anche se è all’ottavo mese di gravidanza, l’asina sta benissimo. E poi non sono tre ciuchini qualsiasi, ma sono una vera e propria famiglia, perché sono mamma, papà e figlio, oltre a quello in arrivo.

 

E come ti sono sembrati questi tre compagni di viaggio?

Sicuramente molto amichevoli. Si facevano avvicinare e accarezzare. E sono anche molto intelligenti! Mi ricordo questo: a un certo punto ha iniziato a piovere e loro si sono messi sotto la tettoia della casa.

Se dovessero incontrare famiglie o bambini sarà per loro una gioia conoscere Enzo, Burrito e Olga.

 

Un’ultima domanda: come vi siete salutati?

Augurandogli buona fortuna e ringraziandolo per aver portato l’inusuale dentro a una giornata qualsiasi condividendo con me  la mia famiglia questa sua esperienza.

È stato bello mettersi in contatto con la diversità, che in questo casa si trattava di un signore che ha deciso di essere libero, di cambiare vita, di prendere e di fare questo cammino. Sicuramente dovrà confrontarsi con tante sfide, come il tempo atmosferico, l’ostilità o le critiche di certe persone, che potrebbero non comprenderlo oppure non condividere questo suo percorso. Ma gli auguro tanta fortuna. Per questo lo abbiamo messo in contatto con un amico di famiglia che abita poco distante da noi, e ha una azienda agricola con tanti terreni, come prossima tappa del suo viaggio.

 

 

Il moglianese Lucio Carraro, uomo di cultura e da sempre autore di libri, insieme a Sandro Del Todesco Frisone, anch’egli scrittore e con un passato da sportivo, ha fondato la lista civica Il Ponte, che parteciperà alle prossime elezioni amministrative in appoggio al sindaco uscente Carola Arena.

 

Lucio Carraro ha concesso alla nostra testata una intervista nella quale spiega perché si è deciso ad affrontare questa prova politica e quali sono i suoi obbiettivi per il futuro di Mogliano.

 

Carraro, la domanda che alcuni concittadini si pongono è perché due uomini di cultura e con un ormai lontano passato politico, hanno deciso di tornare alle luci della ribalta presentandosi con una loro lista civica a queste elezioni amministrative?

Pensiamo che Mogliano stia vivendo la sua terza stagione politica dopo quelle che hanno fatto i servizi per anziani, il centro socio sanitario e il centro anziani. Noi vogliamo dare un contributo perché rappresentiamo un passato di cui siamo fieri, vogliamo essere un ponte con le nuove generazioni e prospettiva per il futuro, da qui il nome dato alla lista,  Il Ponte.

 

Perché, a prescindere dalle vostre convinzioni politiche, avete deciso di schierarvi con questa amministrazione uscente?

Questa amministrazione è riuscita a portare a termine opere importanti sia in centro che in periferia, quali le piste ciclabili e la piazza a Campocroce. Mogliano sta diventando la città del benessere che si qualifica dal punto di vista architettonico con una vocazione legata alla sostenibilità. Sono state realizzate opere e realizzate bene, esempio ne è il rifacimento della sala del Centro Sociale con accorgimenti estetici interessanti, la piazza del mercato riqualificata anche con un sistema parcheggi ed il centro anziani. Mogliano sta diventando un modello di sviluppo compatibile con le esigenze della città.

 

Voi con la lista civica Il Ponte come intendete contribuire a questo nuovo progetto, inteso a cambiare il volto della città?

Noi intendiamo dare un contributo culturale con nome e cognome, quindi quale cultura  e come vogliamo farla, ad esempio il nuovo centro culturale all’Ovest nell’ex SPIM.

E ancora il progetto della Cittadella dello Sport, già messo a bilancio,  dove i giovani potranno integrare sport e cultura. Porre attenzione al disagio, al problema degli anziani con  la realizzazione del Cohousing che riteniamo fondamentale. Il concetto deve essere ospitalità e non ricovero, Scolarità, come risolvere la decrescita e come affrontare l’integrazione. Attenzione alle povertà ed alle associazioni di volontariato, progetti che cambieranno il volto della città.

 

Infine, come pensate di poter essere utili a risolvere il problema ormai assillante dell’inquinamento e quello legato alla chiusura dei negozi di vicinato?

Ci proponiamo come valore aggiunto specialmente con i molti giovani in lista con noi. Vogliamo affrontare il problema alimentare con l’aiuto di slow food che sviluppa delle buone pratiche sul cibo. In lista con noi ci sono due agricoltori che intendono prodigarsi sul problema del cibo e sull’abbattimento dell’inquinamento derivante dagli allevamenti e dall’agricoltura.

Vogliamo creare una città sociale e culturale incrementando anche lo sviluppo e la salvaguardia dei negozi del centro storico e in periferia.

 

Chi sono i candidati della lista civica Il Ponte

Carraro Ferruccio (detto Lucio), Del Todesco Frisone Sandro, Bison Otello, Bocchi Jacopo, Cecilian Alberta, Delfini Alessandro, Dittadi Alessandro, Endrizzi Enrico, Fighera Fiorella, Marchi Antonietta, Mariano Giorgia, Michielan Elisa, Scandolin Luigi, Soci Marta, Zanellato Matthias, Zuccon Stefania.

Domani, sabato 9 febbraio, dalle ore 10 nell’Atrio M9 – Museo del ’900 sarà possibile assistere alla proiezione di una selezione delle interviste, realizzate nel 2013 su iniziativa del Comune di Venezia, per ricordare l’esperienza dell’esodo giuliano-dalmata nella ricorrenza della firma del trattato di pace, il 10 febbraio 1947, che ha assegnato Istria, Fiume e Dalmazia all’allora Repubblica popolare jugoslava.

 

Il passaggio al regime di stampo comunista comporta ulteriori cambiamenti sul piano economico, sociale, politico, culturale e amministrativo che vedono al contempo il rafforzarsi dell’apparato repressivo poliziesco. Il clima di tensione e sospetto si amplifica, portando alla negazione delle libertà individuali fondamentali che contribuisce a spingere all’esodo oltre 250.000 istriani, fiumani e zaratini. L’esperienza dell’esodo e delle vittime della tragedia delle foibe (il cui numero di vittime è stimato tra le 4 e le 5.000) è ciò attorno cui ruota il Giorno del Ricordo.

Il progetto ha dato origine all’Archivio del ricordo. Memorie giuliano-dalmate a Venezia: un archivio virtuale di documenti e testimonianze in video-interviste, realizzato grazie anche al coordinamento con alcune associazioni e alle indagini storico-culturali di Antonella Scarpa.

In seguito alla firma del trattato di pace del 1947, a Roma viene costituito il Comitato nazionale per i rifugiati italiani, il quale genera poi l’Opera per l’assistenza dei profughi giuliani e dalmati. L’ente avvia da subito, affiancandosi ad altri istituti, un ampio programma edilizio: solo a Venezia vengono realizzati circa 2.000 appartamenti, ma il numero maggiore di alloggi viene raggiunto a Marghera (con oltre 300). Gli esuli iniziano a stabilirsi nel veneziano solo dopo essere passati per i Centri di raccolta profughi: attorno a Venezia ne vengono stabiliti quattro che nel complesso vedono transitare un alto numero di persone. Di queste, oltre 8.000 si fermano nell’area del Comune, tra città storica e terraferma. La raccolta di testimonianze orali cerca di restituire uno spaccato su questa complessa esperienza che ha segnato la storia italiana e del confine orientale.

Come sei capitata a vivere a Mogliano Veneto?

 

Sono venuta a vivere a Mogliano perché nel 1993 ho inciso un album allo Studio Condulmer, studio creato a fine anni ’80 da quello che è diventato mio marito, Enrico Monti. Lo Studio, dal respiro internazionale, ospitava all’epoca moltissime star degli anni ’80,’90 e 2000 tra cui ad esempio Vasco Rossi che ha composto proprio lì i suoi più grandi successi come Sally e tanti altri (come ha recentemente dichiarato egli stesso sulla sua pagina Facebook ndr).

 


Sei considerata “donna di mondo”, hai visto molte città, in cosa si distingue la provincia di Treviso?

 

Treviso è una città speciale, io la chiamo la “piccola Parigi” perché ha una dimensione molto equilibrata e vivibile, architettonicamente parlando è meravigliosa. Piazza dei Signori è uno dei miei posti preferiti, anche il Quartiere Latino mi piace moltissimo. Parigi mi piace tanto e la raggiungo spessissimo ma Treviso ha una qualità della vita che è impagabile.

 

Che rapporto hai con i Veneti ed i trevigiani?

 

Con il tempo ho imparato a conoscerli.  I primi anni, quando mi ero appena trasferita a Mogliano, non frequentavo molto la città e non avevo molti amici in zona perché ero spesso all’estero. Quando sono rimasta incinta ed è nato mio figlio Luca Maria le mie amicizie si sono ampliate. Certo è che da genovese quale sono ho avuto un po’ di difficoltà all’inizio perché noi siamo completamente diversi dai veneti; ovviamente come in tutte le regioni ci sono grandi differenze e ci sono i pro e i contro.

Non si può generalizzare tra i pro i contro, però qui magari si tende a proteggere un po’ di più la propria sfera privata. I genovesi sono invece molto chiusi ed è difficile entrare in confidenza con loro ma una volta che un genovese diventa tuo amico non lo perdi più.

 

Pensi che nel trevigiano ci siano strutture adatte a concerti?

 

Ci sono delle strutture per i concerti, a Treviso è stato organizzato l’Home Festival, che è un festival molto interessante che prenderà sempre più piede.

 

 

Cosa ne pensi della moda e della cucina nel Veneto?

 

In Veneto si mangia benissimo anche se a me non piacciono le cose particolarmente ricche di nutrienti. Quando penso al Veneto penso al radicchio che mangerei tutti i giorni, in tutti i modi e in tutte le salse.

 

 

Qual è il tuo rapporto con Venezia?

 

Venezia è una città meravigliosa anche se è una città dove non abiterei mai, solo se ci nasci probabilmente la ami follemente. Passare una giornata a Venezia ti porta in un’altra dimensione, sembra di essere in un altro pianeta tanto è bella artisticamente parlando; smuove gli animi e può farti diventare allegro, euforico, depresso, dipende come la vedi.  Se la vedi con il sole o la pioggia. Io l’ho vista in tutti i modi ed è una delle poche città che ti smuove dentro qualcosa.

 

Frequenti le Dolomiti?

 

Anche le Dolomiti sono un altro posto magico, penso a Cortina D’Ampezzo dove passo moltissimo tempo, tutte le mie vacanze sono là, c’è anche da dire che l’Alta Badia la apprezzo molto.

Cortina è una meraviglia, soprattutto il centro (ride ndr) e paesaggisticamente parlando è uno spettacolo.  Siccome mi sono rotta i legamenti sciando ho iniziato ad apprezzarla molto anche in estate, periodo nel quale mi piace fare ferrate e passeggiate con tutta la famiglia.

 

Quali sono i progetti a cui hai collaborato recentemente?

 

Il 6 dicembre esce in Francia il film a cui ho preso parte  “STARS 80…..LA SUITE” prodotto da Thomas Langmann.  Il 22 dicembre termina anche la tournée presso l’Olympia di Parigi. Saremo inoltre in diretta il 3 dicembre presso i canali televisivi francesi con lo spettacolo e poi da gennaio mi dedicherò per tre mesi al mio prossimo album.

 

 

Quale momento della tua carriera rivivresti volentieri?

 

Sinceramente nessuno, non guardo mai al passato, guardo solo al futuro.

 

 

Cosa pensa tuo figlio quando ti vede in tv?

 

Cambia canale (ride ndr).

 

 

Cosa si potrebbe migliorare a Mogliano?

 

La prima cosa è la viabilità dei mezzi pesanti, preferirei ci fossero meno camion, soprattutto nelle zone residenziali.

Vorrei ci fossero più negozi, sia a Preganziol che a Mogliano. Mi piacerebbe ci fosse più movimento, più vita e più eventi.

 

Qual è il tuo posto preferito nella zona?

 

Sia in estate che in inverno è Villa Condulmer, dove in estate vado spesso con le amiche in piscina. Lo considero un posto magico che adoro, dove mi sono sposata, dove ho battezzato mio figlio. Tra l’altro a gennaio verrà inaugurato il nuovo ristorante  “Ai Due Cedri”, un posto elegante e accogliente immerso in questo parco meraviglioso con alberi secolari.

 

 

 

 

 

 

 Il 14 dicembre il Senato ha dato il via libera al Ddl sul biotestamento con 180 voti a favore, 71 no e 6 astenuti, mettendo fine ad un lungo dibattito sull’argomento. Noi abbiamo intervistato il Senatore Felice Casson (Mdp), che ci ha esposto le sue idee chiarendo alcuni punti salienti del Ddl.

 

Dopo anni di accesi dibattiti, la legge sul testamento biologico è finalmente stata approvata. Lei ha dichiarato che il testo presentato è assolutamente positivo, pur non essendo perfetto. Quali sono i punti secondo Lei migliorabili?

Il testo presentato è senz’altro positivo nel contenuto, perché riconosce ad ognuno la facoltà e non l’obbligo di esercitare un diritto. I punti migliorabili sono di carattere prettamente tecnico. Mi riferisco ad esempio all’articolo 6 inerente all’intervento del notaio. Anche l’intervento sulle strutture ospedaliere potrebbe essere più particolareggiato, ma si tratta di punti sicuramente marginali che possono essere migliorati, se ci saranno delle difficoltà applicative.

 

 

Secondo Lei quali sono i fattori che hanno reso possibile l’esito positivo per questo Ddl in Senato?

Sono in senato da ormai 12 anni, ed è da 12 anni che si sta discutendo di questa materia, che ha suscitato sempre grandi scontri, soprattutto a causa degli oltranzisti estremamente rigidi, che fino ad alcuni anni fa non accettavano nessuna normativa in questa materia. Ad esempio ci siamo scontrati con il caso di Eluana Englaro che è stato il caso principale a scaturire polemiche a livello nazionale, anche in parlamento. Da lì siamo partiti con normative più precise, più stringenti proprio per risolvere il problema. Nel 2008 il ministro del welfare (Maurizio Sacconi, ndr) con il quale ci siamo scontrati, stava cercando di intervenire addirittura con la polizia giudiziaria per bloccare la stanza dove doveva essere ricoverata Eluana e mandare la Forestale, che dipendeva dal suo ministero.

 

Siamo quindi arrivati a un livello assurdo. Fortunatamente intervenne la magistratura friulana (si trattava di una struttura ospedaliera a Udine, ndr), chiarendo che era sfera di competenza della magistratura e che la politica avrebbe dovuto rispettare le norme della costituzione. Ad ogni modo, da quel momento si è visto che era necessario fare una legge per impedire che ognuno intervenisse a proprio piacimento.

 

 

Quali sono secondo Lei i prossimi passi da fare nel nostro paese in materia di bioetica?

Si tratta di una materia sempre molto delicata. Quando qualche mese fa abbiamo approvato le unioni civili, c’erano dei punti rimasti in sospeso, come ad esempio la stepchild adoption.

Ci sono dei punti che vanno trattati.

C’è chi parla di favorire l’intervento sul fine vita anche da un punto di vista non di eutanasia attiva ma di eutanasia passiva. Sono materie estremamente delicate che riguardano la coscienza di ognuno e ogni intervento sui temi più sensibili deve essere adeguatamente ponderato. Devo dire che da un po’ di anni, la coscienza dei cittadini è cambiata molto; sono più sensibili a questi argomenti, soprattutto perché si rendono conto che non sono degli obblighi, ma delle facoltà che vengono date, senza togliere niente a nessuno. Ed è fondamentale che venga riconosciuta la libertà di pensiero di chiunque, purché non violi il codice penale, perché uno è libero di scegliere qualsiasi religione, ma se vuole è libero anche di non sceglierne nessuna e di vivere in maniera totalmente laica. Credo che la nostra costituzione garantisca la laicità e la libertà in questo senso. Per questo i temi si presenteranno continuamente e andranno però sempre seriamente approfonditi.

 

Quali sono stati i punti più difficili e dibattuti nell’ambito della stesura del Ddl?

Direi tre essenzialmente. Il primo si collega alle Disposizioni Anticipate di Trattamento. Negli anni  passati si era parlato di “dichiarazioni”. Questo cambia molto le cose ed è stata una battaglia sociale e politica, fatta assieme alle associazioni e al territorio, per fare in modo che nella legge si dovesse parlare di “disposizioni”, affinché si chiarisse che quello che dice la persona deve essere vincolante per il medico. Non è stato facile arrivare a questa definizione, però è stata una battaglia vinta, direi.

 

Il secondo aspetto è stato quello di inserire il concetto di nutrizione e idratazione, perché un punto fondamentale contrastato negli anni passati era quello di imporre idratazione e nutrizione fino all’ultimo momento. Ma anche sulla base di criteri scientifici e medici si è stabilito in parlamento che anche queste sono delle cure, in quanto là dove è richiesto l’intervento del personale medico e infermieristico, c’è un intervento esterno sul quale, in base al nostro diritto costituzionale e alle norme dei trattati europei, la persona ha il diritto di decidere cosa fare. Può anche decidere di non volere ulteriori cure. In questo caso idratazione e nutrizione artificiali.

 

Il terzo punto molto importante è quello relativo alla norma che afferma che le strutture pubbliche e private devono garantire questo servizio.  Nessuno può asserire di non avere personale o strutture adeguate. Si tratta di un obbligo giuridico per le strutture sia pubbliche che private. Questa è una garanzia per tutti i cittadini.

 

Senza possibilità di obiezione di coscienza?

Una persona può anche voler dire di no, ma essendo la norma riferita alle strutture, tali strutture devono comunque garantire che ci sia del personale medico e infermieristico che procede secondo quelle che sono le indicazioni del paziente.

 

 

 

Nasce come dj al Vogue di Milano nel 1984, ma è nell’ 86, all’età di 19 anni, che avviene il vero debutto al Byblos di Riccione in coppia con Massimino Lippoli dove formarono la famigerata coppia dei fine anni 80. Continua a suonare nelle discoteche più prestigiose della riviera romagnola come il Pineta di Milano Marittima e il Pascià di Riccione e nei locali più rinomati della capitale: Alien, Gilda e Piper.

 

Nei primi anni novanta si sposta in Veneto e suona in importanti locali quali Movida, Area City, La Scala, Alter Ego, Il Gatto e la Volpe, Syncopate , Love in Tour, producendo poi dischi come Sueno Latino, Double Dee, Cool Jack raggiungendo il primo posto in tutte le classifiche mondiali.
Sempre negli anni novanta viaggia molto: a Londra per suonare in molti rave e clubs: Le Cirques di parigi,al Pacha ,allo Space di Ibiza, al ministry of sound Tour in Irlanda con Smoking Jo, allo Zoock di Singapore, al Tunnel di New York e soprattutto al Ministry of Sound di Londra.

 

Parallelamente all’attività di dj, apre l’etichetta Black Moon, diventa organizzatore creando nel 1991 il Pachanga dove la sera di inaugurazione fece suonare Paul Oakenfold, Norman j (ora baronetto della regina d’Inghilterra) Ricky Montanari, Rame.
Dopo qualche anno organizza House Nation la serata famosa e di riferimento in tutto il Veneto per gli amanti dell’house music, dove suonarono dj come Tony Hunphries, Massimino Lippoli, Ralf, Ricky Montanari, Flavio Vecchi, Luca Colombo, Ricky Morrison.
Alla fama della serata House Nation è legata la scoperta di talenti come Spiller e Moony.
Nel 1999 dà vita al progetto Angelmoon con la collaborazione di Moony. Ebbe enorme successo soprattutto a Miami, dove si trasferisce, raggiungendo il suo amico Chicco Secci e rimane a vivere fino al 2002.

 

Nella sua permanenza a Miami suona al Bar Room, al Liquid e al Bad, ma la cosa più importante riesce ad realizzare uno dei suoi sogni suonando alla festa privata di Madonna. Tornato in Italia suona al Muretto di Jesolo e all’Echos di Riccione, Pacha di sharm el sheik, Angels of love di Napoli.
Inizia la collaborazione con due Componenti dei Placet Funk: Gigi e Sergio insieme con Emilia Majello nasce il progetto Neruda. Inagura a Riccione l’after hours Wish.. e nel 2003 diventa dj resident al Muretto e Area, continuando a suonare nei migliori club del mondo !

 

Noi abbiamo incontrato Angelino, chiedendogli qualche dettaglio in più sulla sua vita moglianese.

 

Come sei arrivato a vivere a Mogliano Veneto?

Dopo aver fatto la prima stagione estiva a Jesolo nel ’91 avendo deciso di rimanere in Veneto per l’inverno, la scelta fu Mogliano per poi rimanerci!

 

Sei considerato un “uomo di mondo”, hai visto molte città, in cosa si distingue la provincia di Treviso?

Secondo me si distingue, come del resto anche Venezia, nella sua unicità.

 

Che rapporto hai con i Veneti ed i Trevigiani?

Direi ottimo visto che che ci lavoro da molto tempo e ho tantissimi amici.

 

Cosa pensi che manchi a livello personale comportamentale nei tuoi concittadini?

Un po’ di apertura mentale.

 

Segui la scena musicale del veneto? Quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?

Sì ma non la frequento molto. I miei progetti: un sacco di nuove produzioni e andare a vivere ad Ibiza.

 

Ritieni che si dovrebbero fare più festival all’aperto nei mesi estivi?

Mi piacerebbe venissero organizzati più eventi all’aperto nei mesi estivi, ma negli ultimi anni il meteo è molto instabile e si rischia a volte di dover rimandare o addirittura cancellare le date.

 

Pensi che nel trevigiano ci siano strutture adatte a concerti indoor?

Penso di sì, per esempio lo spazio dove fanno l’Home Festival.

 

Cosa ne pensi della moda e della scena musicale nel Veneto?

Penso che per quanto riguarda la moda, il Veneto abbia già dimostrato abbastanza. Invece per la musica è sulla buona strada grazie ad eventi come l’Home Festival.

 

Qual è il tuo rapporto con Venezia?

Ottimo perché ogni volta che la frequento riesce sempre ad emozionarmi.

 

Frequenti le Dolomiti e Cortina d’Ampezzo?

Solo quando mi chiamano a suonare.

Monica Bragato, in arte Moony, nasce a Venezia e fin da piccolissima mostra di essere incline al canto e alla musica. Per la precisione a soli 3 anni canticchiava e ballava nelle braccia del papà, il quale, prima di dedicarsi alla famiglia era stato un batterista swing molto apprezzato. Il grande pubblico la conosce soprattutto per i due brani “Point of view” e “Dove”, con i quali ha scalato le classifiche di mezzo mondo.

Monica considera il soul, il blues e l’r & b, le basi dalle quali si sono poi sviluppati ed evoluti tutti gli altri generi musicali e sono, tutt’oggi, I suoi generi preferiti. I grandi artisti della famiglia Motown segneranno il suo futuro gusto musicale e il suo modo di cantare e scrivere.

 

Fece una lunga gavetta, inizialmente il canto era un “extra “. Prima terminò gli studi, poi iniziò a lavorare fino al momento in cui dovette decidere coraggiosamente di lasciare la via sicura per rischiare tutto in nome del suo grande amore… la musica. Dopo aver cantato in moltissimi clubs, venne notata dai dj produttori Angelino e Spiller con I quali iniziò la sua carriera discografica, diede  voce  ad una canzone  presa dalla tradizione brasiliana chiamata  Batucada, scrisse e cantò il suo primo disco pubblicato chiamato Positive.

Nel 2012 decise di prendere una pausa artistica per dedicarsi alla vita privata. Oggi, dopo aver ritrovato la serenità, è tornata in studio per preparare il materiale per il suo nuovo lavoro che, siamo sicuri, ci farà ancora una volta ballare e sognare.

 

Nella nostra intervista, la cantante Moony si svela in 10 domande.

 

Come sei capitata a vivere a Mogliano Veneto?

I miei genitori si sono trasferiti per necessità  lavorative, ho vissuto a Mogliano fino all’età di 10 anni. Ho dei ricordi bellissimi legati alla mia famiglia, durante quel periodo eravamo come in stato di grazia…Mogliano ci ha dato la possibilità di crescere in luogo sicuro, con tanto verde, pulito e con tutto quello che serviva. Andavo a scuola a piedi, giocavo con i miei amichetti davanti alle scuole, andavo a giocare a tennis dietro casa e la domenica, con la mia famiglia, andavamo a prendere le pastine davanti alla chiesa…era tutto a portata di mano, non mancava nulla e ricordo gente aperta e cordiale.

 

Sei considerata “una donna di mondo” hai visto molte città, in cosa si distingue la provincia di Treviso?

La provincia ha la magia della provincia. E’ tutto a misura d’uomo,  vai al supermercato dove ti conoscono, al panificio ti mettono via il pane, entri al bar per un caffè e fai due chiacchiere con il barista che ormai è diventato quasi un amico…questa “quotidianità” talvolta rassicura molto. Poi da noi abbiamo tantissimo verde ed è una provincia ricca d’acque, si può vivere la città, si può stare all’aria aperta e godersi la campagna o piccoli centri città…. Tutto questo non è poco, anzi è davvero una grandissima fortuna e te ne rendi proprio conto dopo aver visto metropoli o città , dove la vita si svolge dentro a centri commerciali giganteschi, o dentro locali dove c’è aria condizionata e i filtri devono pulire l’aria perché troppo inquinata per essere respirata, o posti dove fuori agli esercizi commerciali ci sono uomini armati per la sicurezza di chi fa acquisti o dove, fermi ai semafori, non si possono aprire i finestrini per paura di essere aggrediti o rapinati o dove spendi ore e ore in macchina in mezzo a giganteschi ingorghi di traffico. Beh… da noi si vive ancora davvero molto bene.

 

Che rapporto hai con i veneti e con i Trevigiani?

Direi che c’è una sorta di amore e odio, io sono di origini veneziane ma sono cresciuta a Treviso e da sempre, per il mio carattere, mi sono scontrata con una mentalità che io trovo ancora un po’ chiusa e legata molto alle apparenze. La chiacchiera è sempre stata parte della vita del trevigiano e  anche sotto questo aspetto,  essendo molto gelosa della mia privacy, non mi sono mai sentita a mio agio. L’altra faccia della medaglia e che ci sono anche trevigiani genuini che  ti aprono le porte di casa e ti accolgono con un sorriso, con una fetta di pane e sopressa e un calice di prosecco, gente che lavora sodo e che ha ancora ha sani valori, gente che ama e rispetta la propria terra  e che se può aiutarti lo fa con cuore. E’ sempre sbagliato generalizzare, nelle persone c’è del buono e del cattivo a prescindere dalla loro etnia o dalla loro provenienza.

 

Cosa pensi manchi a livello strutturale nella tua città?

Penso che si potrebbe fare molto di più per le categorie dei più deboli, ad esempio anziani, disabili e malati. Parlando di cose più frivole, per i giovani al sabato sera si potrebbero offrire dei taxi con tariffe più modiche per fare in modo che non prendano la macchina durante il week end, visto l’alto numero di incidenti stradali.

Bisognerebbe favorire le iniziative che promuovono l’arte, la musica, lo spettacolo e i momenti ricreativi i genere, che da noi sono ancora pochi. I parcheggi sono molto costosi e pochi rispetto alle esigenze della città e questo porta ad un’ allontanamento dal centro e non penso sia una buona cosa per i negozianti e per gli aspetti di vita sociale della città stessa.

 

Pensi che ci siano strutture adatte a concerti indoor?

No, penso che manchino. Penso anche che manchi il sostegno a chi cerca di organizzare, concerti, feste o manifestazioni legate alla musica e al convivio. Penso che manchino strutture e sostegno allo sport che da noi ha un passato glorioso. Musica e sport sono medicine naturali per corpo e mente, per gente di tutte le età e da noi non sono assolutamente sostenuti e valorizzati come dovrebbero.

 

Ritieni che si dovrebbero fare più festivals all’aperto nei mesi estivi?

Certo che si. Ci sono delle realtà che, con grande fatica, negli anni, si sono costruite una solida credibilità e che hanno  offerto un servizio vario e di qualità come ad esempio l’ Home o Suoni di Marca ma sono purtroppo ancora molto poche.

 

Cosa pensi della moda e della cucina veneta?

Beh che dire, due cavalli di battaglia per noi veneti. I miei genitori lavoravano nel campo della moda e mia madre era un’eccellente cuoca, quindi entrambe le cose  sono sempre state presenti nella mia vita. Da noi ci sono ancora artigiani che lavorano come Dio comanda e offrono prodotti di altissima qualità. I Trevigiani sono sempre stati conosciuti per il loro buon gusto, per l’attenzione al dettaglio che fa la differenza, al bello e alla qualità. Non ho mai creduto nella delocalizzazione e penso che sia fondamentale sostenere le aziende locali, i nostri marchi e i nostri prodotti. Il settore enogastronomico è da sempre fiore all’occhiello di Treviso e provincia e sempre più parte integrante della vita dei trevigiani. Questo settore attira ogni anno un numero maggiore di appassionati da altre città e dall’estero rendendoci molto orgogliosi della nostra terra, dei nostri prodotti, del nostro vino e della nostra cucina.

 

Qual è il tuo rapporto con Venezia?

Venezia è da sempre un grande amore, è una città magica che ti strega e rimane nel tuo cuore per sempre. Dopo aver fatto tanti viaggi ,aver visto tante paesi e tante città …Venezia è , secondo me,  la città più bella al mondo.

Dista solo 30 minuti da dove abito,  un breve viaggio in treno e sembra di  essere catapultati in un’altra dimensione, una realtà a sé stante completamente diversa da tutto il resto.

La sua energia, i suoi ponti e i suoi “campi”, le sue acque, le gondole, i colori , l’arte, i musei, l’architettura, il brulicare della gente da tutto il mondo e i veneziani con il loro dialetto e il loro buon umore, sono unici e inimitabili. Ci vado spesso ed ogni volta mi stupisco come fosse la prima.

 

Frequenti le Dolomiti e Cortina D’Ampezzo?

Anche Cortina è una città che da sempre è nel mio cuore, per anni ho passato le vacanze invernali con amici. Ancora oggi, quando possibile, la frequento. Mi godo l’atmosfera magica di questa cittadina incantata circondata da montagne che sono veramente un patrimonio per l’umanità. I suoi boschi, la neve, l’aria pura che profuma di ossigeno, le vette che si stagliano al cielo, le piste da sci, tutto questo è davvero una panacea per gli occhi e per l’anima. Cortina poi non è solo natura e sci… ci si può anche divertire molto nei baretti, nei locali , fare shopping o semplicemente godersi il piacere del convivio in una baita  con dell’ottima cucina, con una grolla da condividere con gli amici di sempre o con i nuovi amici (conosciuti magari sulle piste) davanti ad un camino acceso mentre scende la neve…semplicemente perfetta.

 

Oltre alla musica, hai delle altre passioni?

Si certo! io vivo di passioni! sono una persona curiosa che adora imparare cose nuove. Sono una viaggiatrice, mi piace esplorare nuovi posti, nuove culture, usi, costumi, religioni, sono una spugna assorbo tutto. Mi piace l’arte in tutte le sue forme, mi interesso da anni di spiritualità (nel senso più ampio del suo significato), mi piace stare a contatto con la natura, faccio sport e ho un grande amore per la subacquea che pratico regolarmente, appena posso scappo e mi immergo nel blu…non ci sono parole per descrivere cosa si prova…

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